nonsolojova / 10 marzo 2019

Rkomi: oltre il rap, esploro i sentimenti

«La musica va contaminata, cerco suoni in Africa». Collaborazioni con Elisa e Jovanotti

 

Non si definisce un rapper, anche se viene dal rap. Attinge alla trap con basi elettroniche e autotune, ma vi affianca batteria, basso, pianoforte, tromba e tanti altri strumenti «suonati» alla vecchia maniera. Inquadrare la musica di Rkomi in un genere è inevitabilmente limitante: «Cerco un linguaggio più aperto, dove non esistano regole», spiega questo ventiquattrenne timido e sorridente, che di nome, riordinando le sillabe, fa Mirko Martorana. Cresciuto nella periferia milanese di Calvairate, passato dalle case popolari a condividere l’appartamento con il rapper e amico Tedua in un «melting pot di teste creative» che includeva anche Ghali e Izi, ha iniziato a credere nella sua musica più tardi dei colleghi: «Non ne avevo il coraggio e temevo di non avere il background» confessa.
Oggi il risultato della sua ricerca sta nei 13 brani di «Dove gli occhi non arrivano», album in uscita il 22 marzo dopo il disco di platino «Io in Terra» del 2017 e il libro più ep «Ossigeno» del 2018. La regia del nuovo lavoro è affidata al produttore del momento Charlie Charles, nome che ha portato al successo i «big» della trap e anche il vincitore di Sanremo Mahmood. La sua supervisione, però, in questo caso esplora ambiti inediti: «Siamo andati in Sud Africa per lavorare con dei musicisti bravissimi di Johannesburg, alla ricerca di un’espressione musicale originale — racconta Rkomi —. Ci siamo messi alla prova con delle jam session e Charlie è riuscito a entrare nella mia testa, capendo esattamente quello che volevo».

Poi sono arrivate le collaborazioni con gli artisti italiani: il disco ha featuring inaspettati e più che autorevoli, come quello di Elisa in «Blu» e di Jovanotti in «Canzone», ma ai giganti del pop unisce anche i protagonisti della nuova generazione, fra Ghali, Sfera Ebbasta, Carl Brave e Dardust. «Non sono solo dei nomi: i brani si prestavano all’entrata di altre voci e ci vedevo esattamente loro, sono state collaborazioni molto spontanee, nate da stima reciproca, anche se mi sembra assurdo esserci riuscito», racconta. Così unendo mondi diversi, recuperando sonorità funky o suggestioni anni 70, appiccicandole alle rime rap o all’immediatezza del pop, Rkomi potrebbe aver tracciato una nuova direzione per la scena contemporanea: «Sento di aver fatto un passo avanti come artista e l’ho fatto guardandomi indietro, ascoltando tanto il primo Pharrell quanto il vecchio Vasco. Ma più in generale penso che per il rap italiano stia arrivando il momento di attingere dal passato. Cambierà qualcosa, tutti vanno avanti ma senza sapere cosa sia esattamente questo avanti. L’evoluzione porterà a recuperare suoni di ieri».

Oltre a guardare indietro, Rkomi si guarda dentro: nelle canzoni racchiude «microcosmi personali» di immaginazione, nei testi fa auto-analisi e un po’ si cruccia di essere «un sentimentalone molto emotivo». Si rivolge a tante figure femminili: «Non riesco a farne a meno, anche perché sono cresciuto fra le donne, con mia madre e le sue cinque sorelle, con mia nonna che ha cresciuto da sola sette figli, senza mai conoscere mio padre», spiega. Una dimensione musicale molto intima, ben lontana dal ring del rap che si sfida a colpi di soldi e auto di lusso. «L’ho fatto anch’io, ma ora non è più il momento di millantare. Parlo di delusioni e sudore, di una certa crudezza nei confronti della vita. Ma quel che mi spettava io l’ho avuto».

 

fonte: corriere.it


Tags:  rkomi

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