Lorenzo Cherubini alias Jovanotti, cantante fra i più popolari fra i giovani, ha scritto a Silvio Berlusconi una lettera per incoraggiarlo a prendere al G8 dell’Aquila iniziative forti contro la fame nel mondo, con l’Italia capofila della lotta alla povertà. All’Aquila Jovanotti (e non solo lui) avrà la giusta risposta. Il tema della sicurezza alimentare è una delle priorità del G8 italiano. Se ne parlerà nella sessione di lavoro sui temi dello sviluppo il primo giorno tra i paesi G8 in senso stretto, con assicurazioni concrete ad attuare gli impegni assunti. Inoltre, tutti i leader presenti (una quarantina se si comprendono le organizzazioni internazionali) discuteranno principi e misure concrete da racchiudere in una dichiarazione congiunta sullo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare. Sarà messa a disposizione una cifra, che prevede già i 3-4 miliardi di dollari in tre anni annunciati da Obama, e 300 milioni di euro da parte italiana.
Il tema dello sviluppo e dell’impatto della crisi economica sui paesi poveri sarà affrontato in formati diversi e con accenti diversi, prima nel G8 vero e proprio, con l’idea di promuovere un «pacchetto di salvataggio» dei paesi che più degli altri soffrono la crisi economico-finanziaria e le conseguenze dei cambiamenti climatici. Poi tra le economie emergenti più l’Egitto e le organizzazioni internazionali, per rendere gli aiuti più trasparenti e efficaci e gli stessi paesi beneficiari più responsabili. La stessa filosofia degli aiuti deve cambiare, coinvolgendo anche i privati e non limitandosi a mettere a disposizione fondi per progetti non verificati. Una politica nuova potrebbe vedere la luce al G8, che punti non a «fornire pesci, ma canne da pesca».
Per chi volesse seguire l’avventura estiva-americana del Soleluna NY Lab vi ricordiamo il diario on-line di Lorenzo disponibile a questo indirizzo: http://pescirossianiuorc.soleluna.com/
Inserito da Mau il 27 giu, 2009 - categoria: youtubemania
I am the master of ceremony
Old school ministry, funky testimony
Latin jazzy dj funky grandmaster
Music ambassador of italian (sound blaster)
Generous like generous is the sound of my band
United we play, united we stand
I speak english like a new york city taxi driver
Tell me where you wanna go, then I take you higher
I’m lorenzo aka jovanotti
I’m grooving like james brown, I sing like Pavarotti
I mix romantic flavour in a typical italian melody
with the urban hip- hop sound of global technology
like the prophet I got visions, I got messages for you
this town is going to burn if you don’t get into the groove
I snitch and I snatch but I don’t know what does it mean my baby
move your head to the beat never say maybe
life’s gonna get you, to be or not to be
my blood’s got salt of mediterranean sea
good to make tears, good to make sweat
god bless you all and the day we met
Let me hear how you speak english everybody say/ ohhh ohohoh
Fammi sentire come parli l’italiano dimmi oh oh
Quiero escuchar como tu hablas espanol dime /oh oh
Like dante I got flavour and I was born near the pope
But I grew up listening the sound of hip hop
I am a funky funky freak and you can’t steal to a bandit
I give you my money baby you can spend it
And the more you give it away, the more I get rich
I got a golden tongue, a million dollar speech
My english is bad but my sound is perfect
For this Everybody is giving me their respect
I am the midnight train, I am the genius of love
I can materialize dreams taking it from above
And also from down under where the sun doesn’t shine
My sound is so good like a super Tuscan wine
An everybody go crazy to the beat of drums
From Paris to London, from Tokyo to Amsterdam
I am the grandmaster of italian scene
Sometimes I feel like a creation of a fellini’s dream
Let me hear how you speak english everybody say oh oh
Fammi sentire come parli l’italiano dimmi oh oh
Quiero escuchar como tu hablas espanol dime oh oh
Babylo babylon babylon by mouse
Everybody go crazy when i am rocking the house
Jo soy el matador del ritmo me llamano el ritmero
Mi sonido es bueno sensual y verardero tengo el mundo en mi mano y el mundo es caliente si tu quieres prenderlo te lo dejo asì tu siente
Soy del mar mediterraneo cada ritmo es familiar
El sur y el norte istanbul y gibraltar
Me siento rico de carino y pobre de tristezza
Cuando el ritmo del hip hop gobierna mi cabeza
Puedo viajar por una vida y no me parp amigo
No eschucar lo que digo ma mira lo que hago
Life’s gonna get you to be or non to be
My blood’s got salt of the mediterranean sea
Good to make tears good to make sweat
God bless you all and day we met
Let me hear how you speak english everybody say oooohhh ohhhh
Inserito da Mau il 27 giu, 2009 - categoria: varie
«La morte di Jackson mi addolora perché è un pezzo della mia vita, del mio immaginario. Ero un grande fan di Jackson è stata la più grande star della mia adolescenza e da dj ho suonato i suoi pezzi più di qualsiasi altra cosa. Con Jackson si riempivano subito le piste e la gente impazziva». Per Lorenzo “Off The Wall” e “Thriller” sono due capolavori senza eguali nella storia della musica pop e dance. «Le sue canzoni e la sua icona sono tra le cose più importanti della storia dell’arte e del costume del Novecento».
Lorenzo Cherubini e la sua band hanno avuto quest’anno un ingaggio estivo in un locale di New York, ingresso libero. Hanno preso casa a Chinatown. Lorenzo scriverà per noi un diario, cartoline da Ny. L’ha intitolato “Pescirossianiuiorc” perché «i pesci rossi si dice che abbiano 3 secondi di memoria: pare che sia questo il motivo per cui resistono, non si annoiano nemmeno in una bolla di vetro, pare». Benarrivato, Jovanotti.
Hanno finito i lavori in Washington Square. I bambini fanno il bagno nel fontanone, anche qualche grande lo fa. Mi ricorda la fontana ai giardini di Cortona, d’estate dopo pranzo col caldo il paese era vuoto come un film di Sergio Leone. Al centro del fontanone di Washington Square ci sono i getti dell’acqua che se lanci una pallina da tennis la fanno volare in alto a dieci metri. Ci sono gli spacciatori di erba e i giocatori di scacchi,i musicisti ,gli studenti, i recinti per i cani e ci sono gli acrobati e gli scoiattoli, c’è la statua di Garibaldi con la spada e lo sguardo rivolto a ovest. L’ovest è dove va il sole, un posto dove realizzare i sogni. A Est c’è la sorgente, la fonte della scintilla vitale. Arrivare a NY dopo un po’ di settimane in Iran è come aumentare il livello di contrasto col telecomando della tv. Il campus di Teheran e questo della NYU non sono così diversi, poi: ragazzi con tutta la strada ancora davanti. Iniziamo a provare. Non so come saranno i musicisti che abbiamo convocato: dobbiamo costruire insieme una forma. Staremo in questa grande città partendo da zero, anzi da tre come diceva Troisi. L’altra sera ho incontrato Enzo De Caro e abbiamo parlato di Troisi. Che bravo che era. Non so se verrà a sentirci qualcuno, non so chi verrà, non so niente. Saremo «resident» in questi club, non mi succedeva da anni. Essere fissi in un posto, come tournee al contrario: noi fermi e il mondo che ci passa addosso. Passa e gira intorno. Abbiamo affittato casa a Chinatown.
Di lei hanno detto di tutto. Che è una privilegiata perché figlia di produttore discografico, che non ha una vera identità artistica, che ama stare al centro dell’attenzione. Elio e Le Storie Tese dichiararono che il loro sogno era stare nei panni del fischiatore che compariva insieme a lei sul palco di Sanremo, quando presentò L’amore è, scritta per lei da Jovanotti. Di tutto questo gran parlare Syria se ne infischia (si perdoni il piccolo gioco di parole), abituata ad andare avanti seguendo i suoi innamoramenti improvvisi. Dopo il disco Un’altra me, in cui rileggeva Endrigo così come gruppi indie tipo Mambassa e Marta sui tubi l’ultima incarnazione artistica di Syria è il suo alter ego Airys, reinvenzione di se stessa in chiave electro-pop e protagonista dell’album Vivo, amo, esco. Syria, o sarebbe meglio dire Airys: il continuo cambio di look e sound sono una costante nel suo percorso. E’ la ricerca per tentativi di ciò che le piace cantare veramente o ama all’eccesso la varietà?
“Io mi annoio a fare sempre la stessa cosa, a cantare sempre nello stesso modo. Questo album è frutto del mio trasferimento da Roma a Milano e del mio lavoro con il duo Hot Gossip, produttori di musica dance ed elettronica. Ci siamo piaciuti al volo e abbiamo deciso di lavorare a brani inediti, senza farci altre domande o porci problemi. Ed eccoci qua”.
Tra i tanti stili frequentati finora manca il rock, il vocione per osare ce l’avrebbe pure. “Vabbé ma non esageriamo (ride, ndr). Poi non so che senso abbia dire ancora: oggi voglio essere rock, domani voglio essere pop. Tutti dovrebbero sentirsi liberi di cambiare stile musicale, look, perfino nome. Viva la fantasia”.
Non c’è dubbio, lo chiedevo perché è da un po’ che in Italia manca una artista femminile di forte presenza, se si fa l’appello i nomi sono sempre quelli: Consoli, Elisa, Pausini, giusto per non andare ancora più indietro nel termpo. “Beh, io faccio parte della stessa generazioni di Carmen Consoli, dunque non è che sia poi una giovinetta. A differenza di lei io non sono un’autrice, questo già mi porta a fare scelte artistiche differenti. Se parliamo di musicisti di forte personalità allora bisognerebbe ricordare Marina Rei. Adoro il suo ultimo disco che non a caso ha un suono indie rock. Chissà, magari farò anche io qualcosa del genere, più ne parlo meno mi va di essere categorica”.
Come sta preparando il live del nuovo album? “Saremo in tre sul palco, io e gli Hot Gossip. Siccome non mi va di fare solo la cantante, suonerò un po’ di synth e credo che si potrebbe organizzare uno show visivo, in cui il ritmo della musica vada di pari passo con quello di proiezioni video. L’estate sarà una sorta di prova generale, il vero tour arriverà in inverno nei club”.
Esuberante quando sta sul palco, nel privato invece scompare ed è piuttosto riservata. Una scelta? “Ma sì, non sono un personaggio da gossip. Anche se da quando sto a Milano giro di più tra una festa e l’altra”.
Dello stato comatoso della discografia che ne pensa? “Che è arrivato il momento di pensare a nuove strategie e finalmente anche le major lo stanno capendo. Prendete il mio esempio: il mio cd è targato Sony ma c’è anche una distribuzione parallela che sfrutta le opportunità del Web, ormai impossibile da ignorare”.
Prima si descritta come personaggio che ama stare alla larga dal gossip: allora a cosa dobbiamo le foto in topless a tutta pagina che la ritraggono sul primo giornale musicale italiano? “Ahah, è stata un’idea del direttore di Rolling Stone. Un artista italiano al mese dovrà spogliarsi e posare per i fotografi. Hanno cominciato con Fede Poggipollini, chitarrista di Ligabue, ritratto sul divano con la seicorde a coprirgli le parti intime. E ora tocca a me e ai miei tettoni rifatti. Mi sono divertita un sacco, avanti il prossimo”.
Inserito da Mau il 23 giu, 2009 - categoria: recensioni
In the fairly conservative context of the Italian music industry, there was a time when Jovanotti was perennially considered a new kid on the block. Such is certainly no longer the case, and the release of Safari, his 11th studio album in a 20year career, only confirms Jovanotti’s firmly consolidated place in mainstream Italian pop music. Traces of his early rapper identity still remain in his vocal delivery, although he is also singing much more than before. The music, however, rarely depends on hiphop beats anymore. Over the past decade or so, Jovanotti’s music has progressively taken two different directions: either drawing its inspiration from world music beats from Africa or Latin America (Safari’s guests include Sergio Mendes and Sly Robbie) or simply getting closer to standard pop/rock songwriting. Perhaps the most surprising element of Safari is the length of time one has to wait to listen to a trademark Jovanotti poprap song. The first three tracks, for instance, are the acoustic guitardriven ballad and hit single “Fango” (with guest Ben Harper), the straightforward rock number “Mezzogiorno,” and, most unexpected of all, an absolutely straightforward romantic piano ballad, “A Te.” Considering Jovanotti’s rebel persona and his modern reinvention as an itinerant world peace fighter à la Manu Chao, it is hard to associate him with a song that sounds like an adult contemporary staple. Yet what is most astonishing about “A Te” is not its alarming resemblance to MOR, but the fact that it is far and away the best song in the album, the newest entry in Jovanotti’s classic love song catalog. The rest of Safari is not bad, either, but it seldom matches the intensity of the first three or four tracks. Jovanotti albums used to have quite distinctive highs and lows: absolute classics, good songs, and a few duds. His latterday production is more uniformly consistent and much more carefully arranged (the “professional” adjective also comes to mind), but it consists mostly of songs of the middle category. If unspectacular, this newfound consistency certainly has not hurt Jovanotti’s popularity. On the contrary, as with his previous three records, Safari went straight to number one in the Italian charts. Safari was simultaneously released in four different formats: as a 12track CD; a limitededition CD with three bonus tracks and a DVD; a 14track iTunes download; and a USB pen drive.