 |

        |
        |

L'Altro
viaggio di Jovanotti / Famiglia
Cristiana / 27.01.08
| |
di Gigi Vesigna
L’amore e la vita sono i protagonisti assoluti del disco, che ha inciso in compagnia di musicisti prestigiosi. Per dire che il mondo non è bello, ma si può migliorare.
Il nuovo album di Lorenzo Cherubini-Jovanotti è un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Gronda pessimismo per il mondo che lo circonda, per la
politica che lo delude, per l’indifferenza che come nebbia oscura i rapporti, oppure apre la sua mente a un ottimismo che è cauto ma concreto?
A 41 anni Lorenzo affronta un po’ tutti i temi del nostro quotidiano pubblico, ma poi si lascia andare nel privato e allora quel bicchiere, una volta ascoltate e riascoltate le 15 canzoni, tutte inedite, mi pare sia pieno d’amore.
Amore per la vita, per la figlia Teresa, che ha nove anni e parla con lui come un’adulta (e a lei Lorenzo deve l’ispirazione di una delle sue canzoni più
preziose: «È per te che sono belli gli alberi e rosa i fiocchi in maternità… È per te che il mare sa di sale, è per te la notte di Natale, è per te ogni cosa che c’è»), e per Francesca, con cui vive ormai da 15 anni. Hanno avuto alti e bassi, c’è stata una separazione che sembrava definitiva, ma poi tutto è
tornato a posto grazie anche a un corso di terapia di coppia. Da Villetta Fiorita a Cortona, dove vive, Lorenzo sta preparandosi al lancio
del disco che si intitola Safari, che in lingua swahili significa "viaggio" o, più precisamente, "lungo cammino su un sentiero".
Quel sentiero che nei 54 minuti abbondanti del disco percorre in modo ispirato e spericolato, definendo sentimenti e momenti di crisi con una sincerità sconcertante. Questo nuovo album propone tutta l’ampiezza dell’ispirazione musicale e della dialettica di Lorenzo. C’è la melodia e c’è il rap, ci sono le percussioni, tanto care alla sua musicalità, la chitarra magica di Ben Harper in Fango, che è il pezzo scelto per il lancio dell’album e sta martellandoci ossessivamente da tutte le radio. Per registrarlo, tra Cortona, Los Angeles, Milano, Hannover, Berlino e Rio de Janeiro, Lorenzo s’è avvalso della collaborazione di Giuliano Sangiorgi (uno dei Negramaro), di Sly e Robbie in Temporale, di Michael Franti Spearhead in Mani libere e di Sergio Mendes, il grande pianista brasiliano, in Punto: tutte collaborazioni che impreziosiscono il tessuto musicale, che poi Lorenzo ha trasformato in un sontuoso album di pensieri, parole, riflessioni. Analizzando le parole delle canzoni, si possono trovare gustosi spiccioli di filosofia Jovanottiana: in Safari, che è la canzone dove speranza e sconforto si alternano, più che in tutte le altre.
Si può meditare su versi che dicono: «Io lo so che non sono solo, anche quando sono solo, io lo so che non sono solo. Il cervello trasmette messaggi
che il ricordo rende teneri: un uomo guarda la sua mano: sembra quella di suo padre quando da bambino lo sollevava su. Era bello il panorama visto
dall’alto. Si gettava sulle cose prima del pensiero, la sua mano era piccina ma affrontava il mondo intero». E poi conclude: «L’unico pericolo che senti veramente è quello di non riuscire più a sentire niente, il battito di un cuore là dentro al petto, la passione che fa crescere un progetto...».
In Mezzogiorno Lorenzo scrive tra l’altro: «La foto della scuola non mi assomiglia più, ma i miei difetti sono tutti intatti e ogni cicatrice è un
autografo di Dio». Poi, in A te, arriva una dichiarazione d’amore che ogni donna vorrebbe sentirsi fare almeno una volta nella vita: «A te che sei l’unica al mondo, l’unica ragione per arrivare in fondo. Ad ogni mio respiro quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole senza che tu mi dica niente».
Nella canzone In orbita si diverte a mettere alla prova gli intellettuali citando Alexander Platz, resa famosa da una canzone di Milva e Snaporaz, il personaggio che Federico Fellini ha fatto interpretare a Mastroianni nel film La città delle donne ed era la proiezione di sé stesso, e l’onda di Katsushika
Hokusai, il famoso dipinto del grande pittore giapponese vissuto tra la seconda metà del Settecento e l’Ottocento.
Il fascino discreto della normalità
Ed è questo il suo modo di compiere un safari, che non è né cruento come quelli raccontati da Hemingway, né inutile come i safari fotografici del
turismo di massa nei parchi del Kenya. Poi arriva proprio Safari, che dà il titolo all’album: «Sono tempi rock’n’roll che si resta senza fiato, cadono i record alle Olimpiadi, tutto si supera in un secondo. E in ogni mondo c’è dentro un mondo che ha dentro un mondo che ha dentro un mondo, ci sono armi nei supermercati. Safari, dentro la mia testa ci sono più bestie che nella foresta».
Temporale è il pretesto per dire che «gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede», e che con un po’ di bicarbonato dopo certi pranzi si
eviterebbe lo scontro tra civiltà. E poi ancora l’amore, il costante fil rouge dell’opera di Lorenzo, la vita insieme, lei che guarda Sex in the city e lui che
fa indigestione di film dove si spara, gangster o cow boys che siano. Il fascino discreto della normalità, un’atmosfera che Lorenzo evidentemente sa assaporare visto che erano più di quattro anni che non incideva un disco.
E amore ancora per la sua donna in Punto: «Vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci ti amo... punto». Buffe ricette per confezionare pozioni magiche in Antidolorificomagnifico, mentre Mani libere 2008 è l’ennesima dichiarazione d’amore alla libertà che dovrebbe far parte dei nostri comportamenti. Safari avrebbe dovuto uscire tempo fa, ma lo ha rinviato la tragedia che ha colpito Lorenzo: la morte di Umberto, suo fratello maggiore, che faceva il pilota ed è precipitato col suo aereo. «Quante volte», scrive nel suo diario Lorenzo, «abbiamo parlato di aerei che cadono, di come cadono. Non pensavo che un giorno sarebbe successo a lui... E dopo le lacrime la forza di rialzarsi e di vivere nella luce, nel sole. Sei in me, fratello mio». A Lorenzo restano la famiglia, le canzoni, la gente che gli vuol bene, e il riavvicinamento al padre, colpito da una malattia, e che lui ha accompagnato
spesso a fare la chemioterapia. Com’è complicato il suo "safari" e com’è bello che gli sia rimasto intatto il senso della vita, dell’amore, della famiglia. E anche la voglia di fare musica.
|
| |
Ciao Vasco... Jovanotti intervista
Vasco Rossi su GQ: / libero.it / 25.01.08
| |
"Ho cambiato il linguaggio dei vecchi cantatutori"
C’è sempre un’ambientazione quasi cinematografica nelle tue canzoni...
“Sì, sono frasi buttate a flash. Ed è stata la mia grande sorpresa, sono rimasto sorpreso che la gente capisse, nonostante non dicessi tutto. Anzi, che il pubblico addirittura capisse ancora di più, perché riempiva tutti quegli spazi vuoti con le sue emozioni”.
Come cantante, negli anni pensi di essere migliorato?
"Sì. Ho imparato molto, in certi periodi facevo anche 300 concerti l’anno. Avendo sempre Solieri (Maurizio, la prima chitarra solista di Vasco, ndr) a tutto volume nelle orecchie, ho dovuto imparare a cantare senza sentirmi molto. Ma più che altro sono un interprete, non un cantante”.
Ci metti tanto a cantare un pezzo, in studio?
“Lo canto due o tre volte di fila, o quattro”.
Fra quelle lì ce n’è una buona.
“Sì. Oppure c’è il giorno che non viene, ma è difficile perché ci arrivo molto preparato”.
La percezione che ho del tuo universo è quella di un sistema in equilibro. È così?
"In equilibrio precario".
Non hai raggiunto un equilibrio?
“No, posso dire che ogni giorno lo trovo”.
Quando hai cominciato a pensare che dalla musica non ti schiodava più nessuno?
“Io ho cominciato per scherzo, proprio. Facevo il disc jockey alla radio e nei locali, stavo benissimo, guadagnavo bene, mi piaceva un casino. Ancora oggi penso che quello sia il lavoro che mi piace di più in assoluto”.
Anche a me...
“Anche confrontandolo con questo della rockstar, preferivo quello, per dire. Ho cominciato per scherzo e per qualche anno ho fatto questo mestiere per scherzo. Poi, a un certo punto, tutti questi schiaffi in faccia che prendevo, e poi anche la morte di mio padre... Secondo me queste cose sono state fondamentali, perché hanno fatto scattare in me un meccanismo per cui non potevo più scherzare. Avevo bruciato tutti i ponti col passato, col paese, con tutto, quindi dovevo per forza arrivare da qualche parte. A quel punto sono diventato molto più... È venuta fuori una rabbia, una cattiveria, una determinazione, che non avevo mai avuto. Fino a vent’anni ero una persona completamente diversa da quella che poi ho scoperto di
essere diventato”.
Però la tua rabbia non è risentimento.
“No, non risentimento”. All’inizio c’era poca gente ai concerti. “Nessuno. Delle volte c’erano addirittura venti persone, trenta, ma io facevo il
concerto lo stesso come se fossero mille. E loro, quando andavano a casa,raccontavano a tutti di avere visto la Madonna, quindi l’anno dopo nello stesso
posto ritornavano in duecento. Io non ho mai messo meno impegno perché c’era meno gente, faccio sempre del mio meglio a prescindere dal numero di persone che assistono ai miei concerti”.
Sei contento del tuo nuovo disco?
“Moltissimo. Sono addirittura stupefatto”.
So che c’è Slash (ex Guns'n'Roses, ndr) alla chitarra.
“Guarda, è stata una cosa fantastica”.
|
| |
Lorenzo
‘Jovanotti’ Cherubini, un artista in
continua evoluzione /
fondazioneitaliani.it / 24.01.08
| |
di Chiara M. Carnevale
“L’avventura più bella in vent’anni di carriera”. Così Lorenzo ‘Jovanotti’ Cherubini ha descritto il suo nuovo lavoro, Safari, dedicato al fratello Umberto, tragicamente scomparso lo scorso ottobre. L’undicesimo album è finalmente approdato sugli scaffali dei negozi di musica la scorsa settimana. L’attesa era molta, dopo la premessa del singolo e le notizie di prestigiosi contributi musicali presenti in diversi brani.
In questo album, infatti, Lorenzo ha potuto contare sulla spontanea collaborazione di diversi amici conosciuti in giro per il mondo: dalla chitarra di Ben Harper in “Fango”, al piano di Sergio Mendes in “Punto”, dal duetto con Michael Franti in “Mani libere 2008”, alla fisarmonica di Frank Marocco, dalla partecipazione di Giuliano Sangiorni ospite del brano “Safari” fino a quella del duo giamaicano Sly&Robbie. Ieri sera, l'artista di Cortona si è anche prestato a fare la presentatrice per lo show di Fiorello "Viva Radio 2...minuti", con tanto di trucco, parrucca e filo di perle. Noi di Italiani ripercorriamo la sua carriera artistica alla A alla Z.
A come Anni. Il tempo non sembra passare, ma il nostro Ragazzo fortunato è cresciuto, ed è diventato un uomo. Se analizziamo i lavori del cantautore italiano notiamo un’evoluzione nel suo percorso artistico, naturale conseguenza di una profonda evoluzione personale. La carriera di Lorenzo Cherubini ha avuto un inizio disimpegnato. Per la maggior parte dei ragazzi degli anni ’80, è stato un giovane dj dal look americaneggiante, allegro e scanzonato che voleva spaccare le orecchie facendo festa (“Stasera voglio fare una festa”) e che dichiarava tutto il suo amore per la sua moto (“La mia moto”) e per Vasco nell’omonima canzone. Ma già all’inizio degli anni ’90, dal album “Una tribù che balla”, cominciamo a scorgere una timida svolta nella sua produzione artistica. Si nota un Jovanotti più maturo, che ‘vuole di più’ e che riesce a regalarci bellissime serenate moderne (“Serenata Rap” e “Piove”). In questa fase i testi si fanno sempre più impegnati e si scopre un Lorenzo maggiormente sensibile a quello che succede nel mondo e nella società. Significativo è il singolo “Cuore” in memoria di Giovanni Falcone morto nella strage di Capaci. I temi toccati nei suoi brani si fanno sempre più filosofici, religiosi e politici. In questo periodo, Jovanotti si sbilancia in forti prese di posizione ideologiche: “Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa/ che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa/ passando da Malcom X attraverso Gandhi e San Patrignano/ arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano” (“Penso positivo”). Protesta contro la società moderna e si augura un futuro migliore, in cui ci si guarda intorno e si trova la pace (“La pace”), e ci propone, per fare questo, addirittura “30 modi per salvare il mondo”. Il singolo “Salvami” incluso nell’album Il quinto mondo del 2002 sottolinea quanto Jovanotti si senta impegnato sul piano politico e sociale. In questa canzone, infatti, Lorenzo affronta un ampio spettro di temi, dal pacifismo, alla globalizzazione, all’ambientalismo. E, infine, con l’ultimo album, Jovanotti da inizio ad una sua nuova linea artistica. Con “Safari”, come dice lo stesso artista, nasce un Lorenzo nuovo, maggiormente introspettivo ed intimista. Lorenzo sembra abbandonare le riflessioni sociali in favore di quelle personali e afferma che la sua intenzione era “di fare un disco diretto, semplice, che arrivasse come un treno in corsa”.
B come Bibliografia. La prima fatica letteraria di Jovanotti è del 1989 e s’intitola “Yo, brothers and sisters. Siamo o non siamo un bel movimento?” ed è una sorta di inno, che celebra il divertimento e l’età giovanile di cui Jovanotti, durante la fine degli anni ’80, si fa portatore e promotore con la sua musica. Il secondo libro, “Cherubini” del 1994, è stato pubblicato in edizione speciale limitata insieme al Cd del singolo “Penso Positivo” ed è dedicato ad Ada Cherubini, nonna di Lorenzo. Esso contiene fotografie scattate dall’artista durante i suoi viaggi, racconti, testi mai divenuti canzoni, disegni e riflessioni. Nel 1998 esce “Il grande boh!”, edito da Feltrinelli, che è un diario in cui Lorenzo racconta, con occhi ingenui e ancora adolescenziali, i suoi viaggi, soprattutto quelli in Africa e in Patagonia. Questo testo si compone di brevi racconti, impressioni di viaggio, ricordi, poesie, disegni e fotografie. Jovanotti, con sguardo attento e stupito, scopre mondi e realtà diverse e si confronta con esse con il suo spirito ottimista, allegro, sempre aperto e curioso. In questa frase, presente nelle prime pagine del libro, è possibile cogliere tutto l’entusiasmo, la serenità e la carica di questo giovane viaggiatore: “Sono contento di essere qui, sono entusiasta, direi, e ho tutte le cellule felici perché sto facendo questa esperienza”. Infine, “Quarantology”, del 2006, è una raccolta di 500 fotografie selezionate e commentate direttamente da Jovanotti, che si è voluto fare un regalo per i suoi quarant’anni. Il libro raccoglie immagini pubbliche riguardanti la sua carriera artistica, ma anche molte fotografie della vita privata, quali quella della famiglia, degli amici, dei colleghi e dei collaboratori. Come dice lo stesso Jovanotti, questo volume fotografico è un dono che si fa per festeggiare i suoi 40 anni e i suoi primi 20 anni di carriera, ma non è considerato come un punto d’arrivo, bensì come un trampolino proiettato verso il futuro.
B come Brescia Music Art. È questo un festival dedicato ai rapporti e alle contaminazioni esistenti e possibili tra musica e arti, all’insegna dell’espressione più libera e trasversale. Nel 1997 Jovanotti vi espose le sue opere. In quest’occasione si capì come Jovanotti fosse un grande comunicatore che aveva il coraggio di mettersi alla prova e confrontarsi con linguaggi diversi. Un artista totale, quindi, in grado di affrontare microfoni sulle radio, televisioni e palchi o di scrivere e ‘comporre’ libri emozionanti e coinvolgenti, ma anche di trovare nuovi modi d’esprimersi usando abilmente pennelli su tele intonse. Jovanotti iniziò a dipingere quasi per gioco, ma il risultato fu di notevole interesse in quanto rivelò una grande fantasia nel raffigurare il mondo. Nel 2005 toccò a Lorenzo Cherubini il compito di creare e firmare il manifesto della stagione turistica di Rimini 2005. Prima di lui, importanti nomi avevano prestato la loro esperienza a questa iniziativa: Renè Gruau, Gianluigi Toccafondo e Milo Manara. Jovanotti si discosta dalle realizzazioni dei suoi predecessori e realizza un’opera semplice e dai colori molto vivaci, che si avvicina alla cultura pop: sotto due splendide gambe si muove un mondo fatto di atmosfere festaiole e di soggetti realmente esistenti.
Ne “Il grande boh!” si legge: “(…) mi piace dipingere e quando dipingo scelgo sempre toni luminosi e quasi mai toni spenti e questo non vuol dire che i toni spenti non esistano nella realtà, anzi forse sono in maggioranza. Ma io scelgo di usare quelli accesi, sono attratto da quelli, è una questione di scelta. Se poi sono naïf mi sta bene, visto che quello che faccio è quello che mi piace fare e oggi come oggi non ho voglia di scegliere toni spenti, non saprei cosa dipingere con quei colori lì. Nei miei quadri il momento che mi emoziona di più è quando traccio il contorno alle figure, un bel contorno definito che nella realtà non esiste ma io nei dipinti forse proprio perché nella realtà non esiste e io in fondo non ho nessuna voglia di riprodurre la realtà. Nell’arte cerco un po’ di sicurezze, sicurezza leggere, sicurezze colorate piene di blu e arancio e giallo e rosa e verde acceso. Nella musica mi comporto più o meno come nei quadri, con l’unica differenza che la musica vive di dimensioni più numerose rispetto a un disegno o a un dipinto. E con la differenza che nella musica mi aiuta gente che ci sa fare sennò magari avrebbe fatto la fine dei miei quadri, che sono lì attaccati al muro di casa mia e qualche mio amico e punto e basta”.
C come Carboni Luca. Nel 1992 Jovanotti inizia un tour con Luca Carboni, quando i due artisti scoprono di aver trattato molti temi comuni nei loro rispettivi album. I due o si alternano sul palco o improvvisano singolari duetti. Ne esce un tour particolare, bell’esempio di amicizia-collaborazione da cui nascerà il disco “Diario Carboni”.
D come Deserto. Sempre ne “Il grande boh!” si legge: “Il deserto ti svuota la testa, non è un posto di pensiero, è un posto che annulla il pensiero. Il tempo si adegua allo spazio e lo spazio è senza fine, senza punti di riferimento, è aria e luce (ora ho capito cosa intendeva Ferretti quando diceva che il confine è d'aria e luce). Sono venuto da solo nel deserto (non è importante che sia il Sahara o qualcos'altro, è un deserto e basta), un uomo che si chiama Abdu e che ho conosciuto a Erfoud mi ha portato in macchina fin qui e poi se n’è andato dicendo che sarebbe venuto a prendermi tra qualche giorno. Io ho una piccola tenda, tre pagnotte, dieci litri d’acqua, questo quaderno, due penne, due libri, uno di Kerouac e uno di Dio, o per lo meno di gente che sostiene di conoscerlo bene. Ho piantato la mia tenda a igloo vicino alla tenda di una famiglia di nomadi che allevano capre e ci sono quattro figli tre cammelli quattro asini e un cane. Loro mi permettono di stare qui, il tipo che mi ha accompagnato in questa parte di Sahara seguendo una pista invisibile sulla sabbia ma che lui riusciva a distinguere abbastanza bene ha spiegato al capofamiglia che sono un musicista e sono qui per sentire il suono del deserto e questo gli è piaciuto molto. Ho dovuto chiedergli il permesso per piantare la tenda perché il deserto è dei nomadi, e mi sembra sacrosanto”.
E come Escursioni ciclistiche. Jovanotti è da sempre un appassionato ciclista, le sue zone preferite sono quelle vicine a casa: l’Apennino Tosco-Romagnolo. Ma non possiamo dimenticare la sua attraversata della Patagonia in bicicletta, di cui abbiamo un significativo commento. “Uno è attratto dai posti in fondo al mondo perché pensa che lì potrà trovare quello che è in fondo a sé stesso” e poi “(…) essere soli, nel mezzo della natura, a 200 km da un centro abitato, da sensazioni incredibili. È un viaggio che vale il coraggio e la paura di provarci: è come se si rianimassero i sensi. Ha anche corso due volte la Nove Colli (granfondo di 210 km) allenato da Fabrizio Borra, che ha seguito artisti come Fiorello e campioni come Pantani. Prima della caduta di circa quattro anni fa, che gli procurò un lieve trauma cranico, Jovanotti poteva essere considerato quasi un semiprofessionista. Dice Lorenzo a tal proposito: “La bici è come una tossicodipendenza, sconfina in una forma di meditazione occidentale. Tu, da solo, sulla montagna, la fatica che non ti molla.
F come Federico Fellini. Lorenzo è un appassionato consumatore dei film del grande regista Federico Fellini, conosce a memoria tutte le sue pellicole, ma anche le sue interviste e i suoi scritti. Molte delle ambientazioni dei lavori di Jovanotti sono felliniane…e non sarà un caso che Jovanotti abbia deciso di far iniziare il suo tour da Rimini, città che per entrambi ha significato molto?
G come Gino Latino. È lo pseudonimo con cui Jovanotti pubblica, nei primi anni della sua carriera, musica marcatamente dance, e con questa etichetta pubblica due brani: “Yo” e “Welcome”.
H come Harper Ben. Il cantautore americano Ben Harper ha contattato via internet Jovanotti, conosciuto precedentemente in uno dei viaggi del cantante nostrano, e gli ha regalato un assolo di chitarra nel finale del singolo “Fango”. La registrazione doveva essere effettuata a luglio a Los Angeles, ma un contrattempo aveva costretto a rimandare tutto. Alla fine c’è stata, di notte, in uno studio di Milano, mentre Ben era in Italia per promuovere il suo album “Lifeline”. I due si conoscono dal 1996 e hanno sempre manifestato una stima reciproca e una visione della musica comune, anche se i linguaggi e le storie sono diverse. Due artisti con radici profonde ma totalmente esposti alle energie del proprio tempo, con una presenza positiva e sempre alla ricerca della ‘good vibration’ che permette di leggere la parte più viva della realtà.
I come “I giardini dell’Eden”. Nel 1998 Jovanotti ha recitato nella pellicola di Alessandro D’Alatri, film ispirato ai vangeli apocrifi, in cui il regista narra la vita di Gesù dall’adolescenza ai trent’anni. La critica ha commentato l’apparizione di Jovanotti nei panni di David, giovane combattuto fra vita monacale e fidanzata, come “un tocco di sublime umorismo involontario”.
L come Luciano Ligabue e Piero Pelù. Nel 1999 Lorenzo collabora con i due cantautori a una canzone-manifesto “Il mio nome è mai più”, un brano fortemente pacifista e antimilitarista, i cui proventi e i diritti d’autore sono stati devoluti interamente a Emergency, associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra. Il brano è nato, a detta degli stessi autori, in 20 giorni, al telefono e poi registrato allo Zoo-Studio di Correggio e all’Hyper di Firenze. La ritmica è di Jovanotti, la linea melodica è di Piero Pelù e il giro di accordi e chitarre è di Luciano Ligabue, mentre ognuno canta le proprie parole.
M come Marco Ponti. Il regista torinese (“Santa Maradona”, “A/R Andata + Ritorno”) ha diretto il film “La luna di giorno”, documentario che racconta la nascita e la realizzazione del nuovo album di Jovanotti. Scenografia di questo film è Los Angeles, città di cui il regista e il cantante danno una panoramica fatta di suoni, colori e immagini in omaggio a Tiziano Terzani che, prima di morire, avrebbe voluto scrivere un libro sulla California, terra così anomala e unica.
N come Nannini Gianna. Nel 1992 la cantante rock senese ha duettato in un tour estivo con Jovanotti in “Radio baccano”, canzone-denuncia contro il male nel mondo che innalza un grido di battaglia al fine di cambiare le cose. L’energia dei due artisti toscani era molto forte, il carisma dell’una veniva egregiamente spalleggiato dall’altro che, con la sua vitalità e vivacità, ha reso indimenticabili quei concerti in giro per l’Italia.
O come Omaggio a Celentano. Jovanotti ha dedicato, come altri artisti, una canzone ad Adriano Celentano per i suoi 70 anni, che questi ha interpretato nel suo disco “Dormi amore la situazione non è buona”. Nel testo “Aria…non sei più”, tu Jovanotti ha voluto sottolineare l’impegno ecologista che accomuna i due artisti: “Mmhh lo Celentano sempre lo disse odia chi distrugge le città/ canta da quella notte di via Gluck il pianto dell’umanità”.
P come Pacifista. Jovanotti ha più volte collaborato con organizzazioni nazionali ed internazionali che difendono i diritti umani e quelli del pianeta: Emergency, Amnesty International, Lega Anti Vivisezione - LAV, Nigrizia, Data e Greenpeace. Ha, inoltre, contribuito a manifestazioni indette dai movimenti No Excuses e Make Poverty History.
Q come Quale? Quali sono i suoi libri preferiti? Durante l’infanzia, “Pinocchio” e le favole dei fratelli Grimm. Da adolescente, i fumetti, soprattutto dell’uomo ragno, mentre da ragazzo “Siddartha” e “L’autobiografia di Malcom X”.
R come Rap. Jovanotti ha abbracciato, nel corso degli anni, diversi stili musicali, ma non ha mai tradito il suo primo amore: il rap. Al suo esordio, Lorenzo unisce la musica dance con il rap, genere in voga negli Stati Uniti ma ancora poco conosciuto in Italia. Ben presto, però, Jovanotti si discosta dalla discomusic e abbraccia il modello della world music, genere che unisce la musica etnica con elementi pop, interpretandola in chiave hip hop, funky e, a volte, ska, senza mai dimenticare di essere prima di tutto un rapper.
S come Speaker. Jovanotti, all’inizio della sua carriera, lavorò a Radio Deejay e, nella notte fra la fine del 1987 e l’inizio del 1988, realizzò un’impresa rimasta negli annali delle radio italiane. Riuscì, infatti, a condurre una lunghissima trasmissione durata tutta la notte senza fare alcuna pausa, per circa otto ore filate.
S come Soleluna. Nel 1994 Jovanotti crea la sua etichetta discografica, Soleluna. Lo stesso nome ha il suo sito ufficiale (soleluna.com), in cui sono raccolte tutte le novità musicali, le manifestazioni organizzate e un diario multimediale aggiornato quasi quotidianamente.
T come Toscano. Seppur nato a Roma – dove, all’epoca, il padre lavorava in Vaticano – Lorenzo ha vissuto i suoi anni della giovinezza a Cortona, in provincia di Arezzo, dove risiede a tutt’oggi. Lorenzo ha decisamente voluto sottolineare più volte le sue vere origini. Basti pensare alla domanda che fa a se stesso in “Buon Sangue”: “Di dove sei?/ Toscano”. Inoltre sono molte le citazioni di personaggi storici toscani, come da lui stesso ammesso in “Buon Sangue”, con una strofa a Petrarca. Nella canzone “Penelope” leggiamo che: “Leonardo sezionò diversa gente per scoprire/ che la mente non si vede ma ce l’hai/ E Dante identificò l’amore nel profilo di Beatrice/ però un’altra lui sposò”. La canzone continua con la citazione di un’opera di Piero della Francesca, che si trova in San Francesco ad Arezzo, in cui si rappresenta la storia della Croce,: “Adamo morì e venne seppellito con un seme nella bocca/ e quel seme germogliò/ divenne un albero/ ci fecero una croce e su quella croce Gesù Cristo sanguinò”.
Vi sono poi citazioni in “Date al diavolo un bambino per cena” che spaziano fra Dante, Petrarca e Collodi, e che confermano l’amore di Lorenzo per la sua terra: “Sono a metà strada nella selva oscura/ 1 per la tecnica, 2 per la natura/ cerco Virgilio/ morto di overdose/ cerco Beatrice ma oggi ha le sue cose/ io sono Pinocchio mi si allunga il naso/ io sono la presa e sono la spina/ fontana di dolore albergo d’ira”. E che dire del richiamo a Collodi in “Mi disordino”, in cui Jovanotti chiede “Quando mi mangia la balena/ quando mi mangia la balena” o in “Big Bang” in cui viene “guidato da un pesce nuotare senza sapere qual’è il mio destino e poi risvegliarmi in un ventre di una balena e gridare “babbino babbino”. Se poi ci fosse ancora qualche dubbio, chiedete a Lorenzo come si chiama il suo cane, componente fondamentale della famiglia alla pari della figlia Teresa e della compagna Francesca, tanto da non mancare al Teatro dell’Arte di Milano durante la presentazione del suo primo album live “Autobiografia di una festa”. Pensate al protagonista dell’opera, per bambini, più famosa di Collodi.
U come Uomo della rete. Jovanotti, in un’intervista a Jack, ha rivelato di fare largo uso di tutti i canali di comunicazione legati alle nuove tecnologie e a internet. Non a caso due delle versioni del nuovo album sono scaricabili da internet, una per la versione iPod e l’altra per chiave Ubs. Nell’intervista, Lorenzo ha dichiarato di avere un bellissimo rapporto con le nuove tecnologie, in quanto si sente figlio di due epoche, quella analogica e quella digitale, dalle quali è riuscito a prendere il meglio e compenetrarlo in modo veramente efficace. Afferma, infatti, che “il bello della tecnologia di oggi è che non annulla quella vecchia: viene cancellato solo l’inutile”.
V come Vota la Voce. Una curiosità: nel 1990, quando ormai il fenomeno Jovanotti stava scemando, insieme alle sue apparizione televisive, Red Ronnie, durante il programma Vota la Voce, disse a Vasco Rossi: “Tutti dicono che Jovanotti è finito…”, a che Vasco rispose: “Secondo me, Jovanotti comincia adesso!”
V come Viaggio. Il concetto di viaggio viene inteso da Jovanotti come scoperta di se, soprattutto nel suo ultimo lavoro. Ma di viaggi Jovanotti ne ha fatti molti, reali, in giro per il mondo. Già ne “Il Grande boh!” Jovanotti dichiara che anzitutto lui è un viaggiatore. “Sono sicuro che questa strada è senza uscita e a un certo punto mi troverò a fare i conti con il mio modo di scrivere le canzoni, e quindi con il mio modo stesso di pensare, e dovrò cominciare a fare le cose come se veramente nessuno le ascoltasse, per uscire definitivamente dallo schema del genere musicale, che è come un caldo fuoco protettivo che mi invita a non partire, a non mettermi in viaggio, perché decidere di viaggiare vuol dire comunque non potersi mai legare a niente e a nessuno. Ma io sono un viaggiatore. Non si può essere viaggiatori preoccupandosi ogni volta di costruire una casa nei posti dove ci si ferma, perché quella casa sarà sempre una catapecchia neanche paragonabile ai castelli di chi i posti li abita da sempre e per sempre, il viaggiatore trova la sua casa nel muoversi, la mobilità è il suo equilibrio, il muoversi è il suo modo di essere radicato. La mia è sempre di più la lingua dei viaggiatori e chi decide di ascoltarmi deve sapere che io sono uno che racconta mondi che ha visto e mondi che vuole vedere e non conosco a fondo la lingua del posto, la lingua degli stanziali, strimpello strumenti e parlo male diverse lingue e di volta in volta ho bisogno di musicisti e di interpreti per piantare le tende nel luogo e restarci finché non mi riprende il senso di irrequietezza che mi porta a fare di nuovo i bagagli e partire. Sono arrivato al punto che il mio bagaglio è un po’ troppo pesante, faccio di nuovo fatica a muovermi con agilità portandomi dietro tutta questa roba accumulata, è arrivato il momento di lasciare un po’ di bagaglio, di alleggerirmi e prendere una strada nuova magari solo con le scarpe ai piedi e il necessario per sopravvivere”. Ogni luogo diventa un “ombelico del mondo” da cui imparare a conoscersi, per poter ritrovare la propria casa.
Z come Zaino. “Ho lo zaino già pronto all’ingresso ma poi tanto tu già lo sai/ che ritorno a te” da “Un raggio di sole”. Una sacca da viaggio che dà un’ultima immagine di Lorenzo, che ha viaggiato mezzo mondo con il suo zaino (e il suo iPod), ma poi è sempre tornato a casa. È sempre tornato a Cortona, dove lo aspettano la sua compagna Francesca, con la quale non sono tutte rose e fiori. Anche loro, come altre coppie, hanno dovuto far ricorso ad una terapia di coppia per ritrovare l’attuale serenità. E lo aspetta anche la sua adorata bimba Teresa, a cui il cantante ha dedicato una dolcissima Ninna Nanna, “Per te” e il suo cagnolino Pinocchio. Lo aspettano gioie e dolori…
|
| |
"SAFARI"
di Jovanotti. In viaggio per sempre
/ Nonsolocinema / 23.01.08
| |
di Gianluca Capaldo
È uscito l’undicesimo disco di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Dopo vent’anni di carriera, il ragazzo spilungone che salta sui palchi del Festivalbar e di Sanremo difficilmente lo riconosciamo all’apparenza. Ma forse solo all’apparenza.
Quello che si coglie al primo ascolto di Safari è che Lorenzo è sempre in movimento come agli inizi della sua carriera: quel movimento che lo faceva dinoccolato adesso è diventato un movimento interiore, che delinea sempre nuove emozioni, attimi, fotografie di un artista che disco dopo disco difficilmente si riesce a racchiudere in una definizione unica.
Le mille facce della musica cosiddetta “pop” trovano in Jovanotti la luce utile a riflettere da queste interessanti sfaccettature il meglio della musica leggera. Già dall’ascolto di Fango, primo singolo estratto dal cd, ci si rende conto che stiamo per andare incontro ad una nuova versione di Lorenzo. Una versione più romantica, intesa nel senso più profondo e meno superficiale del termine. Safari, al contrario di quanto possa far pensare il titolo, ha poco di esotico e di
etnico: è un viaggio alla ricerca di se stessi, della propria identità, sia come uomo che come artista; è un’avventura esistenziale che, navigando nella complessa ramificazione di fiumi, paesaggi e profumi incontrati nelle Americhe, porta Jovanotti a mettere in questo curatissimo diario ironia, amore, natura, dolore, ritmo, delicatezza, energia, calma. Forse proprio per questo motivo la pubblicazione dell’album è accompagnata da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso artista. Siamo davanti ad un concept album, un affresco di vita, fatto non solo di musica, ingrediente naturalmente predominante, ma di esperienze emotive. Oltre a Fango, brano reso ancora più efficace dall’arpeggio di Ben Harper (il pezzo si chiude con un lungo assolo di Ben alla sua chitarra, una vera magia) una delle canzoni che difficilmente si dimentica è A te: ascoltare per credere...
Suggestivo il ritmo di Dove ho visto te, divertente l’ironia di Antidolorificomagnifico. Dal punto di vista delle collaborazioni troviamo Sergio Mendes in Punto, e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro in Safari, brano che da il titolo al lavoro e che rappresenta dal punto di vista sonoro l’aspetto più avventuriero dell’esperienza di Lorenzo: percussioni e iniezioni di elettronica, testo al vetriolo e critica alla società. Dopo gli ipnotici giri di basso di Temporale arriva
Innamorato, classica dichiarazione d’amore accompagnata al pianoforte.
Safari è Lorenzo adesso. Safari racchiude tutti gli stati d’animo. È questa la sua forza. Safari è disponibile in quattro diverse versioni: CD con 12 brani, CD deluxe con 15 brani e il DVD di La luna di giorno e gli extra, versione download iTunes con 14 brani e anche in chiavetta usb da 1 giga. Jovanotti ha annunciato le prime date del suo "Safari Tour". Ecco le prime date confermate:
10.05.2008 Rimini, 105 Stadium,
12.05.2008 Firenze, Nelson Mandela Forum
17.05.2008 Roma, Palalottomatica
20.05.2008 Acireale (Ct), Palasport
22.05.2008 Palermo, Palasport
24.05.2008 Castelmorrone, Palamaggiò
27.05.2008 Torino, PalaIsozaki
29.05.2008 Milano, DatchForum
01.06.2008 Ancona, Palarossini
|
| |
Ponti
per Jovanotti / La Stampa /
18.01.08
| |
IL REGISTA AVIGLIANESE HA DIRETTO LORENZO IN «LA LUNA DI GIORNO»
E’ l’aviglianese Marco Ponti il regista de «La luna di giorno », film che esce venerdì 18 gennaio in dvd e racconta la nascita del nuovo lavoro di Jovanotti, «Safari». In realtà, i 50 minuti del documentario sono qualcosa di più di una semplice pennellata, sono un viaggio insieme al cantautore toscano in quel momento unico e particolare che è la creazione di un disco. Sono un modo per raccontare Lorenzo Cherubini, facendo abbozzare tra canzoni, studi di registrazione e chiacchierate, il suo modo di essere, i suoi sogni ma anche la difficile ricerca delle sonorità e il pensiero intorno a ogni brano di questo nuovo album, che esce in contemporanea al film.
Scenografia de «La luna di giorno» è Los Angeles, che ben presto diventa anche soggetto del lavoro: «In realtà una delle ultime cose che pensassi era di fare un disco in America» dice Jovanotti sulle spiagge californiane, in apertura del film. Per poi raccontare l'ultimo incontro con Tiziano Terzani, la loro chiacchierata sui giovani e su dove va il mondo: «Se io fossi giovane, mi disse Terzani poco prima di morire, andrei a scrivere un libro sull' America, sulla California» racconta il cantautore. Ponti (che ha diretto «A/R» e «Santa Maradona») e Jovanotti ci provano, dando una panoramica di suoni, colori e immagini di una città così anomala ma anche unica nel suo essere e apparire.
Il film, che si trova in dvd nella confezione deluxe di «Safari » insieme ai contenuti extra e a tre brani in più rispetto alla tracklist dell'album originale, viene anche trasmesso venerdì 18 su Mtv alle 22,53. Per Ponti non è l'unico sconfinamento oltre il lungometraggio classico: dopo il tour di presentazione, domenica 27 tornerà a Los Angeles per dirigere un videoclip per Vasco Rossi.
|
| |
Lorenzo:
«Ho fatto un safari pop E ho
ritrovato me stesso» / Il Giornale
/17.01.08
| |
Domani esce il suo nuovo cd «Lo dedico a mio fratello Umberto». In scaletta ospiti importanti, da Sergio Mendes a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro
Tanto non ce la fate a seguire in un colpo solo tutto questo Safari di Lorenzo: bisogna riascoltarle, le sue nuove canzoni che escono domani, perché una
volta soltanto non basta come succede sempre quando c’è vita vissuta dentro le note. Stavolta Lorenzo ha viaggiato così tanto che non si è mosso da qui, ha girato un’altra volta il mondo ma ha esplorato soprattutto se stesso ed eccolo questo nuovo album in cui «non si parla di viaggi ma si viaggia».
E bisogna farlo a tappe, il safari, una canzone dopo l’altra perché ognuna segue la sua rotta, c’è reggae e persino samba, e chi l’avrebbe mai detto che
un giorno Lorenzo Cherubini, il fu Jovanotti for president, avrebbe fatto un disco così pieno di tutto, di fango, di sole, di dubbi, di incazzature, di parole e di silenzi e di scoperte, soprattutto scoperte, quelle che si fanno viaggiando il mondo e ritrovandosi alla fine soli in fondo al proprio animo.
Lorenzo, stavolta è un album inattaccabile: stilisticamente vario, pensoso, umile, persino emozionante.
«Avevo proprio l’intenzione di fare canzoni che fossero anche altro, che avessero più possibilità d’ascolto. Prima, negli altri dischi, tendevo a non buttare via
nulla: stavolta l’ho fatto, non giro più intorno alle cose».
Ha anche abbandonato il bisogno di dimostrare quant’è bravo: adesso le canzoni sono sostanza e basta.
«Mi sono lasciato alle spalle alcune cose e sapessi quante paranoie mi sono fatto. Dopo il cd Buon sangue sono davvero cambiato e sono andato dentro la mia anima. Questo è un album che dedico a mio fratello Umberto morto il 22 ottobre. L’ho composto in giro per il mondo ma di quello che ho visto non c’è nulla».
L’ispirazione è questa.
«È quel brividino che ti viene e fa capire che sei sulla strada giusta. A vent’anni siamo solo istinto, a quaranta c’è tutto il resto».
Com’è razionale.
«Tutt’altro. Non me lo aspettavo un disco così: volevo più funk e più rap. L’ho fatto ma poi non avevo voglia di riascoltarlo. E comunque per questo cd mi sono sentito più libero e rilassato».
Perché?
«Con Buon sangue avevo l’angoscia di riposizionarmi sul mercato, di riprendere contatto con il pubblico. Stavolta no».
E ha chiamato grandi ospiti: come Ben Harper alle chitarre di Fango, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro in Safari, Sly&Robbie nella strepitosa Temporale,
Sergio Mendes in Punto e Michael Franti in Mani libere 2008.
«In studio ci siamo divertiti, abbiamo vissuto e lavorato solo per la musica, c’è qualcosa di più divertente?».
Caro Jovanotti, lei è sempre più musicista e meno guru. Che cosa ha pensato quando Veltroni ha usato il suo brano Mi fido di te per l’assemblea del Pd?
«Le canzoni sono belle perché si allontanano da chi le scrive e diventano di tutti. L’altro giorno un parroco ha scritto sul web che ha addirittura usato le parole di Fango per fare una predica in chiesa».
Chissà che cosa ne pensa Michele Serra che vent’anni fa le augurò «una morte lenta e dolorosa».
«Come tutti i moralisti si è intimorito sentendomi per la prima volta. Ma allora le sue parole mi davano forza, mica mi deprimevano. E quando a Cortona mi hanno dato la cittadinanza è venuto lui a farmi l’intervista in piazza».
D’altronde tutti sono liberi di parlare. Anche il Papa?
«Allucinante che non sia andato alla Sapienza: è un capo di Stato, è autorevole».
Farà il superospite al Festival di Sanremo?
«Sì,ma sto cercando un’idea, voglio fare un piccolo pezzo di tv. E sicuramente canterò A te, è la prima volta che la mia voce cambia così tante tonalità, insomma fa un bel safari anche lì»
|
| |
Jovanotti: "Safari, l'avventura più
bella" / excite.it / 17.01.08
| |
"L'avventura più bella di vent'anni di carriera" questo è per Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, il suo ultimo album 'Safari'. "Sono contentissimo - ha detto Jovanotti - non avrei mai sperato di avvicinarmi a questo livello. Io volevo fare il deejay ma poi la musica è diventata una dolce ossessione, una compagna che la mia compagna in carne e ossa deve condividere con me". E proprio il brano 'A te' è dedicato alla sua Francesca.
Nel nuovo disco dell'artista figurano collaborazioni di tutto rispetto, molte delle quali nate un po' per caso. Nel singolo 'Fango' il grande Ben Harper suona la chitarra. "La collaborazione con Harper - ha raccontato Jovanotti - è nata con una mail. Lui poi si è presentato nel mio studio per registrare alle due di notte. Il suo - ha aggiunto Cherubini - è stato un regalo artistico e non solo, quando gli ho domandato come ci saremmo regolati con le rispettive case discografiche, mi ha chiesto solo di mettere il suo nome sul cd". Sergio Mendes ha preso parte al brano 'Punto' e Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, ha collaborato alla canzone 'Safari'. In 'Mani libere 2008' Jovanotti duetta con Michael Franti mentre in 'Temporale' figura il duo Dub Sly&Robbie. All'album, poi, ha partecipato anche Frank Marocco, la celebre fisarmonica del 'Padrino'. Registrato in parte a Los Angeles, per il 'Ragazzo fortunato' 'Safari' è forse il disco piu' pop della sua carriera. "Pensare che ero entrato in studio - ha detto Jovanotti - per fare un album funk rap". Il disco ha anche un altro valore aggiunto per l'artista, è dedicato al fratello Umberto scomparso a 45 anni lo scorso 22 ottobre in un incidente aereo con un ultraleggero.
Lorenzo presenterà il suo nuovo lavoro con un tour dal vivo che partirà il prossimo 10 maggio da Rimini per concludersi, provvisoriamente, il 2 giugno a Perugia. Il disco è accompagnato da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso Jovanotti.
|
| |
Safari, l'ultimo album di Jovanotti /
pupia.tv / 17.01.08
| |
Grande attesa per il nuovo disco di Lorenzo "Jovanotti" Cherubini, che l'artista definisce “l'avventura più bella di vent'anni di carriera”. L’album, dal nome “Safari”, è dedicato al fratello Umberto, scomparso lo scorso 22 ottobre in un incidente aereo con un ultraleggero.
Nell’album si annoverano collaborazioni prestigiose, da Ben Harper a Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro. Si preannuncia un grande successo per questo album ricco di suoni etnici, la cui pubblicazione è accompagnata da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso artista. Jovanotti che, parlando del suo disco, dichiara: “Safari mi ha dato grandissime soddisfazioni e sono contentissimo di quello che ho fatto. Volevo fare il dj ma ora la musica è diventata per me una vera e propria ossessione, una dolce compagna. L'intenzione era quella di fare un disco diretto, semplice, che arrivasse come un treno in corsa, con una presa pop. Alla fine è stato più quello che abbiamo buttato che quello che abbiamo tenuto e di questo sono soddisfatto”.
Da maggio inizia anche il suo nuovo tour: “Grazie a Dio con l'età mi fido più delle mie sensazioni, così il disco si è fatto da solo perché - conclude - era quello che dovevo fare e che Lorenzo presenterà dal vivo in un tour che partirà il prossimo 10 maggio da Rimini per concludersi, provvisoriamente, il 2 di giugno a Perugia”.
|
| |
Jovanotti torna con Safari /
diregiovani.it / 17.01.08
| |
Jovanotti è di nuovo in pista... o meglio in radio. Sono passati solo due anni da "Buon sangue" e domani 18 gennaio, Lorenzo è pronto a tornare con il suo undicesimo album intitolato Safari. Frutto di tanti viaggi, esperienze, gioie e dolori(la recente scomparsa del fratello maggiore Umberto), il disco presenta importanti collaborazioni come Sly & Robbie, Sergio Mendes, Michael Franti, Ben Harper (in “Fango”, primo singolo estratto dall'album) e Giuliano Sangiorgi, feautering questa, già consolidata nella canzone Cade la pioggia dei Negramaro.
Ecco la tracklist
ufficiale di "Safari":
"Fango" (con Ben Harper)
"Mezzogiorno"
"A te"
"Dove ho visto te"
"In orbita"
"Safari" (con Giuliano Sangiorgi)
"Temporale" (con Sly & Robbie)
"Come musica"
"Innamorato"
"Punto" (con Sergio Mendes)
"Antidolorificomagnifico"
"Mani libere 2008" (con Michael Franti Spearhead)
|
| |
Jovanotti, un Safari dedicato al
fratello scomparso / Barimia.info / 17.01.08
| |
di Sabrina Schilardi
Esce il nuovo album intitolato "Safari", frutto di otto mesi di lavoro, e, soprattutto, dedicato al fratello scomparso in ottobre. Di chi si tratta?
Jovanotti. L'ha commentato come " un viaggio avventurosissimo, il più bello in 20 anni di carriera". "Questo disco è una grande soddisfazione per me, sono
contentissimo perché non mi sarei mai aspettato di riuscire a fare un disco così bello", così, Lorenzo Cherubini, ha dichiarato quando ha presentato l'album che i critici hanno annoverato tra i migliori della sua carriera.
"L'intenzione era quella di fare un disco diretto, semplice, che arrivasse come un treno in corsa, con una presa pop...- prosegue - alla fine è stato più quello
che abbiamo buttato che quello che abbiamo tenuto e di questo sono soddisfatto. In realtà ero entrato in studio per fare un altro disco, più funk e
rap, ma è uscita un'altra cosa... alla fine sono state le canzoni che si sono imposte a noi".
Sarà in vendita domani, in quattro versioni: normale su cd,"deluxe version" che riporta tre inediti, dvd e quella su chiavetta usb, su iTunes e altri negozi
online. Sono 12 brani registrati a Los Angeles; si alternano canzoni d'amore e alcuni ballabili. Parecchie le collaborazioni a partire da Ben Harper, che suona
la chitarra in "Fango", "gli ho inviato via mail un mp3,- dichiara al riguardo - ha detto che la canzone gli piaceva tantissimo e l'avrebbe fatta in ogni modo.
Mi ha chiesto solo di essere citato"; inglobando anche Sergio Mendes, che dal suo punto di vista è "un mito i cui dischi mi hanno cambiato la percezione della musica", Sly e Robbie, denominati "i due papi della musica giamaicana" e finendo a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro.
Ora Lorenzo si prepara al nuovo tour. Partirà a maggio da Rimini, e afferma di voler forse partecipare al prossimo festival di Sanremo come ospite.
Infine parla anche dell'odierna musica, quella attualmente in crisi discografica e quella della fase del cambiamento, ammettendo che il "futuro è roseo"
perché non c'è "mai stata così tanta buona musica come ora".
|
| |
Lorenzo
"Jovanotti" presenta il suo Safari /
Rockol / 17.01.08
| |
Nella suggestiva cornice (si dice così, di solito, no?) del Planetario di Milano, Lorenzo “Jovanotti” Cherubini ha incontrato ieri sera, 16 gennaio, una piccola folla di rappresentanti dei media e amici per parlare del suo nuovo album, “Safari”, in uscita venerdì 18 (per informazioni dettagliate sul disco vi rimandiamo alla segnalazione presente nell’apposita sezione di Rockol).
“Non mi aspettavo da me un disco così bello” ha dichiarato in apertura Lorenzo, con la solita irresistibile e sfrontata modestia. Se il disco sia davvero così bello, ancora non sappiamo dirvelo, avendolo fra le mani solo da poche ore: ve ne riferiremo dopo averlo ascoltato con la dovuta calma. Del resto, “ero entrato in studio per fare un disco funk-rap, e invece mi è uscito questo” ha spiegato Jovanotti, che sul proprio sito ha messo in vendita, poche settimane fa, il libro di disegni e scritti “Safari Jam”, una sorta di diario della lavorazione dell’album – inutile cercare di ordinarlo, era in tiratura limitata ed edizione numerata, ed è andato subito esaurito.
Utilizzando le domande dei presenti come spunto sul quale parlare in libertà, Lorenzo ha raccontato degli ospiti musicali del Cd (“A Ben Harper ho scritto una mail, e una notte alle due si è presentato in studio per registrare il suo contributo a ‘Fango’: quando gli ho chiesto come ci saremmo regolati per questioni di royalties discografiche, mi ha chiesto soltanto di mettere il suo nome sul Cd. Sergio Mendes avevo chiesto solo di incontrarlo, per baciargli la mano - perché un suo disco, ‘Brasileiro’, che mi aveva regalato Red Ronnie, ha cambiato completamente la mia percezione della musica brasiliana - e invece ha voluto partecipare a ‘Punto’; Sly e Robbie me li ha fatti conoscere Mousse T, sono due papi del reggae, ed è fantastico averli in ‘Temporale’; ma non posso non citare Michael Franti degli Spearhead, il fisarmonicista ottantacinquenne Frank Marocco, l’arpista cinese Cynthia Hsiang-Zhan, il percussionista Lenny Castro, Alex Cortini dei Nine Inch Nails, Alex Alessandroni jr, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro”); ha confermato di essere stato invitato come superospite al Festival di Sanremo (“che va difeso, perché celebra la nostra musica e il nostro lavoro; vorrei andarci, ma non ho ancora un’idea precisa di cosa fare” – magari, suggeriamo noi sommessamente, un tributo a “Nel blu dipinto di blu (Volare)” di Domenico Modugno, che quest’anno compie cinquant’anni, e che faccia dimenticare l’infelice precedente del 1985 del “supergruppo” ‘Musica Italia per l’Etiopia’); ha spiegato le ragioni per le quali non è entrato nella “costituente” del Partito Democratico (“Mi piace essere testimone e non testimonial”); ha accennato al suo progetto riguardante l’ “Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto (“l’Ariosto è un precursore di Quentin Tarantino”).
Jovanotti ha infine anticipato le prime date di un tour che si aprirà a Rimini il 10 maggio, proseguendo a Firenze (12 maggio), Zurigo (14 maggio), Roma (17 maggio), Acireale (20 maggio), Palermo (22 maggio), Caserta (24 maggio), Torino (27 maggio), Milano (29 maggio), Ancona (1 giugno), Perugia (2 giugno).
|
| |
Jovanotti:
Safari è il mio album più bello /
delrock.it /
17.01.08
| |
E' dedicato al fratello Umberto, scomparso lo scorso 22 ottobre in un incidente aereo, il nuovo album di Jovanotti, Safari, in uscita venerdì 18. "E' l'avventura più bella di vent'anni di carriera - racconta - non avrei mai sperato di avvicinarmi a questo livello, io volevo fare il deejay, ma poi la musica è diventata una dolce ossessione, una compagna che la mia compagna in carne e ossa deve condividere con me". La pubblicazione del disco è accompagnata da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso Jovanotti.
Nell'album, collaborazioni prestigiose, come quella con Ben Harper, che suona la chitarra nel singolo Fango. "Il suo è stato un regalo artistico e non solo, quando gli ho domandato come ci saremmo regolati con le rispettive case discografiche, mi ha chiesto solo di mettere il suo nome sul cd". Con il leader dei Negramaro, Giuliano Sangiorgi, ospite del brano Safari, invece, "c'é una frequentazione e una stima reciproca da anni", che si è concretizzata in uno scambio reciproco di favori, con Jovanotti ospite dell'album dei Negramaro e viceversa.
A Los Angeles, dove ha registrato parte del disco, Jovanotti ha invece incontrato Michael Franti, che duetta con lui in Mani libere 2008, il brano che chiude l'album. Safari sarà presentato dal vivo durante un tour che partirà il prossimo 10 maggio da Rimini e si concluderà il 2 giugno a Perugia.
|
| |
Jovanotti:
l'intervista / Festivalbar /
17.01.08
| |
Il 2008 sarà l’anno di Jovanotti. Il suo nuovo disco Safari, dedicato al fratello Umberto scomparso in un incidente aereo lo scorso 22 ottobre, esce domani infatti nei negozi dopo essere stato messo in vendita su iTunes, dove ha raggiunto il numero uno tra i dischi più scaricati. Lorenzo è ovviamente felice della sua ultima creatura, che definisce addirittura "il disco che dovevo fare a tutti i costi".
Lorenzo, come definiresti il tuo disco dal punto di vista emozionale?
“Safari è un disco che non ha nemmeno bisogno di essere spiegato. E’ un treno in corsa che arriva dritto al cuore, fatto di sole emozioni. Anche se il titolo fa pensare a un viaggio, si tratta di un album privo di suoni etnici, scritto piuttosto per affreschi e immagini”.
E' stata una sorpresa?
"Già, non avrei mai sperato di avvicinarmi a questo livello. Io volevo fare il deejay, ma poi la musica è diventata una dolce ossessione, qualcosa di cui non posso fare a meno. Ecco perché sono così felice di aver composto un disco così: perché per la prima volta mi sento di aver scritto qualcosa che mi soddisfa come non è mai successo prima".
Come è venuta fuori l'idea di chiamare così tanti colleghi come Giuliano Sangiorgi, Sergio Mendes o Ben Harper per collaborare al tuo disco?
"Si è tratta fondamentalmente di un'idea nata vista l'amicizia che mi lega a tutti loro. Con Giuliano Sangiorgi poi mi sentivo particolarmente bene dopo aver collaborato anche con i Negramaro. Per Mendes invece avevo chiesto di incontrarlo solo per baciargli la mano come si fa con un cardinale. Ha accettato di partecipare a Punto. Mentre Ben Harper, dopo una mail di invito, si è presentato nello studio di registrazione alle due di notte per registrare Fango, il singolo. Il suo è stato un regalo artistico e non solo: quando gli ho domandato come ci saremmo regolati con le rispettive case discografiche, mi ha chiesto solo di mettere il suo nome sul cd".
A quale genere appartiene il tuo nuovo disco?
"Direi che si può definire un disco pop. Grazie a Dio, con l'età mi fido più delle mie sensazioni. Così il disco, che originariamente doveva essere molto più funky soul, si è fatto da solo. E' venuto come doveva venire. E sono contento che sia andata così".
Il tour partirà il 10 maggio da Rimini e si concluderà il 2 giugno a Perugia
|
| |
Safari,
il nuovo album di Jovanotti /
Skylife /
17.01.08
| |
L’artista dedica il lavoro al fratello scomparso. “E’ il disco più bello che abbia mai fatto"
Safari – Il 18 gennaio esce il nuovo album di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. “Safari – questo il titolo del nuovo lavoro – è il disco più bello che abbia mai fatto in 20 anni di carriera” dichiara entusiasta l’artista. Un lavoro maturo, importante, più cantato del solito, molto pensato e studiato, come ammette lo stesso Lorenzo, che ha deciso di dedicarlo al fratello Umberto, scomparso lo scorso 22 ottobre in un incidente con il suo ultraleggero volando sui cieli di Latina.
L’album è stato predisposto in 4 versioni: quella classica che contiene 12 canzoni, quella deluxe con 15 brani e un dvd, una versione da poter scaricare sull’iPod e un’altra per supporto usb. Tanti modi per rispondere alla crisi discografica e alla fase di cambiamento che il cd e la musica stanno vivendo, anche se per Lorenzo, il “futuro è roseo” perché non c'è “mai stata così tanta buona musica come ora”.
L’avventura più bella – “Safari mi ha dato grandissime soddisfazioni e sono contentissimo di quello che ho fatto. Volevo fare il dj ma ora la musica è diventata per me una vera e propria ossessione, una dolce compagna”. E ancora: “L'intenzione era quella di fare un disco diretto, semplice, che arrivasse come un treno in corsa, con una presa pop. Alla fine è stato più quello che abbiamo buttato che quello che abbiamo tenuto e di questo sono soddisfatto” ha spiegato il musicista raccontandosi come un fiume in piena. “In realtà ero entrato in studio per fare un altro disco, più funk e rap, ma è uscita un'altra cosa. Alla fine sono state le canzoni che si sono imposte a noi”.
Un affresco ricco di immagini - Anche se il titolo del disco, Safari, rimanda al concetto di viaggio, il nuovo lavoro di Jovanotti è scevro di suoni etnici, ma si presenta piuttosto “come un fumetto, un affresco per immagini” tanto che la pubblicazione è accompagnata da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso artista.
Nell'album, collaborazioni prestigiose, a partire da quella con Ben Harper, che suona la chitarra nel singolo Fango, continuando con quella con Sergio Mendez nel brano Punto. E ancora, l’incontro con Michael Franti, avvenuto a Los Angeles, che duetta con Jovanotti in Mani libere 2008 e, infine, la collaborazione con il leader dei Negramaro, Giuliano Sangiorni, ospite del brano Safari
|
| |
Lorenzo:
"la gioia sia con noi" / TGcom /
17.01.08
| |
Sono lontani i tempi del "ragazzo fortunato". Oggi Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, è un uomo con le sue esperienze, un grande dolore alle spalle (la recente scomparsa del fratello maggiore Umberto) e con una gioia indescrivibile. Gioia di viaggiare, suonare e incidere il suo 11esimo album "Safari", in cui si "balla ma si pensa anche all'amore, un disco di emozioni", spiega al Tgcom.
Sono passati solo due anni da "Buon sangue" ma Lorenzo sente che questo "è indiscutibilmente il miglior disco che potevo fare. Ma non è una frase fatta perché ho lavorato con un team affiatatissimo e unito". Già pronto anche il Safari Tour con uno "spettacolo ricco di sorprese". Si comincia il 10 maggio a Rimini, seguirà Firenze il 12, Zurigo il 14. Il 17 il cantante sarà a Roma, il 20 ad Acireale, il 22 a Palermo e il 24 a Caserta, il 27 si torna al nord a Torino, poi Milano il 29. Le ultime due date della prima parte del tour saranno Ancona il 1 giugno e il 2 a Perugia.
Il disco inizia con il singolo "Fango" dove c'è la partecipazione della chitarra di Ben Harper. "Gli ho mandato via email l'mp3 di 'Fango' - rivela Lorenzo- con i miei complimenti per la sua musica. "Ci siamo stati subito simpatici, quando ci siamo conosciuti, abbiamo parlato molto. Alla fine gli ho chiesto se voleva in qualche modo contribuire al brano. Lui mi ha risposto dopo solo un'ora dicendosi entusiasta della canzone e che avrebbe fatto di tutto per partecipare. "Magari lo metti il mio nome nei crediti? - , mi ha chiesto. - Straordinario".
E' un fiume in piena Jovanotti, ricco di parole e di stati d'animo come quando con dolcezza dice: "Ci sono molte canzoni d'amore in questo disco ("A te", "Dove Ho Visto Te", "Come Musica" e "Innamorato") è un modo per riconsegnare il tempo che ho sottratto alla mia compagna durante la lavorazione dell'album".
Non mancano gli amici di Lorenzo in questo lavoro come nel brano "Safari" dove si registra l'intervento di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Un piccolo favore tra i due dopo la partecipazione di Jovanotti in "Cade la pioggia" presente nell'ultimo album della band salentina. "Con Giuliano è nato un feeling immediato - dice l'interprete di 'Fango'-. Lui ha ascoltato i miei dischi, mentre io confesso che sono sempre stato un po' snob nei confronti della musica italiana. Però i Negramaro devo ammettere hanno un gran talento".
Ha dichiarato a Rolling Stone: "Chi gioca con la tristezza mi fa un po' incazzare. Anche i miei colleghi cantanti, quando sento che ci marciano...".
Può farci qualche nome?
"A volte mi pento quando leggo le mie risposte su alcune interviste. Ognuno è libero di esprimere ciò che vuole. Io scelgo sempre canzoni che facciano pubblicità al bello".
Perché canzoni solo positive?
"Il dottore da cui vado, dopo tanti giri di parole, mi ha detto 'lo fai per la tua mamma per farle piacere'! Sono corso da lei e mi ha confermato che era felice di quello che cantavo (ride, ndr)".
A che punto è il suo progetto musicale tratto da "L'Orlando furioso" a cui lavora da cinque anni?
"E' solo un sogno, anche se non escludo possa prender corpo in qualsiasi momento. Io scrivo le rime mentre le musiche le fa il mio amico Bruno Franceschi. Però la struttura dell'opera è pazzesca, grandiosa e mi appassiona molto".
Suo padre lavorava come guardia svizzera in Vaticano. Cosa ne pensa della rinuncia del Papa di recarsi alla Sapienza?
"Come molti penso che non sia giusto. La parola non va negata a nessuno, è un conflitto che non fa bene. Nel mondo della scienza ci sono anche numerose persone aperte al dialogo che portano avanti ricerche importantissime come quella sulle cellule staminali, fondamentali per combattere malattie terribili. E' giusto che il dialogo tra Chiesa e Scienza rimanga sempre vivo".
Le piace Papa Ratzinger?
"Non lo conosco. L'ho solo visto in televisione".
Dirà sì a Pippo Baudo per la partecipazione al Festival di Sanremo come superospite?
"Sanremo è una grande festa della musica. Non ho ancora confermato la mia presenza, ma sto pensando a un grande spettacolo che vorrei portare all'Ariston. Appena ci sarà qualcosa di concreto dirò subito di sì a Pippo".
"Safari" ci consegna un Lorenzo nuovo, positivo e carico di gioia da donare con la sua musica. E neanche il grande lutto che porta nel suo cuore per la perdita del fratello lo ha cambiato. A Umberto l''artista nel suo libro "Safari Jam" dedica parole di affetto e commozione: "La fede di Umberto era antica e molto forte anche perché non ha mai smesso un secondo di cercare (...) Questa è una morte che ha senso, una morte 'eroica' letta con la lente del cammino dell'uomo sulla terra. Una morte in grazia di Dio senza nulla di consolatorio".
|
| |
Jovanotti:
un film sul nuovo album / Adnkronos /
17.01.08
| |
Proprio il giorno dell'uscita di ''Safari'', il nuovo attesissimo album di Lorenzo 'Jovanotti' Cherubini, Mtv Italia trasmette domani alle 22.30 ''La Luna di giorno'', il film-documentario diretto da Marco Ponti ("Santa Maradona", "A/R Andata + Ritorno") che ha seguito il cantante toscano nei viaggi a Los Angeles, dove sono nate le nuove canzoni e sono state realizzate alcune sessioni di registrazione.
Ponti cita Fellini, con parole tratte dal libro ''Fare un film'', per spiegare con quale approccio ha iniziato il suo viaggio nell'universo di Lorenzo, colto in un momento cosi' strano e unico com'e' quello in cui nasce un disco: ''Mi sarebbe piaciuto dedicargli un piccolo saggio cinematografico, un ritratto in movimento -dice Ponti con le parole di Fellini- che rendesse conto di come era, come era fatto dentro e fuori, quale era la sua struttura ossea, quali erano gli snodamenti piu' sensibili, le giunture piu' resistenti e mobili. Avrei voluto farlo vedere in diversi atteggiamenti, in piedi, seduto, orizzontale, verticale, per vederlo bene e farlo vedere, cosi' come si fa con un documentario su certi pesci fosforescenti degli abissi marini".
Poi il regista prosegue: ''Non c'e' mai stata la presunzione di capire o addirittura di spiegare, quanto la semplice e forse impossibile ambizione di restituire, attraverso le immagini, una persona, il suo lavoro, i suoi pensieri e anche, perche' no, i suoi sogni. E di cercare inoltre di raccontare, attraverso i suoi occhi, la citta' dove si fabbrica la maggior parte dei sogni (e degli incubi) di questo nostro tempo''. Ovvero Los Angeles.
|
| |
Jovanotti,
un Safari nella testa (e il dolore
dentro il cuore) / La Stampa /
17.01.08
| |
di Marinella Venegoni
Sono caduta per cinque minuti dentro "Colorado" su Italia 1, mi sono spaventata: possibile che non esista più un cabarettista capace di far sorridere con una battuta intelligente, non televisiva, senza parolacce? Bah. Allora mi è venuta in mente (anche se non c'entra nulla, ma in qualche modo sì) la chiacchierata che ho fatto ieri con Jovanotti per l'uscita del suo album, appunto "Safari". Un bel disco, secondo me, pieno di dub, di inventiva e di energia, con testi molto di testa tranne che la divertente "Antidolorifico magnifico" infarcita di improbabili ricette stregonesche, con collaborazioni musicali di Ben Harper, Sly e Robbie da Kingston, Giamaica, Franti Spearhead, Giuliano Sangiorgi che se la tira un po' ma pazienza. Si sente il basso di Saturnino che va a mille. "Quando c'è tanta gente brava, tutti danno il meglio di sé", mi ha detto Lorenzo.
Dopo Colorado, mi viene in mente Jovanotti perché è uno che il livello lo tira su, dovunque vada. Non è prolisso, non è noioso, anzi. Ma senti nel suo parlare le letture, la musica, una famiglia che lo ha seguito. Senti che non farebbe neanche accenno, se tu non gli chiedessi, a questo momento doloroso della sua vita: il fratello Umberto morto in un incidente aereo, il papà Mario che sta facendo la chemio e lui lo accompagna e gli tiene la mano.
Brutti momenti ma il disco è rimasto così, gioioso: "Elaborare il dolore è una cosa lunga, non credo ci si possa scrivere subito sopra - mi ha detto ieri -. E poi Umberto lo ha sentito, pochi giorni prima di andarsene, gli piaceva. A me basta questo".
Ciao Lorenzo, un abbraccio.
|
| |
Jovanotti
ad Affari: "Ho detto no a Veltroni e
al PD per fare il mio disco" /
Quotidiano.net / 17.01.08
| |
di Francesca Binfarè
“Non essere d’accordo con la Chiesa su argomenti come la ricerca sulle cellule staminali, ma la vicenda della mancata presenza del Papa alla Sapienza mi è dispiaciuta: si deve sempre dialogare con chi non è d’accordo”. Parola di Jovanotti, ormai una sorta di testimonial musicale della Sinistra italiana. Tanto che gli hanno offerto (e lui l’ha rifiutato) un posto nella Costituente del Partito Democratico. Del resto Walter Veltroni non ha mai nascosto di essere un suo fan: “Mi è piaciuto molto 'Fango', l’ultimo lavoro di Jovanotti - aveva detto il leader del Pd poche settimane fa - e visto che è un artista romano che manca dalla Capitale ormai da tanto tempo, mi piacerebbe vederlo tornare a suonare nella nostra città”.
Lorenzo Cherubini ha preferito immergersi nel suo “Fango” (canzone che vede l’apporto alla chitarra di Ben Harper, inserito in una lista di ospiti che annovera tra gli altri anche Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e Sergio Mendez), e venerdì 18 potremo fare la conoscenza di tutto il nuovo “Safari”. Lui lo presenta ad Affari come “un cd con 12 o 15 aspetti, in base alle versioni dell’album (standard, deluxe con 3 brani in più e un dvd con il film di Marco Ponti “La luna di giorno”, in download standard negli store digitali e con bonus track su i Tunes, e su chiavetta usb disponibile nei punti vendita Mediaworld); un disco non di viaggio ma in cui si viaggia, in cui c’è senso del movimento e dell’avventura”.
Com’è stato realizzare questo nuovo disco?
“E’ stato un viaggio avventurosissimo, il più bello finora. Ho lavorato con una grande squadra, mai così concentrata sul raggiungimento del risultato. Questo, per me, è un disco di grande soddisfazione”.
Che cosa significa per te questo nuovo cd?
“Safari in swahili significa viaggio, ma per me indica tutto quello che mi piace. Stavo finendo l’album “Buon sangue”, e stavo ragionando sui titoli: Safari era il nome del browser che usavo per navigare in internet, e mi sono appuntato questa parola perché mi piaceva come titolo per un disco. Safari è come pizza e rock’n’roll, è uguale in tutto il mondo, ed è una parola vuota: ognuno può metterci dentro quello che vuole. Safari può essere una nuova auto o una linea di abbigliamento. Io ci ho messo dentro il mio immaginario”.
E’ venuto il disco che volevi?
“Quando ho iniziato a lavorare a questo album lo volevo diretto, che entrasse come un treno in corsa nei cuori delle persone, che non andasse spiegato, che avesse una presa pop dirompente. Però, l’idea iniziale era tutt’altra: volevo fare un disco funk-rap. Le canzoni che volevo, però, rimanevano indietro e ne venivano avanti altre. In questo senso, il disco si è imposto a noi”.
Parlando di attualità, cosa pensi della protesta della Sapienza contro la presenza del Papa?
“Mi è dispiaciuta tutta questa situazione: io sono per la parola fino all’ultimo. Sono convinto che, per esempio, la ricerca sulle cellule staminali sia importantissima, che ci possa aiutare e che debba essere portata avanti. Si deve però dialogare con chi non è d’accordo, sempre”.
Ti hanno contattato per offrirti un ruolo nel Partito Democratico?
“Sì, mi hanno chiesto di entrare nella costituente, ma la mia costituente in quel momento era il disco. Mi ha fatto molto piacere l’offerta, sono andato a votare alle primarie, non mi sento fazioso nel dire che per questo progetto scatta una mia partecipazione emotiva e intellettuale”.
Cosa pensi della fine della classifica dei cd singoli?
“Che non è scomparsa, si è solo trasformata in quella di download”.
Andrai a Sanremo come ospite?
“Me l’hanno chiesto e mi piacerebbe. Non ho detto il sì definitivo perché sto ancora pensando a cosa proporre”.
Hai già pensato al tour?
“Partiamo il 10 maggio da Rimini e faremo i palasport perché la produzione è grossa. Ma devo ancora riflettere su cosa farò”.
|
| |
Jovanotti
nella foresta, il cuore rinasce dal
fango / Quotidiano.net / 17.01.08
| |
Dall'Amazzonia a Los Angeles con lo zaino e l'I-Pod, ecco 'Safari': appunti pop di un viaggio esistenziale. Sulla sua vita privata confessa: "Adesso sposerò Francesca e tornerò, forse, a Sanremo"
Quaderni di viaggio, cartoline squadernate. Foto, parole a dondolo fra musica, ritmo del cuore e respiro della mente. 'Safari' e Swahili, i diari di una motocicletta che ha i piedi per ruote e la memoria della fantasia nel motore. Jovanotti ci porta nel villaggio globale che resta prima di tutto villaggio, capanna, solitudine affollata, alla ricerca del pop assoluto. Di un linguaggio fiume che lo rappresenti, in una rotta matta da San Francisco a Panama, Ecuador, Amazzonia, Costarica, Città del Messico, Los Angeles. Cortona che sta sulla collina (Migliacci dixit), la città "dei bar con fuori i tavolini e il silenzio di certi giardini".
Lorenzo ci racconti come sono nate le dodici canzoni di 'Safari'.
"Sono partito a marzo con il solito zainetto, l’i-Pod, quaderni Composition con le spirali, che compro alla New York University perché costano poco, sono leggeri. E mi fanno tornare studente. Le Moleskine mi imbarazzano: sono troppo trendy e ci sono le righe troppo strette: io scrivo largo".
Fatto il bagaglio antropologico culturale, dove sei andato o finito?
"In Amazzonia. Da San Francisco, dove avevo registrato con i Negramaro. Ho detto a casa che sarei stato via un mese e ho preso un aereo per Panama. Senza organizzare nulla. Infatti non ho preso l’aereo diretto perché non avevo fatto il vaccino contro la febbre gialla e ho fatto un giro più lungo, dall’Ecuador. E sono arrivato fino al cuore della foresta pluviale dal confine, sulle canoe di linea per gli indios. Mi sono fermato in un villaggio e ho scritto per una settimana. Poi sono volato un giorno in Costarica e dieci a Città del Messico, in una cameretta d’albergo vicino al centro. Sono tornato con quaranta semi di pezzi".
Con chi hai fatto il resto della pre-produzione?
"Ho chiamato Saturnino, Onori, Fresco e Santarnecchi, un pianista fiorentino per dare aria alle armonie. Per lavorare più a fondo sull’ambientazione sonora, su cosa ci piace e su cosa ci ispira. Abbiamo lavorato tanto, abbiamo buttato via tanto. Poi siamo partiti per Los Angeles con il produttore Michele Canova, che non aveva ancora ascoltato niente. Da Sergio Mendes, pianista, autore e arrangiatore brasiliano, che ci raccontava, nella sua villa hollywoodiana di Frank Sinatra e Tom Jobim. Lui lì è il papa della musica: in studio venivano in processione per salutarlo".
Hai coinvolto musicisti molto diversi fra loro dai quattro angoli del mondo.
"Senza le case discografiche, sfruttando solo i miei contatti, cellulari, e-mail. Come per Ben Harper, che ha suonato la chitarra in "Fango". Una e-mail, il pezzo gli è piaciuto, ha suonato. E mi ha chiesto solo di mettere il suo nome sul disco. Sly&Dunbar, leggendaria ritmica giamaicana, sono un mito della mia adolescenza. I musicisti di Mendes e Mendes al Fender Rhodes. Il fisarmonicista Frank Marocco, 84 anni, scovato a Los Angeles: è quello che suona nella colonna sonora del Padrino. I miei. Marco Tamburini, trombettista jazz e arrangiatore dei fiati".
Come è cambiato il linguaggio di Lorenzo?
"Delle mie parole ognuno fa l’uso che vuole. C’è il mio diario pensiero, non c’è una vera struttura narrativa, che non appartiene a una generazione cresciuta con la pubblicità. Procedo per accumulo e scrivo tanto: è come se facessi delle fotografie e poi scegliessi quelle che mi piacciono di più. Per sottrazione".
Cosa pensi del Papa costretto a non andare alla Sapienza di Roma?
"Mi fa un po’ incazzare. Scredita anche chi ha un’idea laica dello Stato e della cultura. Ne fa una fazione, un vezzo. Al di là delle tue idee c’è il riconoscimento di un’autorevolezza. Il Papa è il Papa. Anch’io nel referendum sulla fecondazione assistita ho votato contro le idee della Chiesa, ma il Papa lo ascolto".
Le polemiche sull’attuazione e l’eventuale abrogazione della legge sull’aborto?
"Mi sembrano strumentali, questo non è il modo giusto per difendere la vita. La legge sull’aborto è una conquista. Ciò non vuol dire che non sia un dramma, un’esperienza dura, difficile. Ma il problema c’è perché siamo uomini e donne. Bisogna invece andare avanti nel dialogo, discuterne, sempre tenendo presente che quando non c’era era peggio".
Ho letto che ti sposi con Francesca.
"È vero, prima o poi mi sposo, non so se fra un anno o dieci. Ma non voglio fare come Sarkozy: ve lo diciamo prima. L’ho pensato dopo quello che è successo a mio fratello Umberto (morto di recente in un incidente aereo, a cui è dedicato l’album). Pensavo che se fosse successo qualcosa a me, Francesca, dopo 15 anni di convivenza, non avrebbe avuto diritti. E poi noi ci amiamo molto, abbiamo una figlia di 9 anni. Siamo una famiglia".
Te lo vedi il prossimo Sanremo?
"Vorrei andarci come ospite, che ci piaccia o no è la nostra festa della musica e va difeso. Mi hanno invitato ma non ho ancora detto di sì perché non ho ancora un progetto definito".
L’album 'Safari' esce dopodomani in 4 versioni: normale con 12 canzoni, deluxe con 15 brani e un dvd, una versione da scaricare nell’iPod e un’altra per la chiave Usb.
di Marco Mangiarotti
|
| |
Jovanotti:
Mi ispiro a Fellini per trasmettere
entusiasmo / Corriere della Sera /
17.01.08
| |
Il disco «Safari» è il nuovo album di Lorenzo Cherubini
MILANO — Lorenzo parte terza. La prima è stata quella del disimpegno, del Jovanotti di «è qui la festa». Poi è arrivata la svolta di Lorenzo, il giovane guru che credeva «in una grande chiesa che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa». Ora la svolta intimista. Esce domani «Safari» — il titolo indica in lingua swahili il viaggio, da intendersi come «avventura umana» spiega il rapper — con 12 brani che sono riflessioni personali più che sociali, canzoni d'amore più che di protesta. Una nuova fase? «Io la vivo così — conferma Lorenzo —. L'ultimo album "Buon sangue" è stato l'inizio di qualcosa e ora sento un grande entusiasmo per il mio futuro musicale. Mi sembra che quello che devo ancora fare sia più di quello che ho fatto».
Nessun tradimento, però, del Lorenzo engagé: «È un'evoluzione del linguaggio. In qualche modo scrivo ancora con spirito civile: voglio interferire con il mio tempo. Evocare passioni interiori ha un valore comunicativo: voglio trasmettere entusiasmo. Dire una cosa bella a una donna è un gesto alto». Entusiasmo è anche accettare di esibirsi a Sanremo: «Vorrei andare come ospite, che ci piaccia o no il Festival è la nostra festa della musica e va difeso. Non ho ancora detto di sì perché non ho un progetto definitivo da presentare e vorrei dare il mio contributo. Comunque, se c'è la possibilità ci vado, per fare un bel pezzo di spettacolo ».
Lanciato dalla dolcissima «Fango», «Safari» esce in due versioni. In quella deluxe ci sono un dvd e delle canzoni in più. In una di queste («Come parli l'italiano»), Lorenzo cita Pavarotti e Fellini. «Quando sono all'estero e devo spiegare cosa faccio vado su YouTube e mostro il video in cui duetto con il tenore. Lui è stato una figura bellissima, storica. Averlo conosciuto è stato bello». E Fellini (che torna anche per «In orbita » con una citazione al Mastroianni- Snaporaz di La città delle donne)?: «È una presenza chiave. Molte ambientazioni delle canzoni sono felliniane. Ma ci trovo anche Hugo Pratt, Mister No e i fumetti Bonelli, il western all'italiana: un immaginario che dipende da quello che leggevo, guardavo e sentivo quando stavo lavorando all'album».
Nel disco ci sono collaborazioni importanti. Dal brasiliano Sergio Mendes a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro («Un'amicizia artistica. È come Nino Rota: moderno ma con melodie che spaccano»), Ben Harper («Lui è un dono per le mie orecchie. Mi ha regalato, nel senso che non ha voluto altro che la citazione nel libretto, la chitarra di "Fango"») e Michael «Sparehead» Franti. Restano poche scorie, segnali minimi del Lorenzo fase due. La più evidente in «Safari »: «Ci sono armi nei supermercati/ e mettono i "beep" nei "vaffanculo"». La spiega così: «Mi riferisco alla strage alla Virginia Tech. Dopo pochi giorni le tv trasmettevano i video del ragazzo censurando i suoi "fuck". In questo c'è la modernità con tutto il suo assurdo. È il mondo in cui viviamo oggi».
Andrea Laffranchi
|
| |
Musica,
in "Safari" con Jovanotti,
"l'avventura più bella" / Reuters /
17.01.08
| |
di Ilaria Polleschi
Un viaggio "avventurosissimo", il più bello dei suoi 20 anni di carriera: Jovanotti descrive così il suo nuovo album "Safari", frutto di otto mesi di lavoro, dedicato al fratello scomparso in ottobre.
"Questo disco è una grande soddisfazione per me, sono contentissimo perché non mi sarei mai aspettato di riuscire a fare un disco così bello", ha raccontato ieri sera ai giornalisti lui, all'anagrafe Lorenzo Cherubini, presentando un album che in effetti i critici annoverano tra i migliori della sua carriera.
"L'intenzione era quella di fare un disco diretto, semplice, che arrivasse come un treno in corsa, con una presa pop... alla fine è stato più quello che abbiamo buttato che quello che abbiamo tenuto e di questo sono soddisfatto", ha spiegato ancora, raccontandosi come un fiume in piena.
"In realtà ero entrato in studio per fare un altro disco, più funk e rap, ma è uscita un'altra cosa... alla fine sono state le canzoni che si sono imposte a noi".
Dodici brani registrati a Los Angeles, tra canzoni d'amore e pezzi ballabili, in vendita da domani in quattro versioni: quella normale su cd, la versione "deluxe" con altri tre inediti e un dvd; quella su chiavetta usb e quella su iTunes e altri negozi online.
Tanti modi per rispondere alla crisi discografica e alla fase di cambiamento che il cd e la musica stanno vivendo, anche se, per Lorenzo, il "futuro è roseo" perché non c'è "mai stata così tanta buona musica come ora".
L'album vanta collaborazioni prestigiose, da Ben Harper, che suona la chitarra in "Fango" ("gli ho inviato via mail un mp3, ha detto che la canzone gli piaceva tantissimo e l'avrebbe fatta in ogni modo. Mi ha chiesto solo di essere citato") a Sergio Mendes ("un mito i cui dischi mi hanno cambiato la percezione della musica"), a Sly e Robbie ("i due papi della musica giamaicana") e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro.
Dopo il lancio del disco, Lorenzo si prepara al nuovo tour, che partirà a maggio da Rimini, anche se non disdegna l'idea di partecipare al prossimo festival di Sanremo come ospite.
Poi svela di essere stato contattato per far parte della costituente del Partito Democratico. "Ma non potevo, in quel momento la cosa più importante per me era il disco, che poi è la mia dichiarazione di intenti. Mi ha fatto piacere, ma ho risposto che preferisco essere testimone e non testimonial".
|
| |
Lorenzo,
cantastorie gentiluomo / la
Repubblica Velvet / 17.01.08
| |
di Giovanni Ciullo
Arriva il nuovo album,"Safari", pieno di animali e ritornelli.
E a noi lui racconta del viaggio in Amazzonia, della luce di mezzogiorno e dell'importanza di una canzone d'amore
Quanto largo e benigno si dimostri talora il cielo nell’accumulare in una persona tesori e talenti che suol compartir fra più individui, chiaramente poté vedersi nel non meno eccellente che grazioso messer Lorenzo Cherubini da Cortona». Sorride Jovanotti a pensare a un Giorgio Vasari che lo descriva così nelle sue “Vite degli Uomini”, come un Raffaello dei tempi moderni, l’artista di un nuovo Rinascimento. Ma proprio a un “ritratto di gentiluomo” viene da pensare ascoltando le sue parole e le canzoni del nuovo album (“Safari”, in uscita il 18 gennaio). E soprattutto guardando gli scatti che Albert Watson gli ha fatto per noi. «Ho dentro di me la sensazione del mezzogiorno. Senza albe, né tramonti. Ho una figlia piccola, genitori anziani: sono diventato quello al quale gli altri fanno riferimento. Per questo ho bisogno della luce piena del mezzogiorno: non posso più permettermi di avere ombre».
E allora illuminiamo la scena. Raccontiamo la storia dell’intervista più lunga che ci sia mai capitato di fare. Un incontro durato 10 mesi, tanti ne sono passati da quando Lorenzo è arrivato la prima volta da noi in scooter, in un pomeriggio qualunque di primavera, per dirci che... non aveva ancora nulla da dire. «Prima devo partire, zaino in spalla, da solo». Discendere il Rio delle Amazzoni, affrontare la foresta e le paure. Trovare la voglia e l’ispirazione per scrivere. «Porterò con me solo l’iPod, un registratore e un taccuino», aveva detto. «Poi tornerò, per raccontarvi tutto». Promessa mantenuta. Così eccoci qua, a parlare di un disco che rigira fra le mani con l’entusiasmo di chi sente (o spera) d’aver fatto qualcosa di bello. «Dentro c’è un sacco di roba, la cosa difficile è stata togliere. Intanto è un disco di canzoni, come ci hanno insegnato a farle nel Novecento, e non di esperimenti. Ci sono strofe, incisi, ritornelli, arrangiamenti. Ci sono lenti e pezzi da ballare, c’è il melodico e il dub. La chitarra di Ben Harper e Sergio Mendes, Michael Franti: collaborazioni vere, vere amicizie. Ci sono pezzi come “Fango”, che io definisco borderline: viaggiano su un confine sottile, tra il rischio di cadere nella retorica o nelle canzonette. E poi c’è la mia solita Arca di Noè: aquile, farfalle, leoni, tigri. D’altronde è un disco scritto nella foresta».
È arrivato il momento di parlare dell’Amazzonia. «Ho rivisto “Fitzcarraldo” e mi son detto: “porca miseria che bello”. Ho riletto Zagor, Mister No a caccia di avventure e confini del mondo. Così sono partito e sono atterrato in Ecuador. Da lì ho disceso in canoa un affluente del Rio delle Amazzoni. L’Amazzonia ha una sua popolazione e io ho usato i suoi “mezzi pubblici”: le canoe. Con una mappa in mano raggiungevo i posti dove potevo dormire. Avevo iPod, registratore e quaderno: per giorni ho soltanto guardato la foresta, ascoltato la musica e preso appunti». Cosa c’era in quell’iPod? «I Gorillaz, Tom Waits, Domenico Modugno: cose molto diverse. Bossanova, Billy Joel e Gino Paoli. Nessuno strumento musicale, in genere scrivo sui pezzi degli altri. Lo fanno tutti, ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Non si tratta di copiare, è che i giri armonici sono come i cognomi cinesi: ce ne saranno 30 in tutto. Poi, ovvio, il risultato finale è diversissimo». Torniamo nella foresta. «In Amazzonia nulla riposa. È vita e morte senza soluzione di continuità. Stringi l’inquadratura e c’è qualcosa che nasce e qualcosa che muore, allarghi l’inquadratura e idem. Così dopo un po’ ho avuto bisogno di uscire».
Per sbarcare a... «Città del Messico: un altro tipo di giungla, la città-foresta primaria più grossa del mondo. Complessa, dolce e durissima come solo le megalopoli sanno essere: minacciose ed emozionanti al tempo stesso». Intanto il disco si scriveva da sé. «Proprio così. Nessun pezzo parla di Amazzonia, non sono stato così didascalico. Ma in ogni pezzo c’è quell’atmosfera: vortici, rapide, l’innamoramento della natura». Anche il nome dell’album, “Safari”, evoca l’avventura. «Vuoi sapere com’è nato? Mentre correggevo al computer i testi di “Buon Sangue” (il penultimo disco, ndr), mi è caduto l’occhio sull’icona del browser: “Safari”, appunto. E mi sono detto: “Cavolo, mi piacerebbe chiamare così il prossimo album”. E siccome seguo sempre i fili di quello che mi accade, ho comprato un libro sull’Africa dove l’autore spiegava l’etimologia della parola safari: niente cacciatori e bestie feroci, in swahili significa viaggio, cammino. La parola di una minoranza etnica entrata in vocabolari potenti come l’inglese, il francese, persino il cinese». Il romanticismo del viaggio, ma anche tante canzoni d’amore. «Dire una cosa bella a una persona amata è una meraviglia. Ti fa stare bene. L’amore, ragazzi, è una sensazione esaltante. Che poi uno possa pensare che la mia vita sia idilliaca non è vero. La mia vita è un casino, come quella di tutti». Spiegaci meglio questa cosa del mezzogiorno. «Sono nella fase in cui sono io quello grande. Mia figlia Teresa, i genitori diventati anziani: la mia energia deve servire per chi ha bisogno di me». Una volta ci hai detto: “Anche se non sembra, ho uno spiccato senso del tragico”. «La gente non se ne accorge, ma è vero: sennò non farei canzoni allegre, non funzionerebbero. Quello che dico è: visto che alla fine di tutto c’è la morte, visto che ci dobbiamo schiantare, almeno proviamo a fare dei volteggi». È inevitabile, accenniamo al grande dolore che ha colpito Lorenzo lo scorso ottobre: la morte di suo fratello Umberto, precipitato con un aereo. «È stato un dolore tremendo, una cosa fortissima che rimarrà così per sempre».
Romanticismo del viaggio, canzoni d’amore e poi? «Sono partito dicendomi: “ehi, non puoi non parlare di precariato, inquinamento, integralismi”. Per me è gratificante pensare che qualcuno riconosca la mia capacità di fare analisi della società. Poi però ho capito che piuttosto che il guru dovevo fare uno spot per il mondo: così ho cercato di parlare del bello, del bello che non mortifica, che dà opportunità e non le frena, che è progressista e non reazionario. E ho accettato che anche una canzone d’amore possa essere una manifestazione della bellezza». Cambiamo argomento, parliamo di quotidianità. Cosa fai quando non te la canti e non te la suoni? «Disegno, nuoto, faccio un po’ di sport. Leggo. Soprattutto grandi classici per recuperare la mie basi scarse: Tolstoj, Dostoevskij, Flaubert. Vado in giro, me ne sto con gli amici al dolce far niente... Non voglio sembrare il babbo dei fumetti, ma passo molto tempo con Teresa: disegniamo, parliamo, giochiamo. E andiamo al cinema: “Ratatouille” e “Come d’incanto” sono stati gli ultimi film». Moda e shopping? «Soprattutto in rete. Francesca è più violenta di me: eBay, net-à-porter... Io più che vestiti compro dischi e strumenti musicali. E quando sono all’estero, dove non mi riconoscono, passo da un negozio all’altro». E la moda? «Ci rientrano così tante cose che sarebbe assurdo dire a priori “non mi interessa”. La moda è la cosa che assomiglia di più alla musica. Dentro c’è un po’ di tutto: creatività, mercato, superficialità e antropologia. Se vedo un piumino anni Ottanta e ascolto una canzone degli Smiths provo assolutamente la stessa emozione.Vedere cos’ha fatto quest’anno Marc Jacobs è come ascoltare l’ultimo disco di Ben Harper».
A questo punto facciamo un passo indietro. Riepiloghiamo una vita piena di cose straordinarie: l’infanzia in Vaticano (dove il padre era un funzionario e che lui definisce “la mia via Gluck”); il debutto a Radio Deejay e il successo da ragazzino dinoccolato, spensierato e felice; poi la world music, le canzoni impegnate e i 40 anni. Nel frattempo una popolarità trasversale: benvoluto (o tirato per la giacchetta) da tutti. Eccolo agli happening mondani (alla Festa del Cinema di Roma ha presentato un film-documentario), nei dischi e nei tour dei colleghi-amici (Celentano, i Negramaro), nelle serate di beneficenza (don Rigoldi) e in quelle antimafia (uno dei primi ad appoggiare i ragazzi di Locri). Addirittura alle kermesse per i nuovi partiti (“Mi fido di te” è l’inno del Partito Democratico di Veltroni). Ti rendi conto che ormai piaci a tutti? «Sì, come certi vecchi zii... a cui vuoi bene soprattutto se li vedi poco». Da persona intelligente, per finire, svelaci due difetti che ti riportino a terra. «Sono distratto. Anche con le persone che mi stanno intorno. Chi mi vuole bene me ne vuole veramente, io non riesco sempre a dimostrarlo». E poi? «Ho l’ansia di piacere a tutti. E quando la vedo che viene fuori... mi incazzo. Se vuoi piacere a tutti combini disastri. “Accidenti”, mi dico per spaventarmi, “solo Berlusconi è così”. E allora la combatto. E ogni tanto ci riesco pure».
|
| |
Lorenzo
Jovanotti esce dal Fango
cantando il suo "Safari" musicale /
ilgazzettino.it / 16.01.08
| |
Lorenzo Jovanotti raduna stampa, radio e web al Planetario, così come anni fa fece Vinicio Capossela. "E' un luogo evocativo, e una recente passione". Preceduto dal singolo "Fango", con la partecipazione alla chitarra di Ben Harper, domani esce il nuovo album "Safari" ("E' una parola swaili che significa viaggio ma anche percorso, e si pronuncia lla stessa maniera in tutte le lingue del Mondo!"). Il termine è riduttivo perché mai come questa volta Lorenzo utilizza le nuove tecnologie di vendita. "Ci sarà il cd normale con 12 brani, e poi la versione deluxe con 15 canzoni e dvd con tanti contenuti in più sul "making of". Oltre al downloading in Rete abbiamo voluto anche la "chiavetta" usb, che uno poi riutilizza come vuole". Il tour inizierà da Rimini il
10 maggio per una tranche iniziale di 12 concerti.
Sulla partecipazione come ospite al Festival di Sanremo Lorenzo è più che possibilista: «L'altra volta ero senza disco ma con Bono e il progetto "Estingui il debito". Questa volta ho il disco e vorrei partecipare alla Festa della Musica, perché Sanremo deve essere questo, facendo un piccolo show. Spero che sia possibile!». E poi si inorgoglisce. «Sono veramente soddisfatto perché questo è veramente il mio disco meglio riuscito. Inizialmente volevo fare un disco funk e rap, ma c'erano, per così dire, delle canzoni che andavano indietro e altre che si affacciavano, per cui l' album è venuto fuori da solo. Alcune caanzoni, grazie anche a Michele Canova che mi ha fatto migliorare molto come cantante, sono uscite "buona la prima" con la voce».
Registrato tra Los Angeles e Milano l' album vanta numerose collaborazioni amichevoli. «Ben Harper - spiega - è stato gentilissimo, ed è vnuto a Milano apposta per registrare, alle due di notte come fanno le vere star! Sergio Mendes è un mito.
Un suo album del '93 ha ispirato "L' ombelico del mondo" e anche "L'albero". Ci siamo conosciuti al Festivalbar, scambiate le email eccetera. Michael Frantti è un amico: La sua bambina ha l' età della mia Teresa. Sly & Robbie sono la storia della produzione discografica da Peter Tosh in poi. Per Giuliano Sangiorgi, che conosco da cinque anni, devo ringraziare la mia compagna Francesca che mi ha fatto notare i Negramaro. Io sono abbastanza snob sulle novità della musica italiana, e anche un po' distratto. Poi ho imparato a conoscera la musica e il personaggio, e la storia...».
L'album sembra "di viaggio" ma è decisamente un punto di arrivo. Complice della morte in un incidente aereo del fratello e la malattia del padre. «È vero - continua Jovanotti - perché ho badato molto alle parole e ai sentimenti, e mi sono aperto alle cose che succedevano e che per molti versi mi hanno cambiato». Varie ed eventuali. Radiohead e disco a "prezzo libero"?
«Bello, ma l' hanno fatto a fine contratto e con "le bollette pagate", dopo venti milioni di dischi venduti. Il futuro delle Case discografiche? Chissà: saranno qualcos'altro perché mai come oggi la musica ci circonda».
Parla poi anche di Veltroni e il pd? «Mi avevano chiesto di entrare nella Costituente ma non ho potuto. Ero in pieno progetto discografico, che è un po' la mia Costituente, ma ho apprezzato molto e sono andato anche a votare alle Primarie. E poi io
sono un testimone e non un testimonial». Il governo Prodi e gli aiuti ai paesi poveri? «La protesta di Bono è avvenuta prima del nuovo Bilancio. Adesso le cose sono a posto. A Berlusconi va dato merito di aver istituito il Fondo Globale per l' Ambiente, ma poi non hanno pagato le rate...». Il Papa e La Sapienza? «Mi è spiaciuto. La parola non si nega mai».
|
| |
Esce
il nuovo cd di Lorenzo Jovanotti
dedicato al fratello scomparso /
Corriere della Sera / 16.01.08
| |
Si intitola "Safari" e il cantante l'ha definito «l'avventura più bella di vent'anni di carriera»
MILANO - Il nuovo disco di Lorenzo "Jovanotti" Cherubini, che l'artista definisce «l'avventura più bella di vent'anni di carriera», è dedicato al fratello Umberto, scomparso lo scorso 22 ottobre in un incidente aereo con un ultraleggero. Di Safari, il cantautore di Cortona si dice «contentissimo». Anche se il titolo del disco, Safari, rimanda al concetto di viaggio, il nuovo disco di Jovanotti è scevro di suoni etnici, ma si presenta piuttosto «come un fumetto, un affresco per immagini», tanto che la pubblicazione è accompagnata da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso artista.
TRA GLI OSPITI ANCHE BEN HARPER - Nell'album collaborazioni prestigiose, a partire da quella di Ben Harper, che suona la chitarra nel singolo Fango. Apparizioni di peso, tutte «nate in modo poco ortodosso: avevo - racconta Lorenzo - rapporti con tutti gli artisti, magari fatti anche solo di uno sguardo, ma
che è bastato per capire che ci stavamo simpatici». Così Sergio Mendes, «che avevo chiesto di incontrare solo per baciargli la mano come a un cardinale», ha accettato di partecipare a Punto, mentre lo stesso Ben Harper, dopo una mail di invito, si è presentato nello studio di Jovanotti alle 2 di notte per registrare il singolo: «Il suo è stato un regalo artistico e non solo, quando gli ho domandato come ci saremmo regolati con le rispettive case discografiche, mi ha chiesto solo di mettere il suo nome sul cd, come se - scherza Lorenzo - non sapessi che lui è Ben Harper e io Jovanotti». Con il leader dei Negramaro, Giuliano Sangiorgi, ospite del brano Safari, invece, «c'è una frequentazione e una stima reciproca da anni».
IN PARTE REGISTRATO A LOS ANGELES - A Los Angeles, dove ha registrato parte del disco, Lorenzo ha incontrato anche Michael Franti, che duetta con lui in Mani libere 2008, brano che chiude l'album: «Siamo amici da anni, abbiamo figli della stessa età e - commenta Jovanotti - una visione simile della vita».
Last but not least, il celebre duo Dub Sly&Robbie, ospiti di Temporale. Nei crediti del disco figurano poi grandi session man come l'85enne Frank Marocco, che con la sua fisarmonica ha punteggiato tutta la saga del Padrino. Il risultato è il disco pop forse più pensato e cantato di Lorenzo. E dire che «era entrato in studio - racconta - per fare un album funk rap».
IN TOUR DAL 10 MAGGIO - «Grazie a Dio con l'età mi fido più delle mie sensazioni, così il disco si è fatto da solo perché - conclude - era quello che dovevo fare» e che Lorenzo presenterà dal vivo in un tour che partirà il prossimo 10 maggio da Rimini per concludersi, provvisoriamente, il 2 di giugno a Perugia.
|
| |
Lorenzo
ha deciso / Il Resto del Carlino /
13.01.08
| |
Rimini sarà il suo «ombelico del mondo». Già perché dopo le anticipazioni del Carlino, ora è ufficiale: proprio da Rimini partirà a maggio il nuovo tour di Jovanotti, al secolo Lorenzo Cherubini. Il cantautore di Cortona, che proprio in questi giorni vede debuttare il suo nuovo, attesissimo album, Safari (anticipato a dicembre dal suo singolo Fango), sarà in Riviera già a fine aprile.
E rimarrà a Rimini almeno due settimane, il tempo necessario per fare le prove generali e mettere a punto gli ultimi dettagli del tour. Sempre a Rimini, al 105 Stadium il 10 maggio, terrà poi il primo concerto di Safari, anteprima assoluta della sua lunghissima tournée che toccherà le principali città in Italia e all’estero. La notizia, trapelata ieri, è stata confermata dalla stessa direzione del 105 Stadium, che ospiterà le prove generali di Safari. Prove rigorosamente a porte chiuse, anche se molti sperano già di poter vedere finalmente dal vivo Jovanotti, che manca ormai a Rimini da tanti anni.
Per lui si prepara un ritorno in Riviera in grande stile, e non è nemmeno escluso che Lorenzo Cherubini decida (una volta a Rimini) di incontrare i suoi fans. Che, da queste parti, sono sempre stati numerosissimi, fin dai tempi (era il 1988) in cui Lorenzo debuttava come Jovanotti alla Walky cup di Aquafan, sotto l’egida di Claudio Cecchetto. L’ultimo ‘contatto’, poi, nel 2005, quando l’artista di Cortona ha accettato di realizzare e firmare il manifesto dell’immagine di Rimini. E ora la scelta di partire, proprio dalla Riviera, per la nuova tournée di Safari.
Aspettando ‘Jova’, si annuncia un 2008 ricco di eventi per il 105 Stadium. L’1 e il 2 febbraio sul palcoscenico del palasport riminese saliranno infatti i Momix con il nuovo spettacolo, Passion, mentre il 24 sarà di scena la versione teatrale dei Gormiti, e a marzo (il 22) appuntamento col concerto dei Subsonica. Sarà però aprile il mese più ‘caldo’ del 105 Stadium. Il 5 e il 6 protagonista il musical Peter Pan, mentre l’8 è in programma il concerto che segna l’altro grande ritorno a Rimini: quello di Biagio Antonacci. Il 23 e il 24 un altro musical protagonista al 105, che ospiterà Hair, mentre il 26 aprile faranno tappa a Rimini i Pooh. Gran finale di stagione il 10 maggio con il debutto assoluto di Jovanotti, che tornerà sulle scene con Safari.
|
| |
Il
"Safari" di Jovanotti comincia da
Rimini / Il Resto del Carlino /
12.01.08
| |
Jovanotti ha deciso. Partirà da Rimini il suo nuovo tour per l'album "Safari". Lorenzo sarà in Riviera già a fine aprile e ci rimarrà almeno due settimane per le prove generali dello spettacolo che porterà in giro per l'Italia
Lorenzo ha deciso. Rimini sarà il suo «ombelico del mondo». Già perché dopo le anticipazioni del Carlino, ora è ufficiale: proprio da Rimini partirà a maggio il nuovo tour di Jovanotti, al secolo Lorenzo Cherubini. Il cantautore di Cortona, che proprio in questi giorni vede debuttare il suo nuovo, attesissimo album,
Safari (anticipato a dicembre dal suo singolo Fango), sarà in Riviera già a fine aprile.
E rimarrà a Rimini almeno due settimane, il tempo necessario per fare le prove generali e mettere a punto gli ultimi dettagli del tour. Sempre a Rimini, al 105 Stadium il 10 maggio, terrà poi il primo concerto di Safari, anteprima assoluta della sua lunghissima tournée che toccherà le principali città in Italia e all’estero. La notizia, trapelata ieri, è stata confermata dalla stessa direzione del 105 Stadium, che ospiterà le prove generali di Safari. Prove rigorosamente a porte chiuse, anche se molti sperano già di poter vedere finalmente dal vivo Jovanotti, che manca ormai a Rimini da tanti anni.
Per lui si prepara un ritorno in Riviera in grande stile, e non è nemmeno escluso che Lorenzo Cherubini decida (una volta a Rimini) di incontrare i suoi fans. Che, da queste parti, sono sempre stati numerosissimi, fin dai tempi (era il 1988) in cui Lorenzo debuttava come Jovanotti alla Walky cup di Aquafan, sotto l’egida di Claudio Cecchetto. L’ultimo ‘contatto’, poi, nel 2005, quando l’artista di Cortona ha accettato di realizzare e firmare il manifesto dell’immagine di Rimini. E ora la scelta di partire, proprio dalla Riviera, per la nuova tournée di Safari.
Aspettando ‘Jova’, si annuncia un 2008 ricco di eventi per il 105 Stadium. L’1 e il 2 febbraio sul palcoscenico del palasport riminese saliranno infatti i Momix con il nuovo spettacolo, Passion, mentre il 24 sarà di scena la versione teatrale dei Gormiti, e a marzo (il 22) appuntamento col concerto dei Subsonica. Sarà però aprile il mese più ‘caldo’ del 105 Stadium. Il 5 e il 6 protagonista il musical Peter Pan, mentre l’8 è in programma il concerto che segna l’altro grande ritorno a Rimini: quello di Biagio Antonacci. Il 23 e il 24 un altro musical protagonista al 105, che ospiterà Hair, mentre il 26 aprile faranno tappa a Rimini i Pooh. Gran finale di stagione il 10 maggio con il debutto assoluto di Jovanotti, che tornerà sulle scene con Safari.
|
| |
Jovanotti
per Cortona. Fortezza ombelico delle
arti contemporanee / L'Espresso /
08.01.08
| |
Nasce un centro di ricerca per musica cinema, teatro diretto dalla rockstar
Previsti 5 milioni di investimento
Mara Amorevoli
L´edificio più imponente e antico di Cortona, la Fortezza medicea del Girifalco, si appresta a diventare sede delle contemporaneità. Ad ospitare un centro supertecnologico delle arti, aperto alla ricerca internazionale, alla sperimentazione e contaminazione di generi come musica, teatro, cinema e arti visive. Un progetto ambizioso, che candida Cortona e la sua roccaforte a diventare «l´ombelico del mondo» delle arti contemporanee, di cui sarà direttore artistico un illustre cittadino cortonese, la rockstar Jovanotti. Ne dà notizia il sindaco Andrea Vignini, coetaneo e amico di Lorenzo Cherubini, raccontando che il progetto nasce proprio dalla loro solida amicizia e complicità. E non solo. I partner dell´avventura sono molti, tutti uniti nel proiettare nel futuro e nell´avanguardia quello che in tempi lontanissimi è stato prima un avamposto etrusco, quindi un baluardo longobardo trasformato poi in Fortezza medicea con Cosimo il Vecchio.
Oltre ad essere un interessante edificio storico, un esempio di architettura militare sulla sommità delle collina da cui si gode una vista a 360 gradi su tutta la Valdichiana, la poderosa e massiccia fortezza da anni aspetta un restauro, benché sia stata utilizzata in parte come sede di rassegne di arte contemporanea. «Ma non basta fare una mostra ogni tanto- osserva il primo cittadino- Ora vogliamo far diventare quello spazio un centro polivalente, aperto a tutte le forme della contemporaneità. Un luogo unico in Italia». E intanto partono i lavori. Il restauro della massiccia struttura trapezoidale e dei suoi bastioni sta per iniziare. Un ripristino a lotti, che vede quello del primo bastione già finanziato con 150 mila euro dalla Fondazione del Monte dei Paschi, e 350 mila euro dall´amministrazione di Cortona. «L´investimento complessivo tocca 5 milioni di euro, coinvolge la soprintendenza di Arezzo, che ha già presentato un piano al ministero dell´Università e della ricerca per ottenere altri fondi, la Facoltà di architettura di Firenze, la Fondazione Erga, che riunisce la Bocconi di Milano e la Scuola Normale di Pisa - spiega il sindaco Vignini - Tra un paio di mesi partiranno i lavori per il primo stralcio che riguarda il recupero di un bastione con spazi per oltre 200 metri quadrati, locali che saranno attrezzati per ospitare la prima realizzazione: una sala concerti e di registrazione. Inoltre stiamo cercando di creare una collaborazione con il Tuscan Sun Festival, attivo con varie iniziative a Cortona da più di cinque anni. Vedremo di coordinare un programma di eventi e manifestazioni, oltre ad un nostro calendario di attività permanenti».
Soggetti pubblici e privati pronti a dar vita a quello che il sindaco chiama «un moderno centro per l´arte e la cultura contemporanea, aperto a tutti i giovani e alla sperimentazione, ad altissimo livello di dotazioni tecnologiche». Spiega ancora Vignini: «Lorenzo ne è entusiasta, ne abbiamo già discusso varie volte, prossimamente dovremo incontrarci per discutere della gestione. Come direttore artistico intende coinvolgere molti suoi amici musicisti e non, a cominciare da Folco Terzani che dovrebbe occuparsi di cinema e video. Il Comune farà la sua parte con i finanziamenti e anche il Monte dei Paschi ci starà a fianco. Lo stesso farà la soprintendenza che ha approvato il progetto di ristrutturazione, con l´innovazione della realizzazione di un grande montacarichi-ascensore per rendere accessibile la rocca e la parte alta dell´antico fortilizio». Un´altra parte importante la svolgerà la facoltà di Architettura di Firenze con il docente Giacomo Pirazzoli: attiverà dei corsi di progettazione e formazione con i suoi studenti proprio sul tema del restauro del fortilizio, un lavoro di ricerca che coinvolgerà di ragazzi anche nell´immaginare le attività da svolgere nella sede del centro. Anche la Fondazione Erga avrà il compito di collaborare alla stesura di tutto il progetto scientifico.
|
| |
Il
‘Safari’ di Jovanotti comincia con
‘Fango’. Il 18 gennaio arriva il suo
nuovo disco / innonation.org / 04.01.08
| |
Lorenzo Cherubini non scherza con il suo pubblico. A tre anni di distanza da ‘Buon Sangue’, esce il 18 gennaio ‘Safari’. Nel nuovo disco preziose collaborazioni di musicisti del calibro di Ben Harper, Sergio Mendez e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. L’album è stato anticipato da ‘Safari Jam’, un diario autografato da Jovanotti stampato in sole 1000 copie. Venduto esclusivamente online, è andato a ruba nel giro di pochi giorni. Dentro le riflessioni e i disegni che hanno guidato Lorenzo nelle scritture di queste nuove canzoni. Un pezzo unico, una vera e propria opera d’arte, preludio dell’ispirazione che ha condotto alla stesura di tutte le musiche e di tutti i testi.
Un primo assaggio del suo nuovo mondo musicale, Jovanotti lo ha dato con ‘Fango’. Il singolo in circolazione dal 7 dicembre scorso su tutte le radio italiane, è stato seguito a partire dal 21 dicembre da due versioni video girate in Sud-America. Disponibili sia sul sito http://www.soleluna.com/index.php, sia sulla pagina myspace ufficiale del cantante, danno perfettamente il senso del viaggio attraverso cui gli ascoltatori saranno condotti. Dei restanti pezzi è rintracciabile per ora solo il titolo. E l’intenzione, quella legata alla prima pagina del diario che Jovanotti ha diligentemente tenuto fino ad arrivare alla realizzazione di questo suo nuovo lavoro.
Un diario. E’ tutto cominciato dalla prima pagina di un diario. Una rapida testimonianza di quanto l’ispirazione a volte sia semplice e nello stesso tempo fugace. ‘Safari’ è un termine della lingua swahili che significa ‘lungo viaggio, cammino sul sentiero’. Tutto il nuovo disco di Lorenzo comincia da questa parola. È rimasta scritta per un po’ sulla prima pagina del suo quaderno. Lo ha interrogato a lungo fino ad ispirare questo nuovo album. Un lavoro introspettivo, potente e tenero. Cantato per il proprio pubblico e per se stesso.
Estremamente originale il modo di procedere. Un diario come registratore su cui fissare tutte le più nascoste curve del pensiero. Riflessioni fatte di parole, disegni, vignette, colori. L’ispirazione a 360°. Varie forme di rappresentazione del proprio intimo interiore. Tutte al servizio di uno sbocco musicale mai scontato. La penna di Lorenzo ha prima definito graficamente i tratti della propria percezione. Ne sono nati disegni raccolti nel diario e stampati sul merchandising in vendita sul sito del cantautore. Dopo, solo in un secondo passaggio è arrivata la musica. Una musica ‘aumentata’, in quanto precedentemente filtrata tramite quel safari di colori da cui è iniziato questo nuovo viaggio.
Il disco uscirà il 18 gennaio. E’ già possibile ordinarlo su iTunes in anteprima con due bonus track. Non è ancora uscito ed ha già raggiunto la vetta degli album più scaricati. Cresce intanto l’attesa per il nuovo disco. Tre le versioni in cui vedrà la luce. Quella tradizionale in cd conterrà 12 canzoni. 12 passi di un viaggio che inizia proprio con ‘Fango’. Un viaggio che, promettono da SoleLuna, etichetta discografica del cantante, porterà il pubblico dove non immagina e “ad ogni nuovo giro sarà più intenso, più pieno di vita ed energia”.
Marco Bennici
|
| |
Jovanotti:
"Celentano il più forte" /
Tgcom / 04.01.08
| |
Per i 70 anni gli regala una canzone
Regalo davvero speciale quello che Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha fatto ad Adriano Celentano. Il molleggiato il 6 gennaio compie 70 anni e il collega e amico per festeggiarlo gli ha donato una canzone. "E' stato un onore scrivere per lui - ha detto Jovanotti - ho composto un pezzo forte, glielo regalo per il suo compleanno". Una vera ammirazione quella di Lorenzo per Adriano: "E' il più forte".
La canzone in questione si intitola "Aria...non sei più tu", e fa parte del nuovo cd di Celentano, che ha tagliato il traguardo del quadruplo disco di platino. Compleanno col botto insomma per Adriano che dall'amico Jovanotti ha ricevuto una serie infinita di complimenti: "Non si direbbe che abbia settant'anni - ha scherzato Lorenzo Cherubini - sembra che ne abbia 15. E' una delle persone più vitali, curiose e intelligenti che conosca".
Per Jovanotti il molleggiato "è uno dei pochi casi in cui l'opinione che lui ha di sè corrisponde esattamente alla sostanza dei fatti. Lui - ha proseguito - è il "re degli ignoranti" (titolo dell'album di Celentano del 1991), un uomo di grandissima gioia e carisma".
Non solo uomo di spettacolo, però: "Da lui - ha spiegato infatti Jovanotti - si traggono importanti insegnamenti, come giocare con il proprio lavoro, lui rimette sempre tutto in discussione".
La canzone preferita di Lorenzo? Chiaramente "Azzurro": "E' la mia canzone preferita in assoluto della musica italiana, è il massimo esempio in cui un interprete riscrive la canzone, la compone attraverso la sua interpretazione. Azzurro - ha concluso Cherubini - sembra più di Adriano che di Paolo Conte".
Un miglior modo di festeggiare il Molleggiato non lo poteva trovare: tra i complimenti dell'amico Jovanotti, la canzone che ha scritto per lui e il quadruplo disco di platino, quello di Adriano sarà davvero un buon compleanno.
|
| |
Furbo
Jovanotti: contro Berlusconi, pro
Sanremo / tvblog.it / 04.01.08
| |
Ci sono
alcuni
personaggi
che
nella
loro
apparente
ingenuità
sanno
vendersi
meglio
di
chiunque
altro.
Prendete
Jovanotti,
l’eterno
ragazzo
fortunato
con il
lato B
da
profeta
intimista.
Sul
profilo
musicale
non
spetta a
noi
giudicare
(lo
fanno
con
molta
più
competenza
i
colleghi
di
Soundsblog,
che si
stanno
occupando
ampiamente
di lui
in vista
del suo
nuovo
album).
Si dà il
caso,
però,
che
Lorenzo
Cherubini
abbia
detto la
sua in
materia
televisiva
su
Vanity
Fair,
con
un’osservazione
tanto
coraggiosa
quanto
politically
correct
(in base
a una
certa
mentalità
underground,
degna
della
sinistra
musicale
da
concerto
del 1
maggio):
“Quel
che non
posso
accettare
di
Berlusconi,
a parte
l’assenza
di
rispetto
per la
cosa
pubblica
che
tratta
come
privata,
è la
doppia
morale:
non puoi
mandare
i figli
alla
scuola
steineriana
che
limita
la Tv e
poi
bombardare
di Tv, e
di che
Tv, i
figli
degli
altri”.
E’ lo
stesso
Berlusconi
con cui
Jovanotti
tanti
anni fa
“ha
fatto la
pipì”
insieme:
Quello è
stato
tanto
tempo
fa,
avevo
vent’anni
e lui
non
faceva
politica,
voleva
mettermi
sotto
contratto
per le
sue
televisioni,
mi portò
a San
Siro,
bagni
inclusi,
alla
fine di
un tour
di
seduzione,
che
credo
sia un
programma
fisso:
la
villa,
lui che
suona il
piano.
Funziona.
Esci che
non puoi
fare a
meno di
amarlo.
Ti
mostra
un
Tiziano
in una
cornice
pacchiana
con
l’orgoglio
di chi è
venuto
dal
niente e
se l’è
potuto
permettere.
Bisognerebbe
evitare,
però, di
fare
danni
agli
altri
con la
tua
ricchezza”.
Le
affermazioni
illuminanti
continuano.
Questa
volta si
parla di
Sanremo
e
Jovanotti
non può
che
spezzarvi
una
lancia a
favore,
visto
che
parteciperà
alla
prossima
edizione
in
qualità
di
superospite
(superpagato,
aggiungiamo
noi):
“Quelli
tra i
fighetti
che
hanno
fatto la
lotta
armata
ci hanno
spento
il
cervello,
ci hanno
allontanato
dalla
gioia,
convinto
che il
Festival
di
Sanremo
sia un
nemico.
Una
canzone
è uno
strumento
di
festa.
Sono
orgoglioso
di avere
scritto
canzoni
allegre.
L’allegria
mi
commuove,
molto
più
della
malinconia.
Vado a
vedere
uno
spettacolo
di Beppe
Grillo e
ne esco
spento”.
Per uno
che ha
iniziato
come Dj
Francesco
ante
litteram,
maturando
via via
una
coscienza
critica
da uomo
di
mondo,
si
prospetta
un
futuro
da
predicatore
ambiguo
alla
Celentano.
|
| |
Vanity
e XL: doppia copertina per Jovanotti
(e Safari) / Soundblog.it / 03.01.08
| |
Nel 2008 c’è un grande evento discografico. Si sente nell’aria. Sarà un po’ il marketing, sarà l’artista, sarà il singolo Fango che si sta insinuando negli anfratti dei nostri ricordi musicali. La verità assoluta in tutto questo è che stiamo aspettando di ascoltare un grande album.
Se il 18 gennaio negozi e I-tunes (lo hanno già prenotato - venduto in anticipo anche se non effettivamente ricevuto - un numero esorbitante di persone, a tal punto da surclassare le vendite reali di album di altri grandi artisti) rilasceranno il nuovo lavoro discografico del grande artista romano.
Due copertine e tutto il mondo che si cela dietro “Safari” e il Jovanotti come uomo, con la sua vita e le sue difficoltà legate alla morte del fratello e non solo. Seguendo un estratto dell’intervista sul sito Style.it, si scorgono dei risvolti assolutamente nuovi e profondi di Lorenzo. Stesso discorso per XL, dove il disegnatore Alex Horley ha realizzato questo meraviglioso dipinto che è diventato l’attuale copertina del mensile.
Le emozioni vere, l’ironia, l’intelligenza del suo lavoro ci aspettano.
|
| |
Il
nuovo album di Jovanotti. Ancora in
gioco / nonsolocinema.com / 03.01.08
| |
Prevista
per il
18
gennaio
l’uscita
del
nuovo
album
del
cantante
romano.
Si
intitolerà
Safari
il nuovo
album di
Jovanotti
a tre
anni di
distanza
dal suo
Buon
Sangue
in cui
si era
avvalso
di
alcuni
noti
collaboratori
tra cui
Edoardo
Bennato
e Danilo
dei
Negramaro
per il
brano
Falla
Girare.
Sembra
che il
nuovo
lavoro
sia
stato
registrato
in vari
studi
discografici
tra Los
Angeles,
Milano,
Cortona,
Berlino
e Rio De
Janeiro.
L’album
preceduto
dal
singolo
Fango
(già
uscito
il 7
dicembre)
farà la
sua
uscita
ufficiale
il 18
gennaio.
|
| |
Il
ritorno di Jovanotti / XL / gennaio
2008
| |
XL
29 di
gennaio
dedica
la
copertina
a
Lorenzo
Cherubini,
Jovanotti.
Sul
giornale
trovate
una
parte
dell'intervista
in cui
parla
del
nuovo
album
Safari,
in
uscita
il 18
gennaio,
del
viaggio
in
America
per
concepirlo
e della
sua
famiglia,
tra
gioie e
dolori.
In più
le
pagine
del suo
diario-quaderno
intimo
con
disegni
e
riflessioni
molto
personali.
Qui
trovate
tutto il
resto
dell'intervista
in cui
parla
dei
collaboratori,
da Ben
Harper
ai
Negramaro,
dello
stato
della
musica e
delle
scelte
dei
Radiohead
e alcune
curiosità
su
Celentano,
Fabri
Fibra,
YouTube
e
Fellini.
E nei
prossimi
giorni
ci
saranno
altre
novità
esclusive
firmate
Jovanotti
SAFARI,
IL NUOVO
DISCO
di
Gianni
Santoro
Le collaborazioni eccellenti di questo album, la voglia di parlare con la musica, il tour che verrà. "Il più bel complimento che possano farmi è dire: "Oh, quando ascolto una tua canzone mi viene voglia di uscire e di affrontare la giornata"
Che capitolo è Safari nella tua carriera?
"È cambiata molto la mia maniera di scrivere canzoni negli ultimi cinque anni, dopo Buon sangue. Ora cerco più un aspetto prettamente emotivo nelle cose, più che l'aspetto razionale, che ha avuto un ruolo forte nella fine degli anni Novanta, quando cercavo di dire assolutamente qualcosa con una canzone, perché la canzone doveva avere il ruolo di informare. Ora invece voglio che la canzone sappia emozionare, perché l'emozione è un'informazione importante che puoi dare. Più la discografia va in crisi in senso industriale più la canzone come mezzo diventa importante".
Nel film-documentario La luna di giorno di Marco Ponti, contenuto nella versione deluxe di Safari, dici che non ti vengono canzoni politiche, di denuncia.
"Mi vengono, in realtà, ma poi le abbandono. Se mi dai un tema ancora oggi riesco a scrivere una canzone, un rap. Ogni disco che faccio lo inizio sempre con l'idea di fare un rap, inizio tutte le canzoni come fossero un rap. Entro in studio e dico: "Questo sarà il mio ritorno al rap, all'hip hop". Poi grazie al cielo i dischi, soprattutto se sono forti, si fanno da soli. Hanno una loro volontà che definisce te, non sei tu che definisci i dischi. E così vedo che le canzoni che mi emozionano di più, che piacciono di più alle persone intorno, che ho voglia di risentire, sono altre. E allora capisco che devo abbandonare le mie sicurezze, che vengono sempre dal rap e dal funk, e abbracciare il songwriting puro, la scrittura di canzoni al di là dei recinti dei generi. I generi mi sono utili, ci sono cresciuto, la mia è sempre una scrittura rap, mi ritrovo con strofe irregolari, senza modulazioni. Per me è un progresso mettere da parte l'elemento informativo più... combat, e arrivare a una scrittura più emotiva della canzone. Che forse oggi è altrettanto combat. Per me è un cavallo di Troia per entrare nella comunicazione di massa. In maniera liberatoria, perché per me è importante che nei miei dischi ci sia un senso di libertà, di passione, di amore per la vita. Che è quello che mi piace che rimanga di un mio disco. Il più bel complimento che possano farmi è dire: "Oh, quando ascolto una tua canzone mi viene voglia di uscire e di affrontare la giornata". Per me è il complimento più grande".
Come sono nate le collaborazioni?
"In modo naturale, non ci sono idee venute da fuori. Ho sentito Michael Franti al telefono quando è venuto in Italia, aveva fatto già un piccolo rap nel brano Dal basso del mio album Capo Horn, nel '99. Lo seguo, mi piace molto, mi piace come persona, ci sono affinità nel modo in cui intendiamo la vita e la musica, che sono poi quasi sempre la stessa cosa. Lo considero un mio amico. Gli ho detto che sarei andato a registrare a Los Angeles, lui era lì, ci siamo visti un po' di volte. Abbiamo suonato per 24 minuti in una jam e da lì è nato il pezzo, che è poi quello presentato al Live 8 nel 2005, Mani libere. Sergio Mendes invece era un mio desiderio, un mio sogno. Uno dei dischi più importanti come ascoltatore è stato il suo Brasileiro. Lì per la prima volta ho sentito le percussioni bahiane di un certo tipo, da lì era nata l'idea dell'Ombelico del mondo. Negli Stati Uniti è considerato giustamente un grande maestro. Quando ho fatto il brano Punto piano e voce mi sono detto: perché non provare a mandargliela? Gli ho mandato un mp3 dicendogli chi ero chi non ero, che sarei andato a Los Angeles, e lui mi ha risposto che gli sarebbe piaciuto molto. Il figlio, che fa il discografico, mi conosceva, conosceva i miei pezzi. Sergio è molto attento a quello che succede nel mondo della musica. Come tutti i grandi, che anche quando fanno finta di essere distratti hanno mille occhi e mille orecchie. È venuto in studio e in un giorno abbiamo fatto il pezzo. Ben Harper invece lo conosco dai tempi del suo primo album, mi piacque subito, mi sembrava forte, di grande qualità, nuovo. Quando suonò in Italia la prima volta andai a vederlo e ci presentarono. Poi tramite Red Ronnie, che ha sempre un ruolo nei miei incontri... una volta Ben andò al Roxy Bar e in macchina Red gli fece sentire un mio disco ed è nato questo rapporto, anche se poi non ci si vede mai... l'anno scorso era di passaggio a Milano, abbiamo scambiato qualche parola, e gli ho mandato l'mp3 di Fango dicendogli che è un brano importante per me. A Ben il brano è piaciuto, ma mi disse: "Non saprei come fare, la canzone mi sembra finita, però mi piacerebbe esserci, devo capire come". Così quando è venuto a Milano per promuovere il suo ultimo disco, dopo la trasmissione di Fabio Fazio è venuto in studio a mezzanotte e mezzo e abbiamo lavorato fino all'alba per trovare questo arpeggio che voleva fare".
Giuliano dei Negramaro invece è ospite del brano Safari.
"Secondo me è un autore pazzesco, con il dono della melodia, della composizione, scrive dieci canzoni al giorno, è incredibile, è in un grande momento. Mi piacciono i Negramaro perché sono un gruppo di persone che lavorano con grandissima passione e attenzione, senza pensarsi piccoli. Cioè si sentono infinitamente piccoli in senso cosmico ma non hanno paura di piacere, di lasciare un segno nel loro tempo, di essere una grande rock band. E ce n'è bisogno in Italia, c'è bisogno di un grande gruppo rock mainstream in cima alle classifiche, con i palasport pieni che cantano le loro canzoni. Senza rinunciare alla ricerca della qualità, l'amore del suono, senza fare dischi con le spallettine strette. Vanno controtendenza in quest'aria lamentosa che abbiamo in questo paese. Sono ragazzi che vengono dalla realtà della provincia del Salento, sono ragazzi normali, quelli che rappresentano il meglio di questo paese, quelli che inseguono un sogno senza aspettarsi la pappa pronta. Nella musica forse questo è ancora possibile, che un ragazzino con un sogno alla fine sfondi. Forse non è possibile in altri campi. A loro è successo. E quindi è un bel racconto il loro. Avere Giuliano nel disco per me è un onore".
Come sarà il tour di Safari?
"Non lo so ancora, l'idea inizia a nascere solo adesso, ma ancora non so dov'è. Finora ho "sentito" i pezzi nell'ottica del disco. Da adesso in poi li "sento" nell'ottica del portarli in scena. Ma minimo il tour sarà in primavera. Mi piacerebbe trovare una maniera, sperimentare un modo diverso... ma per ora è tutto in aria".
I concerti del tour di Buon sangue iniziavano con la luce all'interno del palasport e poi si spegneva, il contrario di quello che si fa di solito. E quando si spegnevano le luci l'effetto era molto emozionante.
"Sì, era fortissimo. Nessuno ci credeva a quell'idea, ce li avevo tutti contro, ma io dicevo "Fidatevi, vedrete alla prima del tour". E infatti ha funzionato. Funziona con il mio pubblico perché vengono proprio a fare festa. Ci sono concerti dove le persone sono imbarazzate a guardarsi l'una con l'altra, invece da me non succede".
A un concerto di Max Pezzali ho visto abbracciarsi persone che non si conoscevano...
"Sì, esatto. È la potenza del pop, delle canzoni".
Nell'ultimo tour dei Subsonica invece il concerto iniziava, appunto, con la luce accesa, e si spegneva solo dopo.
"Tra a me e loro c'è una comunicazione. Una stima assoluta anche, da parte mia e per quanto ne so anche da parte loro. Mi piacciono, hanno un bel progetto. Hanno fatto anche un remix di un mio pezzo con i Motel Connection".
LO
STATO
DELLA
MUSICA
di
Gianni
Santoro
Le
nuove
tecnologie,
la forza
della
Rete e
il
bilancio
sul
passato:
'L'ombelico
del
mondo?
Un pezzo
benedetto'
In che
condizioni
è
l'industria
discografica
vista da
dentro?
"In
venti
anni di
discografia
ho visto
tutti i
cambiamenti.
Il mio
primo
disco
era in
vinile,
sono un
preistorico,
sono
dell'era
pre-digitale,
eravamo
nel
mondo
analogico,
si
registrava
sui
nastri.
Sono
stato il
primo a
fare un
disco
con un
campionatore,
Jovanotti
For
President
era
fatto
tutto
con un
Akai
S900. Ma
non ho
mai
pensato
che
stessimo
andando
verso
una
degenerazione,
ho
sempre
visto
un'evoluzione,
con le
cose che
si
trasformavano
per il
meglio.
Farà
parte
del mio
carattere,
ma a me
i
cambiamenti
piacciono
e mi
stimolano.
Non può
non
essere
positivo
il fatto
di non
avere
più un
nastrone
su 24
piste
per
registrare,
con solo
due
tracce
per fare
una
voce.
Poi ok,
qualcosa
si
perde,
ma
qualcosa
bisogna
perderlo,
no? In
compenso
oggi
davvero
chiunque
può fare
un
disco.
Una
volta il
disco
era il
punto di
arrivo,
ora di
partenza.
E poi la
musica
mi
sembra
che sia
comunque
più
forte
oggi di
prima,
la forza
della
canzone...
Fango
dopo
un'ora
dalla
sua
uscita
era al
numero
uno di
iTunes.
La
velocità
con cui
è
accaduta
questa
cosa è
impressionante,
impressiona
anche me
che
ancora
oggi mi
emoziono
sentendo
quel
brano.
Ma la
velocità
spiazza,
fa
paura, e
l'industria
- che è
un
elefante
- fa
fatica a
starci
dietro e
quindi
ci mette
tutti in
crisi.
Ma lo
sbocco è
positivo,
è verso
la luce,
forse
verso la
fine del
supporto
audio,
la fine
di una
maniera
di
distribuire
la
musica".
E la
fine del
formato
album,
forse.
In rete
si
vendono
soprattutto
i
singoli
brani.
"Sì, è
la fine
dell'album
come
format
commerciale,
ma non
come
format
compositivo.
Io ho
bisogno
di un
album,
mi serve
pensare
all'album.
Poi lo
so che
rimangono
i pezzi,
ma era
così
anche
prima.
Sono i
pezzi
che
metti in
scaletta
nei
concerti,
che la
gente
canta.
Ma a me
per
realizzare
quei
pezzi mi
serve
pensarli
in un
album,
perché è
un
racconto,
è un
film di
due tre
anni
della
mia
vita.
L'idea
dell'album
è meno
necessario
all'industria
e al
pubblico
che a
me. E
poi
pensare
per
album
conviene
anche
dal
punto di
vista
economico.
Se uno
dovesse
entrare
in
studio
per
realizzare
un solo
brano
costerebbe
molto.
Io con
il
budget
di un
disco ce
ne
faccio
venti di
canzoni,
poi con
la cura
maniacale
mia, con
il tempo
che ci
metto,
mi ci
vuole
comunque
di stare
tre
settimane
in
studio".
Cosa
pensi
dell'idea
dei
Radiohead
di far
scaricare
anche
gratuitamente
il loro
album?
"Mi
sembra
bella,
un
bell'esperimento
che loro
hanno
potuto
fare
perché
sono
loro. se
lo
avesse
fatto
qualcun
altro
non se
ne
sarebbero
neanche
accorti.
Loro
hanno
venduto
milioni
di copie
e non
hanno
bisogno
di
pagare
le
bollette,
come si
dice, e
sono
grandissimi
artisti.
E il
disco è
bello.
Chi può
criticare
i
Radiohead?
Magari
si può
dire che
Ok
Computer
dal
punto di
vista
delle
canzoni
è la
loro
punta
massima,
ma per
me Kid A
ad
esempio
è una
cosa
mozzafiato.
L'esperimento
è una
maniera
di
esplorare
un
territorio.
Chiunque
per me
decida
di fare
un'esplorazione
merita
un
applauso,
qualsiasi
tipo di
esplorazione.
Loro poi
che
hanno un
pubblico
molto
attento,
di gente
magari
disposta
a
seguire
i loro
percorsi
anche di
distribuzione...
E poi fa
parlare
della
musica,
della
maniera
di
vendere
la
musica.
Avvicina
alla
possibilità
di
scaricare
le cose
in
maniera
legittima.
È
importante
comunque
far
capire
che
l'idea
della
musica
gratis
vale
quanto
l'idea
che le
tue
scarpe,
i libri
o gli
occhiali
debbano
essere
gratis.
In un
mondo di
sogni
sarebbe
così. Ma
la
musica è
anche un
lavoro,
che dà
lavoro a
un sacco
di
gente".
C'è
un brano
del tuo
repertorio
che, se
dovessi
scegliere,
indicheresti
come il
migliore
o il più
importante?
"Sono
tentato,
ce ne
sono due
o tre.
Fango,
L'ombelico
del
mondo e
Ragazzo
fortunato.
Fango
non so
ancora,
ma gli
altri
due sono
killer,
ovunque
li suoni
nel
mondo di
fronte a
qualsiasi
pubblico
dopo 30
secondi
è festa.
Una
volta io
e Beppe
Carletti
dei
Nomadi
abbiamo
fatto
L'ombelico
del
mondo
solo
voce e
fisarmonica
per
l'elezione
del
primo
sindaco
di
sinistra
di Città
del
Messico.
Ci hanno
scaraventato
sul
palco a
piazza
dello
Zòcalo
davanti
a 80.000
persone.
Dopo un
minuto
ballavano
tutti. È
un pezzo
benedetto.
Fango
invece...
quando è
nata ho
avuto
l'impressione
di avere
passato
41 anni
per
scriverla".
E c'è
qualche
tuo
brano
del
passato
che odi?
"No,
qualcosa
mi fa
sorridere,
ma non
ne odio
nessuno,
assolutamente.
Certo se
ascolto
Vasco mi
fa
sorridere,
ma con
tenerezza.
In
realtà...
una
volta
per
avere
sette
giorni
di
licenza
dal
militare
feci la
sigla
per la
serie tv
Classe
di
ferro,
si
chiamava
Asso. Mi
diedero
una
settimana
di
licenza
per
realizzarlo,
in
realtà
lo feci
in
un'ora e
la
settimana
la
passai
per fare
qualsiasi
altra
cosa.
Quando
mi
capita
di
sentirlo
nelle
repliche
notturne
su
Italia 1
penso
che...eh...
quello
era
veramente
orrendo".
C'è
qualcuno
con cui
vorresti
collaborare?
"Mi
piace
collaborare,
penso si
possa
collaborare
con
chiunque,
alla
fine chi
fa bene
lo
stesso
lavoro,
mettendoci
impegno,
si
somiglia.
Se a me
arriva
un
mp3...
il mondo
nuovo
tecnologico
in
questo
ha
facilitato
tutto...
tu puoi
far
avere un
mp3
anche a
Hillary
Clinton
se vuoi
farle
ascoltare
qualcosa...
se mi
arriva
un mp3
da un
paese
lontano
e c'è
musica
che mi
stimola
perché
no? Non
escludo
nessuno,
è bello
collaborare,
in
generale,
stare in
studio
con
altra
gente
che
magari
fa il
tuo
lavoro
anche a
livello
internazionale...".
Un
bel
duetto
con
Vasco
Rossi?
"Eh,
magari,
non c'ho
mai
pensato
davvero".
Manu
Chao lo
hai mai
incontrato?
"Sono un
suo fan
da
sempre,
ma non
l'ho mai
incontrato.
Clandestino
è un
capolavoro,
un disco
storico,
uno dei
più
importanti
degli
ultimi
decenni,
un
classico.
E poi
riesce a
piacere...
è sia un
disco da
sushi
bar che
da
militanti
al G8 e
questo è
la
modernità,
la sua
bellezza".
LA
CULTURA
POP
di
Gianni
Santoro
Il
nick
Jovanotti,
l'amore
per la
bicicletta,
la fama,
i suoi
disegni...
Hai
41 anni.
Hai mai
pensato
di
abbandonare
definitivamente
lo
pseudonimo
Jovanotti?
"Ormai
lo uso
soprattutto
come
pseudonimo
per la
Siae, lo
uso
nella
costa
del cd
ma non
in
copertina.
Mi
chiamano
così
soprattutto
quelli
più
anziani,
i miei
coetanei
mi
chiamano
Lorenzo.
Ogni
volta
qualcuno
mi fa
venire
la
tentazione
di
abbandonare
questo
nickname,
ma in
fondo
perché
no,
potrò
chiamarmi
così
anche
quando
avrò 80
anni. È
il nome
di un
progetto.
Ci sono
affezionato".
C'è
un
viaggio
che
ancora
non hai
fatto?
"Tanti.
Non
conosco
per
niente i
paesi
dell'ex
Unione
Sovietica,
dal
Caucaso
alla
Siberia.
Non ci
sono mai
stato,
mi
piacerebbe
un
casino
visitarli.
Non ho
visto
l'Africa
orientale,
l'Etiopia,
l'Eritrea.
Ma non
ho
fretta o
smania.
Ho
finito
il
disco,
in
questo
momento
il mio
viaggio
è quello
musicale".
Dai
Radiohead
fino a
Ligabue
l'impegno
dei
musicisti
sul
fronte
ambientale
è sempre
più
presente.
Tu pensi
di
lanciare
un
messaggio?
"Ancora
non
saprei
cosa
fare.
Cerco di
stare
attento
a quello
che
accade
per
capire
le
possibilità
esistenti.
Sono
abbastanza
ottimista
rispetto
all'idea
che sia
davanti
a tutti
la
necessità
di
cambiare
i propri
stili di
vita. Ma
non so
ancora
come
lanciare
segnali.
Non c'ho
ancora
pensato,
perché
vengo da
un anno
vissuto
pericolosamente,
dedicato
alla
scrittura
del
disco".
Intanto
ti
conosco
come uno
che usa
spesso
la
bicicletta...
"Io
a Milano
sono
eroico.
Milano è
una
città
pensata
per
punire i
ciclisti,
ma io
vado in
bici. Ci
vado
quando
piove,
quando
c'è la
neve. In
questo
senso
non sono
un
grande
inquinatore.
Non sono
il Dalai
Lama ma
non
inquino
molto.
Meno uso
la
macchina
e meglio
è".
La
gente
della
notte ti
affascina
ancora
come
quando
cantavi
il brano
con quel
titolo?
Sei
diventato
abbastanza
mattiniero
ormai.
"Sì,
mi
affascina
ancora,
ma mi
capita
meno
spesso
di fare
tardi
nei
locali,
a
ballare.
Quando
siamo in
tour
cambiano
un po'
gli
orari.
Ma senza
nessun
rimpianto.
Non mi
manca
nulla
perché
non è
sparito
nulla, è
tutto
qui con
me".
Come
è andata
la
collaborazione
con
Adriano
Celentano
per il
suo
ultimo
album
Dormi
amore,
la
situazione
non è
buona?
"Lui
è
veramente
un
gigante,
una
persona
molto
intelligente
e
divertente.
Quando
eravamo
in
studio a
lavorare
al pezzo
che ho
scritto
per lui,
Aria...
non sei
più tu,
c'era un
chitarrista
e
Adriano
a un
certo
punto ha
sentito
un suono
un po'
rock'n'roll
e si è
fermato
e ha
detto:
"Questo
è
proprio
il suono
di Bill
Haley e
di Rock
Around
The
Clock.
Sono 50
anni che
lo
cerco.
Lui
veramente
è così.
Erano 50
anni che
cercava
l'amplificatore
giusto
per
riprodurre
quel
suono. È
veramente
rock. E
'sta
cosa
c'ha
fatto un
sacco
ridere,
perché
per noi
Bill
Haley è
un po'
come
Manzoni,
è il
mondo
che fu,
invece
Adriano
era lì,
era
quando
era
ragazzo,
è il
mondo
che
sempre
sarà".
La tv
ti tenta
come
mezzo?
Ti hanno
mai
chiamato
per un
reality?
"No,
forse si
sono
risparmiati
la
fatica,
immaginavano
la
risposta.
Ma di
proposte
ne ho
avute
tante,
anche di
fare one
man show
anche in
prima
serata,
ma...
alcune
cose mi
piacciono,
anche
Fiorello
che fa
le sue
cose...
anche
l'idea
di fare
una cosa
mia
prima o
poi, non
escludo
nulla".
Il
tuo
alter
ego
dance
degli
esordi,
Gino
Latino,
dov'è?
"Ci
penso
tutti i
giorni...
prima o
poi
Gino...
quando
faccio i
progetti
con i
dj,
Stefano
Fontana,
Ralf,
Claudio
Coccoluto,
l'aspetto
di Gino
Latino
in me è
sempre
molto
vivo. Ho
collaborato
con
Stefano
anche
per
Safari
ma alla
fine il
brano
non l'ho
messo
nel
disco
perché è
forte,
si
teneva
in piedi
da solo,
nel
racconto
del
disco
sembrava
quasi
una
bonus
track.
Quindi
abbiamo
preferito
tenerlo
lì.
Perché è
un
singolo.
Mi
dispiaceva
non
utilizzarlo
bene".
Ti
cerchi
mai su
YouTube?
"Sì,
tutti i
giorni.
Claudio
Cecchetto
ha messo
un po'
di roba
vecchia.
I miei
video
credo ci
siano
tutti o
quasi.
Ma
YouTube
è un
delirio,
di mio
credo ci
siano
30.000
cose, la
maggior
parte
sono
riprese
ai miei
concerti
con i
telefonini,
quindi
devi
faticare
per
cercare
cose
interessanti.
YouTube
è un po'
la mia
televisione,
non
guardo
solo le
mie
cose. Lo
uso come
un
archivio
televisivo
di
immagini...
faccio
proprio
un
viaggio,
ci
navigo,
mi vado
a vedere
le
interviste
ai
filosofi
come i
cartoni
animati
di
quando
ero
piccino
fino
alle
performance
dei
gruppi
che mi
piacciono.
Credo il
nostro
approccio
verso
YouTube
sia
avvantaggiato
perché
sappiamo
cosa
cercare,
mentre
magari i
giovanissimi
ci vanno
solo per
cercare
filmati
di gente
sgozzata".
Hai
un blog
sotto
falso
nome?
"No,
io ho
avuto il
primo
blog
italiano
e sono
stato il
primo a
chiuderlo.
L'ho
avuto
dal '95
al 2002,
si
chiamava
"mumble
mumble",
era uno
spazio
sul mio
sito
ufficiale.
Ma poi
ho visto
che la
stampa
riprendeva
le cose
che
scrivevo
e allora
ha
iniziato
a
divertirmi
di
meno".
Chatti
mai?
"No,
mai. La
chat non
m'ha mai
tirato
dentro.
Quell'aspetto
di
internet
tipo
nascondi
la tua
identità
non
m'affascina.
La chat
l'ho
sempre
trovata
una
perdita
di
tempo.
Mi va
bene
perdere
tempo,
ma devo
avere
una
goduria.
Perdere
tempo
per
perdere
tempo
non mi
va".
Come
vivi la
fama
nella
quotidianità?
Ti
capita
di
mimetizzarti
per non
farti
riconoscere?
"La
vivo
bene,
forse
perchè
avevo 19
anni
quando
sono
diventato
famoso.
Non è
mai
stato un
intralcio.
La fama
ti dà
anche
privilegi:
prendi
un aereo
e con
due ore
di volo
sei in
un posto
dove
nessuno
ti
conosce.
E poi io
giro a
Milano
in
bicicletta,
al
massimo
mi danno
qualche
pacca
sulla
spalla,
mi
sorridono.
A
Cortona
invece
ci sono
nato, mi
conoscono
tutti.
Non ho
stress
da fama.
È sempre
stata
una
benedizione,
in
qualche
modo...
quando
ero a
scuola
mi
piaceva
l'idea
dello
spettacolo,
l'ho
sempre
avuta
questa
cosa
qua, non
m'è
capitata
per
caso.
Non
sapevo
bene
cosa
avrei
fatto,
forse il
cantante
è una
delle
ultime
cose che
pensavo
di fare,
ma la
fama...
non ho
mai
avuto
l'idea
di fare
l'ingegnere".
Quindi
oggi
forse
saresti
tra gli
Amici di
Maria De
Filippi.
"Penso
proprio
di no.
Anche se
non
giudico
le
scelte
degli
altri.
Oggi
probabilmente
aprirei
una
webradio
mia. ma
rifarei
quello
che ho
fatto.
La prima
volta
che sono
entrato
in una
radio
privata
avevo 14
anni e
mi sono
detto:
"Questo
è il mio
mondo".
Quando
sono
entrato
in
discoteca
lo
stesso:
"Da qui
non mi
smuove
più
nessuno"".
Cosa
pensi di
Fabri
Fibra?
"Non ho
sentito
tutto il
nuovo
album,
ma la
mia
opinione
è
positiva,
mi
sembra
che
possa
solo
andare
avanti e
fare
cose
belle.
Ma è
anche
un'opinione
abbastanza
distratta,
non
conosco
bene il
suo
lavoro,
non ho
mai
ascoltato
un suo
disco
dall'inizio
alla
fine,
quando
faccio i
miei
dischi
non
riesco a
sentire
nient'altro.
C'è
qualcosa
di forte
in lui,
c'è
talento,
capacità
di
mettere
insieme
le cose.
Deve
stare
attento
a non
farsi
usare
dai
mezzi di
comunicazione.
A non
fare la
parte
del
cattivo
per
forza.
L'apertura
della
vostra
intervista
di
copertina
qualche
mese fa
mi ha un
po'
lasciato
perplesso...
mah...
si
parlava
di
diavolo.
Ma il
diavolo
quando
arriva
fa paura
veramente.
Comunque
mi
sembra
uno che
c'ha
cose da
dire,
uno con
un
immaginario,
e dove
c'è uno
che c'ha
un
immaginario
io mi
fermo e
mi
inchino".
Hai
notato
che non
capita
spesso
che si
dica in
giro:
questo
sarà il
nuovo
Jovanotti.
Alla
fine si
diceva
scherzando
solo di
Dj
Francesco.
"Sì, si
diceva,
ma ora
fa la
tv. Ma
meno
male che
non si
dica
spesso.
Probabilmente
perché
non si
riesce a
catalogarmi
fino in
fondo,
non ci
riesco
neanche
io. Ma
sento
molto
delle
mie cose
nelle
musiche
che
girano,
sempre
con
orgoglio,
mai con
dispiacere.
Sento
l'influenza
che
potrei
avere
avuto su
certe
strutture
di
canzoni,
ma non
voglio
sembrare
presuntuoso.
Forse
anche in
certa
scrittura
romantica
degli
Zero
Assoluto...
Ho avuto
quella
sensazione
anche
quando è
uscito
Alex
Britti.
Anche in
certo
hip hop.
qua e
là.
Anche a
Sanremo
mi
capita
di
sentire
che
quando
qualcuno
si muove
dalla
melodia
italiana
tipica
magari
va in
due
direzioni.
O va
verso
Vasco,
cioè
quando
ti muovi
dal bel
canto
che è il
nocciolo
duro
della
canzone
italiana
vai
verso
Vasco,
Carboni
e
cantautori
di un
certo
tipo.
Oppure
vai
verso un
modo di
scrivere
canzoni
che
sembrano
un po'
buttate
là, come
il mio,
ma
invece
io ci
metto
tre
mesi".
Nel
libro-diario
Safari
Jam i
tuoi
disegni
ricordano
quelli
di
Federico
Fellini...
"Per
me
Fellini
è... nel
mio
pantheon
è... il
cinema è
Fellini.
È uno
dei più
grandi
artisti
del
secolo
scorso.
Nel
mondo.
Per me
Fellini
è come
Michelangelo,
uno con
un
immaginario
pazzesco.
La
fontana
di Trevi
in
realtà
l'ha
inventata
lui con
La dolce
vita.
Per me
vedere
un suo
film è
come
andare
in
chiesa
per un
cattolico
fervente.
Insomma,
sai che
lì...
ok,
tutto
funziona.
In un
suo film
tutto
funziona.
È bello
sapere
che
esiste
il suo
cinema.
Pensare
che
esiste
Cabiria
o 8 e ¿,
anche se
non li
vedo,
vuol
dire che
il mondo
allora è
un bel
posto. È
come
pensare
che
esiste
l'Amazzonia
o la
Cappella
Sistina".
|
| |
Jovanotti: «Io lo so che non sono
solo» / Vanity Fair / 02.01.08
| |
Il
fratello
che non
c'è più:
«lo
sento
ancora,
me lo
porto
dentro».
Il padre
che sta
male:
«Dopo
tanto
tempo
riusciamo
a
parlare,
ora che
lo
accompagno
a fare
la
chemio».
La
compagna
che è al
suo
fianco
da
quindici
anni:
«Abbiamo
avuto le
nostre
tempeste,
con lei
ho fatto
persino
terapia
di
coppia».
Bisogna
salire
in
macchina
con lui,
mentre
la radio
canta la
sua
canzone,
per
capire
che cosa
lo fa
continuare
a
sorridere,
«anche
quando
sono
solo».
Di
Gabriele
Romagnoli
su n.
1/2008
...È
sempre
meglio
adesso?
«Sì».
...Va
bene, ma
mi
racconti
come era
cominciata?
«Roma,
1966.
Nasco
terzo
figlio,
che è
già un
vantaggio,
perché
sui
primi i
genitori
esercitano
più
controllo,
hanno
più
speranze,
dopo
abbassano
la
guardia
e così
sono
stato
più
libero».
...Padre
severo?
«No,
benché
una
specie
di
poliziotto,
una
guardia
vaticana.
Sono
cresciuto
con la
Radio
Vaticana
nel
citofono,
nel
telefono,
perfino
al
frigorifero,
in una
stanza
che alla
finestra
aveva il
cupolone,
ho
toccato
un Papa,
mio
padre ci
ha
viaggiato».
...Tu
e tuo
padre
siete un
raro
caso di
maschi
appartenenti
a
generazioni
diverse
che si
parlano?
«In
realtà
stiamo
riuscendo
a farlo
soltanto
adesso.
Da
quando
lui si è
ammalato.
Lo
accompagno
a fare
la
chemioterapia,
lo
riporto
a casa,
lui tira
fuori un
sacco di
cose.
Sta
reagendo,
molto
bene
anche. E
gli è
venuta
una
specie
di
adrenalina
da
quando,
due mesi
fa...».
Ci
fermiamo
al
distributore.
Il
benzinaio
riconosce
Jovanotti,
ma dopo
uno
slancio
di
allegria
si
frena.
Dice:
"Condoglianze,
mi è
dispiaciuto
molto
per suo
fratello".
Lui
ringrazia,
gli
stringe
la mano,
sorride,
saltella
dentro
l'auto.
«...
Umberto
era il
fratello
grande,
diciannove
anni
nella
stessa
camera.
Era
quello
straordinario,
quello
cristiano,
quello
che
scrisse
nel
tema:
"Amo Dio
e gli
uomini".
È morto
con
l'aereo,
incredibile,
non
facevamo
che
parlarne,
ero
diventato
anch'io
un
esperto
di
incidenti
aerei a
forza di
chiedergli:
"Come fa
un aereo
ad
andare
giù?".
Poi il
suo
aereo è
andato
giù...».
...Che
cosa è
rimasto?
«Niente,
tutto.
Lo sento
ancora,
lo sento
nell'abbraccio.
Lo sento
quando
meno me
l'aspetto,
prendi
Bob
Dylan.
Lui ci
andava
matto e
improvvisamente,
giorni
fa, a
New
York, ho
ascoltato
Bob
Dylan e
mi è
sembrato
diverso.
Lo
ascoltavo
con le
sue
orecchie,
in
qualche
modo lo
sto
portando
dentro.
Poi c'è
il
dolore,
il
dolore
che non
passa e
quasi ho
paura
che
passi.
Il
dolore
può
darti
forza,
insegnarti
qualcosa.
Ognuno
ha il
suo modo
di
viverlo,
mio
padre
parla e
combatte
il
tumore,
mia
madre
mette a
posto.
Lei è
sempre
stata
quella
che
metteva
a posto.
Forse
anche
per
quello
sono
diventato
un
artista,
per non
dover
mettere
a
posto».
...Se
non
avessi
cantato,
che cosa
ti
sarebbe
successo?
«Avrei
fatto la
vita di
paese,
la
Vespa,
un sacco
di
canne...».
...A
che
scuola
mandi
tua
figlia
(Teresa,
9 anni,
ndr)?
«Pubblica!
Sono un
fan
della
scuola
pubblica.
È la più
bella».
...Riesci
a
parlare
con lei?
«Sì.
Un
sacco. E
a
giocare».
...Perché
non hai
sposato
sua
madre?
«Era
tutto
pronto,
poi un
giorno,
avevo
appena
finito
di
cantare,
sono
venute
dietro
il palco
le due
suocere,
avevano
delle
tovaglie
da farmi
scegliere
per il
rinfresco.
Capisci?
Io non
ce la
faccio a
scegliere
le
tovaglie.
E gli
invitati
erano
arrivati
a
duecentotrenta.
Così ho
mandato
tutto a
monte.
Ma
adesso
credo
proprio
di
doverlo
fare».
...Hai
sempre
sorriso,
anche
quando
parlavi
del
dolore,
dell'aereo
che
andava
giù,
della
chemio
di tuo
padre.
Sei
davvero
un
ragazzo
fortunato?
«Sì».
...Sei
anche
ricco?
«No».
...Davvero?
Se
smettessi
di
cantare,
ora, non
potresti
campare
di
rendita?
«Camperei
forse un
anno».
...Dove
è che la
senti,
la vita?
«Ne
parlavo
con
Folco,
il
figlio
di
Tiziano
Terzani,
che ha
passato
un anno
nella
Casa dei
morenti
di Madre
Teresa a
Calcutta.
Stava
lì,
teneva
la mano
a queste
persone
terminali.
Un
attimo
c'era la
vita, un
attimo
dopo non
c'era
più. Un
niente.
Energia
che c'è,
energia
che va
altrove.
Mio
fratello,
adesso,
non lo
so,
forse
una
canzone».
|
| |
Walter
Veltroni: 'Vorrei che Jovanotti
suonasse a Roma nel 2008' / Rockol /
28.12.07
| |
Walter
Veltroni
ha
rivelato
ai
giornalisti
il suo
desiderio
per il
2008
durante
la
conferenza
stampa
di
presentazione
delle
iniziative
per il
Capodanno
a Roma.
Il
sindaco
della
Capitale
ha
dichiarato
che
vorrebbe
vedere
Jovanotti
esibirsi
a Roma.
"Mi è
piaciuto
molyo
'Fango',
il suo
ultimo
lavoro.
Visto
che è un
artista
romano
che
manca
dalla
Capitale
ormai da
tanto
tempo,
mi
piacerebbe
vederlo
tornare
a
suonare
nella
nostra
città".
Tra i
grandi
nomi
previsti
al
Capodanno
di Roma
è stato
annunciato
quello
di
Giorgia
che,
secondo
quanto
riportato
dall'agenzia
Ansa, si
esibirà
Foro di
Traiano
in
diretta
televisiva
su Mtv.
|
| |
Valentino
e Jovanotti insieme. Per i due un
Natale in collina / Il Resto del
Carlino / 27.12.07
| |
Il campione di Tavullia e
il popolare cantante erano
nell'entroterra pesarese.
Per le vacanze si sono
concessi una gita con le
moto da cross su e giù per i
crinali e i tornanti. I fans
li hanno subito riconosciuti
e fotografati
Pesaro,
27
dicembre
2007 -
Giro
natalizio
di
Valentino
Rossi
sulle
colline
del
nostro
entroterra.
Assieme
al
campione
di
motociclismo
il
popolare
cantante
Jovanotti.
Sabato
scorso i
due,
assieme
ad
alcuni
amici
(tra cui
alcuni
campioni
di
'enduro')
oltre a
fare un
giro con
le loro
moto su
e giù
per i
tornanti
e i
crinali
che
vanno da
bocca
Serriola
all’Alpe
della
Luna,
sembra
che
siano
stati
protagonisti
di un
servizio
fotografico
per un
magazine
maschile.
Attorno
a
mezzogiorno
sono poi
scesi
nel
paese di
Apecchio
e hanno
sostato
in un
garage a
parlare
di moto
con un
amico di
Valentino.
Naturalmente
non è
mancato
chi ha
approfittato
dell’occasione
per
immortalare
i due
con un
telefonino
cellulare
dotato
di
fotocamera.
Valentino
Rossi
che è
parso
particolarmente
su di
morale,
allegro
e
cordiale
con
tutti,
ha poi
pranzato
assieme
a
Jovanotti
e altri
amici in
un
agriturismo
sulle
campagne
attorno
ad
Apecchio.
Comunque
non è la
prima
volta
che
Valentino
con la
sua moto
da cross
e alcuni
amici
passa
qualche
ora
nell’entroterra;
anche
nel
passato
sono
state
frequenti
le sue
incursioni
nella
zona di
Mercatello
sul
Metauro.
Prima
volta
invece
per il
cantante
'dell’ombelico
del
mondo'
Jovanotti,
che con
l’immancabile
cappellino
e la
folta
barba ha
frequentemente
scherzato
con
l’amico
Valentino
e con
gli
altri
partecipanti
della
comitiva
(una
quindicina
di
persone
in
tutto).
Amedeo
Pisciolini
|
| |
Jovanotti:
ecco la tracklist di "Safari" / Rockol / 19.12.07
| |
Jovanotti ha svelato sul suo
sito ufficiale
(www.jovanotti.it) la
tracklist del suo nuovo
disco, "Safari".
L'album sarà pubblicato il
prossimo 18 gennaio in tre
versioni diverse: nella
versione tradizionale su CD
saranno inserite dodici
canzoni.
Tra gli ospiti che hanno
collaborato con Lorenzo
Cherubini alla realizzazione
del disco appaiono i nomi di
Giuliano Sangiorgi (Negramaro)
nella titletrack, Sly & Robbie in "Temporale",
Sergio Mendes in "Punto",
Michael Franti in "Mani
libere 2008" e, come già
annunciato, Ben Harper in
"Fango", primo singolo
estratto dall'album. Di seguito la tracklist
ufficiale di "Safari". "Fango" (con Ben Harper) "Mezzogiorno" "A te" "Dove ho visto te" "In orbita" "Safari" (con Giuliano
Sangiorgi) "Temporale (con Sly &
Robbie) "Come musica" "Innamorato" "Punto" (con Sergio Mendes) "Antidolorificomagnifico" "Mani libere 2008" (con
Michael Franti Spearhead) |
| |
Il
nuovo Jovanotti / Vanity Fair / 19.12.07
| |
Il
nuovo Jovanotti
Lorenzo Cherubini augura ai
lettori di Vanity Fair un
Buon Anno.
Dall' ultimo ombelico del
mondo, l'Amazzonia
Lorenzo Cherubini, 41 anni,
nella foresta amazzonica di
Iguazu, in Brasile, dove ha
girato il video di "Fango".
Il singolo è il primo
estratto da "Safari", il
nuovo disco che esce il 18
gennaio.
Il brano, in cui suona la
chitarra Ben Harper, amico
di Jovanotti, è già il più
scaricato da iTunes e uno
dei più trasmessi in radio.
|
| |
Sanremo, girandola
di nomi sui big /
Tgcom / 12.12.07
| |
Via al toto partecipanti
e superospiti
E' iniziata la girandola di
nomi sui big in gara alla
58esima edizione del
Festival di Sanremo. Si
fanno sempre più insistenti
le voci della partecipazione
di Anna Tatangelo, forse in
coppia con Gigi D'Alessio,
e, tra gli altri, di Patty
Pravo, Matia Bazar, Mietta,
Irene Grandi, Simone
Cristicchi, Manuela Villa.
Arrivano poi le
auto-candidature di Anna
Oxa, assente dalla scena
musicale italiana da quattro
anni, e dei Tazenda.
A due mesi circa dall'inizio
del 58° Festival della
Canzone Italiana, aumentano
i rumors sui big in gara e
sui superospiti della
kermesse. Di certo per ora
ci sono solo tre nuove
proposte provenienti da
Sanremo Lab, l'Accademia
della Canzone di Sanremo.
Si tratta di tre giovani
scelti da Pippo Baudo,
direttore artistico del
Festival, e dalla
Commissione artistica per la
sezione Giovani. Ariel
(Alessandra Piacenti), con
il brano Ribelle, Giua
(Maria PIerantoni Giua), con
Tanto non vengo, e Valeria
Vaglio, con Ore e Ore, sono
le tre nuove proposte cui si
sommeranno altri nove
giovani selezionati tra
coloro che hanno presentato
la domanda di partecipazione
alla kermesse sanremese.
Sul fronte dei Big, invece,
è nebbia all'orizzonte.
Molte indiscrezioni, ma
nessuna certezza. Si parla
della partecipazione di Anna
Tatangelo, in coppia con
Gigi D'alessio nella serata
di giovedì, quando i big
potranno proporre i propri
brani con un nuovo
arrangiamento e duettare con
ospiti di richiamo.
In lizza ci sarebbero anche
Gerardina Trovato, Paola
Turci, Eugenio Finardi, Max
Gazzè, per non parlare della
probabile presenza sul palco
dell'Ariston di Irane
Grandi, Simone Cristicchi,
vincitore della passata
edizione, Pacifico, Matia
Bazar e Manuela Villa che
presenterebbe un brano
scritto dal fratello. E ora
spunta anche la
auto-candidatura di Anna
Oxa, lontana da ormai 4 anni
dalle scene musicali, e dei
Tazenda che promettono "una
canzone di grande
suggestione".
Non mancano dal
toto-partecipazioni i nomi
di veterani quali Little
Tony e Teddy Reno, che per
la serata dei duetti avrebbe
in serbo una performance
canora con la moglie Rita
Pavone il cui ritorno sul
palco di Sanremo sarebbe di
per sè un happening.
Voci e sussurri anche sui
superospiti: tra quelli
italiani è data per assodata
la partecipazione di
Jovanotti, ma potrebbero
tornare al Festival anche
Giorgia, Eros ramazzotti,
Gianni Morandi e Zucchero.
Tra i big internazionali
potrebbero salire sul palco
dell'Ariston Lenny Kravitz,
Miguel Bosè, reduce dal
successo di Papito, e Sheryl
Crow.
Di sicuro insomma in questo
Festival ci sono per ora
solo i due conduttori, Pippo
Baudo e Piero Chiambretti
che vogliono essere due
presentatori equivalenti.
Pierino quindi non farà la
spalla di Pippo: entrambi,
con le stesse
responsabilità, avranno in
mano il timone del Festival
che ad oggi naviga ancora in
acque confuse.
|
| |
Jovanotti
superospite al Festival /
tvblog.it / 12.12.07
| |
Da queste parti più volte si
è sottolineato quanto sia
ridicola la corsa al
superospite al Festival di
Sanremo, e quanto si
dovrebbe, nel festival della
canzone italiana,
privilegiare la gara.
Tant’è, i pezzi forti di
questo pezzo di
paleotelevisione che resiste
al tempo che passa restano
proprio i cosiddetti
superospiti. Uno di essi,
nel nuovo festival di Pippo
Baudo, sarà il sempreverde
Jovanotti - che i meno
giovini ricorderanno in gara
a Sanremo, con un
improbabile Vasco.
Era il 1989, il brano era
dello stesso Jovanotti - che
salutava un’allibita platea
dell’Ariston con un
improbabile ciao ragazzi,
grazie - e di
Cecchetto-Cerosimo,
presentavano Rosita
Celentano, Paola Dominguin,
Danny Quinn e Gianmarco
Tognazzi. Fra le nuove
proposte vinceva Mietta, fra
gli emergenti (!) Paola
Turci, fra i big trionfava
il duo Leali-Oxa con Ti
lascerò.
Il cantante, secondo il
settimanale Chi, parteciperà
al Festival inseme al
brasiliano Sergio Mendes.
|
| |
Sanremo:
Jovanotti superospite /
ansa / 11.12.07
| |
Il settimanale Chi nel
numero di domani rivela che
Jovanotti sara' uno dei
superospiti per il prossimo
Festival di Sanremo. Il
magazine di Alfonso
Signorini scrive che
Jovanotti si esibira' sul
palco del Teatro Ariston con
il musicista brasiliano
Sergio Mendes.
|
| |
Dopo 24 ore
scatta al numero 1 di iTunes il singolo
di Jovanotti / rockol.it / 09.12.07
| |
"Fango”, il primo estratto
dal nuovo album di
Jovanotti, disponibile da
poco più di 24 ore, ha già
raggiunto il primo posto dei
download più scaricati in
Italia su iTunes. Lo
riferisce l’agenzia Ansa, la
quale specifica che il
singolo di Lorenzo ha
conseguito il primato
nonostante non sia nemmeno
stato pubblicizzato sulla
homepage di iTunes Italia,
che cambia solamente al
martedì.
|
| |
Fango di
Jovanotti il più scaricato da iTunes /
ansa.it / 09.12.07
| |
Fango, il primo singolo del
nuovo album di Jovanotti,
disponibile da poco più di
24 ore su Itunes ha già
conquistato il numero 1
della classifica delle
canzoni più scaricate.
Senza essere nemmeno
annunciata nella home page
di iTunes (che cambia l'home
page solo il martedì) questa
nuova canzone di Lorenzo,
(anticipazione di Safari che
uscirà il 18 gennaio) è
entrata immediatamente nelle
playlist di moltissime
persone che hanno voluto
scaricarla portandola alla
vetta della classifica
Itunes ma anche nelle
playlist delle radio
italiane, dai grandi network
alle radio locali.
|
| |
Jovanotti
con fango
vola su iTunes / studiocelentano.it /
09.12.07
| |
Singolo nuovo album e' il
piu' scaricato dopo solo 24
ore
Fango, primo singolo del
nuovo album di Jovanotti,
disponibile da poco piu' di
24 ore su Itunes, e' gia'
diventata la canzone piu'
scaricata. Senza essere
nemmeno annunciata nella
home page di iTunes (che
cambia solo il martedi')
questa nuova canzone di
Lorenzo, (anticipazione di
Safari che uscira' il 18
gennaio) e' entrata
immediatamente nelle
playlist di moltissime
persone che hanno voluto
scaricarla portandola alla
vetta della classifica
Itunes.
Grande successo anche in
radio.
|
| |
Jovanotti,
arriva in radio
"Fango" / ansa.it / 05.12.07
| |
'Fango', il primo singolo di
Safari, l'atteso nuovo album
di Jovanotti, sarà in tutte
le radio dal 6 dicembre
prossimo. Dopo i cinque
album di platino con Buon
Sangue, uscito tre anni fa,
Lorenzo in questi giorni sta
ultimando il mixaggio del
disco, registrato tra
Cortona, Milano, Los
Angeles, Rio, Hannover,
dalla passata primavera alla
seconda metà di ottobre. E
sta girando il video di
Fango in un luogo 'segreto'
in Sudamerica. Safari uscirà
all'inizio del 2008,
rispettando la data
precedentemente annunciata
dalla Universal.
"Io lo so che non sono solo,
anche quando sono solo. E
rido e piango e mi fondo con
il cielo e con il fango",
canta Jovanotti nel refrain
di questo pezzo semplice ma
complesso nel suo incastro
di sonorità e di fraseggio
musicale. Un pezzo 'in
diretta', registrato in un
solo take in uno studio
americano, quello in cui i
musicisti diventano
strumenti al servizio della
canzone che si fonde in un
solo colpo, in un solo
battito emotivo. Ad
impreziosire il pezzo,
l'arpeggio di Ben Harper,
che ha regalato il suo segno
a Lorenzo in nome della
musica e di quello che la
musica riesce a portare alla
luce. Fango si chiude con un
lungo assolo di Ben alla sua
chitarra, una vera magia.
|
| |
Fango:
in radio il single di Lorenzo Jovanotti
/ jugo.it / 05.12.07
| |
Lorenzo Jovanotti debutta
con il single ''Fango'',
primo antipasto del nuovo
album ''Safari''. In tutte
le radio da giovedì 6
dicembre e in esclusiva per
il download da iTunes dal 7
dicembre, ''Fango''
rappresenta ''una sensazione
in musica e parole, un
brivido semplice e diretto
al cuore di questo nostro
tempo che condividiamo, che
ci sfida e che
sfidiamo, che ci attraversa
e attraversiamo''.
Si tratta infatti di un
pezzo semplice e al contempo
complesso nel suo incastro
di sonorità e di fraseggio
musicale.
Un pezzo ''in diretta''
registrato in un solo take
in uno studio americano, il
''take'' giusto. Ad
impreziosire ''Fango'' è
l'arpeggio di Ben Harper. Il
singolo si chiude proprio
con un lungo assolo di Ben
alla sua chitarra per
regalare una magia unica.
per quanto riguarda
''Safari'', invece, in
questi giorni si sta
ultimando il mixaggio del
disco, registrato tra
Cortona, Milano, Los
Angeles, Rio, Hannover,
dalla passata primavera alla
seconda metà di ottobre. Per
quanto riguarda il video di
''Fango'', segnaliamo che
Lorenzo lo sta girando in un
luogo ''segreto'' in
Sudamerica. Il nuovo album
''Safari'', lo ricordiamo,
uscirà all'inizio del 2008.
|
| |
Il
Fango di Jovanotti / mtv.it / 05.12.07
| |
Da domani in radio il nuovo
singolo di Lorenzo con Ben
Harper"'Fango' è una
sensazione in musica e
parole, un brivido semplice
e diretto al cuore di questo
nostro tempo che
condividiamo, che ci sfida e
che sfidiamo, che ci
attraversa e attraversiamo.
E' un pezzo semplice come
solo Lorenzo riesce a fare
ma complesso nel suo
incastro di sonorità e di
fraseggio musicale. Un pezzo
"in diretta" registrato in
un solo take in uno studio
americano, il "take" giusto,
quello in cui i musicisti
diventano strumenti al
servizio della canzone che
si fonde in un solo colpo,
in un solo battito emotivo,
in un brivido unico e
compatto che lascia senza
fiato prima di tutto chi lo
ha messo a segno e poi tutti
gli altri. 'Fango' è reso
sublime dall'arpeggio del
più grande degli
arpeggiatori che fa di
cognome proprio Harper, Ben
Harper, "l'arpeggiatore",
che ha regalato il suo segno
in nome della musica e di
quello che la musica riesce
a portare alla luce. 'Fango'
si chiude con un lungo
assolo di Ben alla sua
chitarra, una vera magia."
Con queste parole Lorenzo
Jovanotti descrive il suo
nuovo singolo, "Fango" -
primo estratto dal nuovo
album "Safari" - in tutte le
radio da giovedì 6 dicembre
e diponibile in esclusiva su
iTunes dal 7 dicembre.
"Safari" segna l'attesissimo
ritorno discografico di
Lorenzo a tre anni da "Buon
Sangue", album di grande
successo che ha raggiunto 5
dischi di platino e ha
portato l'artista in tour in
numerose città italiane e
nei festival più importanti
d'Europa.
In questi giorni si sta
ultimando il mixaggio del
disco, registrato tra
Cortona, Milano, Los
Angeles, Rio, Hannover,
dalla passata primavera alla
seconda metà di ottobre.
'Safari' il 18 gennaio 2008.
Lorenzo sta girando il video
di "Fango" in un luogo
"segreto" in Sudamerica.
Non vediamo l'ora di
assaporare appieno questo
ritorno.
|
| |
|
| |
 |
|