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Allevi: «Che disastro con Jovanotti»

Inserito da Mau il 26 nov, 2008 - categoria: varie

«Nella band contava soprattutto se eri figo,
quando Lorenzo non c’era subivo un clima da caserma»


Giovanni Allevi come san Francesco d’Assisi. Da «Harry Potter del pianoforte» al «santo pianista». È Allevi stesso a suggerire il paragone nelle pagine del suo secondo libro, «In viaggio con la Strega» (esce domani per Rizzoli), in cui ricordi, aneddoti, flashback e riflessioni personali ricostruiscono l’anno di «Evolution », l’album con orchestra pubblicato a giugno e arrivato a vendere oltre 80 mila copie e che avrà un coronamento venerdì con il cofanetto «AlleviAll» che raccoglie i suoi album più fortunati «No Concept », «Joy», «Evolution» e il dvd «Joy Tour 2007». Siamo ad Assisi, il giorno del debutto del tour. Allevi viene accompagnato a visitare la Basilica dove è conservato l’affresco di Giotto che raffigura Francesco in udienza dal Papa per presentare il nuovo ordine. Il Custode racconta lo scetticismo con il quale venne accolto: «Vede Allevi – dice -, quando il nuovo avanza, fa sempre paura, soprattutto se è nella forma della semplicità, da tutti riconoscibile».

È il modo di Allevi di togliersi tutti i sassolini dalle scarpe. Con il mondo della musica classica che lo ha sempre criticato e snobbato. Ma anche con quello del pop dove il pianista ha mosso i primi passi. Che avesse collaborato con Jovanotti lo si sapeva, ma per la prima volta Allevi scende nel dettaglio. Il racconto ci porta al 2001, quando, il giorno dopo l’esame per il diploma in Composizione al Conservatorio, entra come tastierista nel gruppo di Jova, che gli aveva già prodotto un disco. L’impatto è molto duro: «Gli altri mi vedono come un extraterrestre, un topo di biblioteca. Nella band conta soprattutto quanto appari figo», ricorda. E lui che al posto degli occhiali da sole ha dei «fondi di bottiglia» alla prima cena fa già il primo errore. Gli dicono che c’è bisogno di improvvisazioni alla Chick Corea. «Basta chiedere», risponde. E la sua sicurezza, la sua conoscenza di Corea («Il mio mito») viene presa per spocchia. Da corpo estraneo al gruppo finisce per subire il clima da caserma («quando Lorenzo non c’è», precisa) «dove loro sono i “nonni” e io l’ultimo arrivato». La sua avventura nel pop finisce con un secondo disastro: gli viene chiesto un arrangiamento di archi. Dalla sua penna esce qualcosa che non va bene, che pure i giovani musicisti chiamati a eseguirlo faticano a suonare. Gli fanno capire che il pop non è il suo mondo.
«Io non avevo bisogno di fiori colorati, volevo solo un imbianchino», prova a consolarlo Lorenzo. «Ma allora dovevi chiamare un imbianchino e non un pittore», replica lui. Arroganza, si potrebbe interpretarla così. Un carattere sicuro e determinato, «megalomane» come si autodefinisce lui quando ricorda l’sms mandato al suo produttore al termine della masterizzazione del cd «Evolution»: «Da questo esatto momento, la musica classica non sarà più la stessa». Allevi è sicuro di quello che fa e ce lo ricorda ad ogni pagina. Cosa lo contraddistingue dagli altri e cosa porta un pianista classico nelle classifiche di vendita a fianco delle canzoncine pop e delle schitarrate rock? «È necessario affidare agli strumenti d’orchestra una ritmica che sia la cifra della contemporaneità, quella ritmica che può essere concepita solo nel nostro tempo e che  i grandi compositori del passato non potevano immaginare». Ecco perché in alcuni passaggi di «Evolution» dice di sentirsi addirittura hip hop. Un paragone che farà inorridire il mondo accademico, ma lui la vede così: «Voglio che la musica contemporanea torni fra la gente. È ora di voltare pagina». Allevi è orgoglioso del suo successo. San Francesco è troppo? Accontentiamoci, sembra suggerire in una riflessione, del fatto che il suo successo possa essere utile per far capire a qualche ragazzino «che l’Italia non è solo il paese di veline e calciatori».

Andrea Laffranchi
fonte: corriere.it

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GIOVANNI ALLEVI: EVOLUTION

Inserito da Mau il 22 giu, 2008 - categoria: video

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GIOVANNI ALLEVI: EVOLUTION

Inserito da Angelo il 13 giu, 2008 - categoria: uscite discografiche

Da oggi in tutti i negozi il nuovo album di Giovanni, che ha gia’ venduto 40000 solo con le prenotazioni !!!
Edizione normale e con dvd

cd 1
1 – Foglie Di Beslan0 6:40
2 – Whisper   03:36
3 – Keep Moving  02:38
4 – A Perfect Day   06:07
5 -Come Sei Veramente 05:41
6 – Angelo Ribelle   06:33
7 – Corale   02:06
8 – Prendimi  02:47
9 – 300 Anelli (Prima Parte)   06:31
10 – 300 Anelli (Seconda Parte) 09:09  

dvd
1 – Intro  00:15
2 – Whisper  03:47
3 – Angelo Ribelle  06:58
4 – Parlato 00:40
5 – Foglie Di Beslan  06:02
6 – 300 Anelli (2a parte) 05:31
7 – A Perfect Day   06:12
8 – Come Sei Veramente 00:43

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INTERVISTA A GIOVANNI ALLEVI

Inserito da Mau il 3 mag, 2004 - categoria: onlyfortheblog

Nei prossimi giorni usciranno, nei quotidiani e nei siti di carattere musicale, interviste e locandine pubblicitarie dedicate a Giovanni Allevi e al suo concerto milanese del 14 maggio, noi del blog, in anteprima, vi presentiamo questa intervista che Giovanni ha rilasciato in esclusiva!


Ciao Giovanni, innanzitutto un saluto e un benvenuto in questo salotto virtuale del blog del collettivo soleluna. 13dita è stato il tuo primo album ed è uscito per l’etichetta soleluna. Come sei arrivato alla pubblicazione del cd? Grazie a Saturnino. Lo incontrai per caso a Rimini dopo 13 anni che non ci sentivamo. Quella sera avevo un concerto dove suonavo le mie composizioni al pianoforte e lui era seduto in fondo alla sala, serissimo. Mi accompagnò alla stazione ma in macchina non disse niente; forse stava covando l’idea di produrre il mio cd, un progetto temerario.

Parlaci del tuo rapporto con Lorenzo: come siete arrivati alla vera e propria collaborazione sfociata ne “Il quinto mondo”? Credo che collaborare con lui sia una questione di “alchimia”: molto è affidato all’intuizione del momento, alla sensazione. La mia partecipazione al Quinto Mondo non è stata ovvia: ero un artista soleluna già da sei anni ma non avevo mai preso parte alla band se non in qualche sporadica occasione. Parlando una sera…ci siamo detti “vediamo che succede”.

Io ti ho visto la prima volta in teatro a Castiglionfiorentino mentre provavi con Lorenzo e la band al completo per il tour de “Il quinto mondo” e mi ricordo che mi son chiesto, conoscendoti di fama, “che ci fa un pianista ‘classico’ in un gruppo di ‘matti’ come questo?”, ecco, ti giro la domanda finalmente! E’ vero, e lì per lì l’ho pensato anche io. Era una fortuna essere con loro, per l’esperienza che ne avrei avuto: il palco, il pubblico enorme, ma soprattutto il ritmo. Il mondo di Lorenzo ha lasciato una traccia indelebile nella mia musica!

Nel 2003 è uscito il tuo secondo lavoro su disco “Composizioni” che prosegue il percorso iniziato da 13dita e si intreccia anche con altri lavori, penso al brano “l’idea” che è quello che ha dato vita a “albero di mele”, quali strade intendi far percorrere alla tua musica? Dal bilocale dove vivo a Milano ho la fortuna di vedere dalla finestra uno specchio della Darsena dove spesso sopra volteggiano i gabbiani. Una volta ne ho osservato uno: è bellissimo vedere come plana a filo dell’acqua. Ho capito che per notare la sua bellezza il gabbiano deve volare basso. La mia musica vola in alto ed io cerco, con queste dita, di spingerla sempre più in basso, di portarla a tutti, con tutte le mie forze; è per questo che ad ogni mio concerto mi spremo l’anima come un limone.

Il 2003 è anche l’anno in cui è uscita su disco una ‘polaroid’ di una jam-session, parlo di “Roma” e del Collettivo Soleluna. Ci puoi parlare di quei sette giorni romani? Dell’atmosfera che c’era in studio e di come è nata ed è stata organizzata la cosa? Abbiamo registrato un cd senza sapere di farlo! Abbiamo approfittato “dell’armonia cosmica” che si era stabilita tra di noi durante il tour e ci siamo trovati in studio per divertirci un po’ con la musica. Lorenzo è un grande cuoco ed ha fatto una bellissima torta (di cui io sono la ciliegina… scherzo!!!)

Com’è e cosa vuol dire lavorare con Lorenzo? Come dicevo è un lavoro molto istintivo… con sorpresa finale! Solo dopo aver messo a punto la base musicale (partendo dalla batteria, basso, chitarra e poi al limite il piano) ci fa ascoltare la melodia con il testo. Fino a quel momento c’è solo tensione positiva. Lui cammina nervosamente avanti e indietro borbottando tra sé quelle melodie, frutto di un talento disarmante. Ahh… un momento universalmente considerato meraviglioso quando lavori con Lorenzo è senza dubbio il pranzo! Ci fa mangiare benissimo e non manca mai dell’ottimo vino!

C’è una canzone di Lorenzo a cui sei particolarmente legato? Perché? E’ “Lei sa”, uscita su un singolo. Una meraviglia di delicatezza, forse l’unica canzone di Lorenzo sul tempo del valzer: un pianino, un trenino fatto con le spazzole, una pennellata di vibrafono e la voce rauca di Lorenzo appena svegliato. Una foto in bianco e nero…

Adesso Lorenzo si è ritirato in studio, o così ha detto, per preparare il suo nuovo lavoro. Sarai anche tu della squadra? Hai qualche piccola anticipazione da farci? Del lavoro che Lorenzo sta facendo in studio non so praticamente nulla, e quindi non so ancora se farò parte della squadra e né in che modo.

I tuoi progetti per il futuro? Nuovo album anche per te in previsione? Mi è stato commissionato un lavoro mastodontico dal mondo della musica Classica, ma ne parlerò a cosa fatta. Sono stato invitato a tenere alcuni concerti a New York. Nonostante per l’Italia possa ritenermi soddisfatto, sento che in questo momento vanno di moda la banalità, la mediocrità, il quotidiano (forse perché sono un rifugio sicuro per quello che sta accadendo nel mondo), e si ha paura della cultura e del talento a meno che non venga banalizzato o etichettato. Ma prima di fuggire il 14 Maggio a Milano alla Grande Sala Verdi del Conservatorio farò il mio concerto per la Fondazione “Aiutare i bambini”. Spero di incontrarci lì.

Con il blog del collettivosoleluna abbiamo lanciato una strana iniziativa, si tratta di “Corazon – quaderno errante”. Un piccolo quadernetto girerà per l’Europa (Italia, Germania, Francia, Spagna, Inghilterra, Belgio e Svizzera) tra i fans di Lorenzo che provvederanno a riempirne le pagine con tutto quello che gli passa per la testa. poi alla fine, studieremo il modo per farglielo avere. Che te ne pare di quest’idea? Come credi la ‘prenderà‘ Lorenzo? Sono ormai tre anni che porto con me ai concerti un quadernino, il mio “Art Book”, dove gli ascoltatori per un attimo forse liberati dalla musica, lasciano una traccia della propria unicità. Leggerlo è molto gratificante, forse perché scopro di non essere il solo sognatore folle. Per Lorenzo ci vorrà un’enciclopedia!

Come la musica ha influenzato il tuo modo di vedere la vita? Per tutta l’adolescenza la musica classica è stata la mia unica interlocutrice, chiuso com’ero in una solitudine non voluta. Quando più tardi ho deciso con entusiasmo di gettarmi nell’esistenza, per essere il più vicino possibile alla gente comune, mi sono accorto che ormai qualcosa in me era irreversibilmente cambiato: tutto il mondo in movimento, con i colori, le voci, le persone, le storie da allora mi appaiono come un immenso e divino contrappunto, che va gustato ogni secondo ma che ha una forte direzione.

Il fatto di dover comporre musica attraverso un pentagramma e 5 note lo senti come un limite o una sfida? Come una missione. Essere un compositore non è solo un fatto musicale, ma implica la possibilità che tutto possa accadere da un momento all’altro: i segnali di cui hai bisogno per cogliere il senso delle cose, per raggiungere una musica sempre più consapevole, sono davanti a te ma devi saperli leggere, negli occhi della gente, nei colori della natura.

C’e’ un disco di un’artista o una colonna sonora che ultimamente ti ha colpito? C’è un cd di musiche di Bach che ascolto per intero tutti i giorni da quasi due anni. Bach è uno sciame di zanzare. Quando decidono di pungerti, non puoi ripararti e vieni attaccato da tutte le parti con insistenza. La sua musica è una valanga di melodie che ti piovono addosso e tu non puoi che abbandonarti al loro trasporto. Più che zanzare sono baci!

Grazie mille per la tua disponibilità, davvero. Vorrei chiudere questa intervista lasciandoti uno spazio bianco di totale libertà, quasi un pentagramma vuoto da riempire: a te la parola dunque, libera la creatività… Ciao! Grazie a te! Approfitto di questo spazio per farti vedere una foto che ho scattato dall’aereo (col permesso del comandante) mentre andavo a Napoli a presentare il cd “Composizioni”. Non sono un fotografo e la macchinetta è quella che è, ma si vede la curva dell’orizzonte ed il passaggio dal cielo allo spazio!!!!!

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