musica / post in archivio / 15 maggio 2004

INTERVISTA A DARIO CECCHINI (FUNKOFF & COLLETTIVO SOLELUNA)

Ci parli un po’ dei Funk Off: chi sono, come sono nati e soprattutto, te l’avranno chiesto in molti!, cosa significa “marching band”?

Beh sì, me l’hanno chiesto in molti in questo periodo! Per spiegare che cosa è una marching band la cosa più semplice è pensare alle formazioni che noi in Italia chiamiamo “banda”. Praticamente un gruppo composto di soli fiati e percussioni e che quindi si può muovere e appunto “marciare”! La nascita del gruppo risale all’inizio del 1998, periodo nel quale ebbi l’idea di provare a coniugare i ritmi e i grooves del funky con le strutture del jazz, con improvvisazioni aperte, con il suono dei soli fiati e percussioni tipico delle bande ma con una ricercatezza timbrica ed armonica. In pratica far suonare una banda di paese come un gruppo di funky stile James Brown o Maceo Parker. Inoltre, per completare l’energia, volevo aggiungere dei movimenti coordinati con la musica, cosa per altro tipica sia delle funky bands americane, sia delle grandi marchin’ bands universitarie e sia delle marchin’ bands stile New Orleans (anche se con un feeling ed un’intenzione tutta diversa). Il fatto che a Vicchio, paese dal quale io e tutti gli altri componenti dei Funk Off veniamo, abbia tuttora una Banda che ha più di 150 anni e che ha sfornato decine e decine di allievi e musicanti, mi ha permesso di poter fare il gruppo con i ragazzi con i quali sono cresciuto, con i miei amici che a loro volta sono tutti amici. Questo fa dei Funk Off una squadra, che fa del gioco di squadra una delle proprie armi migliori. Il tutto divertendosi e senza mai scordare un po’ di auto ironia.

All’attivo avete già due cd “Uh yeah!” del 2000 e il nuovo “Little beat”. Com’è variata la risposta del pubblico dal vostro esordio a oggi?

Da parte del pubblico c’è stata sempre una risposta molto coinvolta e partecipe. Devo dire che in questi anni abbiamo sviluppato un repertorio molto vario ed eterogeneo, con brani più immediati e intuitivi (i primi che ho scritto, quelli dell’album “Uh Yeah!”) per poi arrivare a brani un po’ più complessi sia strutturalmente che musicalmente (i brani del secondo album “Little Beat”). Sembra che il pubblico ci stia “seguendo” in questa nostra evoluzione e che anzi la apprezzi.

Conquistarsi un pubblico proprio, un manipolo di ‘fedelissimi’ è stato facile? Che scelte promozionali avete intrapreso per diffondere e far conoscere ai più la vostra musica? So che a febbraio siete stati invitati a New York…

Per me il modo migliore per far conoscere il gruppo e la musica è uno solo: suonare il più possibile… ed è quello che abbiamo fatto e stiamo facendo!!! Per quanto riguarda New York, su segnalazione di Umbria Jazz, nel 2004 siamo stati invitati dall’ IAJE (International Association for Jazz Education) dove abbiamo suonato tre volte. E’ stata una bella soddisfazione, soprattutto perchè un sacco di musicisti sono venuti a parlare con noi e a informarsi sulla nostra musica e sul nostro modo di organizzarla. Abbiamo avuto anche diversi contatti per partecipare a festivals un po’ di tutto il mondo.

In entrambi i vostri dischi c’è, tra gli special guests, Tamburini: com’è lavorare con lui?

Marco è prima di tutto un amico oltre che un grande musicista. Lavorare con lui è sempre piacevole. E’ uno di quei trombettisti che può fare la prima tromba per tutto il concerto e poi fare degli assoli pazzeschi come se avesse il labbro fresco e riposato! Scrive, arrangia, insegna, ha collaborazioni a tutti i livelli…. insomma un musicista completo. Ci conosciamo da tantissimo tempo e non ho mai avuto problemi, anzi mi sono sempre trovato benissimo. Per me, e per tutti i Funk Off, è stato un piacere invitarlo a partecipare come ospite in entrambi i nostri CD. E’, prima di tutto, molto sensibile e, come tutti gli altri ospiti del nostro CD (Maurizio Giammarco, Gianluca Petrella, Gegè Telesforo e Crystal White), so che gli piace l’energia e il sound dei Funk Off, quindi il suo contributo è sempre preziosissimo!

Quali sono i progetti futuri dei Funkoff?

La programmazione di quest’estate è ancora in corso. Comunque di sicuro suoneremo a Luglio al Jazz festival di Istanbul e a Umbria Jazz, al Jazz festival di Bolzano a Giugno oltre a un sacco di altre date sparse un po’ in tutt’Italia. E oltre ad andare in Turchia dovremmo andare anche in qualche altra nazione europea, ma mancano ancora le conferme e quindi, per scaramanzia, non ne parlo!! Comunque sul nostro sito (www.funkoff.it) c’è sempre il calendario aggiornato.

Quando hai conosciuto Lorenzo e com’è nata la vostra collaborazione?

Grazie a Marco Tamburini. E’ stato lui che mi ha proposto a Lorenzo e da lì sono entrato nel gruppo che ha fatto “Il Quinto Mondo Tour” in Italia e Europa. Stesso gruppo di persone che é poi diventato “Collettivo Soleluna” e che ha inciso il CD “ROMA”.

Hai diviso il palco con Lorenzo durante il 5°mondotour partecipando sia alle date italiane che a quelle europee: hai una data particolare che ti è rimasta in mente o un aneddoto particolare?

Beh, in più di quaranta concerti di cose ne succedono e di momenti particolari ce ne sono tanti…. Un aneddoto particolare è stato alla data zero ad Ascoli. Era il primo concerto e quindi eravamo tutti molto concentrati, però è normale entrare dentro la musica e lasciarsi andare. Ad un certo punto io mi stavo proprio divertendo, c’era un sound funky pazzesco e mi sono messo a ad ascoltare ad occhi chiusi… beh proprio in quel momento Lorenzo mi ha chiamato per fare un assolo e io… puoi non crederci, ma non ho capito, ero talmento dentro al groove che me lo ha dovuto ripetere! Non ti sto a dire quante volte durante tutto il tour questa storia mi è stata fatta ricordare e sono stato preso in giro…. specie da Saturnino!!

Fai parte anche tu del Collettivo Soleluna, cosa significa appartenere a una band del genere?

E’ una bellissima esperienza! Abbiamo fatto pochi concerti dopo la realizzazione del disco, ma ogni volta che abbiamo suonato è stata diversa…. Lorenzo lascia molto spazio alla creatività e all’ispirazione del momento, questo porta a suonare sempre con grande attenzione e grande feeling. Il Collettivo è inoltre un gruppo nel quale ci sono musicisti bravissimi, con backgrounds, esperienze e nazionalità diverse. Qundi un contesto così eterogeneo è un ulteriore stimolo a cercare sempre di dare del proprio meglio per far crescere la musica.

L’idea di chiudersi una settimana in uno studio romano e registrare una serie di sessions con questo supergruppo come è nata? È stata un’idea solo di Lorenzo oppure eravate arrivati a un affiatamento tale che era inevitabile riportare su disco una foto di quel periodo?

Beh, probabilmente era un sogno che più di uno di noi aveva avuto, visto la forza che il gruppo aveva espresso durante il tour. No, non credo fosse inevitabile, nel senso che per me è stata una scelta in cui Lorenzo, insieme a Carlo Rossi, ha creduto e ha fatto diventare possibile. Inoltre non scordiamoci che per prima cosa, per fare un disco, ci vuole la musica, e l’idea della musica e il fatto di lasciare il gruppo libero di “sbizzarrirsi” in studio sono cose di Lorenzo, che “dirigeva” e indirizzava.

Il Collettivo Soleluna è un’esperienza conclusa e legata a un momento fortunato oppure, in futuro, avrà un seguito? Ci sarà modo di rivedere il Collettivo sul palco?

Questo dovresti chiederlo a Lorenzo! Io spero proprio che avremo anche in futuro la possibilità di suonare insieme, e come me senz’altro tutti i componenti ci credono ancora. Certo che solo Lorenzo può essere il “catalizzatore” del Collettivo!

Parlaci un po’ di Lorenzo, com’è lavorare con lui? Come imposta il proprio lavoro di musicista e come si relaziona con gli altri sul palco?

Sta sempre molto attento a quello che succede…. E’ come se fosse una grande antenna che cerca di volta in volta di cogliere al volo le varie situazioni che si creano per svilupparle e incanalarle nella direzione che lui reputa più giusta. Questo sia durante i concerti che durante le prove. Per quanto riguarda il lavoro e come organizza la musica è tutto molto simile a quello che ti ho detto riguardo al Collettivo. Essendo Lorenzo così attento a “cogliere l’attimo” è ovvio che durante il concerto tutto può succedere e quindi si relaziona sempre in maniera creativa. Inoltre è un animale da palcoscenico, un comunicatore incredibile! Sul palco è un’inesauribile fonte di energia, che diventa contagiosa sia per i musicisti che per l’audience! Ti potrei dire che secondo me Lorenzo ha un modo molto “funky” di vivere e concepire la musica, con tanto divertimento, energia, preparazione, sensibilità.

Attualmente Lorenzo ha annunciato di aver iniziato a lavorare al suo nuovo disco, tu sei in grado di fornirci qualche anticipazione? Sai per caso quali sonorità faranno da padrone nel nuovo disco?

No, mi dispiace. Però da Lorenzo ci si può aspettare di tutto. Secondo me ci saranno più tipi di sonorità. Per me lui è una specie di “innamorato cronico” della musica, ascolta un sacco di dischi e di generi …..ha sempre dei riferimenti e dei gusti personali. Questo lo porta a non aver paura di usare più stili e linguaggi musicali.

Il team di musicisti che accompagnerà Lorenzo nella registrazione e nella tournee del nuovo disco è già stato in qualche modo abbozzato? Farai ancora parte della squadra?

Di far parte della squadra io ci spero! Recentemente in una email Lorenzo mi ha scritto che spera di vedermi presto, magari a “sessionare” nel suo nuovo disco….. Ovviamente il primo a sperarci sono io!!

Ci parleresti di Lorenzo non come musicista, ma come persona?

E’ molto tranquillo, molto alla mano e disponibile… Ci puoi parlare di tutto. Legge tantissimo…. è sempre con un libro in mano…. Di sicuro non ti fa pesare il fatto di essere una star, anzi, l’impressione è proprio che lui non si senta una star e che comunque non gliene importi proprio niente!!


Tags:  dario cecchini funk off

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