live / 13 febbraio 2018

Tra pop e fumetti, parte da Milano “Lorenzo Live 2018”

Lorenzo, che sarà impegnato in 65 concerti : «Mi ispiro a Don Chisciotte che è la forza dell’immaginazione. Il romanticismo contro la cupezza». L’ultimo bis è «Viva la libertà»

Don Jovanotte della Val di Chiana. Dopo aver indossato i panni del crooner elettronico e del supereroe futuribile nei tour precedenti, Jovanotti diventa l’eroe picaresco. Ha la sua faccia il Don Chisciotte fantasy (finisce in sella a una moto a combattere mostri giganti) del cartoon firmato da Michele Fior che apre il «Lorenzo live 2018», debutto il 12 febbraio al Forum, 12 date a Milano (record assoluto) per un totale di 65 concerti.

«Stavo leggendo una nuova traduzione di Don Chisciotte e ho notato che nel romanzo il protagonista ha 51 anni, la mia età adesso. È un mito fondante dell’Occidente, il tentativo folle di opporsi alla cupezza con il romanticismo, un personaggio che rappresenta la forza dell’immaginazione e la volontà di essere vivi e di trasfigurare la realtà», racconta Jovanotti al termine dello show. Il personaggio di Cervantes torna anche in un recitato (in spagnolo) di Miguel Bosé, in un visual onirico, in una clip in cui Lorenzo indossa la stessa armatura utilizzata da Vittorio Gassman in uno spettacolo teatrale e in una citazione sul tema della libertà proiettata sul megaschermo. Di immaginazione ce n’è tanta in questo concerto. Più che in qualsiasi altro di artisti italiani. C’è investimento sui collaboratori, spesso nomi internazionali. E l’aria di festa batte la cupezza. La scenografia è dominata da 13 lampadari di cristallo dal diametro di 3 metri e 70.

«Ho sempre bisogno di un’immagine per partire. Volevo che il concerto fosse una festa. E in un salone da feste non manca mai un lampadario tipo quello della Scala o quelli delle ballroom americane».

Il concerto parte con doppia batteria e percussioni che dettano il ritmo spinto dei 130 bpm di Ti porto via con me, quindi Le canzoni e Penso positivo. Sul megaschermo i video si alternano alle riprese live. Con un trucco. Non sono sempre quelle dello show. E lo si nota quando qua e là, mischiato ai fan, appare Jova o quando i gesti dei musicisti sono fuori sincrono.
Il gruppo sta sul palco, Lorenzo è più spesso su un secondo palco della stessa larghezza.
«Ho una band in stato di grazia. A loro ho detto “fate la musica al meglio che allo show ci penso io”. Devono stare concentrati: passano dal country al pop rock all’hip hop, da Dolly Parton ai Prodigy», spiega Lorenzo. La sorpresa sono i fiati: trombone, sax e tromba sono protagonisti musicali della scaletta che riesce nella sfida di infilare 8 pezzi del nuovo album senza rendere pesante il racconto.
Mi fido di te, Sbagliato, Baciami ancora, Chiaro di luna sono la parentesi acustica. E qui Lorenzo infila un discorso sul razzismo: «Uno dei motori dell’evoluzione, diceva Darwin, è quando succedono cose giuste nel momento sbagliato o viceversa. Il razzismo è la cosa sbagliata nel momento sbagliato. Se faccio musica è perché sono cresciuto dentro un mondo aperto». Aggiungerà poi alla festa post-serata: «Forse è un pensiero banale, ma a volte le banalità sono necessarie».

Svolta improvvisa: Fame è una scossa elettronica, il secondo palco si alza, ruota e deposita Jova su una struttura con consolle da dove parte un dj set con, tra le altre, Non m’annoio, Muoviti Muoviti e (Tanto)³. La parte finale è una corsa fra rock ed elettronica (L’estate addosso, Safari, Tensione evolutiva, Sabato, Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, Ciao mamma) con i brani che si danno la mano senza interruzione in un’atmosfera piena di colori. Lui salta, scalcia come un kickboxer, suda, resta in canotta ed è l’unico a poterlo far senza risultare tamarro.

L’ultimo bis è Viva la libertà. «È la parola che sta da sempre al centro dei miei pensieri».

 

fonte: corriere.it



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