Inserito da Mau il 12 gen, 2009 - categoria:
varie

Nel 1971 Fabrizio De André pubblicò l’album “Non al denaro, non all’amore nè al cielo”, liberamente tratto dall’Antologia di Spoon River. De André scelse nove delle 244 poesie e le trasformò in altrettante canzoni.
Le nove poesie scelte toccano fondamentalmente due grandi temi: l’invidia (Un matto, Un giudice, Un blasfemo, Un malato di cuore) e la scienza (Un medico, Un chimico, Un ottico).
In questi due gruppi si possono scoprire delle simmetrie: il giudice perseguitato da tutti trasforma la sua invidia in sete di potere e si vendica, il chimico è tanto preso dalla scienza e dalla ricerca di un ordine perfetto da essere incapace di amare. Il malato di cuore rappresenta l’alternativa all’invidia, pur essendo in una situazione tale da poter invidiare tutti gli altri, riesce a vincere l’invidia grazie all’amore invece di lasciarsi trasportare dall’egoismo. I buoni propositi del medico vengono schiacciati dal sistema che lo obbliga a essere disonesto, mentre l’ottico vuole trasformare la realtà e mostrarci un’”altra” realtà più vera, per questo può essere accostato alle “Porte della percezione”, il libro di Huxley da cui presero il nome anche i Doors. Il titolo del libro di Huxley – peraltro – si rifà a un verso del poeta inglese William Blake:
If the doors of perception were cleansed everything would appear to man as it is: Infinite.
Il suonatore Jones è l’unico in questa raccolta di poesie a cui De André lascia il nome. Infatti, mentre nelle poesie originali di Edgar Lee Masters ogni personaggio ha un nome e un cognome, i titoli delle canzoni di De André sono generici (un giudice, un medico) per sottolineare che le storie di questi personaggi sono esempi di comportamenti umani che si possono ritrovare in ogni epoca e in ogni luogo. Il suonatore Jones, il personaggio con cui l’album si chiude, invece è unico, rappresenta l’alternativa alla vita vista come lotta per raggiungere i propri scopi. Per tutta la sua lunga vita il suonatore Jones ha fatto quello che più gli è piaciuto e per questo muore senza rimpianti.
Senza dubbio il suonatore Jones era anche il personaggio al quale De André avrebbe voluto assomigliare. Per Jones la musica non è un mestiere, è una scelta di libertà; anche De André soprattutto negli ultimi anni ha cercato di svincolarsi dalla prigione della musica come mestiere, pubblicando gli ultimi album a una distanza di sei anni uno dall’altro e riducendo le apparizioni in pubblico.
Un aspetto fondamentale dell’Antologia di Spoon River sono i legami tra i vari personaggi. Ognuno di questi cita molti altri e così è possibile vedere la stessa storia da punti di vista diversi.
Questo aspetto si perde nell’album di De André, era inevitabile riducendo la galleria dei personaggi a solo nove ritratti (anzi otto visto che la prima canzone, Dormono sulla collina, è l’introduzione a tutte le altre). Fa eccezione ancora una volta il suonatore Jones che viene citato nella prima poesia/canzone e si ritrova nella conclusione dell’album.
Nelle note di copertina dell’album si trova un’interessante intervista di Fernanda Pivano a Fabrizio. La stessa Pivano scrisse apposta per l’album anche una pseudo intervista a Edgar Lee Masters.
Le canzoni dell’album sono scritte da De André insieme a Giuseppe Bentivoglio per quanto riguarda i testi e a un giovanissimo Nicola Piovani per le musiche. È il secondo album propriamente “a tema” (oggi diremmo concept-album) di De André, dopo La Buona Novella. Gli arrangiamenti sono fondamentali, alcune delle canzoni di questo album sono tra le poche di De André che non renderebbero se accompagnate solo dalla chitarra. In particolare Un ottico parte come una classica ballata ma poi si apre a suggestioni psichedeliche e a mille voci che si rincorrono.
Proprio a causa degli arrangiamenti tanto sofisticati questi pezzi non venivano eseguiti spesso nei concerti, tant’è vero che nei vari dischi dal vivo di Fabrizio, l’unica canzone di questo album che viene riproposta è Un giudice, che la Premiata Forneria Marconi riarrangiò splendidamente negli storici concerti del 1979.
Tag:Fabrizio De Andrè
Inserito da Mau il 11 gen, 2009 - categoria:
tv

Fabio Fazio stasera dedica uno speciale al cantautore nel decennale della morte: «Niente commemorazioni, lui è con noi»
C’è una specie di magia in certe ricorrenze. Quando tutti ormai aspettano il peso del ricordo, succede che il tempo prenda una curvatura diversa. E le parole, talvolta la musica, abbiano più forza del rimpianto. È quanto succederà stasera, quando Fabio Fazio e Dori Ghezzi, ospite di “Che tempo che fa” dalle 20.10 su Raitre, faranno ascoltare le canzoni di Fabrizio De Andrè in un lungo concerto, spezzato in più parti d’Italia e del mondo, per il decennale della sua scomparsa.
Probabilmente ha ragione Fazio, e con lui Ivano Fossati: il rimpianto non si addice al cantautore che meno ha concesso alla fragilità dell’ovvio e meno all’impudenza di chi pretende di omologare persone, esistenze, in una parola la Storia. «Non non parlo da conduttore televisivo, ma da semplice ascoltatore per dire che De André è stato ed è tuttora parte integrante della mia formazione» spiega Fazio «intendo quella adolescenziale , quando si scelgono i libri che poi ti accompagneranno per tutta la vita. La sua musica, in questo senso, è al primo posto della mia esistenza».
Si esclude qualsiasi altro totem o simbolo di grandi contenuti: «Assolutamente. De André sarà sempre al primo posto, seguito dai Beatles che però ho scoperto molto più tardi. Essendo nato nel 1964, quando si sono sciolti avevo solo sei anni, un po’ pochi per farmi un’idea della loro grandezza. Ma nel loro caso si tratta più di un aspetto emotivo che me li fa amare, visto che mi ci sono avvicinato verso i quindici anni».
Nel viaggio di ore che lo avvicina alla trasmissione, Fazio conferma di «considerare De André alla stregua della grande letteratura. Ma per noi liguri c’è ancora molto di più. La sua voce e la sua musica sono qualcosa di impalpabile che abita negli stessi luoghi in cui viviamo noi. È questo il senso che daremo oggi trasmettendo, con centinaia di radio nello stesso momento, “Amore che vieni amore che vai”: ridare all’aria quella voce che mi pare di sentire quando ti trovi a passeggiare per le strade della Liguria. Sembra che qualcuno stia cantando o che ci siano più radio accese. Quei suoni e quelle parole fanno parte del nostro paesaggio». Ma cos’ha ancora di fortemente ligure, dieci anni dopo, De André? «Alcuni caratteri tipici, sicuramente, e poi il mare come via di fuga. Un concetto che spiega benissimo Renzo Piano nell’intervista che andrà in onda stasera fra le 20.10 e le 20.30, prima dello speciale. È un’ idea del mare che ci consente di immaginare l’altrove. Un’idea assolutamente nostra come, del resto, la schiettezza che ci è propria e che a volte può anche sconfinare nella brutalità, un modo avvincente per dire la verità. La schiettezza di Gilberto Govi, la capacità di fare una battuta falcidiante, ma con lo sguardo di chi sa concentrarsi sulla sostanza delle cose, che poi vuol dire interessarsi alla profondità delle persone. È da lì che nasce quell’attenzione che De André ha rivolto agli ultimi».
Lo speciale «sarà tutto dal vivo, senza un’intervista e nessun tipo di commemorazione, sarà un concerto con le canzoni di Fabrizio, ma non ci saranno gli amici che uno si aspetterebbe. Perché inevitabilmente avrebbero portato l’aneddotica, invece il ricordo lo affideremo alle canzoni, alle loro reinterpretazioni. E di queste parleremo con Dori Ghezzi, nulla di più. Sarà un grande abbraccio, molto simile a un tributo d’amore».
Come ha detto Fossati, il rimpianto è stato il sentimento che ha accompagnato questi dieci anni «e io aggiungo che non è nemmeno il caso di commemorare De André, ma piuttosto di trascorre una serata fantastica insieme a lui. Alle sue idee, ai contenuti che ci si augura possano ancora trovare altre espressioni, in un mercato che blinda qualsiasi forma si sperimentazione al punto da renderla vana». E sulla forza visionaria delle canzoni di Faber, «anche in tempi di apparente smarrimento come quelli che viviamo, direi che quelle più intimiste hanno un’urgenza più alta. È chiaro che un brano come “Khorakhané” sembra scritto ieri. E così “La domenica delle salme”. Ma “La canzone dell’amore perduto” o “Dolcenera” sono quelle che alla fine, nei momenti di solitudine quando si fanno i conti con se stessi, sono lì».
Ma qual è oggi l’aspetto più moderno di De André che si è sempre diviso fra il valore dell’anarchia, come lotta contro il potere più invasivo e crudele, e la difesa degli esclusi? «Per me l’aspetto più sorprendente è la libertà di pensiero che, se non anarchia, qualcuno in questi giorni ha definito autarchia etica. L’ho trovata una bella definizione perché rende l’idea di essere liberi dai conformismi e dalle regole, non aver paura di dire quello che si pensa e soprattutto non aver paura dei propri pensieri, che è diverso dal dirli. Perché se non dichiararli può essere una saggia forma di pudore, non averne paura anche quando tendono a cozzare con altri nostri convincimenti, o con l’opinione comune, è la massima espressione dell’onesta intellettuale. L’aspetto che più di ogni altro mi affascina di De André è ancora questo».
fonte: il secolo XIX
Tag:Fabrizio De Andrè
Inserito da Mau il 10 gen, 2009 - categoria:
testi
“… E dov’è Jones, quel vecchio suonatore
Che giocò con la vita per tutti i suoi novant’anni.
Affrontando la tormenta a petto nudo.
Bevendo e piantando casino.
Senza mai un pensiero
Né alla moglie, né ai parenti,
Né all’amore, né al denaro, né al cielo?…”
(da “La Collina” di E.L. Masters)
In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità,
a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore,
e allora perché coltivarla ancora, come pensarla migliore.
Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati
a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato.
Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato,
per un fruscio di ragazze a un ballo, per un compagno ubriaco.
E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare.
Finì con i campi alle ortiche, finì con un flauto spezzato
e un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto.
Tag:Fabrizio De Andrè
Inserito da Mau il 4 gen, 2009 - categoria:
tv

L’11 gennaio, in occasione dei dieci anni dalla scomparsa di Fabrizio De André, faremo una cosa inusuale: andremo in onda come sempre alle 20.10 ma fino alle 23.30 almeno, e tenteremo di mettere insieme tutti quei pezzi d’Italia che quella sera saranno in qualche modo legati fra di loro attraverso Fabrizio De André. Ogni volta nell’anniversario di Fabrizio tantissime cose ‘accadono’, si radunano puntualmente molti giovani con la chitarra e cantano le canzoni di Fabrizio per tutta la notte in piazza del Duomo a Milano così come in mille altre piazze d’Italia… e poi non si contano più i luoghi dedicati: le strade, le piazze, le scuole intitolate a Fabrizio De André.
Quella sera vorremmo raccogliere le immagini dei ritrovi spontanei per ricordare Fabrizio, ma fin da oggi vi chiediamo di segnalarci gli appuntamenti che potranno essere pubblicati sul sito (per chi lo vorrà), e di mandarci qualsiasi immagine o notizia possa essere utile per costruire l’evento.
Assieme a RadioRai vorremmo poi coinvolgere, liberamente, tutte le radio italiane e trasmettere l’11 gennaio tutti insieme, alla stessa ora precisa, la stessa canzone: in quei minuti fermarci ad ascoltare la voce straordinaria di Fabrizio, raro esempio, nel nostro Paese, di appartenenza a tutti. Una canzone che sceglierà Dori Ghezzi, e che comunicheremo qualche giorno prima. Chiediamo, pertanto, alle radio interessate all’iniziativa di contattarci.
Fino ad ora hanno aderito…
Chiediamo a chi vuole liberamente fare l’inviato di chetempochefa per una sera, di mettersi in contatto con noi. Chi desidera riprendere quello che succede l’11 gennaio 2009 nella piazza della propria città per ricordare Fabrizio De André, deve leggere il modulo dove sono indicate tutte le specifiche dei contributi video che potrebbero essere trasmessi in tv e, soprattutto, compilarlo coi propri dati.
Diamo quindi al nostro pubblico appuntamento all’11 gennaio, con la fierezza, se posso usare questo termine, di essere concittadini di Fabrizio De André. Non mi viene altro da dire: faremo del nostro meglio.
Fabio Fazio
fonte: www.chetempochefa.rai.it
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