varie / 4 giugno 2018

Repubblica delle Idee, la chiusura sarà con Jovanotti. “È Bologna l’ombelico del mondo”

Un dialogo con il direttore di Repubblica: musica, parole e arte di un “ragazzo fortunato” che la fortuna se l’è guadagnata lavorando.

Per i fan (e non solo), l’appuntamento di domenica 10 giugno di domenica 10 giugno (ore 21) è senza dubbio tra i più attesi della Repubblica delle Idee. Sul palco per un incontro su musica, nuove generazioni e futuro ci sarà Jovanotti con il direttore Mario Calabresi, insieme a Ernesto Assante e Gino Castaldo (che a seguire condurranno anche Webnotte).
L’evento arriva nel mezzo del “Lorenzo Live 2018”, che avrà tra le prossime tappe l’arena di Wembley a Londra. L’ultima tappa sarà a Milano il 3 e 4 luglio.

Luci, parole, l’ombelico del mondo e il pensar positivo, il deejay tra le nuvole e l’incanto dell’affabulazione ritmica: Jovanotti è tutto questo e altro ancora. A vederlo in concerto sembra un pezzo di Italia che si muove, che osa, che guarda con occhi curiosi al resto del mondo, che accetta la diversità, un’Italia buona, moderna e fantasiosa. Di questi tempi suona come una messinscena dell’utopia, un abbaglio dei sensi. Ma ci siamo mai fermati a pensare alla macchina che c’è dietro uno spettacolo del genere? Politica ed economia hanno mai davvero guardato nelle officine degli artisti? Molto probabilmente no, ed è un peccato perché dietro la romantica, eroica potenza di un concerto, c’è spesso il disegno di un’azienda che funziona perfettamente. “La cura delle cose è importante perché la rivoluzione è fare le cose bene, con cura”, racconta Jovanotti, che a tutto pensava nella sua vita, tranne che diventare un modello produttivo, che continua a considerarsi soprattutto un performer, ma forse proprio per questo lo è diventato.

Per la stessa ragione, è stato appena premiato al Gran Galà della pubblicità, per il progetto del negozio Jova Pop Shop montato a Milano per soli 13 giorni, pur non avendo mai accettato di cedere la sua immagine a una campagna pubblicitaria. C’è molto da imparare dal lavoro degli artisti e fuori dal nostro Paese l’hanno capito da molto tempo. La regina d’Inghilterra già negli anni Sessanta non si vergognava di inchinarsi di fronte a quattro ragazzi di Liverpool che avevano così brillantemente contribuito alla bilancia dei pagamenti del Paese, un presidente del Brasile affermò nel suo discorso d’investitura che la visione del mondo da seguire era quella di Caetano Veloso, Obama si è fatto ritrarre volentieri a fianco di Bruce Springsteen. Difficile immaginare i nostri emeriti rappresentanti istituzionali che si confrontano con uno come Lorenzo Jovanotti. Eppure il suo lavoro dovrebbe essere un esempio, un modello virtuoso, la sua officina è un’azienda che ha creato dal nulla un consumo culturale e lo soddisfa con grande profitto, guadagna e fa lavorare un sacco di gente, producendo arte e comunicazione, un laboratorio per nuove tecnologie. Quando realizza un disco, o costruisce un tour, Jovanotti coinvolge decine di collaboratori, la sua è per definizione un’arte multimediale, ci sono scrittori, grafici, disegnatori, ingegneri del suono, scenografi, il meglio che c’è sul mercato, e tutti sono chiamati a dare il meglio di sé per contribuire a un progetto che alla fine, seppure fortemente marchiato dal protagonista, è pur sempre corale.
“La musica leggera va fatta seriamente, è l’unica esperienza collettiva rimasta, o quasi l’unica, è più che politica, è energetica”, dice Jovanotti e poi rafforza l’idea: “È lo slancio vitale, tutto qui, a me interessa quello, mi interessa la vita, e ti pare poco?”. Ma dietro ci sono numeri che possono aiutarci a capire di cosa parliamo. Solo riferendoci al tour in corso, parliamo di 600mila spettatori coinvolti, possiamo considerare che con lui viaggiano circa 120 persone, e altre 100 vengono coinvolte localmente, a ogni tappa, c’è un indotto che va dal merchandising alla comunicazione, ai manifesti, al cibo, ai trasporti. Un tour del genere muove una massa di denaro pari a qualcosa come 25 milioni di euro, e ci riferiamo solo a una parte, anche se fondamentale, del lavoro dell’azienda Jovanotti.

Ovviamente tutto questo vale per molti dei più acclamati eroi della musica, ma di sicuro l’officina di Jovanotti va presa come esempio perché è la più evoluta, quella che dimostra come si possa puntare all’eccellenza tecnica, in ogni aspetto del lavoro, e farne un profitto, una grande risorsa per il nostro Paese.


fonte: repubblica.it – di G. Castaldo



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