musica / 5 dicembre 2008

INTERVISTA AI NEGRITA

E’ USCITO HELLDORADO, IL NUOVO ALBUM DEI NEGRITA CHE RITORNANO SULLE SCENE CON UN PROGETTO INTENSO, ECCEZIONALE E TUTTO DA SCOPRIRE.
UN RINGRAZIAMENTO PARTICOLARE A DRIGO E GIUSI CHE HANNO RESO POSSIBILE QUESTA INTERVISTA. BUONA LETTURA! 

 

Questo nuovo disco è figlio dei nostri tempi. E’ importante restare immersi nella quotidianità?
Può senz’altro essere utile immergersi, ma il nostro habitat è un altro e scoprirsi troppo a lungo impegnati o immersi in qualcosa non è mai un buon segnale. Non vorremmo mai esser troppo distratti dalla possibilità di guardare avanti, purtroppo, la crisi in corso non sembra avere prospettive ne’ sbocchi rassicuranti, e il pianeta in questo momento è come una macchina in panne avvolta nel fumo e ferma sul bordo della strada… pure la strada sembra non essere quella giusta. Piuttosto che continuare a premere con frustrazione sull’acceleratore, è forse il caso che diamo insieme, con calma, un’occhiata al motore.

Come nascono le copertine dei vostri dischi e che importanza hanno per voi?
Potrebbe non sembrare vero, ma la storia insegna che è comunque la qualità dei contenuti che completa e rende affascinante la copertina di un album, al punto da farne, in certi casi, un’icona del proprio tempo. Per chi fa dischi, questo ovviamente è un obiettivo.
In passato, pur seguendo ogni fase passo per passo, abbiamo fatto riferimento a grafici di nostra fiducia, raggiunti spesso sul posto da Pau e seguiti in rete dagli altri.
…E’ giusto segnalare che quando si pensa ai Negrita al lavoro, si deve sempre contar dentro anche Fabrizio Barbacci, che non sale sul palco e non figura nelle foto, ma ricopre da sempre non uno, ma più ruoli determinanti all’interno della band…dire che è da sempre il nostro produttore artistico e manager spiega solo parzialmente il suo contributo e il suo valore artistico, umano e professionale.
Per la copertina di Helldorado, il nostro approccio è stato identico a quello che porta alla stesura delle nostre canzoni: una volta individuata l’idea giusta, ognuno contribuisce con i propri mezzi e secondo una sensibilità che si sforza di esser comune. Ci siamo dunque seduti intorno a Cesare e al suo computer e abbiamo fatto tutto da soli.

Testi in italiano, spagnolo, inglese… sonorità latinoamericane, rock, ballad… mai come in quest’album avete scelto di dare spazio totale alla contaminazione musicale e linguistica. Da cosa nasce quest’ esigenza di internazionalizzazione? E’ il lato “buono” della globalizzazione?
Negli ultimi anni, al di là dei luoghi visitati, il viaggio e i nuovi incontri sono diventati forse il nostro propellente più valido. Vivere e osservare il pianeta dalla strada tiene in allenamento i sensi e offre continuamente nuove e stimolanti interpretazioni del concetto di musica, così come di ‘umanità’.
Non è un percorso facile ne’ privo di rischi, ma l’esperienza ci ha insegnato che è munifico e necessario.
Nella canzone di Lorenzo “Temporale” c’è una sequenza geniale che sintetizza inequivocabilmente il concetto:
E’ naturale preferire le belle bugie
Alla durezza di ghiaccio di certe verità,
Viviamo comodi dentro alle nostre virgolette
Ma il mondo è molto più grande più grande di così.
Se uno ha imparato a contare fino a sette
Vuol mica dire che l’otto non possa esserci

Il vostro primo singolo ha un “ritornello” speciale, finalmente qualcosa di diverso dai soliti passaggi radiofonici. Parlate del concetto di felicità in un momento, diciamolo pure, non facile per l’economia mondiale. Ci raccontate qualche aneddoto su questa canzone?
Mi fa piacere poter raccontare di com’è nata e spiegare un po’ meglio come lavoriamo alle nostre canzoni!
La musica di “Che rumore fa la felicità” era pronta da tempo e già carica di aspettative ancora prima che arrivasse il testo. Solitamente, sia io che Pau scriviamo ognuno per conto suo e portiamo in sala un testo solo quando è pressochè compiuto. A quel punto ci confrontiamo, lo leggiamo con Fabrizio e con gli altri e valutiamo insieme se provare a cantarlo o mollare il colpo e ripartire da zero… Abbiamo provato e riprovato più stesure senza mai esser soddisfatti…e il tempo passava: giorni, settimane.
Ad un certo punto lo studio si è svuotato: le registrazioni erano praticamente terminate, per andare avanti servivano i testi. E quello su tutti.
Ormai sconfitti, con Pau, abbiamo deciso di tornare in studio e provare un pomeriggio a sederci in due davanti allo stesso computer…ma ancora niente. Dunque Pau, profondamente depresso, si è chiuso in camera e dopo venti minuti ne è riuscito sereno con in mano la prima strofa e un ritornello emozionante
che diceva:
Insieme
la vita lo sai bene, ti viene come viene
Ma brucia nelle vene e viverla insieme
E’ un brivido, una cura, serenità e paura,
Coraggio ed avventura da vivere insieme
Insieme a te

Il giorno dopo eravamo tutti di nuovo in studio; l’abbiamo messa su nastro e funzionava!
Abbiamo ripreso coraggio…
Come andiamo avanti?” Mi fa Pau sopra la musica che ora scorre sul nastro senza parole.
Due molecole che sbattono…” dico io.
Come farfalle in un barattolo!” fa Pau.
Come mosche in un barattolo” gli dico.
Si, mosche…ma non fermiamoci ad un rapporto di coppia, proviamo ad ampliare il concetto, tiriamo dentro il presente, serve qualcosa di più universale” dice lui.
La sera prima, fermo ad un semaforo mentre rientravo in città dallo studio, spiando un uomo che frugava dentro ad un bidone, m’era venuta in mente questa frase: “Città che fingono di essere rifugi per le anime“…
Bella! Ora troviamo un modo per arrivarci e piazzarla bene!” Dice Pau.
Ci siamo seduti di nuovo davanti al computer e, in qualche modo, insieme ci siamo arrivati!
Mi piace molto la storia di quella canzone e mi piace pensare che fra le altre cose parli anche un po’ degli alti e bassi che ci viviamo all’interno della band…
Comunque sia, abbiamo raggiunto l’obbiettivo su una canzone le cui parole chiave sono ‘felicità’ e ‘Insieme’.

Nei comunicati stampa e nelle prime interviste rilasciate, e anche nel vostro sito, parlate di “rinascita dopo la crisi”… ma davvero c’era crisi in casa negrita o era un riflesso di quella crisi che ammorba economia, politica, cultura e il nostro vivere in genere?
La crisi di cui parliamo è stata tutta ‘nostra’. Il periodo compreso fra la composizione dell’album “Radio Zombie” e l’inizio dei lavori di “L’uomo sogna di volare” è stato per noi segnato da dubbi e incertezze. Radio Zombie è già dal titolo un album introverso; il grande successo del precedente Reset, probabilmente ci ha caricato di pressioni e aspettattive alle quali al momento non eravamo preparati. A peggiorare la situazione ci fu il problema Zama, batterista originale della band, che per necessità familiari si trovò a ridurre in modo decisivo e progressivo la sua presenza in ogni fase del lavoro fino all’abbandono definitivo. Oltre al trauma di un distacco col contagocce, trovarsi improvvisamente a dover comporre solo su delle batterie elettroniche, fece naturalmente la sua bella differenza sulle nuove canzoni. L’insieme delle cose generò inevitabilmente un clima di incertezze e scelte goffe che, al tempo, sembrò non aver fine. Si pensi ad esempio alla nostra partecipazione al festival di Sanremo del 2003: già di per se piazza pericolosa, decidemmo di affrontarla con Tonight, uno dei nostri pezzi meno incisivi, preferendola alla ‘troppo adatta’ Magnolia. Risultato: Sanremo è un buco nell’acqua e solo pochi mesi dopo Magnolia scala le classifiche e si rivela la nostra maggiore hit mai scritta fino a quel momento…
Ma neanche il successo di quel pezzo riesce a sciogliere i dubbi: incassiamo con gioia la consapevolezza di essere ancora in grado di scrivere delle hit, ma il pensiero di aver raggiunto il jackpot con una batteria evidentemente finta è irritante, quasi un dispetto alla nostra discografia.
Vorremmo riscattarci, ma Zama se n’è appena andato e al momento siamo mutilati.
Che fare, dunque?
Finalmente nel 2004 si presenta la possibilità di un’insperata evasione: un tour ‘spartano’ in sud america! Ormai spaesati e inconsapevoli di quello che ci aspetta, impacchettiamo gli strumenti e partiamo all’avventura…Ad accoglierci c’è un pubblico che non ci conosce, ci sono il sole, esperienze imprevedibili, musica fresca e situazioni improvvisate che ricordano a tutti noi fasi già vissute all’inizio della carriera.
E’ il momento di decidere se arrampicarsi sui vetri di vecchie formule comunque ormai distanti, oppure accettare il cambiamento e voltare pagina con l’entusiasmo che questa esperienza ci sta iniettando fin nel midollo.
Ma prima ancora di rendercene conto, sopra un aereo in mezzo all’oceano, avevamo già chiuso gli occhi e voltato quella pagina.
Non è una vacanza, dopo un mese torniamo diversi. Perfino i familiari faticano a comprendere la situazione. Il disco che ne segue, naturalmente, coglie tutti di sorpresa, nessuno sembra capire e, ancor meno gradire…ma quando arriva il momento di ‘rotolando verso sud’ il cerchio si chiude, abbiamo una canzone ed un video che spiegano l’autenticità del nostro percorso, le platee si riempiono e il disco viene rivalutato fino a diventare un successo che non smette di crescere con il singolo successivo ‘l’uomo sogna di volare’.
E’ così, grazie ad un viaggio inatteso che abbiamo ripreso a respirare. Non c’è stato un piano troppo preciso e le contaminazioni e i nuovi innesti sono arrivati sul percorso, naturalmente, lontani da calcoli e previsioni…
Credo sia naturale e comprensibile che qualcuno fra i vecchi amici stenti a capire come siamo arrivati al suono che abbiamo oggi, ma si sappia che quella che ho appena raccontato è una storia di sopravvivenza. O meglio, appunto, di rinascita dopo una crisi.

Si avverte un fil rouge tra i Negrita di “Cambio” e quelli di oggi. Pensate di aver creato un vostro “sound” in tutti questi anni?
E’ ormai ovvio quanto ci piaccia giocare con i generi e strappare le etichette, ma il nostro sound ha alcuni ingredienti inconfondibili.

Avete già pensato al candidato per il prossimo singolo?
Ci siamo fatti un’idea, ma è presto per parlarne. ‘Che rumore fa la felicità’ è ancora molto alta.

Il vostro impegno sociale è sempre più marcato: la campagna “per tutti, acqua salute istruzione”, il blog collegato al vostro sito www.negrita.com con interventi su tematiche di cruda attualità… cosa ne pensate del ruolo dell’ “artista impegnato”?
E’ un discorso complesso che non può prescindere dalla credibilità dell’artista considerato e dal contesto in cui questo agisce. In genere preferisco un certo distacco, ma in un periodo come questo credo invece sia doveroso per tutti impegnarsi, non solo per gli artisti.

Il web… avete un sito “autogestito”, ideato, progettato e seguito direttamente da voi. Quanto tempo ci dedicate e che importanza ha per la vostra musica?
Bè…Franky vive ormai da mesi con la faccia incastrata fra il monitor e la tastiera del suo portatile…se lo guardi di profilo sembra che una enorme cozza di titanio stia tentando di azzannargli la testa. Ha programmato il nuovo sito e continua ad aggiornarlo di contenuti e funzionalità interessanti. Se ogni tanto si volta è per confrontarsi con Cesare, sua spalla e responsabile della parte grafica. Pure lui sta davanti al suo Mac ed ha imparato a schiacciare i tasti con i peli del naso: trentadue battute al minuto.
Da quando ha l’adsl, pure Pau è diventato un internauta a tempo pieno. Segue il forum, partecipa alla pianificazione del sito ed ha innescato-via Blog- un bel botta e risposta con i nostri utenti sui suoi argomenti preferiti.
Quanto a me, avrei anch’io un paio d’idee, ma dovrei poterne parlare con Franky o con Cesare e non riesco ancora a staccarli dalle fauci della cozza cromata…
Come influisce il sito sulla nostra musica? Uno di questi giorni prendo a martellate il router dello studio e finalmente cominceremo le prove per il tour di febbraio.

La rete crea opportunità?
Indubbiamente e sono infinite. Ma genera anche dipendenza e latitanza dalla vita reale.

Che musica si ascolta su Radio Conga?
Rock and Roll, Punk, Reggae, Funky…Patchanka, DanceHall, Flamenco, Balkan…si balla, si urla, ci si spoglia e scatena pensando. I nostri gusti non sono cambiati, si sono allargati.

Progetti prossimo-futuri di collaborazione con artisti italiani e/o internazionali?
Qui si entra nel Top Secret!

Concludiamo con uno spazio libero, da usare in piena libertà…
E’ stato un piacere rispondere a queste domande, più che in altre interviste c’è stata la possibilità di spiegare. Come ho già detto, saremo in tour in tutta Italia a febbraio. Il successo di Helldorado e la gran corsa di questi giorni ai biglietti ci danno la possibilità di preparare il più grande spettacolo che abbiamo mai offerto. Siamo in gran forma e non aspettiamo altro!

Un saluto a Lorenzo e a tutti i suoi amici, grazie per l’ospitalità.

Drigo, Negrita.


Tags:  negrita

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7 Commenti

Dec 05, 2008

grandi. semplicemente grandi. che altro poter dire di loro?


Dec 05, 2008

Un’intervista magnifica, grandi Negrita!


Dec 06, 2008

Finalmente un’intervista un po’ meno scontata


Dec 16, 2008

siete troppo bravi.. questo disco è ricco di sonorità entusiasmanti..


Dec 16, 2008

“Come influisce il sito sulla nostra musica? Uno di questi giorni prendo a martellate il router dello studio e finalmente cominceremo le prove per il tour di febbraio.”
HAHAHAHAHAHAHAHA…DRIGO sei un GRANDEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

PS…aspettando il 27 Febbraio x il concerto a Roma!!!


Dec 17, 2008

ma che ne devo dì…siete grandi! siete voi…e noi ci siamo!


Dec 17, 2008

Bellissima intervista…
ed ora aspetto con ansia il 13 febbraio per vederVi dal vivo!



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