nonsolojova / 2 giugno 2019

IRENE è GRANDISSIMA!

Irene Grandi presenta ‘Grandissimo’, l’album dei suoi primi 25 anni di musica

Si intitola Grandissimo per un gioco di parole con il cognome di Irene Grandi, ma si sarebbe dovuto più correttamente chiamare La crescita di una voce. E’ l’antologia dei 25 anni di carriera della cantante fiorentina, la precisa fotografia di come la sua voce abbia preso forza e carattere con il tempo, arricchendosi di sfumature come fa un frutto che matura.

Per dividere idealmente i colori ma anche le stagioni di una fortunata carriera, l’album è diviso in tre parti:

  • Inedita con cinque brani nuovi, in quattro dei quali la Grandi scrive il testo;
  • Insieme, la sezione con brani e cover realizzati in duetto con Sananda Maytreya, Carmen Consoli, Fiorella Mannoia, Stefano Bollani, Loredana Berté e Levante;
  • A-Live con cinque grandi successi del suo repertorio registrati dal vivo, da Lasciala andare a La cometa di Halley fino a Bruci la città.

La produzione è di Saverio Lanza, con il quale la Grandi collabora ormai da anni e con il quale lo scorso anno ha pubblicato Lungoviaggio per il progetto parallelo con i Pastis.

 

Grandissimo è un disco che la rappresenta molto, sente di aver rappresentato tutti i diversi aspetti del suo mondo artistico?
Lavorando al disco abbiamo notato che conteneva molti sound diversi, suoni diversi che però arricchiscono perché offrono versioni diverse di me, però andava necessariamente diviso in capitoli altrimenti ci sarebbe stata troppa confusione. Mi rappresenta completamente, più che un disco lo considero un libro che racconta di me”.

Da qualche anno ha deciso di trasferirsi in campagna.
Sì, abito sulle colline, a mezz’ora da Firenze. Ho anche un orto ma quest’anno con tutta quest’acqua va da sé che lo sto trascurando. Soprattutto amo il bosco, la passeggiata che posso fare uscendo di casa senza prendere la macchina che penso sia un privilegio grande, anche se poi non è che un boschetto”.

Un luogo anche fonte di ispirazione, dunque.
Sì, rigenera, ispira, leva anche un po’ di smania di fare cose, perché sei lontana da tutto, ti devi organizzare. Se devi fare un lavoro di creatività certamente aiuta”.

Come sono nati i duetti di questo disco?
Alcuni sono stati seguiti direttamente dal mio produttore, Saverio Lanza, in ogni caso sono stata molto contenta del lavoro delle mie colleghe, abbiamo appena confezionato qualcosa qua e là, il resto era perfetto così com’era. Ho scelto io di fare le contro voci, eccetto nel pezzo di Carmen: lì le ha volute fare lei a me, una versione che mi è piaciuta tantissimo. Mi ha girato intorno trovando nuove melodie, tanto che riprendendo la sua registrazione le abbiamo fatte diventare le voci principali, tanto erano raffinate e misurate. In generale, tutte hanno cantato dopo, sulla mia versione, libere di scegliere dove cantare”.

Sempre più spesso lei si dedica ai testi delle sue canzoni.
Volevo entrare nella parte più creativa, mettermi alla prova, mi piace coltivare la scrittura, ogni tanto escono cose molto personali. Come nelle canzoni che raccontano esperienze vissute, come quelle all’ospedale Meyer di Firenze: Accesa e Sono qui per te di questo disco sono nate in collaborazione con i ragazzi del reparto di neuropsichiatria, adolescenti, soprattutto ragazze, che attraversano momenti difficili della loro vita. Per un anno siamo andati una volta al mese ad incontrarli, cercando di creare insieme musica, lavorando sulla loro immaginazione, magari su una musica senza testo. Quei due testi nati così, ci ricordano quell’esperienza. Quando li hanno risentiti è stato molto emozionante”.

In Sono qui per te avete lasciato volutamente una loro stonatura.
È di uno dei ragazzi del reparto, per eccesso di entusiasmo, come a dire “ci sono anch’io qui a cantare”.

Con Sananda Maitreya proponete una cover dai Rolling Stones, Time is on my side.
Me l’ha proposta lui e mi è piaciuta anche solo per il titolo, che mi faceva impazzire in una raccolta sui 25 anni di carriera. Perché rovesciava il senso del brano: gli Stones dicevano di avere tutta la vita davanti, io lo dico dopo un’esperienza di musica di 25 anni, come dire che ho questa esperienza che mi sostiene. Una decina di anni fa con Terence ci trovammo a cantare uno accanto all’altra, forse Oh Happy Day, in un programma televisivo sul Natale: non mi sembrava vero poter ascoltare la sua voce incredibile. Ci siamo scambiati i numeri ma non ci siamo sentiti per anni, poi ecco arrivato il momento di realizzare il sogno”.

Nella sua carriera non sono mancate le collaborazioni importanti: Pino Daniele, Vasco Rossi, Stefano Bollani, Francesco Bianconi, Loredana Bertè.
Credo di portare nella musica una certa rotondità, forse è questo che si fa notare. Il pezzo di Bianconi, Bruci la città, era già bellissima di suo ma grazie alla mia interpretazione acquistava certamente un grado in più di popolarità. Vasco è un grande, ha dimostrato di apprezzarmi nel tempo, La tua ragazza sempre è del 2000, Prima di partire per un lungo viaggio del 2003, poi Vasco mi ha invitato ad aprire i suoi concerti, ogni tanto ci siamo scritti, sono andato a trovarlo. Nel disco dei Pastis, che sapeva essere una cosa di nicchia, ci ha concesso la sua presenza e questo ha dato sicuramente spunto all’album. Pino è rimasto nel mio cuore, anche se il nostro rapporto artistico ha avuto alti e bassi, ogni tanto non mi invitava; ero piccolissima quando mi chiamò per Se mi vuoi, quel duetto fu l’orgoglio della mia famiglia. Ho rubato molto da lui: mi ha insegnato a scandire grazie a quel suo modo molto fluido e swing che pochi hanno. Poi c’è la sorellona Berté che sento molto vicina, sono andata a trovarla nei concerti, è positiva, ha tuttora una grande grinta rock, è La tua ragazza sempre, per questo ho scelto questo pezzo per lei, ha voglia di vivere, di esagerare e la fragilità tipica dei giovani”.

 

fonte: repubblica.it

 


Tags:  irene grandi

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