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L'Altro
viaggio di Jovanotti / Famiglia
Cristiana / 27.01.08
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di Gigi Vesigna
L’amore e la vita sono i protagonisti assoluti del disco, che ha inciso in compagnia di musicisti prestigiosi. Per dire che il mondo non è bello, ma si può migliorare.
Il nuovo album di Lorenzo Cherubini-Jovanotti è un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Gronda pessimismo per il mondo che lo circonda, per la
politica che lo delude, per l’indifferenza che come nebbia oscura i rapporti, oppure apre la sua mente a un ottimismo che è cauto ma concreto?
A 41 anni Lorenzo affronta un po’ tutti i temi del nostro quotidiano pubblico, ma poi si lascia andare nel privato e allora quel bicchiere, una volta ascoltate e riascoltate le 15 canzoni, tutte inedite, mi pare sia pieno d’amore.
Amore per la vita, per la figlia Teresa, che ha nove anni e parla con lui come un’adulta (e a lei Lorenzo deve l’ispirazione di una delle sue canzoni più
preziose: «È per te che sono belli gli alberi e rosa i fiocchi in maternità… È per te che il mare sa di sale, è per te la notte di Natale, è per te ogni cosa che c’è»), e per Francesca, con cui vive ormai da 15 anni. Hanno avuto alti e bassi, c’è stata una separazione che sembrava definitiva, ma poi tutto è
tornato a posto grazie anche a un corso di terapia di coppia. Da Villetta Fiorita a Cortona, dove vive, Lorenzo sta preparandosi al lancio
del disco che si intitola Safari, che in lingua swahili significa "viaggio" o, più precisamente, "lungo cammino su un sentiero".
Quel sentiero che nei 54 minuti abbondanti del disco percorre in modo ispirato e spericolato, definendo sentimenti e momenti di crisi con una sincerità sconcertante. Questo nuovo album propone tutta l’ampiezza dell’ispirazione musicale e della dialettica di Lorenzo. C’è la melodia e c’è il rap, ci sono le percussioni, tanto care alla sua musicalità, la chitarra magica di Ben Harper in Fango, che è il pezzo scelto per il lancio dell’album e sta martellandoci ossessivamente da tutte le radio. Per registrarlo, tra Cortona, Los Angeles, Milano, Hannover, Berlino e Rio de Janeiro, Lorenzo s’è avvalso della collaborazione di Giuliano Sangiorgi (uno dei Negramaro), di Sly e Robbie in Temporale, di Michael Franti Spearhead in Mani libere e di Sergio Mendes, il grande pianista brasiliano, in Punto: tutte collaborazioni che impreziosiscono il tessuto musicale, che poi Lorenzo ha trasformato in un sontuoso album di pensieri, parole, riflessioni. Analizzando le parole delle canzoni, si possono trovare gustosi spiccioli di filosofia Jovanottiana: in Safari, che è la canzone dove speranza e sconforto si alternano, più che in tutte le altre.
Si può meditare su versi che dicono: «Io lo so che non sono solo, anche quando sono solo, io lo so che non sono solo. Il cervello trasmette messaggi
che il ricordo rende teneri: un uomo guarda la sua mano: sembra quella di suo padre quando da bambino lo sollevava su. Era bello il panorama visto
dall’alto. Si gettava sulle cose prima del pensiero, la sua mano era piccina ma affrontava il mondo intero». E poi conclude: «L’unico pericolo che senti veramente è quello di non riuscire più a sentire niente, il battito di un cuore là dentro al petto, la passione che fa crescere un progetto...».
In Mezzogiorno Lorenzo scrive tra l’altro: «La foto della scuola non mi assomiglia più, ma i miei difetti sono tutti intatti e ogni cicatrice è un
autografo di Dio». Poi, in A te, arriva una dichiarazione d’amore che ogni donna vorrebbe sentirsi fare almeno una volta nella vita: «A te che sei l’unica al mondo, l’unica ragione per arrivare in fondo. Ad ogni mio respiro quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole senza che tu mi dica niente».
Nella canzone In orbita si diverte a mettere alla prova gli intellettuali citando Alexander Platz, resa famosa da una canzone di Milva e Snaporaz, il personaggio che Federico Fellini ha fatto interpretare a Mastroianni nel film La città delle donne ed era la proiezione di sé stesso, e l’onda di Katsushika
Hokusai, il famoso dipinto del grande pittore giapponese vissuto tra la seconda metà del Settecento e l’Ottocento.
Il fascino discreto della normalità
Ed è questo il suo modo di compiere un safari, che non è né cruento come quelli raccontati da Hemingway, né inutile come i safari fotografici del
turismo di massa nei parchi del Kenya. Poi arriva proprio Safari, che dà il titolo all’album: «Sono tempi rock’n’roll che si resta senza fiato, cadono i record alle Olimpiadi, tutto si supera in un secondo. E in ogni mondo c’è dentro un mondo che ha dentro un mondo che ha dentro un mondo, ci sono armi nei supermercati. Safari, dentro la mia testa ci sono più bestie che nella foresta».
Temporale è il pretesto per dire che «gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede», e che con un po’ di bicarbonato dopo certi pranzi si
eviterebbe lo scontro tra civiltà. E poi ancora l’amore, il costante fil rouge dell’opera di Lorenzo, la vita insieme, lei che guarda Sex in the city e lui che
fa indigestione di film dove si spara, gangster o cow boys che siano. Il fascino discreto della normalità, un’atmosfera che Lorenzo evidentemente sa assaporare visto che erano più di quattro anni che non incideva un disco.
E amore ancora per la sua donna in Punto: «Vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci ti amo... punto». Buffe ricette per confezionare pozioni magiche in Antidolorificomagnifico, mentre Mani libere 2008 è l’ennesima dichiarazione d’amore alla libertà che dovrebbe far parte dei nostri comportamenti. Safari avrebbe dovuto uscire tempo fa, ma lo ha rinviato la tragedia che ha colpito Lorenzo: la morte di Umberto, suo fratello maggiore, che faceva il pilota ed è precipitato col suo aereo. «Quante volte», scrive nel suo diario Lorenzo, «abbiamo parlato di aerei che cadono, di come cadono. Non pensavo che un giorno sarebbe successo a lui... E dopo le lacrime la forza di rialzarsi e di vivere nella luce, nel sole. Sei in me, fratello mio». A Lorenzo restano la famiglia, le canzoni, la gente che gli vuol bene, e il riavvicinamento al padre, colpito da una malattia, e che lui ha accompagnato
spesso a fare la chemioterapia. Com’è complicato il suo "safari" e com’è bello che gli sia rimasto intatto il senso della vita, dell’amore, della famiglia. E anche la voglia di fare musica.
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Ciao Vasco... Jovanotti intervista
Vasco Rossi su GQ: / libero.it / 25.01.08
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"Ho cambiato il linguaggio dei vecchi cantatutori"
C’è sempre un’ambientazione quasi cinematografica nelle tue canzoni...
“Sì, sono frasi buttate a flash. Ed è stata la mia grande sorpresa, sono rimasto sorpreso che la gente capisse, nonostante non dicessi tutto. Anzi, che il pubblico addirittura capisse ancora di più, perché riempiva tutti quegli spazi vuoti con le sue emozioni”.
Come cantante, negli anni pensi di essere migliorato?
"Sì. Ho imparato molto, in certi periodi facevo anche 300 concerti l’anno. Avendo sempre Solieri (Maurizio, la prima chitarra solista di Vasco, ndr) a tutto volume nelle orecchie, ho dovuto imparare a cantare senza sentirmi molto. Ma più che altro sono un interprete, non un cantante”.
Ci metti tanto a cantare un pezzo, in studio?
“Lo canto due o tre volte di fila, o quattro”.
Fra quelle lì ce n’è una buona.
“Sì. Oppure c’è il giorno che non viene, ma è difficile perché ci arrivo molto preparato”.
La percezione che ho del tuo universo è quella di un sistema in equilibro. È così?
"In equilibrio precario".
Non hai raggiunto un equilibrio?
“No, posso dire che ogni giorno lo trovo”.
Quando hai cominciato a pensare che dalla musica non ti schiodava più nessuno?
“Io ho cominciato per scherzo, proprio. Facevo il disc jockey alla radio e nei locali, stavo benissimo, guadagnavo bene, mi piaceva un casino. Ancora oggi penso che quello sia il lavoro che mi piace di più in assoluto”.
Anche a me...
“Anche confrontandolo con questo della rockstar, preferivo quello, per dire. Ho cominciato per scherzo e per qualche anno ho fatto questo mestiere per scherzo. Poi, a un certo punto, tutti questi schiaffi in faccia che prendevo, e poi anche la morte di mio padre... Secondo me queste cose sono state fondamentali, perché hanno fatto scattare in me un meccanismo per cui non potevo più scherzare. Avevo bruciato tutti i ponti col passato, col paese, con tutto, quindi dovevo per forza arrivare da qualche parte. A quel punto sono diventato molto più... È venuta fuori una rabbia, una cattiveria, una determinazione, che non avevo mai avuto. Fino a vent’anni ero una persona completamente diversa da quella che poi ho scoperto di
essere diventato”.
Però la tua rabbia non è risentimento.
“No, non risentimento”. All’inizio c’era poca gente ai concerti. “Nessuno. Delle volte c’erano addirittura venti persone, trenta, ma io facevo il
concerto lo stesso come se fossero mille. E loro, quando andavano a casa,raccontavano a tutti di avere visto la Madonna, quindi l’anno dopo nello stesso
posto ritornavano in duecento. Io non ho mai messo meno impegno perché c’era meno gente, faccio sempre del mio meglio a prescindere dal numero di persone che assistono ai miei concerti”.
Sei contento del tuo nuovo disco?
“Moltissimo. Sono addirittura stupefatto”.
So che c’è Slash (ex Guns'n'Roses, ndr) alla chitarra.
“Guarda, è stata una cosa fantastica”.
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Lorenzo
‘Jovanotti’ Cherubini, un artista in
continua evoluzione /
fondazioneitaliani.it / 24.01.08
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di Chiara M. Carnevale
“L’avventura più bella in vent’anni di carriera”. Così Lorenzo ‘Jovanotti’ Cherubini ha descritto il suo nuovo lavoro, Safari, dedicato al fratello Umberto, tragicamente scomparso lo scorso ottobre. L’undicesimo album è finalmente approdato sugli scaffali dei negozi di musica la scorsa settimana. L’attesa era molta, dopo la premessa del singolo e le notizie di prestigiosi contributi musicali presenti in diversi brani.
In questo album, infatti, Lorenzo ha potuto contare sulla spontanea collaborazione di diversi amici conosciuti in giro per il mondo: dalla chitarra di Ben Harper in “Fango”, al piano di Sergio Mendes in “Punto”, dal duetto con Michael Franti in “Mani libere 2008”, alla fisarmonica di Frank Marocco, dalla partecipazione di Giuliano Sangiorni ospite del brano “Safari” fino a quella del duo giamaicano Sly&Robbie. Ieri sera, l'artista di Cortona si è anche prestato a fare la presentatrice per lo show di Fiorello "Viva Radio 2...minuti", con tanto di trucco, parrucca e filo di perle. Noi di Italiani ripercorriamo la sua carriera artistica alla A alla Z.
A come Anni. Il tempo non sembra passare, ma il nostro Ragazzo fortunato è cresciuto, ed è diventato un uomo. Se analizziamo i lavori del cantautore italiano notiamo un’evoluzione nel suo percorso artistico, naturale conseguenza di una profonda evoluzione personale. La carriera di Lorenzo Cherubini ha avuto un inizio disimpegnato. Per la maggior parte dei ragazzi degli anni ’80, è stato un giovane dj dal look americaneggiante, allegro e scanzonato che voleva spaccare le orecchie facendo festa (“Stasera voglio fare una festa”) e che dichiarava tutto il suo amore per la sua moto (“La mia moto”) e per Vasco nell’omonima canzone. Ma già all’inizio degli anni ’90, dal album “Una tribù che balla”, cominciamo a scorgere una timida svolta nella sua produzione artistica. Si nota un Jovanotti più maturo, che ‘vuole di più’ e che riesce a regalarci bellissime serenate moderne (“Serenata Rap” e “Piove”). In questa fase i testi si fanno sempre più impegnati e si scopre un Lorenzo maggiormente sensibile a quello che succede nel mondo e nella società. Significativo è il singolo “Cuore” in memoria di Giovanni Falcone morto nella strage di Capaci. I temi toccati nei suoi brani si fanno sempre più filosofici, religiosi e politici. In questo periodo, Jovanotti si sbilancia in forti prese di posizione ideologiche: “Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa/ che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa/ passando da Malcom X attraverso Gandhi e San Patrignano/ arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano” (“Penso positivo”). Protesta contro la società moderna e si augura un futuro migliore, in cui ci si guarda intorno e si trova la pace (“La pace”), e ci propone, per fare questo, addirittura “30 modi per salvare il mondo”. Il singolo “Salvami” incluso nell’album Il quinto mondo del 2002 sottolinea quanto Jovanotti si senta impegnato sul piano politico e sociale. In questa canzone, infatti, Lorenzo affronta un ampio spettro di temi, dal pacifismo, alla globalizzazione, all’ambientalismo. E, infine, con l’ultimo album, Jovanotti da inizio ad una sua nuova linea artistica. Con “Safari”, come dice lo stesso artista, nasce un Lorenzo nuovo, maggiormente introspettivo ed intimista. Lorenzo sembra abbandonare le riflessioni sociali in favore di quelle personali e afferma che la sua intenzione era “di fare un disco diretto, semplice, che arrivasse come un treno in corsa”.
B come Bibliografia. La prima fatica letteraria di Jovanotti è del 1989 e s’intitola “Yo, brothers and sisters. Siamo o non siamo un bel movimento?” ed è una sorta di inno, che celebra il divertimento e l’età giovanile di cui Jovanotti, durante la fine degli anni ’80, si fa portatore e promotore con la sua musica. Il secondo libro, “Cherubini” del 1994, è stato pubblicato in edizione speciale limitata insieme al Cd del singolo “Penso Positivo” ed è dedicato ad Ada Cherubini, nonna di Lorenzo. Esso contiene fotografie scattate dall’artista durante i suoi viaggi, racconti, testi mai divenuti canzoni, disegni e riflessioni. Nel 1998 esce “Il grande boh!”, edito da Feltrinelli, che è un diario in cui Lorenzo racconta, con occhi ingenui e ancora adolescenziali, i suoi viaggi, soprattutto quelli in Africa e in Patagonia. Questo testo si compone di brevi racconti, impressioni di viaggio, ricordi, poesie, disegni e fotografie. Jovanotti, con sguardo attento e stupito, scopre mondi e realtà diverse e si confronta con esse con il suo spirito ottimista, allegro, sempre aperto e curioso. In questa frase, presente nelle prime pagine del libro, è possibile cogliere tutto l’entusiasmo, la serenità e la carica di questo giovane viaggiatore: “Sono contento di essere qui, sono entusiasta, direi, e ho tutte le cellule felici perché sto facendo questa esperienza”. Infine, “Quarantology”, del 2006, è una raccolta di 500 fotografie selezionate e commentate direttamente da Jovanotti, che si è voluto fare un regalo per i suoi quarant’anni. Il libro raccoglie immagini pubbliche riguardanti la sua carriera artistica, ma anche molte fotografie della vita privata, quali quella della famiglia, degli amici, dei colleghi e dei collaboratori. Come dice lo stesso Jovanotti, questo volume fotografico è un dono che si fa per festeggiare i suoi 40 anni e i suoi primi 20 anni di carriera, ma non è considerato come un punto d’arrivo, bensì come un trampolino proiettato verso il futuro.
B come Brescia Music Art. È questo un festival dedicato ai rapporti e alle contaminazioni esistenti e possibili tra musica e arti, all’insegna dell’espressione più libera e trasversale. Nel 1997 Jovanotti vi espose le sue opere. In quest’occasione si capì come Jovanotti fosse un grande comunicatore che aveva il coraggio di mettersi alla prova e confrontarsi con linguaggi diversi. Un artista totale, quindi, in grado di affrontare microfoni sulle radio, televisioni e palchi o di scrivere e ‘comporre’ libri emozionanti e coinvolgenti, ma anche di trovare nuovi modi d’esprimersi usando abilmente pennelli su tele intonse. Jovanotti iniziò a dipingere quasi per gioco, ma il risultato fu di notevole interesse in quanto rivelò una grande fantasia nel raffigurare il mondo. Nel 2005 toccò a Lorenzo Cherubini il compito di creare e firmare il manifesto della stagione turistica di Rimini 2005. Prima di lui, importanti nomi avevano prestato la loro esperienza a questa iniziativa: Renè Gruau, Gianluigi Toccafondo e Milo Manara. Jovanotti si discosta dalle realizzazioni dei suoi predecessori e realizza un’opera semplice e dai colori molto vivaci, che si avvicina alla cultura pop: sotto due splendide gambe si muove un mondo fatto di atmosfere festaiole e di soggetti realmente esistenti.
Ne “Il grande boh!” si legge: “(…) mi piace dipingere e quando dipingo scelgo sempre toni luminosi e quasi mai toni spenti e questo non vuol dire che i toni spenti non esistano nella realtà, anzi forse sono in maggioranza. Ma io scelgo di usare quelli accesi, sono attratto da quelli, è una questione di scelta. Se poi sono naïf mi sta bene, visto che quello che faccio è quello che mi piace fare e oggi come oggi non ho voglia di scegliere toni spenti, non saprei cosa dipingere con quei colori lì. Nei miei quadri il momento che mi emoziona di più è quando traccio il contorno alle figure, un bel contorno definito che nella realtà non esiste ma io nei dipinti forse proprio perché nella realtà non esiste e io in fondo non ho nessuna voglia di riprodurre la realtà. Nell’arte cerco un po’ di sicurezze, sicurezza leggere, sicurezze colorate piene di blu e arancio e giallo e rosa e verde acceso. Nella musica mi comporto più o meno come nei quadri, con l’unica differenza che la musica vive di dimensioni più numerose rispetto a un disegno o a un dipinto. E con la differenza che nella musica mi aiuta gente che ci sa fare sennò magari avrebbe fatto la fine dei miei quadri, che sono lì attaccati al muro di casa mia e qualche mio amico e punto e basta”.
C come Carboni Luca. Nel 1992 Jovanotti inizia un tour con Luca Carboni, quando i due artisti scoprono di aver trattato molti temi comuni nei loro rispettivi album. I due o si alternano sul palco o improvvisano singolari duetti. Ne esce un tour particolare, bell’esempio di amicizia-collaborazione da cui nascerà il disco “Diario Carboni”.
D come Deserto. Sempre ne “Il grande boh!” si legge: “Il deserto ti svuota la testa, non è un posto di pensiero, è un posto che annulla il pensiero. Il tempo si adegua allo spazio e lo spazio è senza fine, senza punti di riferimento, è aria e luce (ora ho capito cosa intendeva Ferretti quando diceva che il confine è d'aria e luce). Sono venuto da solo nel deserto (non è importante che sia il Sahara o qualcos'altro, è un deserto e basta), un uomo che si chiama Abdu e che ho conosciuto a Erfoud mi ha portato in macchina fin qui e poi se n’è andato dicendo che sarebbe venuto a prendermi tra qualche giorno. Io ho una piccola tenda, tre pagnotte, dieci litri d’acqua, questo quaderno, due penne, due libri, uno di Kerouac e uno di Dio, o per lo meno di gente che sostiene di conoscerlo bene. Ho piantato la mia tenda a igloo vicino alla tenda di una famiglia di nomadi che allevano capre e ci sono quattro figli tre cammelli quattro asini e un cane. Loro mi permettono di stare qui, il tipo che mi ha accompagnato in questa parte di Sahara seguendo una pista invisibile sulla sabbia ma che lui riusciva a distinguere abbastanza bene ha spiegato al capofamiglia che sono un musicista e sono qui per sentire il suono del deserto e questo gli è piaciuto molto. Ho dovuto chiedergli il permesso per piantare la tenda perché il deserto è dei nomadi, e mi sembra sacrosanto”.
E come Escursioni ciclistiche. Jovanotti è da sempre un appassionato ciclista, le sue zone preferite sono quelle vicine a casa: l’Apennino Tosco-Romagnolo. Ma non possiamo dimenticare la sua attraversata della Patagonia in bicicletta, di cui abbiamo un significativo commento. “Uno è attratto dai posti in fondo al mondo perché pensa che lì potrà trovare quello che è in fondo a sé stesso” e poi “(…) essere soli, nel mezzo della natura, a 200 km da un centro abitato, da sensazioni incredibili. È un viaggio che vale il coraggio e la paura di provarci: è come se si rianimassero i sensi. Ha anche corso due volte la Nove Colli (granfondo di 210 km) allenato da Fabrizio Borra, che ha seguito artisti come Fiorello e campioni come Pantani. Prima della caduta di circa quattro anni fa, che gli procurò un lieve trauma cranico, Jovanotti poteva essere considerato quasi un semiprofessionista. Dice Lorenzo a tal proposito: “La bici è come una tossicodipendenza, sconfina in una forma di meditazione occidentale. Tu, da solo, sulla montagna, la fatica che non ti molla.
F come Federico Fellini. Lorenzo è un appassionato consumatore dei film del grande regista Federico Fellini, conosce a memoria tutte le sue pellicole, ma anche le sue interviste e i suoi scritti. Molte delle ambientazioni dei lavori di Jovanotti sono felliniane…e non sarà un caso che Jovanotti abbia deciso di far iniziare il suo tour da Rimini, città che per entrambi ha significato molto?
G come Gino Latino. È lo pseudonimo con cui Jovanotti pubblica, nei primi anni della sua carriera, musica marcatamente dance, e con questa etichetta pubblica due brani: “Yo” e “Welcome”.
H come Harper Ben. Il cantautore americano Ben Harper ha contattato via internet Jovanotti, conosciuto precedentemente in uno dei viaggi del cantante nostrano, e gli ha regalato un assolo di chitarra nel finale del singolo “Fango”. La registrazione doveva essere effettuata a luglio a Los Angeles, ma un contrattempo aveva costretto a rimandare tutto. Alla fine c’è stata, di notte, in uno studio di Milano, mentre Ben era in Italia per promuovere il suo album “Lifeline”. I due si conoscono dal 1996 e hanno sempre manifestato una stima reciproca e una visione della musica comune, anche se i linguaggi e le storie sono diverse. Due artisti con radici profonde ma totalmente esposti alle energie del proprio tempo, con una presenza positiva e sempre alla ricerca della ‘good vibration’ che permette di leggere la parte più viva della realtà.
I come “I giardini dell’Eden”. Nel 1998 Jovanotti ha recitato nella pellicola di Alessandro D’Alatri, film ispirato ai vangeli apocrifi, in cui il regista narra la vita di Gesù dall’adolescenza ai trent’anni. La critica ha commentato l’apparizione di Jovanotti nei panni di David, giovane combattuto fra vita monacale e fidanzata, come “un tocco di sublime umorismo involontario”.
L come Luciano Ligabue e Piero Pelù. Nel 1999 Lorenzo collabora con i due cantautori a una canzone-manifesto “Il mio nome è mai più”, un brano fortemente pacifista e antimilitarista, i cui proventi e i diritti d’autore sono stati devoluti interamente a Emergency, associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra. Il brano è nato, a detta degli stessi autori, in 20 giorni, al telefono e poi registrato allo Zoo-Studio di Correggio e all’Hyper di Firenze. La ritmica è di Jovanotti, la linea melodica è di Piero Pelù e il giro di accordi e chitarre è di Luciano Ligabue, mentre ognuno canta le proprie parole.
M come Marco Ponti. Il regista torinese (“Santa Maradona”, “A/R Andata + Ritorno”) ha diretto il film “La luna di giorno”, documentario che racconta la nascita e la realizzazione del nuovo album di Jovanotti. Scenografia di questo film è Los Angeles, città di cui il regista e il cantante danno una panoramica fatta di suoni, colori e immagini in omaggio a Tiziano Terzani che, prima di morire, avrebbe voluto scrivere un libro sulla California, terra così anomala e unica.
N come Nannini Gianna. Nel 1992 la cantante rock senese ha duettato in un tour estivo con Jovanotti in “Radio baccano”, canzone-denuncia contro il male nel mondo che innalza un grido di battaglia al fine di cambiare le cose. L’energia dei due artisti toscani era molto forte, il carisma dell’una veniva egregiamente spalleggiato dall’altro che, con la sua vitalità e vivacità, ha reso indimenticabili quei concerti in giro per l’Italia.
O come Omaggio a Celentano. Jovanotti ha dedicato, come altri artisti, una canzone ad Adriano Celentano per i suoi 70 anni, che questi ha interpretato nel suo disco “Dormi amore la situazione non è buona”. Nel testo “Aria…non sei più”, tu Jovanotti ha voluto sottolineare l’impegno ecologista che accomuna i due artisti: “Mmhh lo Celentano sempre lo disse odia chi distrugge le città/ canta da quella notte di via Gluck il pianto dell’umanità”.
P come Pacifista. Jovanotti ha più volte collaborato con organizzazioni nazionali ed internazionali che difendono i diritti umani e quelli del pianeta: Emergency, Amnesty International, Lega Anti Vivisezione - LAV, Nigrizia, Data e Greenpeace. Ha, inoltre, contribuito a manifestazioni indette dai movimenti No Excuses e Make Poverty History.
Q come Quale? Quali sono i suoi libri preferiti? Durante l’infanzia, “Pinocchio” e le favole dei fratelli Grimm. Da adolescente, i fumetti, soprattutto dell’uomo ragno, mentre da ragazzo “Siddartha” e “L’autobiografia di Malcom X”.
R come Rap. Jovanotti ha abbracciato, nel corso degli anni, diversi stili musicali, ma non ha mai tradito il suo primo amore: il rap. Al suo esordio, Lorenzo unisce la musica dance con il rap, genere in voga negli Stati Uniti ma ancora poco conosciuto in Italia. Ben presto, però, Jovanotti si discosta dalla discomusic e abbraccia il modello della world music, genere che unisce la musica etnica con elementi pop, interpretandola in chiave hip hop, funky e, a volte, ska, senza mai dimenticare di essere prima di tutto un rapper.
S come Speaker. Jovanotti, all’inizio della sua carriera, lavorò a Radio Deejay e, nella notte fra la fine del 1987 e l’inizio del 1988, realizzò un’impresa rimasta negli annali delle radio italiane. Riuscì, infatti, a condurre una lunghissima trasmissione durata tutta la notte senza fare alcuna pausa, per circa otto ore filate.
S come Soleluna. Nel 1994 Jovanotti crea la sua etichetta discografica, Soleluna. Lo stesso nome ha il suo sito ufficiale (soleluna.com), in cui sono raccolte tutte le novità musicali, le manifestazioni organizzate e un diario multimediale aggiornato quasi quotidianamente.
T come Toscano. Seppur nato a Roma – dove, all’epoca, il padre lavorava in Vaticano – Lorenzo ha vissuto i suoi anni della giovinezza a Cortona, in provincia di Arezzo, dove risiede a tutt’oggi. Lorenzo ha decisamente voluto sottolineare più volte le sue vere origini. Basti pensare alla domanda che fa a se stesso in “Buon Sangue”: “Di dove sei?/ Toscano”. Inoltre sono molte le citazioni di personaggi storici toscani, come da lui stesso ammesso in “Buon Sangue”, con una strofa a Petrarca. Nella canzone “Penelope” leggiamo che: “Leonardo sezionò diversa gente per scoprire/ che la mente non si vede ma ce l’hai/ E Dante identificò l’amore nel profilo di Beatrice/ però un’altra lui sposò”. La canzone continua con la citazione di un’opera di Piero della Francesca, che si trova in San Francesco ad Arezzo, in cui si rappresenta la storia della Croce,: “Adamo morì e venne seppellito con un seme nella bocca/ e quel seme germogliò/ divenne un albero/ ci fecero una croce e su quella croce Gesù Cristo sanguinò”.
Vi sono poi citazioni in “Date al diavolo un bambino per cena” che spaziano fra Dante, Petrarca e Collodi, e che confermano l’amore di Lorenzo per la sua terra: “Sono a metà strada nella selva oscura/ 1 per la tecnica, 2 per la natura/ cerco Virgilio/ morto di overdose/ cerco Beatrice ma oggi ha le sue cose/ io sono Pinocchio mi si allunga il naso/ io sono la presa e sono la spina/ fontana di dolore albergo d’ira”. E che dire del richiamo a Collodi in “Mi disordino”, in cui Jovanotti chiede “Quando mi mangia la balena/ quando mi mangia la balena” o in “Big Bang” in cui viene “guidato da un pesce nuotare senza sapere qual’è il mio destino e poi risvegliarmi in un ventre di una balena e gridare “babbino babbino”. Se poi ci fosse ancora qualche dubbio, chiedete a Lorenzo come si chiama il suo cane, componente fondamentale della famiglia alla pari della figlia Teresa e della compagna Francesca, tanto da non mancare al Teatro dell’Arte di Milano durante la presentazione del suo primo album live “Autobiografia di una festa”. Pensate al protagonista dell’opera, per bambini, più famosa di Collodi.
U come Uomo della rete. Jovanotti, in un’intervista a Jack, ha rivelato di fare largo uso di tutti i canali di comunicazione legati alle nuove tecnologie e a internet. Non a caso due delle versioni del nuovo album sono scaricabili da internet, una per la versione iPod e l’altra per chiave Ubs. Nell’intervista, Lorenzo ha dichiarato di avere un bellissimo rapporto con le nuove tecnologie, in quanto si sente figlio di due epoche, quella analogica e quella digitale, dalle quali è riuscito a prendere il meglio e compenetrarlo in modo veramente efficace. Afferma, infatti, che “il bello della tecnologia di oggi è che non annulla quella vecchia: viene cancellato solo l’inutile”.
V come Vota la Voce. Una curiosità: nel 1990, quando ormai il fenomeno Jovanotti stava scemando, insieme alle sue apparizione televisive, Red Ronnie, durante il programma Vota la Voce, disse a Vasco Rossi: “Tutti dicono che Jovanotti è finito…”, a che Vasco rispose: “Secondo me, Jovanotti comincia adesso!”
V come Viaggio. Il concetto di viaggio viene inteso da Jovanotti come scoperta di se, soprattutto nel suo ultimo lavoro. Ma di viaggi Jovanotti ne ha fatti molti, reali, in giro per il mondo. Già ne “Il Grande boh!” Jovanotti dichiara che anzitutto lui è un viaggiatore. “Sono sicuro che questa strada è senza uscita e a un certo punto mi troverò a fare i conti con il mio modo di scrivere le canzoni, e quindi con il mio modo stesso di pensare, e dovrò cominciare a fare le cose come se veramente nessuno le ascoltasse, per uscire definitivamente dallo schema del genere musicale, che è come un caldo fuoco protettivo che mi invita a non partire, a non mettermi in viaggio, perché decidere di viaggiare vuol dire comunque non potersi mai legare a niente e a nessuno. Ma io sono un viaggiatore. Non si può essere viaggiatori preoccupandosi ogni volta di costruire una casa nei posti dove ci si ferma, perché quella casa sarà sempre una catapecchia neanche paragonabile ai castelli di chi i posti li abita da sempre e per sempre, il viaggiatore trova la sua casa nel muoversi, la mobilità è il suo equilibrio, il muoversi è il suo modo di essere radicato. La mia è sempre di più la lingua dei viaggiatori e chi decide di ascoltarmi deve sapere che io sono uno che racconta mondi che ha visto e mondi che vuole vedere e non conosco a fondo la lingua del posto, la lingua degli stanziali, strimpello strumenti e parlo male diverse lingue e di volta in volta ho bisogno di musicisti e di interpreti per piantare le tende nel luogo e restarci finché non mi riprende il senso di irrequietezza che mi porta a fare di nuovo i bagagli e partire. Sono arrivato al punto che il mio bagaglio è un po’ troppo pesante, faccio di nuovo fatica a muovermi con agilità portandomi dietro tutta questa roba accumulata, è arrivato il momento di lasciare un po’ di bagaglio, di alleggerirmi e prendere una strada nuova magari solo con le scarpe ai piedi e il necessario per sopravvivere”. Ogni luogo diventa un “ombelico del mondo” da cui imparare a conoscersi, per poter ritrovare la propria casa.
Z come Zaino. “Ho lo zaino già pronto all’ingresso ma poi tanto tu già lo sai/ che ritorno a te” da “Un raggio di sole”. Una sacca da viaggio che dà un’ultima immagine di Lorenzo, che ha viaggiato mezzo mondo con il suo zaino (e il suo iPod), ma poi è sempre tornato a casa. È sempre tornato a Cortona, dove lo aspettano la sua compagna Francesca, con la quale non sono tutte rose e fiori. Anche loro, come altre coppie, hanno dovuto far ricorso ad una terapia di coppia per ritrovare l’attuale serenità. E lo aspetta anche la sua adorata bimba Teresa, a cui il cantante ha dedicato una dolcissima Ninna Nanna, “Per te” e il suo cagnolino Pinocchio. Lo aspettano gioie e dolori…
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"SAFARI"
di Jovanotti. In viaggio per sempre
/ Nonsolocinema / 23.01.08
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di Gianluca Capaldo
È uscito l’undicesimo disco di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Dopo vent’anni di carriera, il ragazzo spilungone che salta sui palchi del Festivalbar e di Sanremo difficilmente lo riconosciamo all’apparenza. Ma forse solo all’apparenza.
Quello che si coglie al primo ascolto di Safari è che Lorenzo è sempre in movimento come agli inizi della sua carriera: quel movimento che lo faceva dinoccolato adesso è diventato un movimento interiore, che delinea sempre nuove emozioni, attimi, fotografie di un artista che disco dopo disco difficilmente si riesce a racchiudere in una definizione unica.
Le mille facce della musica cosiddetta “pop” trovano in Jovanotti la luce utile a riflettere da queste interessanti sfaccettature il meglio della musica leggera. Già dall’ascolto di Fango, primo singolo estratto dal cd, ci si rende conto che stiamo per andare incontro ad una nuova versione di Lorenzo. Una versione più romantica, intesa nel senso più profondo e meno superficiale del termine. Safari, al contrario di quanto possa far pensare il titolo, ha poco di esotico e di
etnico: è un viaggio alla ricerca di se stessi, della propria identità, sia come uomo che come artista; è un’avventura esistenziale che, navigando nella complessa ramificazione di fiumi, paesaggi e profumi incontrati nelle Americhe, porta Jovanotti a mettere in questo curatissimo diario ironia, amore, natura, dolore, ritmo, delicatezza, energia, calma. Forse proprio per questo motivo la pubblicazione dell’album è accompagnata da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso artista. Siamo davanti ad un concept album, un affresco di vita, fatto non solo di musica, ingrediente naturalmente predominante, ma di esperienze emotive. Oltre a Fango, brano reso ancora più efficace dall’arpeggio di Ben Harper (il pezzo si chiude con un lungo assolo di Ben alla sua chitarra, una vera magia) una delle canzoni che difficilmente si dimentica è A te: ascoltare per credere...
Suggestivo il ritmo di Dove ho visto te, divertente l’ironia di Antidolorificomagnifico. Dal punto di vista delle collaborazioni troviamo Sergio Mendes in Punto, e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro in Safari, brano che da il titolo al lavoro e che rappresenta dal punto di vista sonoro l’aspetto più avventuriero dell’esperienza di Lorenzo: percussioni e iniezioni di elettronica, testo al vetriolo e critica alla società. Dopo gli ipnotici giri di basso di Temporale arriva
Innamorato, classica dichiarazione d’amore accompagnata al pianoforte.
Safari è Lorenzo adesso. Safari racchiude tutti gli stati d’animo. È questa la sua forza. Safari è disponibile in quattro diverse versioni: CD con 12 brani, CD deluxe con 15 brani e il DVD di La luna di giorno e gli extra, versione download iTunes con 14 brani e anche in chiavetta usb da 1 giga. Jovanotti ha annunciato le prime date del suo "Safari Tour". Ecco le prime date confermate:
10.05.2008 Rimini, 105 Stadium,
12.05.2008 Firenze, Nelson Mandela Forum
17.05.2008 Roma, Palalottomatica
20.05.2008 Acireale (Ct), Palasport
22.05.2008 Palermo, Palasport
24.05.2008 Castelmorrone, Palamaggiò
27.05.2008 Torino, PalaIsozaki
29.05.2008 Milano, DatchForum
01.06.2008 Ancona, Palarossini
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Ponti
per Jovanotti / La Stampa /
18.01.08
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IL REGISTA AVIGLIANESE HA DIRETTO LORENZO IN «LA LUNA DI GIORNO»
E’ l’aviglianese Marco Ponti il regista de «La luna di giorno », film che esce venerdì 18 gennaio in dvd e racconta la nascita del nuovo lavoro di Jovanotti, «Safari». In realtà, i 50 minuti del documentario sono qualcosa di più di una semplice pennellata, sono un viaggio insieme al cantautore toscano in quel momento unico e particolare che è la creazione di un disco. Sono un modo per raccontare Lorenzo Cherubini, facendo abbozzare tra canzoni, studi di registrazione e chiacchierate, il suo modo di essere, i suoi sogni ma anche la difficile ricerca delle sonorità e il pensiero intorno a ogni brano di questo nuovo album, che esce in contemporanea al film.
Scenografia de «La luna di giorno» è Los Angeles, che ben presto diventa anche soggetto del lavoro: «In realtà una delle ultime cose che pensassi era di fare un disco in America» dice Jovanotti sulle spiagge californiane, in apertura del film. Per poi raccontare l'ultimo incontro con Tiziano Terzani, la loro chiacchierata sui giovani e su dove va il mondo: «Se io fossi giovane, mi disse Terzani poco prima di morire, andrei a scrivere un libro sull' America, sulla California» racconta il cantautore. Ponti (che ha diretto «A/R» e «Santa Maradona») e Jovanotti ci provano, dando una panoramica di suoni, colori e immagini di una città così anomala ma anche unica nel suo essere e apparire.
Il film, che si trova in dvd nella confezione deluxe di «Safari » insieme ai contenuti extra e a tre brani in più rispetto alla tracklist dell'album originale, viene anche trasmesso venerdì 18 su Mtv alle 22,53. Per Ponti non è l'unico sconfinamento oltre il lungometraggio classico: dopo il tour di presentazione, domenica 27 tornerà a Los Angeles per dirigere un videoclip per Vasco Rossi.
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Lorenzo:
«Ho fatto un safari pop E ho
ritrovato me stesso» / Il Giornale
/17.01.08
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Domani esce il suo nuovo cd «Lo dedico a mio fratello Umberto». In scaletta ospiti importanti, da Sergio Mendes a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro
Tanto non ce la fate a seguire in un colpo solo tutto questo Safari di Lorenzo: bisogna riascoltarle, le sue nuove canzoni che escono domani, perché una
volta soltanto non basta come succede sempre quando c’è vita vissuta dentro le note. Stavolta Lorenzo ha viaggiato così tanto che non si è mosso da qui, ha girato un’altra volta il mondo ma ha esplorato soprattutto se stesso ed eccolo questo nuovo album in cui «non si parla di viaggi ma si viaggia».
E bisogna farlo a tappe, il safari, una canzone dopo l’altra perché ognuna segue la sua rotta, c’è reggae e persino samba, e chi l’avrebbe mai detto che
un giorno Lorenzo Cherubini, il fu Jovanotti for president, avrebbe fatto un disco così pieno di tutto, di fango, di sole, di dubbi, di incazzature, di parole e di silenzi e di scoperte, soprattutto scoperte, quelle che si fanno viaggiando il mondo e ritrovandosi alla fine soli in fondo al proprio animo.
Lorenzo, stavolta è un album inattaccabile: stilisticamente vario, pensoso, umile, persino emozionante.
«Avevo proprio l’intenzione di fare canzoni che fossero anche altro, che avessero più possibilità d’ascolto. Prima, negli altri dischi, tendevo a non buttare via
nulla: stavolta l’ho fatto, non giro più intorno alle cose».
Ha anche abbandonato il bisogno di dimostrare quant’è bravo: adesso le canzoni sono sostanza e basta.
«Mi sono lasciato alle spalle alcune cose e sapessi quante paranoie mi sono fatto. Dopo il cd Buon sangue sono davvero cambiato e sono andato dentro la mia anima. Questo è un album che dedico a mio fratello Umberto morto il 22 ottobre. L’ho composto in giro per il mondo ma di quello che ho visto non c’è nulla».
L’ispirazione è questa.
«È quel brividino che ti viene e fa capire che sei sulla strada giusta. A vent’anni siamo solo istinto, a quaranta c’è tutto il resto».
Com’è razionale.
«Tutt’altro. Non me lo aspettavo un disco così: volevo più funk e più rap. L’ho fatto ma poi non avevo voglia di riascoltarlo. E comunque per questo cd mi sono sentito più libero e rilassato».
Perché?
«Con Buon sangue avevo l’angoscia di riposizionarmi sul mercato, di riprendere contatto con il pubblico. Stavolta no».
E ha chiamato grandi ospiti: come Ben Harper alle chitarre di Fango, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro in Safari, Sly&Robbie nella strepitosa Temporale,
Sergio Mendes in Punto e Michael Franti in Mani libere 2008.
«In studio ci siamo divertiti, abbiamo vissuto e lavorato solo per la musica, c’è qualcosa di più divertente?».
Caro Jovanotti, lei è sempre più musicista e meno guru. Che cosa ha pensato quando Veltroni ha usato il suo brano Mi fido di te per l’assemblea del Pd?
«Le canzoni sono belle perché si allontanano da chi le scrive e diventano di tutti. L’altro giorno un parroco ha scritto sul web che ha addirittura usato le parole di Fango per fare una predica in chiesa».
Chissà che cosa ne pensa Michele Serra che vent’anni fa le augurò «una morte lenta e dolorosa».
«Come tutti i moralisti si è intimorito sentendomi per la prima volta. Ma allora le sue parole mi davano forza, mica mi deprimevano. E quando a Cortona mi hanno dato la cittadinanza è venuto lui a farmi l’intervista in piazza».
D’altronde tutti sono liberi di parlare. Anche il Papa?
«Allucinante che non sia andato alla Sapienza: è un capo di Stato, è autorevole».
Farà il superospite al Festival di Sanremo?
«Sì,ma sto cercando un’idea, voglio fare un piccolo pezzo di tv. E sicuramente canterò A te, è la prima volta che la mia voce cambia così tante tonalità, insomma fa un bel safari anche lì»
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Jovanotti: "Safari, l'avventura più
bella" / excite.it / 17.01.08
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"L'avventura più bella di vent'anni di carriera" questo è per Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, il suo ultimo album 'Safari'. "Sono contentissimo - ha detto Jovanotti - non avrei mai sperato di avvicinarmi a questo livello. Io volevo fare il deejay ma poi la musica è diventata una dolce ossessione, una compagna che la mia compagna in carne e ossa deve condividere con me". E proprio il brano 'A te' è dedicato alla sua Francesca.
Nel nuovo disco dell'artista figurano collaborazioni di tutto rispetto, molte delle quali nate un po' per caso. Nel singolo 'Fango' il grande Ben Harper suona la chitarra. "La collaborazione con Harper - ha raccontato Jovanotti - è nata con una mail. Lui poi si è presentato nel mio studio per registrare alle due di notte. Il suo - ha aggiunto Cherubini - è stato un regalo artistico e non solo, quando gli ho domandato come ci saremmo regolati con le rispettive case discografiche, mi ha chiesto solo di mettere il suo nome sul cd". Sergio Mendes ha preso parte al brano 'Punto' e Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, ha collaborato alla canzone 'Safari'. In 'Mani libere 2008' Jovanotti duetta con Michael Franti mentre in 'Temporale' figura il duo Dub Sly&Robbie. All'album, poi, ha partecipato anche Frank Marocco, la celebre fisarmonica del 'Padrino'. Registrato in parte a Los Angeles, per il 'Ragazzo fortunato' 'Safari' è forse il disco piu' pop della sua carriera. "Pensare che ero entrato in studio - ha detto Jovanotti - per fare un album funk rap". Il disco ha anche un altro valore aggiunto per l'artista, è dedicato al fratello Umberto scomparso a 45 anni lo scorso 22 ottobre in un incidente aereo con un ultraleggero.
Lorenzo presenterà il suo nuovo lavoro con un tour dal vivo che partirà il prossimo 10 maggio da Rimini per concludersi, provvisoriamente, il 2 giugno a Perugia. Il disco è accompagnato da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso Jovanotti.
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Safari, l'ultimo album di Jovanotti /
pupia.tv / 17.01.08
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Grande attesa per il nuovo disco di Lorenzo "Jovanotti" Cherubini, che l'artista definisce “l'avventura più bella di vent'anni di carriera”. L’album, dal nome “Safari”, è dedicato al fratello Umberto, scomparso lo scorso 22 ottobre in un incidente aereo con un ultraleggero.
Nell’album si annoverano collaborazioni prestigiose, da Ben Harper a Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro. Si preannuncia un grande successo per questo album ricco di suoni etnici, la cui pubblicazione è accompagnata da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso artista. Jovanotti che, parlando del suo disco, dichiara: “Safari mi ha dato grandissime soddisfazioni e sono contentissimo di quello che ho fatto. Volevo fare il dj ma ora la musica è diventata per me una vera e propria ossessione, una dolce compagna. L'intenzione era quella di fare un disco diretto, semplice, che arrivasse come un treno in corsa, con una presa pop. Alla fine è stato più quello che abbiamo buttato che quello che abbiamo tenuto e di questo sono soddisfatto”.
Da maggio inizia anche il suo nuovo tour: “Grazie a Dio con l'età mi fido più delle mie sensazioni, così il disco si è fatto da solo perché - conclude - era quello che dovevo fare e che Lorenzo presenterà dal vivo in un tour che partirà il prossimo 10 maggio da Rimini per concludersi, provvisoriamente, il 2 di giugno a Perugia”.
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Jovanotti torna con Safari /
diregiovani.it / 17.01.08
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Jovanotti è di nuovo in pista... o meglio in radio. Sono passati solo due anni da "Buon sangue" e domani 18 gennaio, Lorenzo è pronto a tornare con il suo undicesimo album intitolato Safari. Frutto di tanti viaggi, esperienze, gioie e dolori(la recente scomparsa del fratello maggiore Umberto), il disco presenta importanti collaborazioni come Sly & Robbie, Sergio Mendes, Michael Franti, Ben Harper (in “Fango”, primo singolo estratto dall'album) e Giuliano Sangiorgi, feautering questa, già consolidata nella canzone Cade la pioggia dei Negramaro.
Ecco la tracklist
ufficiale di "Safari":
"Fango" (con Ben Harper)
"Mezzogiorno"
"A te"
"Dove ho visto te"
"In orbita"
"Safari" (con Giuliano Sangiorgi)
"Temporale" (con Sly & Robbie)
"Come musica"
"Innamorato"
"Punto" (con Sergio Mendes)
"Antidolorificomagnifico"
"Mani libere 2008" (con Michael Franti Spearhead)
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Jovanotti, un Safari dedicato al
fratello scomparso / Barimia.info / 17.01.08
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di Sabrina Schilardi
Esce il nuovo album intitolato "Safari", frutto di otto mesi di lavoro, e, soprattutto, dedicato al fratello scomparso in ottobre. Di chi si tratta?
Jovanotti. L'ha commentato come " un viaggio avventurosissimo, il più bello in 20 anni di carriera". "Questo disco è una grande soddisfazione per me, sono
contentissimo perché non mi sarei mai aspettato di riuscire a fare un disco così bello", così, Lorenzo Cherubini, ha dichiarato quando ha presentato l'album che i critici hanno annoverato tra i migliori della sua carriera.
"L'intenzione era quella di fare un disco diretto, semplice, che arrivasse come un treno in corsa, con una presa pop...- prosegue - alla fine è stato più quello
che abbiamo buttato che quello che abbiamo tenuto e di questo sono soddisfatto. In realtà ero entrato in studio per fare un altro disco, più funk e
rap, ma è uscita un'altra cosa... alla fine sono state le canzoni che si sono imposte a noi".
Sarà in vendita domani, in quattro versioni: normale su cd,"deluxe version" che riporta tre inediti, dvd e quella su chiavetta usb, su iTunes e altri negozi
online. Sono 12 brani registrati a Los Angeles; si alternano canzoni d'amore e alcuni ballabili. Parecchie le collaborazioni a partire da Ben Harper, che suona
la chitarra in "Fango", "gli ho inviato via mail un mp3,- dichiara al riguardo - ha detto che la canzone gli piaceva tantissimo e l'avrebbe fatta in ogni modo.
Mi ha chiesto solo di essere citato"; inglobando anche Sergio Mendes, che dal suo punto di vista è "un mito i cui dischi mi hanno cambiato la percezione della musica", Sly e Robbie, denominati "i due papi della musica giamaicana" e finendo a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro.
Ora Lorenzo si prepara al nuovo tour. Partirà a maggio da Rimini, e afferma di voler forse partecipare al prossimo festival di Sanremo come ospite.
Infine parla anche dell'odierna musica, quella attualmente in crisi discografica e quella della fase del cambiamento, ammettendo che il "futuro è roseo"
perché non c'è "mai stata così tanta buona musica come ora".
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Lorenzo
"Jovanotti" presenta il suo Safari /
Rockol / 17.01.08
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Nella suggestiva cornice (si dice così, di solito, no?) del Planetario di Milano, Lorenzo “Jovanotti” Cherubini ha incontrato ieri sera, 16 gennaio, una piccola folla di rappresentanti dei media e amici per parlare del suo nuovo album, “Safari”, in uscita venerdì 18 (per informazioni dettagliate sul disco vi rimandiamo alla segnalazione presente nell’apposita sezione di Rockol).
“Non mi aspettavo da me un disco così bello” ha dichiarato in apertura Lorenzo, con la solita irresistibile e sfrontata modestia. Se il disco sia davvero così bello, ancora non sappiamo dirvelo, avendolo fra le mani solo da poche ore: ve ne riferiremo dopo averlo ascoltato con la dovuta calma. Del resto, “ero entrato in studio per fare un disco funk-rap, e invece mi è uscito questo” ha spiegato Jovanotti, che sul proprio sito ha messo in vendita, poche settimane fa, il libro di disegni e scritti “Safari Jam”, una sorta di diario della lavorazione dell’album – inutile cercare di ordinarlo, era in tiratura limitata ed edizione numerata, ed è andato subito esaurito.
Utilizzando le domande dei presenti come spunto sul quale parlare in libertà, Lorenzo ha raccontato degli ospiti musicali del Cd (“A Ben Harper ho scritto una mail, e una notte alle due si è presentato in studio per registrare il suo contributo a ‘Fango’: quando gli ho chiesto come ci saremmo regolati per questioni di royalties discografiche, mi ha chiesto soltanto di mettere il suo nome sul Cd. Sergio Mendes avevo chiesto solo di incontrarlo, per baciargli la mano - perché un suo disco, ‘Brasileiro’, che mi aveva regalato Red Ronnie, ha cambiato completamente la mia percezione della musica brasiliana - e invece ha voluto partecipare a ‘Punto’; Sly e Robbie me li ha fatti conoscere Mousse T, sono due papi del reggae, ed è fantastico averli in ‘Temporale’; ma non posso non citare Michael Franti degli Spearhead, il fisarmonicista ottantacinquenne Frank Marocco, l’arpista cinese Cynthia Hsiang-Zhan, il percussionista Lenny Castro, Alex Cortini dei Nine Inch Nails, Alex Alessandroni jr, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro”); ha confermato di essere stato invitato come superospite al Festival di Sanremo (“che va difeso, perché celebra la nostra musica e il nostro lavoro; vorrei andarci, ma non ho ancora un’idea precisa di cosa fare” – magari, suggeriamo noi sommessamente, un tributo a “Nel blu dipinto di blu (Volare)” di Domenico Modugno, che quest’anno compie cinquant’anni, e che faccia dimenticare l’infelice precedente del 1985 del “supergruppo” ‘Musica Italia per l’Etiopia’); ha spiegato le ragioni per le quali non è entrato nella “costituente” del Partito Democratico (“Mi piace essere testimone e non testimonial”); ha accennato al suo progetto riguardante l’ “Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto (“l’Ariosto è un precursore di Quentin Tarantino”).
Jovanotti ha infine anticipato le prime date di un tour che si aprirà a Rimini il 10 maggio, proseguendo a Firenze (12 maggio), Zurigo (14 maggio), Roma (17 maggio), Acireale (20 maggio), Palermo (22 maggio), Caserta (24 maggio), Torino (27 maggio), Milano (29 maggio), Ancona (1 giugno), Perugia (2 giugno).
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Jovanotti:
Safari è il mio album più bello /
delrock.it /
17.01.08
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E' dedicato al fratello Umberto, scomparso lo scorso 22 ottobre in un incidente aereo, il nuovo album di Jovanotti, Safari, in uscita venerdì 18. "E' l'avventura più bella di vent'anni di carriera - racconta - non avrei mai sperato di avvicinarmi a questo livello, io volevo fare il deejay, ma poi la musica è diventata una dolce ossessione, una compagna che la mia compagna in carne e ossa deve condividere con me". La pubblicazione del disco è accompagnata da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso Jovanotti.
Nell'album, collaborazioni prestigiose, come quella con Ben Harper, che suona la chitarra nel singolo Fango. "Il suo è stato un regalo artistico e non solo, quando gli ho domandato come ci saremmo regolati con le rispettive case discografiche, mi ha chiesto solo di mettere il suo nome sul cd". Con il leader dei Negramaro, Giuliano Sangiorgi, ospite del brano Safari, invece, "c'é una frequentazione e una stima reciproca da anni", che si è concretizzata in uno scambio reciproco di favori, con Jovanotti ospite dell'album dei Negramaro e viceversa.
A Los Angeles, dove ha registrato parte del disco, Jovanotti ha invece incontrato Michael Franti, che duetta con lui in Mani libere 2008, il brano che chiude l'album. Safari sarà presentato dal vivo durante un tour che partirà il prossimo 10 maggio da Rimini e si concluderà il 2 giugno a Perugia.
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Jovanotti:
l'intervista / Festivalbar /
17.01.08
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Il 2008 sarà l’anno di Jovanotti. Il suo nuovo disco Safari, dedicato al fratello Umberto scomparso in un incidente aereo lo scorso 22 ottobre, esce domani infatti nei negozi dopo essere stato messo in vendita su iTunes, dove ha raggiunto il numero uno tra i dischi più scaricati. Lorenzo è ovviamente felice della sua ultima creatura, che definisce addirittura "il disco che dovevo fare a tutti i costi".
Lorenzo, come definiresti il tuo disco dal punto di vista emozionale?
“Safari è un disco che non ha nemmeno bisogno di essere spiegato. E’ un treno in corsa che arriva dritto al cuore, fatto di sole emozioni. Anche se il titolo fa pensare a un viaggio, si tratta di un album privo di suoni etnici, scritto piuttosto per affreschi e immagini”.
E' stata una sorpresa?
"Già, non avrei mai sperato di avvicinarmi a questo livello. Io volevo fare il deejay, ma poi la musica è diventata una dolce ossessione, qualcosa di cui non posso fare a meno. Ecco perché sono così felice di aver composto un disco così: perché per la prima volta mi sento di aver scritto qualcosa che mi soddisfa come non è mai successo prima".
Come è venuta fuori l'idea di chiamare così tanti colleghi come Giuliano Sangiorgi, Sergio Mendes o Ben Harper per collaborare al tuo disco?
"Si è tratta fondamentalmente di un'idea nata vista l'amicizia che mi lega a tutti loro. Con Giuliano Sangiorgi poi mi sentivo particolarmente bene dopo aver collaborato anche con i Negramaro. Per Mendes invece avevo chiesto di incontrarlo solo per baciargli la mano come si fa con un cardinale. Ha accettato di partecipare a Punto. Mentre Ben Harper, dopo una mail di invito, si è presentato nello studio di registrazione alle due di notte per registrare Fango, il singolo. Il suo è stato un regalo artistico e non solo: quando gli ho domandato come ci saremmo regolati con le rispettive case discografiche, mi ha chiesto solo di mettere il suo nome sul cd".
A quale genere appartiene il tuo nuovo disco?
"Direi che si può definire un disco pop. Grazie a Dio, con l'età mi fido più delle mie sensazioni. Così il disco, che originariamente doveva essere molto più funky soul, si è fatto da solo. E' venuto come doveva venire. E sono contento che sia andata così".
Il tour partirà il 10 maggio da Rimini e si concluderà il 2 giugno a Perugia
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Safari,
il nuovo album di Jovanotti /
Skylife /
17.01.08
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L’artista dedica il lavoro al fratello scomparso. “E’ il disco più bello che abbia mai fatto"
Safari – Il 18 gennaio esce il nuovo album di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. “Safari – questo il titolo del nuovo lavoro – è il disco più bello che abbia mai fatto in 20 anni di carriera” dichiara entusiasta l’artista. Un lavoro maturo, importante, più cantato del solito, molto pensato e studiato, come ammette lo stesso Lorenzo, che ha deciso di dedicarlo al fratello Umberto, scomparso lo scorso 22 ottobre in un incidente con il suo ultraleggero volando sui cieli di Latina.
L’album è stato predisposto in 4 versioni: quella classica che contiene 12 canzoni, quella deluxe con 15 brani e un dvd, una versione da poter scaricare sull’iPod e un’altra per supporto usb. Tanti modi per rispondere alla crisi discografica e alla fase di cambiamento che il cd e la musica stanno vivendo, anche se per Lorenzo, il “futuro è roseo” perché non c'è “mai stata così tanta buona musica come ora”.
L’avventura più bella – “Safari mi ha dato grandissime soddisfazioni e sono contentissimo di quello che ho fatto. Volevo fare il dj ma ora la musica è diventata per me una vera e propria ossessione, una dolce compagna”. E ancora: “L'intenzione era quella di fare un disco diretto, semplice, che arrivasse come un treno in corsa, con una presa pop. Alla fine è stato più quello che abbiamo buttato che quello che abbiamo tenuto e di questo sono soddisfatto” ha spiegato il musicista raccontandosi come un fiume in piena. “In realtà ero entrato in studio per fare un altro disco, più funk e rap, ma è uscita un'altra cosa. Alla fine sono state le canzoni che si sono imposte a noi”.
Un affresco ricco di immagini - Anche se il titolo del disco, Safari, rimanda al concetto di viaggio, il nuovo lavoro di Jovanotti è scevro di suoni etnici, ma si presenta piuttosto “come un fumetto, un affresco per immagini” tanto che la pubblicazione è accompagnata da un diario di lavorazione scritto e illustrato dallo stesso artista.
Nell'album, collaborazioni prestigiose, a partire da quella con Ben Harper, che suona la chitarra nel singolo Fango, continuando con quella con Sergio Mendez nel brano Punto. E ancora, l’incontro con Michael Franti, avvenuto a Los Angeles, che duetta con Jovanotti in Mani libere 2008 e, infine, la collaborazione con il leader dei Negramaro, Giuliano Sangiorni, ospite del brano Safari
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Lorenzo:
"la gioia sia con noi" / TGcom /
17.01.08
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Sono lontani i tempi del "ragazzo fortunato". Oggi Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, è un uomo con le sue esperienze, un grande dolore alle spalle (la recente scomparsa del fratello maggiore Umberto) e con una gioia indescrivibile. Gioia di viaggiare, suonare e incidere il suo 11esimo album "Safari", in cui si "balla ma si pensa anche all'amore, un disco di emozioni", spiega al Tgcom.
Sono passati solo due anni da "Buon sangue" ma Lorenzo sente che questo "è indiscutibilmente il miglior disco che potevo fare. Ma non è una frase fatta perché ho lavorato con un team affiatatissimo e unito". Già pronto anche il Safari Tour con uno "spettacolo ricco di sorprese". Si comincia il 10 maggio a Rimini, seguirà Firenze il 12, Zurigo il 14. Il 17 il cantante sarà a Roma, il 20 ad Acireale, il 22 a Palermo e il 24 a Caserta, il 27 si torna al nord a Torino, poi Milano il 29. Le ultime due date della prima parte del tour saranno Ancona il 1 giugno e il 2 a Perugia.
Il disco inizia con il singolo "Fango" dove c'è la partecipazione della chitarra di Ben Harper. "Gli ho mandato via email l'mp3 di 'Fango' - rivela Lorenzo- con i miei complimenti per la sua musica. "Ci siamo stati subito simpatici, quando ci siamo conosciuti, abbiamo parlato molto. Alla fine gli ho chiesto se voleva in qualche modo contribuire al brano. Lui mi ha risposto dopo solo un'ora dicendosi entusiasta della canzone e che avrebbe fatto di tutto per partecipare. "Magari lo metti il mio nome nei crediti? - , mi ha chiesto. - Straordinario".
E' un fiume in piena Jovanotti, ricco di parole e di stati d'animo come quando con dolcezza dice: "Ci sono molte canzoni d'amore in questo disco ("A te", "Dove Ho Visto Te", "Come Musica" e "Innamorato") è un modo per riconsegnare il tempo che ho sottratto alla mia compagna durante la lavorazione dell'album".
Non mancano gli amici di Lorenzo in questo lavoro come nel brano "Safari" dove si registra l'intervento di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Un piccolo favore tra i due dopo la partecipazione di Jovanotti in "Cade la pioggia" presente nell'ultimo album della band salentina. "Con Giuliano è nato un feeling immediato - dice l'interprete di 'Fango'-. Lui ha ascoltato i miei dischi, mentre io confesso che sono sempre stato un po' snob nei confronti della musica italiana. Però i Negramaro devo ammettere hanno un gran talento".
Ha dichiarato a Rolling Stone: "Chi gioca con la tristezza mi fa un po' incazzare. Anche i miei colleghi cantanti, quando sento che ci marciano...".
Può farci qualche nome?
"A volte mi pento quando leggo le mie risposte su alcune interviste. Ognuno è libero di esprimere ciò che vuole. Io scelgo sempre canzoni che facciano pubblicità al bello".
Perché canzoni solo positive?
"Il dottore da cui vado, dopo tanti giri di parole, mi ha detto 'lo fai per la tua mamma per farle piacere'! Sono corso da lei e mi ha confermato che era felice di quello che cantavo (ride, ndr)".
A che punto è il suo progetto musicale tratto da "L'Orlando furioso" a cui lavora da cinque anni?
"E' solo un sogno, anche se non escludo possa prender corpo in qualsiasi momento. Io scrivo le rime mentre le musiche le fa il mio amico Bruno Franceschi. Però la struttura dell'opera è pazzesca, grandiosa e mi appassiona molto".
Suo padre lavorava come guardia svizzera in Vaticano. Cosa ne pensa della rinuncia del Papa di recarsi alla Sapienza?
"Come molti penso che non sia giusto. La parola non va negata a nessuno, è un conflitto che non fa bene. Nel mondo della scienza ci sono anche numerose persone aperte al dialogo che portano avanti ricerche importantissime come quella sulle cellule staminali, fondamentali per combattere malattie terribili. E' giusto che il dialogo tra Chiesa e Scienza rimanga sempre vivo".
Le piace Papa Ratzinger?
"Non lo conosco. L'ho solo visto in televisione".
Dirà sì a Pippo Baudo per la partecipazione al Festival di Sanremo come superospite?
"Sanremo è una grande festa della musica. Non ho ancora confermato la mia presenza, ma sto pensando a un grande spettacolo che vorrei portare all'Ariston. Appena ci sarà qualcosa di concreto dirò subito di sì a Pippo".
"Safari" ci consegna un Lorenzo nuovo, positivo e carico di gioia da donare con la sua musica. E neanche il grande lutto che porta nel suo cuore per la perdita del fratello lo ha cambiato. A Umberto l''artista nel suo libro "Safari Jam" dedica parole di affetto e commozione: "La fede di Umberto era antica e molto forte anche perché non ha mai smesso un secondo di cercare (...) Questa è una morte che ha senso, una morte 'eroica' letta con la lente del cammino dell'uomo sulla terra. Una morte in grazia di Dio senza nulla di consolatorio".
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Jovanotti:
un film sul nuovo album / Adnkronos /
17.01.08
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Proprio il giorno dell'uscita di ''Safari'', il nuovo attesissimo album di Lorenzo 'Jovanotti' Cherubini, Mtv Italia trasmette domani alle 22.30 ''La Luna di giorno'', il film-documentario diretto da Marco Ponti ("Santa Maradona", "A/R Andata + Ritorno") che ha seguito il cantante toscano nei viaggi a Los Angeles, dove sono nate le nuove canzoni e sono state realizzate alcune sessioni di registrazione.
Ponti cita Fellini, con parole tratte dal libro ''Fare un film'', per spiegare con quale approccio ha iniziato il suo viaggio nell'universo di Lorenzo, colto in un momento cosi' strano e unico com'e' quello in cui nasce un disco: ''Mi sarebbe piaciuto dedicargli un piccolo saggio cinematografico, un ritratto in movimento -dice Ponti con le parole di Fellini- che rendesse conto di come era, come era fatto dentro e fuori, quale era la sua struttura ossea, quali erano gli snodamenti piu' sensibili, le giunture piu' resistenti e mobili. Avrei voluto farlo vedere in diversi atteggiamenti, in piedi, seduto, orizzontale, verticale, per vederlo bene e farlo vedere, cosi' come si fa con un documentario su certi pesci fosforescenti degli abissi marini".
Poi il regista prosegue: ''Non c'e' mai stata la presunzione di capire o addirittura di spiegare, quanto la semplice e forse impossibile ambizione di restituire, attraverso le immagini, una persona, il suo lavoro, i suoi pensieri e anche, perche' no, i suoi sogni. E di cercare inoltre di raccontare, attraverso i suoi occhi, la citta' dove si fabbrica la maggior parte dei sogni (e degli incubi) di questo nostro tempo''. Ovvero Los Angeles.
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Jovanotti,
un Safari nella testa (e il dolore
dentro il cuore) / La Stampa /
17.01.08
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di Marinella Venegoni
Sono caduta per cinque minuti dentro "Colorado" su Italia 1, mi sono spaventata: possibile che non esista più un cabarettista capace di far sorridere con una battuta intelligente, non televisiva, senza parolacce? Bah. Allora mi è venuta in mente (anche se non c'entra nulla, ma in qualche modo sì) la chiacchierata che ho fatto ieri con Jovanotti per l'uscita del suo album, appunto "Safari". Un bel disco, secondo me, pieno di dub, di inventiva e di energia, con testi molto di testa tranne che la divertente "Antidolorifico magnifico" infarcita di improbabili ricette stregonesche, con collaborazioni musicali di Ben Harper, Sly e Robbie da Kingston, Giamaica, Franti Spearhead, Giuliano Sangiorgi che se la tira un po' ma pazienza. Si sente il basso di Saturnino che va a mille. "Quando c'è tanta gente brava, tutti danno il meglio di sé", mi ha detto Lorenzo.
Dopo Colorado, mi viene in mente Jovanotti perché è uno che il livello lo tira su, dovunque vada. Non è prolisso, non è noioso, anzi. Ma senti nel suo parlare le letture, la musica, una famiglia che lo ha seguito. Senti che non farebbe neanche accenno, se tu non gli chiedessi, a questo momento doloroso della sua vita: il fratello Umberto morto in un incidente aereo, il papà Mario che sta facendo la chemio e lui lo accompagna e gli tiene la mano.
Brutti momenti ma il disco è rimasto così, gioioso: "Elaborare il dolore è una cosa lunga, non credo ci si possa scrivere subito sopra - mi ha detto ieri -. E poi Umberto lo ha sentito, pochi giorni prima di andarsene, gli piaceva. A me basta questo".
Ciao Lorenzo, un abbraccio.
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Jovanotti
ad Affari: "Ho detto no a Veltroni e
al PD per fare il mio disco" /
Quotidiano.net / 17.01.08
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di Francesca Binfarè
“Non essere d’accordo con la Chiesa su argomenti come la ricerca sulle cellule staminali, ma la vicenda della mancata presenza del Papa alla Sapienza mi è dispiaciuta: si deve sempre dialogare con chi non è d’accordo”. Parola di Jovanotti, ormai una sorta di testimonial musicale della Sinistra italiana. Tanto che gli hanno offerto (e lui l’ha rifiutato) un posto nella Costituente del Partito Democratico. Del resto Walter Veltroni non ha mai nascosto di essere un suo fan: “Mi è piaciuto molto 'Fango', l’ultimo lavoro di Jovanotti - aveva detto il leader del Pd poche settimane fa - e visto che è un artista romano che manca dalla Capitale ormai da tanto tempo, mi piacerebbe vederlo tornare a suonare nella nostra città”.
Lorenzo Cherubini ha preferito immergersi nel suo “Fango” (canzone che vede l’apporto alla chitarra di Ben Harper, inserito in una lista di ospiti che annovera tra gli altri anche Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e Sergio Mendez), e venerdì 18 potremo fare la conoscenza di tutto il nuovo “Safari”. Lui lo presenta ad Affari come “un cd con 12 o 15 aspetti, in base alle versioni dell’album (standard, deluxe con 3 brani in più e un dvd con il film di Marco Ponti “La luna di giorno”, in download standard negli store digitali e con bonus track su i Tunes, e su chiavetta usb disponibile nei punti vendita Mediaworld); un disco non di viaggio ma in cui si viaggia, in cui c’è senso del movimento e dell’avventura”.
Com’è stato realizzare questo nuovo disco?
“E’ stato un viaggio avventurosissimo, il più bello finora. Ho lavorato con una grande squadra, mai così concentrata sul raggiungimento del risultato. Questo, per me, è un disco di grande soddisfazione”.
Che cosa significa per te questo nuovo cd?
“Safari in swahili significa viaggio, ma per me indica tutto quello che mi piace. Stavo finendo l’album “Buon sangue”, e stavo ragionando sui titoli: Safari era il nome del browser che usavo per navigare in internet, e mi sono appuntato questa parola perché mi piaceva come titolo per un disco. Safari è come pizza e rock’n’roll, è uguale in tutto il mondo, ed è una parola vuota: ognuno può metterci dentro quello che vuole. Safari può essere una nuova auto o una linea di abbigliamento. Io ci ho messo dentro il mio immaginario”.
E’ venuto il disco che volevi?
“Quando ho iniziato a lavorare a questo album lo volevo diretto, che entrasse come un treno in corsa nei cuori delle persone, che non andasse spiegato, che avesse una presa pop dirompente. Però, l’idea iniziale era tutt’altra: volevo fare un disco funk-rap. Le canzoni che volevo, però, rimanevano indietro e ne venivano avanti altre. In questo senso, il disco si è imposto a noi”.
Parlando di attualità, cosa pensi della protesta della Sapienza contro la presenza del Papa?
“Mi è dispiaciuta tutta questa situazione: io sono per la parola fino all’ultimo. Sono convinto che, per esempio, la ricerca sulle cellule staminali sia importantissima, che ci possa aiutare e che debba essere portata avanti. Si deve però dialogare con chi non è d’accordo, sempre”.
Ti hanno contattato per offrirti un ruolo nel Partito Democratico?
“Sì, mi hanno chiesto di entrare nella costituente, ma la mia costituente in quel momento era il disco. Mi ha fatto molto piacere l’offerta, sono andato a votare alle primarie, non mi sento fazioso nel dire che per questo progetto scatta una mia partecipazione emotiva e intellettuale”.
Cosa pensi della fine della classifica dei cd singoli?
“Che non è scomparsa, si è solo trasformata in quella di download”.
Andrai a Sanremo come ospite?
“Me l’hanno chiesto e mi piacerebbe. Non ho detto il sì definitivo perché sto ancora pensando a cosa proporre”.
Hai già pensato al tour?
“Partiamo il 10 maggio da Rimini e faremo i palasport perché la produzione è grossa. Ma devo ancora riflettere su cosa farò”.
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Jovanotti
nella foresta, il cuore rinasce dal
fango / Quotidiano.net / 17.01.08
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Dall'Amazzonia a Los Angeles con lo zaino e l'I-Pod, ecco 'Safari': appunti pop di un viaggio esistenziale. Sulla sua vita privata confessa: "Adesso sposerò Francesca e tornerò, forse, a Sanremo"
Quaderni di viaggio, cartoline squadernate. Foto, parole a dondolo fra musica, ritmo del cuore e respiro della mente. 'Safari' e Swahili, i diari di una motocicletta che ha i piedi per ruote e la memoria della fantasia nel motore. Jovanotti ci porta nel villaggio globale che resta prima di tutto villaggio, capanna, solitudine affollata, alla ricerca del pop assoluto. Di un linguaggio fiume che lo rappresenti, in una rotta matta da San Francisco a Panama, Ecuador, Amazzonia, Costarica, Città del Messico, Los Angeles. Cortona che sta sulla collina (Migliacci dixit), la città "dei bar con fuori i tavolini e il silenzio di certi giardini".
Lorenzo ci racconti come sono nate le dodici canzoni di 'Safari'.
"Sono partito a marzo con il solito zainetto, l’i-Pod, quaderni Composition con le spirali, che compro alla New York University perché costano poco, sono leggeri. E mi fanno tornare studente. Le Moleskine mi imbarazzano: sono troppo trendy e ci sono le righe troppo strette: io scrivo largo".
Fatto il bagaglio antropologico culturale, dove sei andato o finito?
"In Amazzonia. Da San Francisco, dove avevo registrato con i Negramaro. Ho detto a casa che sarei stato via un mese e ho preso un aereo per Panama. Senza organizzare nulla. Infatti non ho preso l’aereo diretto perché non avevo fatto il vaccino contro la febbre gialla e ho fatto un giro più lungo, dall’Ecuador. E sono arrivato fino al cuore della foresta pluviale dal confine, sulle canoe di linea per gli indios. Mi sono fermato in un villaggio e ho scritto per una settimana. Poi sono volato un giorno in Costarica e dieci a Città del Messico, in una cameretta d’albergo vicino al centro. Sono tornato con quaranta semi di pezzi".
Con chi hai fatto il resto della pre-produzione?
"Ho chiamato Saturnino, Onori, Fresco e Santarnecchi, un pianista fiorentino per dare aria alle armonie. Per lavorare più a fondo sull’ambientazione sonora, su cosa ci piace e su cosa ci ispira. Abbiamo lavorato tanto, abbiamo buttato via tanto. Poi siamo partiti per Los Angeles con il produttore Michele Canova, che non aveva ancora ascoltato niente. Da Sergio Mendes, pianista, autore e arrangiatore brasiliano, che ci raccontava, nella sua villa hollywoodiana di Frank Sinatra e Tom Jobim. Lui lì è il papa della musica: in studio venivano in processione per salutarlo".
Hai coinvolto musicisti molto diversi fra loro dai quattro angoli del mondo.
"Senza le case discografiche, sfruttando solo i miei contatti, cellulari, e-mail. Come per Ben Harper, che ha suonato la chitarra in "Fango". Una e-mail, il pezzo gli è piaciuto, ha suonato. E mi ha chiesto solo di mettere il suo nome sul disco. Sly&Dunbar, leggendaria ritmica giamaicana, sono un mito della mia adolescenza. I musicisti di Mendes e Mendes al Fender Rhodes. Il fisarmonicista Frank Marocco, 84 anni, scovato a Los Angeles: è quello che suona nella colonna sonora del Padrino. I miei. Marco Tamburini, trombettista jazz e arrangiatore dei fiati".
Come è cambiato il linguaggio di Lorenzo?
"Delle mie parole ognuno fa l’uso che vuole. C’è il mio diario pensiero, non c’è una vera struttura narrativa, che non appartiene a una generazione cresciuta con la pubblicità. Procedo per accumulo e scrivo tanto: è come se facessi delle fotografie e poi scegliessi quelle che mi piacciono di più. Per sottrazione".
Cosa pensi del Papa costretto a non andare alla Sapienza di Roma?
"Mi fa un po’ incazzare. Scredita anche chi ha un’idea laica dello Stato e della cultura. Ne fa una fazione, un vezzo. Al di là delle tue idee c’è il riconoscimento di un’autorevolezza. Il Papa è il Papa. Anch’io nel referendum sulla fecondazione assistita ho votato contro le idee della Chiesa, ma il Papa lo ascolto".
Le polemiche sull’attuazione e l’eventuale abrogazione della legge sull’aborto?
"Mi sembrano strumentali, questo non è il modo giusto per difendere la vita. La legge sull’aborto è una conquista. Ciò non vuol dire che non sia un dramma, un’esperienza dura, difficile. Ma il problema c’è perché siamo uomini e donne. Bisogna invece andare avanti nel dialogo, discuterne, sempre tenendo presente che quando non c’era era peggio".
Ho letto che ti sposi con Francesca.
"È vero, prima o poi mi sposo, non so se fra un anno o dieci. Ma non voglio fare come Sarkozy: ve lo diciamo prima. L’ho pensato dopo quello che è successo a mio fratello Umberto (morto di recente in un incidente aereo, a cui è dedicato l’album). Pensavo che se fosse successo qualcosa a me, Francesca, dopo 15 anni di convivenza, non avrebbe avuto diritti. E poi noi ci amiamo molto, abbiamo una figlia di 9 anni. Siamo una famiglia".
Te lo vedi il prossimo Sanremo?
"Vorrei andarci come ospite, che ci piaccia o no è la nostra festa della musica e va difeso. Mi hanno invitato ma non ho ancora detto di sì perché non ho ancora un progetto definito".
L’album 'Safari' esce dopodomani in 4 versioni: normale con 12 canzoni, deluxe con 15 brani e un dvd, una versione da scaricare nell’iPod e un’altra per la chiave Usb.
di Marco Mangiarotti
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Jovanotti:
Mi ispiro a Fellini per trasmettere
entusiasmo / Corriere della Sera /
17.01.08
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Il disco «Safari» è il nuovo album di Lorenzo Cherubini
MILANO — Lorenzo parte terza. La prima è stata quella del disimpegno, del Jovanotti di «è qui la festa». Poi è arrivata la svolta di Lorenzo, il giovane guru che credeva «in una grande chiesa che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa». Ora la svolta intimista. Esce domani «Safari» — il titolo indica in lingua swahili il viaggio, da intendersi come «avventura umana» spiega il rapper — con 12 brani che sono riflessioni personali più che sociali, canzoni d'amore più che di protesta. Una nuova fase? «Io la vivo così — conferma Lorenzo —. L'ultimo album "Buon sangue" è stato l'inizio di qualcosa e ora sento un grande entusiasmo per il mio futuro musicale. Mi sembra che quello che devo ancora fare sia più di quello che ho fatto».
Nessun tradimento, però, del Lorenzo engagé: «È un'evoluzione del linguaggio. In qualche modo scrivo ancora con spirito civile: voglio interferire con il mio tempo. Evocare passioni interiori ha un valore comunicativo: voglio trasmettere entusiasmo. Dire una cosa bella a una donna è un gesto alto». Entusiasmo è anche accettare di esibirsi a Sanremo: «Vorrei andare come ospite, che ci piaccia o no il Festival è la nostra festa della musica e va difeso. Non ho ancora detto di sì perché non ho un progetto definitivo da presentare e vorrei dare il mio contributo. Comunque, se c'è la possibilità ci vado, per fare un bel pezzo di spettacolo ».
Lanciato dalla dolcissima «Fango», «Safari» esce in due versioni. In quella deluxe ci sono un dvd e delle canzoni in più. In una di queste («Come parli l'italiano»), Lorenzo cita Pavarotti e Fellini. «Quando sono all'estero e devo spiegare cosa faccio vado su YouTube e mostro il video in cui duetto con il tenore. Lui è stato una figura bellissima, storica. Averlo conosciuto è stato bello». E Fellini (che torna anche per «In orbita » con una citazione al Mastroianni- Snaporaz di La città delle donne)?: «È una presenza chiave. Molte ambientazioni delle canzoni sono felliniane. Ma ci trovo anche Hugo Pratt, Mister No e i fumetti Bonelli, il western all'italiana: un immaginario che dipende da quello che leggevo, guardavo e sentivo quando stavo lavorando all'album».
Nel disco ci sono collaborazioni importanti. Dal brasiliano Sergio Mendes a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro («Un'amicizia artistica. È come Nino Rota: moderno ma con melodie che spaccano»), Ben Harper («Lui è un dono per le mie orecchie. Mi ha regalato, nel senso che non ha voluto altro che la citazione nel libretto, la chitarra di "Fango"») e Michael «Sparehead» Franti. Restano poche scorie, segnali minimi del Lorenzo fase due. La più evidente in «Safari »: «Ci sono armi nei supermercati/ e mettono i "beep" nei "vaffanculo"». La spiega così: «Mi riferisco alla strage alla Virginia Tech. Dopo pochi giorni le tv trasmettevano i video del ragazzo censurando i suoi "fuck". In questo c'è la modernità con tutto il suo assurdo. È il mondo in cui viviamo oggi».
Andrea Laffranchi
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Musica,
in "Safari" con Jovanotti,
"l'avventura più bella" / Reuters /
17.01.08
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di Ilaria Polleschi
Un viaggio "avventurosissimo", il più bello dei suoi 20 anni di carriera: Jovanotti descrive così il suo nuovo album "Safari", frutto di otto mesi di lavoro, dedicato al fratello scomparso in ottobre.
"Questo disco è una grande soddisfazione per me, sono contentissimo perché non mi sarei mai aspettato di riuscire a fare un disco così bello", ha raccontato ieri sera ai giornalisti lui, all'anagrafe Lorenzo Cherubini, presentando un album che in effetti i critici annoverano tra i migliori della sua carriera.
"L'intenzione era quella di fare un disco diretto, semplice, che arrivasse come un treno in corsa, con una presa pop... alla fine è stato più quello che abbiamo buttato che quello che abbiamo tenuto e di questo sono soddisfatto", ha spiegato ancora, raccontandosi come un fiume in piena.
"In realtà ero entrato in studio per fare un altro disco, più funk e rap, ma è uscita un'altra cosa... alla fine sono state le canzoni che si sono imposte a noi".
Dodici brani registrati a Los Angeles, tra canzoni d'amore e pezzi ballabili, in vendita da domani in quattro versioni: quella normale su cd, la versione "deluxe" con altri tre inediti e un dvd; quella su chiavetta usb e quella su iTunes e altri negozi online.
Tanti modi per rispondere alla crisi discografica e alla fase di cambiamento che il cd e la musica stanno vivendo, anche se, per Lorenzo, il "futuro è roseo" perché non c'è "mai stata così tanta buona musica come ora".
L'album vanta collaborazioni prestigiose, da Ben Harper, che suona la chitarra in "Fango" ("gli ho inviato via mail un mp3, ha detto che la canzone gli piaceva tantissimo e l'avrebbe fatta in ogni modo. Mi ha chiesto solo di essere citato") a Sergio Mendes ("un mito i cui dischi mi hanno cambiato la percezione della musica"), a Sly e Robbie ("i due papi della musica giamaicana") e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro.
Dopo il lancio del disco, Lorenzo si prepara al nuovo tour, che partirà a maggio da Rimini, anche se non disdegna l'idea di partecipare al prossimo festival di Sanremo come ospite.
Poi svela di essere stato contattato per far parte della costituente del Partito Democratico. "Ma non potevo, in quel momento la cosa più importante per me era il disco, che poi è la mia dichiarazione di intenti. Mi ha fatto piacere, ma ho risposto che preferisco essere testimone e non testimonial".
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Lorenzo,
cantastorie gentiluomo / la
Repubblica Velvet / 17.01.08
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di Giovanni Ciullo
Arriva il nuovo album,"Safari", pieno di animali e ritornelli.
E a noi lui racconta del viaggio in Amazzonia, della luce di mezzogiorno e dell'importanza di una canzone d'amore
Quanto largo e benigno si dimostri talora il cielo nell’accumulare in una persona tesori e talenti che suol compartir fra più individui, chiaramente poté vedersi nel non meno eccellente che grazioso messer Lorenzo Cherubini da Cortona». Sorride Jovanotti a pensare a un Giorgio Vasari che lo descriva così nelle sue “Vite degli Uomini”, come un Raffaello dei tempi moderni, l’artista di un nuovo Rinascimento. Ma proprio a un “ritratto di gentiluomo” viene da pensare ascoltando le sue parole e le canzoni del nuovo album (“Safari”, in uscita il 18 gennaio). E soprattutto guardando gli scatti che Albert Watson gli ha fatto per noi. «Ho dentro di me la sensazione del mezzogiorno. Senza albe, né tramonti. Ho una figlia piccola, genitori anziani: sono diventato quello al quale gli altri fanno riferimento. Per questo ho bisogno della luce piena del mezzogiorno: non posso più permettermi di avere ombre».
E allora illuminiamo la scena. Raccontiamo la storia dell’intervista più lunga che ci sia mai capitato di fare. Un incontro durato 10 mesi, tanti ne sono passati da quando Lorenzo è arrivato la prima volta da noi in scooter, in un pomeriggio qualunque di primavera, per dirci che... non aveva ancora nulla da dire. «Prima devo partire, zaino in spalla, da solo». Discendere il Rio delle Amazzoni, affrontare la foresta e le paure. Trovare la voglia e l’ispirazione per scrivere. «Porterò con me solo l’iPod, un registratore e un taccuino», aveva detto. «Poi tornerò, per raccontarvi tutto». Promessa mantenuta. Così eccoci qua, a parlare di un disco che rigira fra le mani con l’entusiasmo di chi sente (o spera) d’aver fatto qualcosa di bello. «Dentro c’è un sacco di roba, la cosa difficile è stata togliere. Intanto è un disco di canzoni, come ci hanno insegnato a farle nel Novecento, e non di esperimenti. Ci sono strofe, incisi, ritornelli, arrangiamenti. Ci sono lenti e pezzi da ballare, c’è il melodico e il dub. La chitarra di Ben Harper e Sergio Mendes, Michael Franti: collaborazioni vere, vere amicizie. Ci sono pezzi come “Fango”, che io definisco borderline: viaggiano su un confine sottile, tra il rischio di cadere nella retorica o nelle canzonette. E poi c’è la mia solita Arca di Noè: aquile, farfalle, leoni, tigri. D’altronde è un disco scritto nella foresta».
È arrivato il momento di parlare dell’Amazzonia. «Ho rivisto “Fitzcarraldo” e mi son detto: “porca miseria che bello”. Ho riletto Zagor, Mister No a caccia di avventure e confini del mondo. Così sono partito e sono atterrato in Ecuador. Da lì ho disceso in canoa un affluente del Rio delle Amazzoni. L’Amazzonia ha una sua popolazione e io ho usato i suoi “mezzi pubblici”: le canoe. Con una mappa in mano raggiungevo i posti dove potevo dormire. Avevo iPod, registratore e quaderno: per giorni ho soltanto guardato la foresta, ascoltato la musica e preso appunti». Cosa c’era in quell’iPod? «I Gorillaz, Tom Waits, Domenico Modugno: cose molto diverse. Bossanova, Billy Joel e Gino Paoli. Nessuno strumento musicale, in genere scrivo sui pezzi degli altri. Lo fanno tutti, ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Non si tratta di copiare, è che i giri armonici sono come i cognomi cinesi: ce ne saranno 30 in tutto. Poi, ovvio, il risultato finale è diversissimo». Torniamo nella foresta. «In Amazzonia nulla riposa. È vita e morte senza soluzione di continuità. Stringi l’inquadratura e c’è qualcosa che nasce e qualcosa che muore, allarghi l’inquadratura e idem. Così dopo un po’ ho avuto bisogno di uscire».
Per sbarcare a... «Città del Messico: un altro tipo di giungla, la città-foresta primaria più grossa del mondo. Complessa, dolce e durissima come solo le megalopoli sanno essere: minacciose ed emozionanti al tempo stesso». Intanto il disco si scriveva da sé. «Proprio così. Nessun pezzo parla di Amazzonia, non sono stato così didascalico. Ma in ogni pezzo c’è quell’atmosfera: vortici, rapide, l’innamoramento della natura». Anche il nome dell’album, “Safari”, evoca l’avventura. «Vuoi sapere com’è nato? Mentre correggevo al computer i testi di “Buon Sangue” (il penultimo disco, ndr), mi è caduto l’occhio sull’icona del browser: “Safari”, appunto. E mi sono detto: “Cavolo, mi piacerebbe chiamare così il prossimo album”. E siccome seguo sempre i fili di quello che mi accade, ho comprato un libro sull’Africa dove l’autore spiegava l’etimologia della parola safari: niente cacciatori e bestie feroci, in swahili significa viaggio, cammino. La parola di una minoranza etnica entrata in vocabolari potenti come l’inglese, il francese, persino il cinese». Il romanticismo del viaggio, ma anche tante canzoni d’amore. «Dire una cosa | | |