libri / 18 dicembre 2016

Vivo su una giostra solo questa poesia mi dà pace

Il musicista racconta la sua passione per i versi dell’autore friulano Pierluigi Cappello in sedia a rotelle dopo un incidente: “Danno un senso alla vita”

 

Sono abituato al disordine, al rumore, a stare nel punto in cui si sovrappongono diverse musiche che escono da casse diverse. Come quando si cammina in un luna park. Le chiamano attrazioni, le giostre: ecco, io vivo nel vortice delle attrazioni e a mia volta gestisco una specie di luna park che è il mio lavoro. In un sistema solare eventuale, io non saprei su che pianeta stare. La novità della nostra epoca è che la legge gravitazionale non funziona più. Si creano di continuo nuovi campi gravitazionali, ma hanno vita breve.

Sono agitato, irrequieto, distratto, indisciplinato, a volte sono allegro, a volte faccio finta di esserlo, perché non so come si fa a mostrarsi triste senza far intristire gli altri, e non mi piace far intristire gli altri. L’età non ha placato questa roba. L’idea che ho del mondo non resiste più di qualche minuto, spesso nemmeno il tempo di una canzone: per questo le scrivo, per fissare qualcosa che non si può fissare.

Poi apro un libro di Pierluigi. Poi apro questo libro di Cappello, e mi ritrovo di fronte a quelle poche frasi che vanno accapo spesso con tutto quel bianco intorno. Faccio esperienza della poesia, che è una folgorazione, è il contrario di tutto, però senza essere il niente, ma il qualcosa. Il contrario di tutto non è niente, ma è qualcosa. Qualcosa di misterioso e vivo, parole che invece di venire lette sono loro a leggere me. Sento la forza di gravità eterna, è lei a far volare le parole, che le si oppongono come una cosa che vola. E proprio per alzarsi in volo e mantenere il proprio assetto sfruttano le regole inflessibili della gravità.

Mi sento osservato da queste poesie. Mi capita, in questi giorni, dopo averle lette, di ritrovarmele intorno nei momenti più disparati, come il ricordo del profumo della mia mamma che da qualche anno non c’è più, come qualcosa che mi appartiene in modo dolce e feroce. Penso a cosa penserebbero queste poesie di me, di quello che faccio, della mia vita che vaga nel dappertutto. «Dappertutto non è il posto in cui cercare» mi risuona nel cuore mentre cerco dappertutto.

Non mi sento giudicato, mi sento piuttosto amato da queste poesie. Voluto bene.

Un libro di poesie è il «prodotto» meno venduto del mondo, eppure è il più importante. Pensa un po’ che storia, sembra uno scherzo. Non lo è affatto, è così che va il mondo. Non parlo della poesia detta così per dire, come quando si dice di un gesto sportivo o di una carta da parati o di un abito elegante che hanno una poesia. Si dice, anche io a volte lo dico. La poesia che c’è in questo libro rende giustizia al sostantivo poesia, che è sostantivo e sostanzioso, e mentre scrivo queste righe vorrei cantare e ballare piuttosto, perché ogni parola mi esce misera, pellegrina, fluiscono da me gli aggettivi ma gli aggettivi mi hanno stancato, oggi ho bisogno di sostantivi: lo zio, l’azzurro, il freddo, le nuvole, le sfumature. Il «battere sui vetri della pioggia»: nemmeno un aggettivo, solo sostanza viva in queste nuove poesie di Pierluigi.

Tra me e Pierluigi c’è un anno di differenza, lui è quello più piccolo. Non ci siamo mai incontrati di persona e le nostre vite scorrono a distanza, eppure (questa è una parola che non c’è mai in queste poesie, forse perché appartiene al dappertutto), eppure, eppure niente, non so cosa volevo dire, forse che la poesia è proprio questo affermarsi esseri umani e a questo dare importanza. Ci si può incontrare nel bianco che circonda i versi, che è come il buio che circonda i due personaggi di Colore, e respirare la stessa aria.

«Affondava le radici nel futuro», con un verso così si può riparare il mondo. Questo verso e Pierluigi mi fanno pensare a quella prima volta in cui gli astronauti dell’Apollo guardarono dall’oblò e videro la Terra da fuori, piccola, blu, indifesa e lontana (tutti aggettivi). Se non ci fossero i poeti quello sguardo si perderebbe, la Terra girerebbe a vuoto nonostante l’affanno dei suoi abitanti, invece con la poesia il suo girare ha un verso, e con le poesie di Pierluigi Cappello anche un senso, pieno, sostanzioso, sostantivo.

 
prefazione tratta dal libro di P. Cappello “Stato di Quiete” – Poesie 2010-2016
fonte: la stampa.it
ph by Maikid



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