musica / video & dvd / 22 agosto 2012

FRANCO CAVA: IL VIDEO DI SAMBACORD (ITALIAN VERSION)

Tratto dall’Album Omonimo di Franco Cava “Sambacord” pubblichiamo il video della title song che qui viene proposta nella versione tradotta in italiano.

Per maggiori info: www.francocava.com 


Tags:  franco cava

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8 Commenti

Aug 22, 2012

quelle heure est-il ?

http:)//www.youtube.com/watch?v=ov04doxj7KY

http:)//www.youtube.com/watch?v=fEwCN2P1Rzo

http:)//www.youtube.com/watch?v=-4RKo540b00&feature=related


Aug 22, 2012

CHARMANTE :)


Aug 23, 2012

la bontà è un gesto semplice.

avrò tutte le vite che saprò scrivere e raccontare ancora.

mi è piciuto molto leggere. mi è piaciuto molto osservare, mi è piaciuto molto ascoltare. mi è piaciuto molto sorridere. mi è piaciuto moltissimo sorridere.


Aug 23, 2012

un’amica, una vera amica, mi ha chiesto serenamente e curiosa di sana, reale partecipazione affettuosa nei miei confronti, mai invidiosa, mai perfidamente cattiva d’animo : ” QUANTE VOLTE HAI . . scritto vaffanculo nel telefonino durante quest’estate ?

io ho sorriso, ho sorriso moltissimo, prima con gli occhi eppoi di cuore e di gusto, davvero, a tuttotondo, rispondendole con un sussurro che è partito d’incanto naturale : ” soltanto sette “. poi l’ho guardata dritta dritta negli occhi ed ho aggiunto “pensa quanto sono stata bravissima, soltanto sette, tutto il resto avevo accanto a me immediatamente qualcuno che neanche mi ha permesso di modificare il mio sguardo, tutt’altro, pensa quanto sono stata bravissima .

Lei mi ha risposto, al buio : ” Lei come si chiama ?


Aug 23, 2012

Jill Abramson, il potere di essere se stessa .
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Prima donna direttore del N.Y.T.
Ieri Forbes l’ha inserita tra le cinque donne più potenti del mondo. Io l’ho incontrata: un lunedì normalmente in salita per iniziare una settimana normalmente incasinata
come capita a molte donne che lavorano… :)

JILL Abramson, secondo Forbes Woman, è la quinta donna più potente al mondo. Ma per me potrebbe e dovrebbe figurare al primo posto o almeno entro i primi tre. Non lo dico solo per l’ammirazione al limite dell’esaltazione nei confronti della prima donna direttore del New York Times e dell’ex cronista investigativa che sta risollevando le sorti del più importante quotidiano del mondo, indicando così una direzione possibile a tutta la grande stampa.

Non lo dico nemmeno per la crescente influenza sulla vita politica americana del pensiero dell’ex capo della redazione di Washington, solo da un anno big boss della “Signora in grigio”, come viene chiamato il Times. E certo non bastano a scalzare dal podio l’agguerrito trio Merkel-Clinton-Roussef la determinazione, la resilienza e l’intelligenza che è possibile immaginare in una donna arrivata tanto in alto, di sicuro nel luogo più alto dei suoi sogni.

No, il potere di Jill Abramson è qualcosa di diverso. E per quel che ho visto io poche settimane fa nella redazione del New York Times, al sesto piano del grattacielo mozzafiato firmato da Renzo Piano, affacciato e quasi sospeso in un gioco di trasparenze sull’Ottava (un maxi investimento assai criticato dal mercato, realizzato del resto appena prima del crac Lehman Brothers e dello scoppio della crisi finanziaria), quel potere non ricalca nessuno degli stereotipi (maschili o femminili) cui siamo abituati in Europa e ancor di più in Italia.

E’ un lunedì mattina di luglio, nella riunione di redazione guidata dal capo del sito, Ian Fisher, si dedica molto spazio alla Siria e alla crisi del debito in Europa, attorno al tavolo ovale la conversazione si sofferma tra le altre cose sul profilo e le mosse del presidente della Bce Mario Draghi a difesa dell’euro. Jill Abramson non c’è: le si è fermata l’auto, un guasto mi par di capire, mentre tornava in città. Un lunedì normalmente in salita per iniziare una settimana normalmente incasinata come capita a molte donne che lavorano, penso provando una solidarietà assoluta e archiviando la speranza di vederla. Forse anche per questo stento riconoscere quella donna che si avvicina nell’open space della news-room, mi sorride gentilmente, mi stringe la mano, mi chiede come va, scambia alcune informazioni con il caporedattore che mi accompagna. Sulle prime penso si tratti di una collega piuttosto indaffarata: niente parrucchiere, trucco o gioielli, scarpe basse, abbigliamento minimal.

Però…ma caspita è lei, è Jill! Così diversa dalle foto in posa. Mi servono alcuni istanti per metterla a fuoco, troppi per evitare la figuraccia di non aver riconosciuto il Direttore! Lei deve aver capito, mi pare che a un certo punto mi strizzi addirittura l’occhio. Io però mi macero e riesco riderci su solo qualche ora più tardi con un’amica: “Ma guarda che qui in America tanti son così, magari non tutti. Ma chi ha potere non sente in genere il bisogno di mostrarlo come in Italia”.

Ecco il punto: non ho riconosciuto i “simboli”, che so, un tacco 12, un tailleur scuro, uno sguardo di sufficienza mi avrebbero aiutato? L’ufficio di Jill Abramson è al terzo piano, cosa ci faceva nell’open space del sesto? Insomma, né il glamour misterioso di Anne Wintour, il temuto direttore di Vogue, per restare negli Usa, né il piglio della francese Christine Lagarde, numero uno del Fondo monetario, per tornare nell’ Europa al femminile che conta.

Il grande potere di Jill Abramson, newyorkese doc, 58 anni, due figli ormai grandi (26 e 28 anni), due cani, un marito incontrato ai tempi del college, autrice di inchieste che hanno lasciato il segno nel giornalismo americano, è saper essere se stessa. Ci riesce benissimo ed è anche il suo grande fascino. Qualcuno la prende in giro per quel modo di parlare trascinano le parole, soprattutto quelle alla fine della frase. Lei non ha mai fatto nulla per correggere la pronuncia. Dice molto un video che gira su youtube (che ho scoperto naturalmente dopo l’incontro al New York Times) che la ritrae insieme al suo cane Scout, un bellissimo golden retriver bianco che le lecca il viso mentre lei presenta il suo libro sull’allevamento dei cuccioli.

Ambramson ha sempre lavorato parecchio, riuscendo a crescere i suoi figli “ed essere a casa nei momenti importanti”.

“Non mi sono mai chiesta se le donne possono avere tutto oppure no – ha dichiarato in un’intervista a Forbes Woman – ho cercato di fare tutto e basta”.
La prima donna direttore in 160 anni di storia del foglio di New York letto in tutto il mondo è riuscita in pochi mesi a completare l’integrazione tra carta e web, vincendo mille resistenze.

Cosa vuol dire essere una donna alla guida di un grande giornale?

“Vuol dire moltissimo – ha detto ancora a Forbes – I miei colleghi mi conoscono bene, conoscono il mio stile. La mia richiesta è l’eccellenza assoluta e il grande giornalismo sempre e comunque, la qualità prima di tutto. Non è facile, ma la mia porta e sempre aperta e il dialogo per me è importante. Volevo che ognuno in redazione si sentisse rassicurato anche in un momento di grande cambiamento”.


Aug 23, 2012

ESAMI NON INVASIVI : Età: con il cervello non si può barare .
La risonanza magnetica dice gli anni esatti
Non è possibile nascondere l’età della materia grigia
Un esame non invasivo

MILANO – Alcune persone sembrano più giovani o più vecchie rispetto alla loro età. Quando mentono sulle candeline, nessuno se ne accorge. E poi ci sono altre che cercano di «cancellare» o «aggiungere» qualche primavera. Una semplice tinta per capelli, o magari il botox, maschera i segni del tempo, togliendo da cinque a dieci anni. Mentre un buon make-up aiuta le teenager ad apparire più grandi. Si tratta di «trucchi» estetici che non si applicano al cervello. Perché non è possibile nascondere l’età della materia grigia. E così, per sapere la data di nascita di un individuo, basta fargli una scansione del cervello con la risonanza magnetica (Mri).

VERITÀ – Nessuno stratagemma è in grado d’ingannare l’esame della «testa». Il brain scanner dice la verità. A mettere a punto un metodo Mri per scoprire con precisione la nostra vera età, partendo dai neuroni, è un gruppo di ricercatori dell’Università delle California a San Diego, insieme ai colleghi di altri nove atenei americani. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Current Biology.

CARTA D’IDENTITÀ – Per individuare la carta d’identità della mente gli esperti hanno utilizzato 231 biomarcatori su 885 soggetti di età compresa tra 3 e 20 anni. La scelta di un campione giovane è dettata da una necessità: esaminare i cambiamenti con la crescita, maturità compresa, per capire se i dati sono standardizzabili. E pare che sia così. Al massimo, l’errore medio è di un anno. Ma la scansione celebrale funziona per tutti, dai lattanti ai centenari. «Non c’è motivo per cui non si possa usare per qualsiasi fascia d’età», commenta Timothy Brown, dell’Università della California-San Diego, primo autore del lavoro. «Il problema è che la precisione potrebbe diminuire. Tutto dipende da come cambiano le dinamiche del cervello con gli anni. Il nostro potere di predizione è alto nei ragazzi perché in quel periodo della vita si verificano grandi trasformazioni. Abbiamo un’incertezza dell’8% che non possiamo spiegare attraverso l’intero arco di studio».

ESAME NON INVASIVO – Addirittura, in futuro un brain scan potrebbe diventare un test per vedere se si riesce a rallentare l’invecchiamento del cervello. In ogni caso, l’esame non è invasivo. «Abbiamo bisogno di venti minuti per una scansione e di 24 ore per incrociare le informazioni al computer», precisa il ricercatore. «La cosa importante è che possiamo stimare l’età del cervello in individui con disturbi nello sviluppo, o con autismo, osservando se c’è qualcosa di irregolare, per esempio se il cervello ha uno sviluppo superiore o inferiore al normale».

COMPRENSIONE – Grazie alla risonanza magnetica e alla nuova tecnologia la scienza ha fatto passi da gigante nella comprensione del cervello. Per esempio, è stato appena identificato un meccanismo «veloce» (mai osservato prima) con cui in cervello si sbarazza degli scarti. All’Università di Rochester lo hanno chiamato «sistema glinfatico» perché coinvolge le cellule gliali. La conclusione più importante di Brown è che i risultati della scansione non dipendono dall’ambiente e nemmeno dal Dna. È come se tutti noi fossimo «programmati» per ricevere la stessa evoluzione anatomica, dal collo in su. A questo punto, come correlare questa evoluzione con le capacità intellettive e comportamentali, è ancora un mistero
che Brown intende portare alla luce.


Aug 23, 2012

Rispondi : CHI ? decide CHE COSA ?
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i diritti dei PEDONI
CHI DECIDE DI SPOSTARSI GRAZIE ALLE PROPRIE GAMBE PER RAGGIUNGER LUOGHI E PERSONE , SENZA UTILIZZARE MACCHINE MECCANICHE ED ELETTRICHE ,NON è DETTO CHE DEBBA PER QUESTO LASCIARCI LA VITA , TUTT’ALTRO , MOLTO PIù CHE DA AMMIRARE . CI SON DELLE REGOLE DEL CIVILE COMPORTARSI CHE, INDIPENDENTEMENTE DALLA NAZIONE DI PROVENIENZA, DAGLI STUDI SUPERIORI SCELTI ED INTRAPRESI, DAI BRILLANTI RISULTATI NEI CONTI CORRENTI BANCARI ED IN BORSA, DALLE TARGHETTE ESPOSTE FUORI PORTA E DALLE PUBBLICITà AFFISSE, CI SONO DELLE REGOLE DEL CIVILE COMPORTARSI CHE OGNI ETNIA ED OGNI NAZIONE RICONOSCE E TUTELA . BANDITI SONO TUTTI I COMPORTAMENTI IRRISPETTOSI NEI CONFRONTI DEI PEDONI AL DIRITTO PRIORITARIO DI ESSER TALI, CIVILMENTE E PENALMENTE. PERTANTO OGNI PEDONE HA DIRITTO A POTER CAMMINARE, SOSTARE, FERMARSI, CORRERE , RIALZARSI , RI CAMMINARE , PROCEDERE , INDIETREGGIARE , CONTINUARE, CAMBIARE STRADA OGNI VOLTA DECIDA DI FARLO E SENZA IL TERRORE DI ESSER PER QUESTO MOTIVO INSULTATO OPPURE UCCISO OPPURE FERITO , PIù O MENO GRAVEMENTE CON DISTURBI DI PAURA DIFFUSA NEL TEMPO PER LE ANGHERìE SUBìTE. I MARCIAPIEDI SONO TALI PER ESSERE LO SPAZIO RISERVATO AI PEDONI , QUESTO è IL PRIMO ASSIOMA . PERTANTO OGNI ALZATA DI INGEGNO DI PARCHEGGI SUI MARCIAPIEDI DI OGNI TIPO DI MOTOVEICOLO , DI INGOMBRO CON QUALSIVOGLIA RIFIUTO PIù O MENO PERICOLOSO , DALLA CARTE AI VETRI ROTTI , OGNI IMPEDIMENTO AL LIBERO E SANO PASSAGGIO PEDONALE NEI MARCIAPIEDI è BANDITO . OGNI SOSTA IMPROPRIA SULLE STRISCE PEDONALI , ZEBRE , CHE SONO TALI PERCHé PERMETTONO UN SANO ED INCOLUME ATTRAVERSAMENTO PEDONALE, è BANDITA . OGNI IMPROVVISA , FOLLE , CORSA DI MOTOVEICOLI A BORDO MARCIAPIEDE, CON ARRESTO INCHIODATO SOPRA LE STRISCE PEDONALI, SENZA NEANCHE L’UTILIZZO DELLE FRECCE INDICATRICI DIREZIONALI , E’ STRA BANDITA . NON SOLTANTO PER LO SPAVENTO CHE INCUTE IN TUTTI I PASSANTI PRESENTI, PEDONI E NON PEDONI, BENSì PURE PER L’INCIVILTà DI VEDERSELA PIOMBARE DI FIANCO ED ADDOSSO SENZA IL MINIMO RISPETTO A PERSONE E COSE IN TRANSITO IN QUEL MOMENTO, BAMBINI E GESTANTI INCLUSE .
IL PEDONE HA IL DIRITTO DI FAR RILEVARE OGNI COMPORTAMENTO SCORRETTO E GRAVEMENTE LESIVO DELLA PROPRIA INTEGRA E SANA PERCORRIBILITà STRADALE
IL PEDONE HA DIRITTO A RICHIEDERE SANZIONI PECUNIARIE AMMINISTRATIVE NEI CONFRONTI DI CHI BOICOTTA IL PROPRIO DIRITTO AD UNA SANA E SALUBRE PEDONALIZZABILITà DEI LUOGHI CITTADINI URBANI ED EXTRA URBANI.
IL PEDONE HA DIRITTO A FAR RILEVARE ALLE PERSONE IN NETTO, ECCESSIVO ERRORE VALUTATIVO COMPORTAMENTALE QUANTO SIANO INCIVILMENTE ESPOSTE AL RIMPROVERO COLLETTIVO DI MODI E MANIERE NEI CONFRONTI DEI PEDONI .
IL PEDONE HA DIRITTO AD ESPRIMERE IL PROPRIO DISSENSO NEI CONFRONTI DI OGNI INCIVILE INVADENZA DELLE PROPRIE CORSIE PEDONALI PROTETTE ED AI PEDONI DEDICATE .
IL PEDONE HA DIRITTO A LOTTARE PER MANTENERE SANA E SALUBRE LA PROPRIA VITA NEL LUNGO PERIODO ED A TUTELARE LE PROPRIE CONDIZIONI ESISTENZIALI SOPRATTUTTO IN CASO DI INFANTI, GRAVE ANZIANITà , DIVERSAMENTE ABILI ED AVVIATA GESTAZIONE IN CORSO .
IL PEDONE HA DIRITTO DI INCAZZARSI E NON FARSI VIOLENTARE
VERSO CHI NON RISPETTA E NON TUTELA TUTTI I DIRITTI DEI PEDONI .



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