musica / 17 novembre 2014

INTERVISTA A PAOLA IEZZI

E’ USCITO IL NUOVO EP DI PAOLA IEZZI CHE RITORNA SULLE SCENE CON UN PROGETTO DANCE.
I.LOVE, QUESTO IL TITOLO, DEBUTTA AL PRIMO POSTO DELLA CLASSIFICA ITUNES, GOOGLEPLAY IN ITALIA (MA ANCHE IN ARGENTINA). IL PRIMO SINGOLO ESTRATTO E’ “GET LUCKY” REINTERPRETAZIONE DEL BRANO DEI DAFT PUNK, ACCOMPAGNATO DA UN VIDEO AMBIENTATO INTERAMENTE A NEW YORK.
L’ABBIAMO INCONTRATA E IL RISULTATO E’ QUESTA INTERVISTA SENZA FILTRI, GENEROSA E DAI CONTENUTI INEDITI. BUONA LETTURA!

 


Copertina-I.Love-Paola-iezz
SCARICA “i.love” di Paola Iezzi su:

itunes gplay


 

 

Ciao Paola, benvenuta sul blog del Collettivo Soleluna!
E’ un piacere e un onore. Grazie per l’invito e lo spazio. Il nome del vostro blog mi fa venire in mente solo cose belle. Quindi felicissima di essere vostra ospite.

Tutto è cominciato dall’incontro con Claudio Cecchetto…
Si è vero tanti anni fa, nel 1995. Claudio ci scoprì in un famoso locale di Milano che era di proprietà del nostro compianto Enzo Jannacci, il “Bolgia Umana”. Cecchetto venne a sentirci, insieme a Marco Guarnerio e Pierpaolo Peroni, perché cercava una band per Max Pezzali che si era diviso da Mauro Repetto.
Aveva sentito parlare del nostro gruppo funk. Eravamo molto giovani ma piuttosto competenti musicalmente. Ed eravamo un bel gruppo unito. Suonavamo bene e ci divertivamo ed eravamo freschi e carini. Il nostro nome era “Elefunky”. Quella sera come altre sere ci esibivamo lì. Lui lo sapeva…aveva in qualche modo sentito parlare di noi…venne a sentirci e ci propose di diventare gli “883”. Fu una bellissima sorpresa. E fu una bellissima avventura con la banda di Claudio. Un sogno condiviso per un anno ,con un artista umile e fantastico come Max Pezzali nei palazzetti di tutta Italia. Un vero spasso! Il primo vero lavoro da professionisti. Un bell’atto di fiducia.
Ma Claudio è fatto così. Ha sempre amato lavorare coi giovani e dar loro spazio e responsabilità. Se tradivi le sue aspettative ti ribaltava come un calzino.

Cantautrice, musicista, produttrice discografica, fotografa, conduttrice televisiva e DJ. Come ti definiresti oggi?
Non amo molto le definizioni, né le “gabbie”…cerco sempre di evadere. Io sono una che ama moltissimo la creatività e che è riuscita a coniugare le proprie due grandi passioni che sono la musica e l’immagine e farne un lavoro. Sono una che sta male se non si esprime creativamente.
Dare un senso a tutti gli impulsi auditivi e visivi che il mio cervello e tutti i miei sensi registrano.

Il 2009 è stata per te una data davvero importante…
In qualche modo si. Per la prima volta mi sono messa alla prova da sola con un mio progetto musicale. Con il mio nome, mettendoci solo la mia faccia. Avevo scritto un pezzo che, credo, rimarrà uno dei pezzi più importanti della mia vita. Si intitola “Alone“…  “Da sola“. Lo avevo scritto tutto d’un fiato, in inglese, in una notte che non potrò mai scordare. E’ la storia di un amore infinito, è una richiesta d’aiuto, un urlo soffocato, è una presa di coscienza, è un bilancio, è l’inizio di una crescita, un’emancipazione. Ed è stato difficilissimo decidere di farne un singolo tutto per me. Ma alla fine ce l’ho fatta…non pensavo che ci sarei mai riuscita.

C’è un brano del tuo precedente repertorio a cui sei particolarmente legata?
Tutti, amo tutte le canzoni che abbiamo scritto. Non ce n’è una che rinneghi o che non senta che in qualche modo fa parte di me. E amo quelle che hanno avuto molto successo come “Amici come prima” (che vinse sanremo) o “Vamos a Bailar” o “Festival” che sbancarono letteralmente, e anche brani più sconosciuti, che sono per me come preziose carezze nascoste… canzoni che devi andare a cercare, a scoprire. Credo che siamo state tacciate di essere ultra leggere o frivole, credo fossimo vittima di un feroce pregiudizio, credo che tante persone si siano per troppo tempo sbagliate sul nostro conto e sulla nostra serietà, caparbietà e costanza nel dedicarci alla musica. Ma è una cosa che spesso accade.
Forse noi abbiamo fatto degli errori di comunicazione e non siamo state capaci di correggerli, perché infondo la nostra ingenuità ci impediva di capire che forse nella nostra comunicazione qualcosa non andava…ma chi voleva capire ci ha capito. Siamo sempre state due che hanno scritto la propria roba e l’hanno prodotta. E’ sempre stata tutta farina del nostro sacco. Siamo sempre state molto genuine nell’affrontare questo mestiere… a volte durissimo.

Sei partita dalla passione per la musica irlandese per poi spostarti verso sonorità dance…
Sono dell’idea che la musica sia la musica. Bisogna seguire le proprie passioni e il proprio istinto. Ho sempre amato il pop. Perché pop per me vuol dire tutto. Posso fare tutto. Basta che sia sincera con il sentimento che provo.
Quando tu sei assolutamente sincero con te stesso e il tuo istinto, non puoi sbagliare, magari puoi non avere successo commerciale, ma non puoi sbagliare. Siamo abituati a questa idea fuorviante, precotta, banale e forse anche sorpassata che il successo sia solo essere super famosi, super ricchi avere stuoli di gente che urlano il tuo nome… il successo è anche quello, ma non solo.
Se tu hai tutto quello ma non sei in sintonia con quello che fai e la musica che produci e canti e in realtà non ti rappresenta e non ti fa sentire vivo e felice, appena il successo svanirà, tu sarai un fantoccio vuoto, che a quel punto non sa più chi è. “Successo” è una brutta parola… secondo me non è esemplificativa di quello che è. Preferisco parlare dell’ ”essere”. Di ciò che si è o ciò che si vuole diventare. Preferisco parlare di soddisfazione. Di pienezza dell’essere, di armonia. Ecco l’armonia è uno stato di grazia che per altro arriva dalla terminologia musicale. Amo pensare di poter lavorare sull’armonia.
Ci vogliono enormi sforzi e credo che il senso della vita sia sforzarsi di essere felici e in armonia. E’ un lavoro di sforzo quello di “praticare l’allegria” come dice qualcuno…
Sono uscita un po’ fuori tema forse , tutto questo per dire che non ho un genere musicale… ma che faccio sempre quello che mi piace. Senza troppi retro pensieri. Sono come persuasa dall’idea forse romantica che se io amo quello che faccio e ne sono convinta, convincerò anche gli altri.

Qual è il tuo periodo musicale di riferimento?
Me lo sono chiesto molte volte e alla fine penso che mi piaccia molto tutto il periodo degli 80 e però reso contemporaneo, trasportato oggi. Amo vivere nella contemporaneità. Il vintage per me è solo una citazione, un espediente per rendere più “cool” un progetto moderno, perché il vintage è sempre “fiko” in qualche maniera. E allora lo utilizziamo e lo attualizziamo. Se si tentasse di rifare male il verso agli anni ‘80 sarebbe solo patetico. Chi si condanna a vivere nel passato fa un errore enorme secondo me. Mi insospettiscono sempre quei vecchi tromboni che tuonano dicendo che il passato era meglio. Non la penso così. Penso che il passato ci debba essere utile per comprendere degli errori e tentare il più possibile di non rifarli, detto questo nessuno è esente da errori e purtroppo se vuoi davvero capire le cose, devi anche sbagliare. Detto ciò considero gli anni 80 un priodo musicalmente davvero “ricco” di ispirazione… c’era questa leggerezza velata di malinconia che mi piace moltissimo esprimere in musica.
L’avvento dei sintetizzatori, i primi… che creavano questi tappeti infiniti, malinconici sui quali venivano costruiti arrangiamenti anche parecchio sofisticati ed articolati. Con semplici melodie che cantavano sopra. Se ascolto oggi certi brani di allora piango spesso per la bellezza e la assoluta “ingenuità” di certi progetti e canzoni. Sono stati anni incredibili dal punto di vista creativo e visionario. Anche da un punto di vista estetico.

Deezer, Amazon, iTunes, Spotify, etc…  dalla musica da download allo streaming illimitato. Qual è il futuro della musica? Ha ancora senso parlare di album?
Io non ascolto più un album intero da anni oramai. E non compro più cd da secoli… da quando è arrivato il digitale. Ma i dischi si fanno ancora. In realtà io ho vissuto in pieno l’arrivo del cd. E non ho mai amato l’oggetto quindi ho sperato in cuor mio per tutto il “tempo del cd”, che arrivasse qualcosa di nuovo e figo che lo spazzasse via. E finalmente si, è arrivato.
Trovo il concetto degli store digitali, una delle più grandiose invenzioni del nostro secolo. L’idea che tu possa comprare quello che vuoi a qualunque ora e dovunque tu sia, lo trovo così pazzescamente rivoluzionario! E non ho nessuna nostalgia del passato. Odiavo il gelido pezzo di plastica…evriempire interi scaffali di questi oggetti un po’ “finti” non mi entusiasmava, in più non ho mai avuto lo spirito da collezionista quindi tutte quelle infinite file di cd un po’ mi davano fastidio. Sono sincera! Oggi con la musica liquida è meglio. Almeno per me. Certo ogni cosa che appartenga al progresso ha dei pro e dei contro. E alla fine la velocità e la capacità di immagazzinare brani è forse anche il limite al mercato musicale. Ma il progresso non lo puoi fermare. Puoi solo raddrizzare le antenne, esser flessibile e crecare di capire cosa sta accadendo di nuovo.
Poi, devo dirti se mi da fastidio che le persone scarichino gratuitamente la musica. Mi da fastidio, mi da immensamente fastidio quando qualcuno scarica la musica illegalmente. Non lo tollero e non perché faccio questo lavoro. Ma perché dietro un atto cosi leggero, cosi spensierato, c’è una mala cultura, una totale mancanza di rispetto, un menefreghismo, una maleducazione al bello che a me non piace proprio! Questa cosa non l’ho mai condivisa del digitale. Ma credo sia l’unica pecca. Sinceramente non ho idea di come e di che cosa vivrà la musica e di che cosa vivranno gli artisti nel futuro. Se esisteranno ancora gli artisti così come abbiamo vissuto noi questo mestiere fino a pochi anni fa …oggi che tutto è cambiato. Me lo chiedo spesso. E spesso mi rispondo che facciamo ancora gli album perché vogliamo resistere al cambiamento. Perché se assecondassimo i tempi, non dovremmo più farli. Mai più.
Credo che l’unico motivo per il quale l’industria vuole ancora album è perché li utilizza come mezzo promozionale per fare i tour. Un po’ assurdo, ma il live è effettivamente rimasto l’unico introito per un cantante.

I Talent sfornano artisti “mordi e fuggi”. Esiste ancora la gavetta in questo ambiente?
La gavetta esiste, ma la fai sotto gli occhi di tutti e sono occhi spesso impietosi e impreparati quelli che giudicano giovani talenti alla ribalta. E’ una gavetta molto breve che se non stai attento rischia di polverizzarti. Ma è il mondo con il quale dobbiamo confrontarci oggi. Dopotutto oramai chiunque esista su un social o sul web, volente o nolente è comunque sotto gli occhi di molte più persone rispetto a prima. Oggi sono tutti un po’ pubblici. I cantanti e i personaggi pubblici sono più esposti di altri. Oggi per un giovane la gavetta è dura …perché è troppo breve e troppo “esposta” e rischia di smontarti prima ancora di cominciare a fare davvero questo lavoro.

Suoni ancora? Se si qual è il tuo strumento preferito?
Di tanto in tanto strimpello la chitarra, ma io nasco come bassista. Ho studiato basso per anni ed è in assoluto il suono che preferisco quello del basso. Perché ti fa vibrare tutto il corpo. Ha un suono sexy il basso. Anzi a pensarci bene credo sia lo strumento musicale con il suono più sensuale in assoluto.

Come nascono le copertine dei tuoi dischi e che importanza hanno per te?
Le copertine hanno il 50% di importanza. L’altro 50% è la musica dentro. Io lavoro sul suono e sull’immagine e per me sono alla pari. A volte l’idea di un pezzo nasce dall’aver visto o immaginato un’immagine. Sono una visiva. Non posso farne a meno. E’ quasi un’ossessione. Non riesco a non immaginare mondi quando sento una musica e non riesco a non immaginare una musica quando vedo immagini che mi colpiscono. Per me una copertina non è un puro esercizio di stile o estetico. E’ anche quello. Ma ha un significato ancora più profondo. Tutto deve tornare. Tutto deve essere in armonia con la musica che fai. Deve avere un senso. Almeno per me.
Fare una foto a caso e piazzarla a caso su un disco con una brutta grafica (altra cosa per me importantissima) significa non avere il minimo rispetto per la musica che stai producendo. Detesto vedere brutte copertine perché al 90% è brutta anche la musica che c’è dentro.
O, mettiamola così che suona meglio, sono sicura che se una copertina non mi piace, anche la musica dentro a quel disco non mi piacerà.

Curi molto la tua immagine…
Si…la curo molto. Mi dedico anima e corpo alla “costruzione di un immagine” per una copertina o una performance. E’ un esercizio di creatività meraviglioso per me. Potrei stare ore ed ore a guardare foto o a fare ricerca per pensare quale immagine abbinare ad un videoclip o a alla copertina di un album. 50 e 50 …  il fatto è che nella vita sono innamorata del concetto di “carino”, mentre sulla scena, on stage, la dimensione del carino per me non esiste. Anzi la trovo irritante. Amo le immagini potenti, forti, provocatorie, oltraggiose, quelle che ti smuovono qualcosa e che ti fanno pensare o ti fanno fare qualcosa…quello amo del lavoro con l’immagine… che tu possa effettivamente esprimere un sentimento anche forte, una rivoluzione, senza bisogno di parlare o cantare.

Sei molto attiva in rete, cosa pensi del mondo dei social network?
Penso che sia una figata. Lo penso davvero. Io sono indipendente da molti anni oramai e penso che senza la rete on avrei mai potuto fare nulla di quello che ho fatto (e del quale sono orgogliosissima) in tutti questi anni.
Il lavoro che faccio da anni è molto più ”underground” meno “popolare” ma mi da soddisfazioni enormi. Sono cresciuta moltissimo a livello artistico, con la musica, con il canto… questa opportunità me l’ha data anche la rete, il web. Come tutte le grandi opportunità nasconde anche grandi insidie…. ma bisogna imparare ad aggirarle o evitarle…oppure combatterle…esattamente come nella vita.
Sono molto critica sulla rete e non penso sia l’eldorado, ma io ne sono assolutamente entusiasta. Però la libertà è un enorme lusso e va maneggiato con cura e cultura.

Progetti per il futuro?
Scrivere un album!!! Hahahahahaha ma guarda un po’!
Concetto “vintage” ma sempre grande aspirazione, almeno per un artista. Chi lo sa… e poi… continuare a fare spettacolo! Amo tutto ciò che è spettacolo, creatività e intrattenimento. Solo amo la qualità. Detesto con ogni fibra del mio essere tutto ciò che è trash e me ne tengo lontana. Non per snobismo, ma non è per me. Mi mette profondamente a disagio chi si mette in ridicolo pensando di essere figo o simpatico.
Quella del trash (quello vero) è una dimensione che non capisco…chi non ha la capacità di uscire da se stesso almeno una volta e guardarsi da fuori per me ha già perso in partenza.
Poi…se uno è contento così non lo giudico… ma io inseguo la qualità in ogni cosa che faccio e cerco di fare costante autocritica, cerco di guardarmi da fuori, mi circondo di persone che abbiano il tatto di dirmi che forse sbaglio.

Come nostra abitudine, chiudiamo l’intervista lasciandoti uno spazio bianco da gestire in piena libertà…
Bella questa idea. E’ difficile gestire spazi liberi, così abituati a stare rinchiusi, a rispettare canoni. Volevo scegliere uno scatto fotografico… ma alla fine…. Ho deciso di postare due scene molto belle di un film di Frank Darabont al quale sono molto legata.

Le ali della libertà” , tratto dal meraviglioso racconto di Stephen KingThe Shawshank Redemption

  • “O fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire”: guarda qui
  • “Discorso di Red a quei burocrati”: guarda qui

 

Credits:
L’immagine utilizzata è una rielaborazione grafica della foto di Paolo Santambrogio
Artwork a cura di Alessio Bruno (AB81)
Per maggiori informazioni su Paola Iezzi: www.paolaiezzi.com


Tags:  paola iezzi

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