musica / 19 aprile 2017

JARABE DE PALO FESTEGGIANO I “50 PALOS” DI PAU DONES

La musica contro la malattia. Non solo per chi la ascolta, ma anche per chi la fa. Due anni fa Pau Dones, corpo e anima del progetto Jarabe de Palo, ha scoperto di avere un tumore al colon. Un tour mondiale cancellato. Tutti i progetti sospesi. Era il momento di curarsi. Pau ha raccontato la sua storia con grande ironia sui social dove si fotografava con improbabili costumi (in sombrero, con gli scarponi e la maschera da sci) alle sedute di chemioterapia.
Quindi l’annuncio della guarigione. Il ritorno alla vita e al rock. E poi gli esami che purtroppo dicono che quella cosa era ancora lì. Pau ha reagito in modo diverso. Ha deciso di andare avanti, celebrare i suoi 50 anni con «50 Palos» («È un gioco di parole fra il nome della band e la parola palos che si usa anche come sinonimo di compleanno in spagnolo», racconta), disco che rilegge i successi della carriera, e un tour mondiale che quest’estate lo porterà in Italia.

 

«E ora che parto da zero». Inizia così «Humo/Fumo», l’inedito in radio in queste settimane. È il suo modo per raccontare quello che le è successo con la malattia?
«Il cancro è pericoloso, ma quando lo conosci non è così grave come sembra. Ti permette di vivere e suonare. E anche di fare l’amore… Sai che è qualcosa che sarà sempre con te, che dovrai fare controlli periodici. Insomma, mi sento come un auto che ogni tanto deve fare il tagliando».

Il tumore è tornato, ma questa volta lei non si è fermato. Cosa è cambiato?
«Nelle scorse settimane mi sono rimesso in tour pochi giorni dopo una chemioterapia. Due anni fa non sapevo cosa mi fosse successo. Dovevo capire. E in più mi ero dovuto sottoporre a un’operazione chirurgica per asportare il cancro. È stato bello tornare a una vita normale, non quella pazza da artista. Però poi ho sentito l’esigenza di suonare e quell’idea mi ha ridato energia. È stata una terapia, non solo mentale ma fisica».

Che cosa ha pensato la prima volta che ha saputo?
«Non è stata una bella notizia… All’inizio ho pensato che la prima cosa da fare era capire. Quindi ho chiesto quanto mi restava da vivere. Il dottore da cui ero in cura mi ha detto circa 40 anni. A quel punto non c’era negatività».

Per citare «Dipende», da che punto guarda il mondo adesso?
«Dallo stesso di sempre. Oggi ci sei e domani chissà».

Nel disco rilegge i suoi successi in versione semi-acustica…
«Ho compiuto 50 anni a ottobre. E di questi ne ho passati 20 a livello professionale con la musica. Ho immaginato di proporre le canzoni in un modo vicino a quello con cui sono venute al mondo».

E nell’album ci sono tanti ospiti italiani. Partiamo da Jovanotti.
«Siamo amici da lunga data… La nuova versione di “Bonito” è così solare che ho subito pensato a lui».

Anche Francesco Renga è un ritorno…
«La nuova versione di “Dipende”, l’originale era con Jova, è più malinconica e quindi perfetta per la sua voce».
«Mi piace come sei» passa da Niccolò Fabi a Noemi…
«Le ho fatto cantare il brano 4-5 volte, anche se andava bene il primo take, per il gusto di risentirla».

Perché ha scelto Kekko Silvestre per «Fumo»?
«È un brano drammatico che racconta la vita, come fa Kekko, vecchia conoscenza, nelle sue canzoni».

È vero che le ha telefonato il re di Spagna?
«Ho sentito squillare il telefono. Rispondo e sento “Sono Felipe…”. E io: “Piacere”. Mi chiamava per dire che gli era piaciuta “Fumo” e per augurarmi ogni bene. Non sono monarchico, ma ho apprezzato il gesto della persona».

Ha sempre parlato di politica. Dopo il cancro si è concentrato più su se stesso?
«Sono sempre attivo. Penso a costruire un mondo migliore. Non voglio che mia figlia cresca in un mondo di m…».

 

fonte: corrieredellasera.it


Tags:  jarabedepalo

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