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“A TE” non solo polemiche

Inserito da Mau il 9 ago, 2008 - categoria: varie

Per chi se lo fosse perso ho deciso di riportare sulle pagine elettroniche del nostro amatissimo blog l’editoriale di Alfonso Signorini apparso su “Sorrisi e Canzoni” qualche settimana fa. L’ho fatto in un momento in cui Lorenzo ha deciso di annunciare al mondo la sua festa personale, in un anno speciale in cui celebra 20 anni di carriera, ma soprattutto in un momento in cui ci si sta accanendo nel gettare ombre su un brano che certamente resterà vivo nel tempo, destinato ad occupare un posto d’onore nel museo dei classici della canzone italiana. Buona lettura…

Una canzone d’amore di Jovanotti ci fa amare ancor più i nostri figli
Sorrisi n.29 – 2008
7/7/2008

Care lettrici, cari lettori,
a volte la Superclassifica di «Sorrisi» (che trovate a pagina 118) la dice più lunga di un articolo di Alberoni o di un romanzo di Moccia. Prendiamo questa settimana. Al quinto posto, dopo ben 23 settimane di permanenza in classifica, svetta «Safari», il bell’album di Jovanotti. Non basta. La sua canzone più nota, «A te», è in cima alle suonerie dei cellulari. A conferma che è uno dei motivi più amati dai teenager, che sono i primi a scaricare da Internet le loro canzoni del cuore.
Questo dato fa davvero riflettere. Molti di voi lo sanno (e se qualcuno non lo sa, si precipiti a rimediare), «A te» è una bellissima melodia d’amore. Un vero e proprio inno alle emozioni più pure e autentiche che la vita, quando è generosa, ci sa regalare. Canta la capacità sempre più rara di saper ascoltare («Quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole, senza che tu mi dica niente tutto si fa chiaro…»); esorta a credere fino in fondo nei propri ideali, nei propri slanci («A te che mi hai insegnato i sogni e l’arte dell’avventura…»). Celebra, addirittura, la complicità tra uomo e donna, a scapito della passione mordi e fuggi («A te che sei l’unica amica che io possa avere…»). Vi confesso, mi ha fatto piacere scoprire, tramite la classifica di «Sorrisi», che centinaia di migliaia di giovani amino «A te». Significa che credono nella bontà dei sentimenti, nella verità delle emozioni.
Non credo che le cronache rendano giustizia ai nostri figli. Non esiste solo la gioventù bruciata dall’ecstasy, dalla cocaina, dall’alcol che riempie le pagine di cronaca nera sui giornali o in tv. Esiste una gioventù sana ed è giusto darle spazio e voce. Conosco tanti studenti universitari, figli di amici miei: hanno un libretto pieno di trenta, fanno le ore piccole in discoteca e se ne vanno anche a Lourdes a fare i barellieri. Conosco operai di vent’anni che si sono presi cinque giorni di ferie per raggiungere il Papa in Australia alla Giornata mondiale della gioventù (vedi a pag. 42). Le vacanze per loro finiranno lì.
Altri ancora fanno i volontari nelle comunità, lavorano con dedizione e impegno nei centri di accoglienza, credendo nell’Uomo e mostrando una religiosità di gran lunga superiore a quella di tanti bigotti. Insomma, mi sembra che di questa gioventù non si parli mai.
O non se ne parli mai abbastanza. A volte basta andarla a cercare in una classifica. Se ne sta lì. In silenzio. Senza grancasse. Ma fa ugualmente rumore.
E scuote le coscienze più di mille parole.
Alla prossima!
Alfonso Signorini

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“A TE” non solo polemiche

Inserito da Mau il 9 ago, 2008 - categoria: varie

Per chi se lo fosse perso ho deciso di riportare sulle pagine elettroniche del nostro amatissimo blog l’editoriale di Alfonso Signorini apparso su “Sorrisi e Canzoni” qualche settimana fa. L’ho fatto in un momento in cui Lorenzo ha deciso di annunciare al mondo la sua festa personale, in un anno speciale in cui celebra 20 anni di carriera, ma soprattutto in un momento in cui ci si sta accanendo nel gettare ombre su un brano che certamente resterà vivo nel tempo, destinato ad occupare un posto d’onore nel museo dei classici della canzone italiana. Buona lettura…

Una canzone d’amore di Jovanotti ci fa amare ancor più i nostri figli
Sorrisi n.29 – 2008
7/7/2008

Care lettrici, cari lettori,
a volte la Superclassifica di «Sorrisi» (che trovate a pagina 118) la dice più lunga di un articolo di Alberoni o di un romanzo di Moccia. Prendiamo questa settimana. Al quinto posto, dopo ben 23 settimane di permanenza in classifica, svetta «Safari», il bell’album di Jovanotti. Non basta. La sua canzone più nota, «A te», è in cima alle suonerie dei cellulari. A conferma che è uno dei motivi più amati dai teenager, che sono i primi a scaricare da Internet le loro canzoni del cuore.
Questo dato fa davvero riflettere. Molti di voi lo sanno (e se qualcuno non lo sa, si precipiti a rimediare), «A te» è una bellissima melodia d’amore. Un vero e proprio inno alle emozioni più pure e autentiche che la vita, quando è generosa, ci sa regalare. Canta la capacità sempre più rara di saper ascoltare («Quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole, senza che tu mi dica niente tutto si fa chiaro…»); esorta a credere fino in fondo nei propri ideali, nei propri slanci («A te che mi hai insegnato i sogni e l’arte dell’avventura…»). Celebra, addirittura, la complicità tra uomo e donna, a scapito della passione mordi e fuggi («A te che sei l’unica amica che io possa avere…»). Vi confesso, mi ha fatto piacere scoprire, tramite la classifica di «Sorrisi», che centinaia di migliaia di giovani amino «A te». Significa che credono nella bontà dei sentimenti, nella verità delle emozioni.
Non credo che le cronache rendano giustizia ai nostri figli. Non esiste solo la gioventù bruciata dall’ecstasy, dalla cocaina, dall’alcol che riempie le pagine di cronaca nera sui giornali o in tv. Esiste una gioventù sana ed è giusto darle spazio e voce. Conosco tanti studenti universitari, figli di amici miei: hanno un libretto pieno di trenta, fanno le ore piccole in discoteca e se ne vanno anche a Lourdes a fare i barellieri. Conosco operai di vent’anni che si sono presi cinque giorni di ferie per raggiungere il Papa in Australia alla Giornata mondiale della gioventù (vedi a pag. 42). Le vacanze per loro finiranno lì.
Altri ancora fanno i volontari nelle comunità, lavorano con dedizione e impegno nei centri di accoglienza, credendo nell’Uomo e mostrando una religiosità di gran lunga superiore a quella di tanti bigotti. Insomma, mi sembra che di questa gioventù non si parli mai.
O non se ne parli mai abbastanza. A volte basta andarla a cercare in una classifica. Se ne sta lì. In silenzio. Senza grancasse. Ma fa ugualmente rumore.
E scuote le coscienze più di mille parole.
Alla prossima!
Alfonso Signorini

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