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LA PARRUCCA DI MOZART (2009)

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COVER:
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INFO
Titolo: La parrucca di Mozart
Autore: Lorenzo Cherubini
Dati: pp. VI – 90
ISBN 9788806200541

Contributi di Bruno de Franceschi
Illustrazioni di Lorenzo «Jovanotti» Cherubini
Prefazione di Daniel Harding
Un libro inaspettato. Un libretto d’opera che ha come protagonista quell’uomo-bambino impertinente e giocoso, quell’animo imprevedibile, divertito e divertente, quello spirito indipendente e libero che è stato Wolfgang Amadeus Mozart.
Un omaggio al suo genio e al mistero della sua opera.
Pagina dopo pagina, i lettori verranno rapiti dalle parole, dalle canzoni in rima e dai disegni di Lorenzo Cherubini fino a trovarsi al centro esatto della musica di Mozart in una narrazione strana e straniante, poco conforme a ogni tipo di regola proprio come l’enfant prodige di Salisburgo.

IL LIBRO
Affascinato dal prodigio di Salisburgo, che a soli 5 anni già compone, a 6 si esibisce al cospetto dell’imperatrice d’Austria, a 11 ha prodotto oltre cento composizioni e a 35, quando muore, lascia 626 opere, Lorenzo Cherubini si è gettato a capofitto nell’ascolto della sua straordinaria musica, nelle biografie e nei saggi critici e soprattutto nelle centinaia di lettere scritte dallo stesso Mozart, per afferrare il segreto di quella musica che «ci parla della magia dell’universo… della creazione… dell’assoluto e del gioco». Eppure, come scrive Cherubini, più si entra in contatto con la sua essenza e meno «si riesce a fare chiarezza», anzi si rimane «ancora più confusi e invischiati nel suo mistero».
Da tutto questo cercare è nata La parrucca di Mozart, un libretto d’opera in tutto e per tutto. Ma non solo. Un racconto appassionato, ironico, gioioso, a tratti melanconico, della sua breve ma intensa esistenza: il rapporto con quel padre Leopold che ha fatto di lui un musicista ammirato da tutte le corti d’Europa e la madre, la sorella-amica Nannerl e la moglie Costanza, i viaggi in giro per il mondo, le fitte relazioni con il potere e con l’aspetto ludico della vita, e ancora la ferrea disciplina e l’impetuosa spensieratezza, l’imperativo categorico dell’impegno creativo e l’infinito desiderio di libertà.
Il Mozart di Cherubini è il musicista che scrive lettere un po’ morbose e scostumate firmate Cavalier Coda di Porco, ma che con le sue note riesce a toccare come nessuno le gioie e i vuoti dell’esistenza («hai messo l’universo dei suoni nelle mie vene | ma dimmi dimmi dimmi | dimmi se mi vuoi bene»); è un artista tanto sicuro della sua arte quanto dispettoso e impertinente del potere («son l’imperatore di segni su spartiti che hanno poco potere ma sono assai forzuti… sono uno che compone… governo… l’emozione»); un Mozart che starebbe bene tra i personaggi del suo Flauto magico in un’invenzione carnevalesca e surreale che tutto mette a soqquadro.
Con parole che fanno pensare, con canzoni in rima che fanno ballare, con disegni che fanno immaginare, Lorenzo Cherubini regala a lettori grandi e piccini un incontro insolito e fascinoso con la musica del maestro austriaco, «convinto che nella musica ci sia una chiave per innamorarsi del mondo».

La parrucca di Mozart è andata in scena per la prima volta nel 2006 al Teatro Signorelli di Cortona con le musiche e la regia di Bruno de Franceschi.

«Io sono piccolo come una pupilla inafferrabile come una scintilla… Io sono mobile come un tergicristallo e sono debole senza piedistallo, ma il mio cuore galoppa più forte di un cavallo…
io sono il mondo
io suono il mondo…»

COSI’ LORENZO PRESENTA IL SUO LIBRO
«Una cosa che mi ha fatto molto piacere è che Daniel Harding abbia scritto la prefazione a questo mio libretto d’opera. Noi musicisti pop ci sentiamo sempre degli imbucati quando si tratta di vera musica, è un complesso di inferiorità che in altri paesi non esiste, ma qui da noi per il fatto che l’opera riveste una parte così sostanziosa della nostra identità nazionale tutta l’altra musica è un po’ meno musica e tutto l’altro teatro è un po’ meno teatro. Daniel Harding è il più importante direttore d’orchestra mondiale della nuova generazione e il fatto che gli sia piaciuto questo libretto dedicato al più grande mito in assoluto della musica di tutti tempi per me è davvero gratificante. Non ci avrei mai sperato. L’ho scritto per un pugno di bambini che dovevano portarlo in scena e ora che lo vedo qui stampato con i disegni a colori che ho realizzato mi piace, perché ha una freschezza e una gioiosa devozione che non so nemmeno io come siano uscite fuori. Forse è lo spirito del genio di Salisburgo che ha voluto bene alle intenzioni con le quali ho approcciato questo lavoro, che sono quelle di uno che voleva far giocare dei bambini lasciandogli dentro però un’emozione vera. Io non credo più di tanto nelle opere di “divulgazione”, credo invece nella forza del desiderio e il desiderio nasce sempre da un certo mistero. Non mi piace questo modo di oggi, per esempio, di fare i musei, dove ti spiegano tutto. Io non voglio sapere niente, voglio solo vedere e poi magari scatta l’innamoramento e mi ci butto dentro, ma solo dopo, senza mediazioni, senza filtri. È l’emozione la chiave della conoscenza, di ogni conoscenza, in fondo una conoscenza che non sia anche emotiva è quasi inutile.

Nel tempo che abbiamo di fronte, che è un tempo digitale, penso sia molto importante cercare un equilibrio attraverso il recupero e la reinterprezione del senso del tempo e dello spazio e in questo le “performing arts” in generale sono lo strumento più adatto e magari il più sano. Per questo credo nella scrittura di opere che possano essere lette e ascoltate in solitaria ma che possano anche essere portate in scena, in ambiti diversi dai circuiti di fama e successo, per scopi puramente celebrativi della vita e della creazione di cose da fare insieme. I bambini hanno bisogno di questo, e pure i genitori, ma senza enfasi, senza pensarsi paladini di chissà che o partigiani contro la cultura dominante. La cultura dominante va benissimo e non è in contraddizione con piccole esperienze di costruzione o decostruzione del “sè”. Si tratta solo di creare reti narrative, in modo da raccontare prima di tutto a noi stessi una storia nuova».