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Collettivo Soleluna Blog | May 24, 2013

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Giorgia ft. Jovanotti, il video di “Tu mi porti su”

Giorgia ft. Jovanotti, il video di “Tu mi porti su”

Pubblicato il video di “Tu mi porti su“, il quinto singolo estratto dal nuovo album di Giorgia “Dietro le apparenze“, uscito il 6 Settembre 2011. Il brano, che dal 13 Aprile sta circolando in tutte le radio, vanta la collaborazione del grande Jovanotti, sia in veste di autore che di interprete al finco della cantante (anche se solo nella parte finale). Un pezzo orecchiabile, per la sua semplicità e leggerezza, che non esalta le doti canore di Giorgia, puntando più sul ritmo scorrevole e coinvolgente che ci accompagnerà per tutta la stagione estiva ormai alle porte. Il videoclip di accompagnamento non poteva fare altro che rispecchiare tutti questi elementi che condiscono il brano, evidenziandone la freschezza e la spensieratezza che emergono già dal primo ascolto.

La clip parte con le immagini di un ragazzo e una ragazza che, in luoghi e momenti diversi e con iPhone alla mano, si lasciano trasportare dalle note della canzone di Giorgia. Da questo momento in poi è tutto un susseguirsi di scene di gioia e di felicità. Gran parte del video mostra fase per fase tutti i preparativi di un concerto: la costruzione del palco, le prove tecniche dei suoni e delle luci, il dietro le quinte e la concitazione dei camerini, l’eccitazione dei fan che attendono l’apertura dei cancelli per poi lanciarsi in una fuga per la conquista dei posti migliori. Tutto è pronto, lo show può iniziare! Protagonista assoluta è l’acclamatissima Giorgia, che appare impegnata in un’energica esibizione live, tra cambi di costume e giochi di luci che trascinano il pubblico.

 

fonte: melodicamente.com

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  1. Gazzetta dello Sport Motomondiale “Nessuna intenzione di ritiro” Vale smentisce il Telegraph”Nessuna intenzione di ritiro”
    Vale smentisce il Telegraph
    MILANO, 8 maggio 2012
    Rossi replica alla sparata del quotidiano inglese, di un suo addio entro fine anno: “È una notizia falsa: spesso sono scritte per vendere più copie”, ha scritto su Twitter

    Valentino Rossi, 33 anni, ANNI FATIDICI per credenti e non credenti, seconda stagione con la Ducati. “Buongiorno, non ho alcuna intenzione di ritirarmi alla fine dell’anno, è solo una notizia inventata”. Le parole rimbalzano dal prifilo Twitter di Valentino Rossi, che liquida la notizia del Daily Telegraph che dava per certa l’intenzione del pilota di Tavullia di abbandonare le corse a fine anno. L’articolo del giornale inglese dunque viene smentito dallo stesso Rossi attraverso il social network e la cosa solleva, e non poco, non solo i tifosi del Dottore, ma anche tutti gli appassioanti e gli addetti ai lavori.

    la sparata del telegraph — Eppure, il Telegraph Sport ha parlato di “fonti vicine al campione italiano” e ha giustificato l’inverosimile sparata “con gli ultimi 18, umilianti mesi” vissuti da Rossi e culminati con il disastro della passata stagione. Secondo il giornale, il rinnovo di contratto di cui si vociferava a gennaio (quello attuale è in scadenza a fine 2012) sarebbe rimasto solo un bel desiderio di Valentino, come i discorsi legati ad un suo possibile ritorno in Yamaha o alla Honda. Non solo. Sempre secondo l’articolo, la recente acquisizione della casa italiana da parte dell’Audi avrebbe solo complicato la situazione, perchè la Ducati sarebbe già ben oltre il budget di questa stagione e non avrebbe i fondi necessari per migliorare la moto. Da qui la delusione del nove volte iridato, che, temendo anche di danneggiare in modo irreparabile la sua fama di vincente, avrebbe già comunicato al padre Graziano e al suo manager, Davide Brivio, che questa sarà la sua ultima stagione in MotoGP. Ma il Telegraph è andato oltre, indicando anche una data ipotetica per l’addio: non prima del GP di Misano, davanti alla sua gente.

    “sparate per vendere” — Non è comunque la prima volta che qualche giornale la spara grossa su Rossi, farneticando di possibili addii a breve. Dal canto suo, il campione italiano ha smentito propositi di abbandono, aggiungendo pure, sempre su Twitter che “Spesso sui giornali vengono scritte notizie non perché sono vere, ma perché fanno vendere più copie”.

  2. TITOLO : in silenzio , più di una laurea , più di una piazza oppure un monumento, più di una pubblico onoreficienza , il silenzio è oro per vivere e rienergizzarsi , sì , che , a volte , le parole licenziano , il silenzio assume . Ci vorrebbe una giornata mondiale dedicata al SILENZIO
    per iniziare ad introdurne la pratica nella quotidianità, magari una volta alla settimana oppure qualche ora ogni giorni da dedicarle. Paga ? il silenzio paga chi sa praticarlo : senza parole .

    CONTENUTO : Qualche mattina , vedo una signora pettinata alla Rita Levi Montalcini che passeggia in Milano dentro la fontana di Castello Sforzesco. E’ una bella tipa : si toglie le scarpe , le calze sul bordo , arrotola i pantaloni alla pescatora oppure a pinocchietto oppure a bermuda , si tuffa in acqua , come capita , con curiosità . Cammina guardando in alto , spessissimo in alto , mica ad altezza d’uomo , più in alto . Verso il cielo oppure in mezzo ai rami , dove i raggi solari si perdono e riaffiorano , c’è la difrazione della luce, alcune volte gli arcobaleno en plain air . Persa nello sguardo sembra non esista più niente per lei , sembra . Un giorno mi sono fermato a parlarle. Io volevo parlarle , in realtà ho più ascoltato che parlato. Le ho chiesto subito se l’acqua era fredda e lei ha portato l’indica in bocca ed ha chiesto il silenzio indicandomi di star zitto ed ascoltare. Misteri . Conosco pure una bambina che da piccola, quando si chiedeva ancora come erano nate le parole, è proprio una bambina piccola per chiedersi una cosa così grande, immaginava esistesse una specie di parallelepipedo di cristallo , come uno scatolone fragile alto alto e stretto stretto ed in alto un tavolo da lavoro con un libro molto pesante che conteneva tutte le cose del mondo, ognuna con il proprio nome proprio, indimenticabile . La signora pettinata alla Rita Levi Montalcini non sempre vuol parlare , si commuove , spesso vuole ancora continuare a guardare e ricordare di guardare , osservare , scoprire , esplorare . Nessun suono , a volte , può riassumere il piacere dell’acqua fresca alle caviglie ed alle ginocchia, le nuvole in cielo che vanno veloci e quelle che vanno lentissime eppure si muovono pure loro , le foglie degli alberi che alcune stanno sempre lì attaccate altre svolazzano allegre , altre cascano , rotolano , vanno , si alzano , si acciaccano e scrosciano quando le pesti , chissà che fine faranno , sempre meglio essere inutili a qualcuno, saranno concime naturale . Nessuna parola può prolungare uno sguardo e prolungare un momento epico , epocale . Indimenticabile . Il mondo, l’universo intero , è sempre più grande della bocca degli uomini e delle donne che lo popolano . L’universo è sempre più grande della bocca . Vince sempre . Bisognerebbe istituire una giornata mondiale del SILENZIO : smettere di leggere , telefonare , chiamarsi , cercarsi . SILENZIO . Non per meditare , tutt’ altro : PER VIVERE . PER ESISTERE ACCANTO AGLI ALTRI SENZA PROTEGGERSI A PAROLE , SENZA CHIEDERE , SENZA RISPONDERE . CI INSEGNEREBBE CHE LO STUPORE , LA PAURA , LA COLLERA , L’AFFETTO , L’AMICIZIA , LA COMMOZIONE , LO SCONFORTO , L’AMORE , SONO REALI ALMENO QUANTO LE FRAGOLE E LE BANANE , UTILI PER NUTRIRSI E PER SCIVOLARE . RIALZANDOSI , FORSE DIFFERENTI .

  3. ma tutte queste persone che sono foto e videoriprese : hanno dato il consenso di poter esser divulgata la loro propria immagine, effettivamente tale e non mistificata oppure modificata al computer ,
    e resa pubblica di pubblica fruizione ?

    ( sembra stupida , non lo è :)

  4. :)
    a che cosa ti riferisci in merito alla non stupidità :
    ^ alla domanda in sé ;
    ^ alla sfrontatezza inadeguata e schizofrenica d’averla posta ;
    ^ alla stesura delle medesima domanda in una lingua italiana quasi ac
    cettabile ;
    ^ alla considerazione della distinzione incrementale tra il “resa pubblica” ed il ” di pubblica fruizione ” ?

    OPPURE ?:)

  5. NON HO PAROLE, sarà perché ieri sera ho bevuto la camomilla e non ho dorm
    ito tutta la notte , forse per via del mama non m’ama m’ama non mama e ti rimane il dubbio amoletico. E’ stato bellissimo. Mi sono tanto diver
    tita, ancora rido ripensandoci . Siamo solo noi, non vinceremo mai . Ci vorrebbe un juke box . è stato bellissimo

  6. :)
    errata corrige : AMLETICO , il dubbio è amletico , non “amo l’etico” :)

  7. è occupato ? posso sedermi lì ?

    LIBERO :)

    http://www.youtube.com/watch?v=nbgqdyN4-I4

  8. The News in TIMES : buongiorno, buongiorno . . manca la versione spagnola

    di SCI , DOV’è ?:)

  9. TORINO -> ”Sono felice che abbiate sorriso, esultato, pianto, cantato, urlato per me e con me. Per me nessun colore avrà tinte più forti del bianco e nero.Avete realizzato il mio sogno. Più di ogni altra cosa, oggi riesco soltanto a dirvi: Grazie”. Cosi’ Alessandro Del Piero saluta i tifosi della Juve sul suo sito dopo le emozioni della festa scudetto. Poi aggiunge un lungo elenco:ß”Più di 8 scudetti.

    Più di una promozione dalla serie B. Più di una Coppa Italia (e speriamo due). Più di 4 supercoppe italiane. Più di una Champions League.ßPiù di una Supercoppa europea. Più di una Coppa Intercontinentale. Più del gol alla Fiorentina.

    Più di un gol alla Del Piero. Più del gol a Tokyo. Più delle mie lacrime. Più del gol a Bari. Più di un gol al volo di tacco nel derby. Più di un gol per l’Avvocato. Più della linguaccia contro l’Inter. Più dell’assist a David. Più del gol numero 187.

    Più del gol alla Germania. Più di Berlino. Più del gol al Frosinone. Più del titolo di capocannoniere in B.Più del titolo di capocannoniere in A. Più della standing ovation al Bernabeu. Più di 704 partite con la stessa maglia.

    Più di 289 gol. Più di una punizione che vuol dire Scudetto. Più del gol all’Atalanta. Più di ogni record. Più della maglia numero 10 con il nome Del Piero. Più della fascia di capitano. Più di tutto.C’è quello che mi avete regalato in questi 1 9 anni ”.

  10. su di me ha un effetto soporifero. Inizio gradualmente a sbadigliare eppoi mi addormento serenamente. Vedere delle persone che giocano a carte mi fa quest’effetto qui. Infatti io a carte gioco pochissimo ed addirittura mi annoia, in genere, la metodicità del giuco fine a sé stesso. Infatti non so giocare a pocker. Mi hanno detto però, che nel giuoco del pocker, parlo per “sentito dire”, badate bene che parlo per riporto di considerazioni terze, mi hanno detto, dicevo, che nel giuoco del pocker si può ” vedere ” oppure ” passare ” . Funziona così : se tu vuoi conoscere tutte le carte che hai tu e che hanno gli altri giocatori ” vedi ” , se invece vuoi andare avanti ed affidarti a quel che accadrà e potrà accadere ed accaderti , ” passi ” . IO PASSO .Significa che salto tutte le carte e pass. Per oggi ho deciso così. Pure le nuvole mi fa lo stesso medesimo effetto : soporifero. Non tutte però, soltanto le nuvole cicciottelle, quelle con i bordi tondi tondi ben definiti e marcati, quelle, per intenderci che quando a scuola materna ed a scuola elementare di dicono ” disegna una nuvola ” tu disegni proprio quella nuvola lì, che è poi la nuvola di topolino e minnie e gastone e archimede e pippo e clarabella e zio paperone ed amelia e la banda bassotti e , soprattutto, qui quo qua e tip e tap . Sì, insomma, quando sei nell’età delle nuvole hai le idee chiare, chirissime, e se ti dicono disegnami una nuvola tu disegni quella nuvola lì, mica i cirri , i cirrocumuli , i numbostrati, i cumulonembi, disegni sempre quella nuvola lì, perché hai le idee chiare, chirissime . IO PASSO . OGGI, IO PASSO .

  11. ONCE UPONE A TIME “PEOPLE ARE TALKING ABOUT…………”

    Avedon alla Gagosian di NYUn’occhiata della società americana
    nei murals e ritratti di Richard Avedon, in esposizione
    alla Gagosian Gallery di New YorkADVERTISEMENT -

    C’era un tempo in cui Richard Avedon metteva l’America con le spalle al muro. Erano gli anni a cavallo tra i ’60 e i ’70, gli stessi anni della guerra in Vietnam e del movimento che vi si opponeva, gli stessi anni degli hippy e della Factory di Andy Warhol. Erano gli anni in cui il grande fotografo ritrattista si dilettava a fissare la società, i suoi cambiamenti e le sue contraddizioni, su pellicola.

    Quegli stessi scatti sono ora in mostra alla Gagosian Gallery di New York nell’ambito della più grande esposizione che un’istituzione privata abbia mai dedicato ad Avedon. Realizzata in collaborazione con la Richard Avedon Foundation e aperta fino al prossimo 6 luglio, la mostra ha come nucleo la serie di quattro enormi lavori che Avedon realizzò tra il 1969 e il 1971, e il cui proposito era, letteralmente, fotografare la società.

    Come fossero i quattro punti cardinali, nei murals di Avedon si ritrovano tutte le differenze e opposizioni che hanno contrassegnato quel periodo: c’è la trasgressione di Andy Warhol e dei membri della Factory, il perbenismo borghese della famiglia del poeta beat Allen Ginsberg, lo spirito rivoluzionario dei Chicago Seven accusati di azioni riottose al convention del Partito Democratico del 1968 e il conservatorismo bellico del Mission Council, l’organo di stanza a Saigon incaricato di gestire la presenza americana nel conflitto vietnamita.

    Ritratti in una scala più grande di quella naturale, le figure appaiono ora come spauracchi in giacca e cravatta, ora come monumentali icone di un passato su cui fondiamo il nostro presente. Tutte però, anche quando vestite, si presentano come fossero nude; era quello che Avedon sapeva fare meglio, d’altra parte: entrare nell’intimo dei suoi soggetti e integrare la sfera privata con quella pubblica. Sono gli stessi soggetti di queste fotografie che rivelano la loro stessa natura, si “auto incriminano” di fronte allo spettatore svelando tanto il proprio ruolo nella società quanto il proprio lato più privato. “Un ritratto fotografico è un’immagine di qualcuno che sa di essere fotografato e questa consapevolezza è parte della fotografia così come ciò che indossa o come si presenta”, diceva lo stesso Avedon.

    Come anche nei tanti ritratti singoli o di gruppo che accompagnano nelle sale accanto i quatto enormi pannelli: si ritrova qui Allen Ginsberg stretto in un abbraccio con il compagno Peter Orlovsky, Andy Warhol che mostra le cicatrici sul torace dopo il tentato omicidio di cui era stato vittima l’anno precedente e Abbie Hoffman che esprime il suo dissenso verso la guerra in Vietnam; ma anche Rose Mary Wood, segretaria del Presidente Richard Nixon, con il suo doppio giro di perle e i capelli cotonati, a rappresentare un’America che in quegli anni più ancora sì era in cerca della propria reale identità .

Cosa ne Pensi?