varie / 11 novembre 2014

Cortona, il paese dove Jovanotti è soltanto “uno di noi”

Nel borgo in provincia di Arezzo, Lorenzo si sente protetto dagli amici di una vita che non riescono a vederlo come una popstar

 

«Io lo so che non sono solo / anche quando sono solo / io lo so che non sono solo / e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango…»
(da Fango di Jovanotti).

Ogni volta che Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, torna nella sua Cortona, «il paese mio che sta sulla collina», racconta di provare una grande emozione («il mio paese è bellissimo sia quando ci arrivo che quando parto») perché lì, in quel piccolo borgo di mille abitanti, «so di non essere solo, come canto in Fango, conosco tutti e mi sento protetto, anche se mi trovo solo nella città più lontana». A Cortona Lorenzo conosce tutti e tutti lo conoscono. «Mi resta difficile parlare di lui perché visto da fuori è una rockstar, ma per noi è solo Lorenzo. Uno di noi. Per me poi è un amico vero. L’ho accompagnato in tutta la sua carriera artistica. Il successo non lo ha cambiato. Se è amico di una persona che sta male, prende l’aereo e arriva», racconta Alfredo Gnerucci, 63 anni, ex responsabile cultura del Comune. Jovanotti lo chiama “Alfre” e gli ha disegnato il ritratto, nonché il poster del concerto cortonese di un anno fa, ad agosto, 2 euro, un successone. Dal dicembre scorso Gnerucci è in pensione e Lorenzo in pubblico lo sfotte: «Chi va in pensione finisce come per i giornalisti che si mettono a scrivere editoriali, a fare gli Scalfari, ecco “Alfre” è il nostro Scalfari», e tutti gli amici intorno ridono.

Gendarme in Vaticano.
Per raccontare il mondo cortonese di Jovanotti occorre andare alle radici familiari, e quindi ci dirigiamonel centro storico, nel piccolo negozio di antiquariato di Mario Cherubini, 80 anni, il babbo di Jovanotti. Molti giovani si fermano, entrano e timidamente chiedono la foto autografata del figlio. Racconta papà Mario, un omone alto, con il bastone: «Noi siamo cortonesi da sempre. Però io ho lavorato in Vaticano come gendarme e poi impiegato alla segreteria di Stato. Erano gli anni di papa Giovanni XXIII e Paolo VI. Per cui durante la settimana abitavamo a Roma, in Vaticano, e poi nel weekend e d’estate si tornava a Cortona». Ha raccontato una volta Jovanotti: «Mio padre in Vaticano era un factotum, da bambino avevo accesso dappertutto, una volta mi sono affacciato dalla finestra del Papa».

Quella cinghia di mio padre.
La mamma di Lorenzo, Viola, è morta nel 2010. Umberto, il fratello più grande, è deceduto nel 2007 in un incidente aereo. Il secondogenito dei Cherubini è Bernardo, segue Lorenzo e infine, la più piccola, Anna. Prosegue Mario: «A me piace molto la musica però quella sinfonica, l’opera, la lirica, e credo che questa mia passione abbia aiutato Lorenzo ad affinare il suo talento». Jovanotti ha rivelato che al babbo non piacciono le sue canzoni, e lui non nega: «Oddio, è mio figlio, lo ascolto volentieri nei concerti, ma io ho altri gusti musicali», sorride il babbo. Un padre severo, ha raccontato una volta Jovanotti. Uno che puniva spesso i figli. «Un giorno mi ricordo di una cinghia tolta così come si sguaina una spada arrivare su di me a raffica, molto dolore. Avevo detto una bugia (molto creativa) inventando un incidente in motorino avvenuto per colpa di un pulmino di suore che non aveva rispettato lo stop mentre invece ero semplicemente caduto da solo per distrazione».

Qui Radio Foxes.
Ha quattordici anni, Lorenzo, quando muove i suoi primi passi come disc jockey a Radio Foxes di Cortona. Sergio Burdi, 48 anni, operaio disoccupato, ricorda di avergli insegnato tutto: come mettere le cuffie, usare il mixer, scegliere le canzoni. «Nei primi due anni non era nessuno, poi dopo che iniziò ad essere conosciuto a Roma il suo nome cominciò a girare, e in radio aveva il suo piccolo esercito di fans», racconta. Il talento di artista comincia ad emergere. In casa si respirava musica di tutti i generi. «Fin da ragazzo Lorenzo stupiva per la sua grande curiosità verso tutte le varie espressioni di cultura, non solo musicale. E’ uno che legge moltissimo. Il tema ad esempio delle nostre ultime chiacchierate è lo scrittore argentino Julio Cortàzar, che a Lorenzo piace moltissimo», racconta Gnerucci.

In moto con il Riccino.
Da piazza della Repubblica a via Benedetti, una manciata di metri di distanza, dove si trova il negozio di mesticheria di Marcello Ricci, 48 anni, ex meccanico, che Lorenzo chiama il “Riccino”: «Eravamo amici di strada, ci piaceva il mistero dei vicoli cortonesi. Poi si andava nei boschi attratti dalla natura e dagli animali. Ed eravamo entrambi grandi appassionati di moto: Lorenzo mi chiedeva spesso di truccargli il motorino», sorride Ricci. Che racconta un viaggio avventuroso, quando entrambi avevano 17 anni, per andare a trovare la fidanzata del Riccino, a Lido Adriano Ravenna. «Andammo con i nostri motorini, carichi con i portapacchi tenda, e due lire in tasca. Io caddi e mi rovinai tutto. Poi al ritorno ci trovammo in mezzo a una bufera e fummo costretti a rifugiarci in un casolare disabitato dove c’era solo la stalla con le mucche e il fieno. Vera emozione e adrenalina», racconta il Riccino. Altro giro di coetanei, ecco Andrea Vignini, direttore di biblioteca, sindaco fino a pochi mesi fa, e anche lui sottolinea sì l’amore di Lorenzo per la radio, la musica, ma anche per le moto, le “zingarate” e le avventure. «In quegli anni mica aveva il fisico atletico di oggi, no, allora Lorenzo era in sovrappeso e un po’ veniva preso in giro per la lisca. E con l’altro sesso non era un tombeur de femmes ma un romantico. Però noi tutti gli si voleva bene perché era espansivo, simpatico», racconta l’ex sindaco. «Era quello che da noi si dice un buon citto», sorride Gnerucci. Cioè un bravo ragazzo.

In moto con Teresa.
Jovanotti abita nella parte alta di Cortona, al Poggio, da dove domina la Val di Chiana con cani e gatti. Qui ci sta l’estate ma anche in altri periodi dell’anno (l’altra abitazione, dove si trova adesso, è a New York) e la figlia Teresa, 16 anni, a Cortona ha fatto le medie e il babbo con la moto la portava tutte le mattine a scuola. Da qui scende nel centro storico, a volte anche in moto, e ogni mattina presto va all’edicola di Alessandro Rossi («Grande lettore, legge di tutto»), poi qualche volta si ferma alla pasticceria Banchelli: «E’ un patito della meringa e anche se è a dieta non ne può fare a meno», racconta Sabrina Moretti. Che ricorda un Jovanotti ragazzo quando andava a Vada al campeggio di don Antonio Mencarini, guida spirituale del cantante, che nel 2008 con don Gino Rigoldi celebrò le sue nozze con Francesca Valiani. «Si conoscono da quando erano ragazzi. Lei è il contrario di Lorenzo: riservata ma concreta. Lo aiuta a tenere i piedi per terra», sostiene Vignini.

E le suore pregano per me. Altri locali cortonesi di Jovanotti sono il bar Saletta e soprattutto l’Osteria del Teatro di Emiliano Rossi, 41 anni, lo chef, che proprio quest’anno compie vent’anni di attività. «Lorenzo non mangia carne e i suoi piatti preferiti sono la tartara di tonno e salmone, i ravioli ai fiori di zucca e il risotto ai funghi. Ama i sapori netti e forti», racconta Emiliano. Il nostro viaggio nella Cortona di Jovanotti si conclude vicino a casa sua, al monastero di Santa Chiara delle suore clarisse. «Viene sempre alla messa di mezzanotte di Natale e lo si incontra spesso, in bici o con la figlia. E’ interessato alla dimensione religiosa dell’uomo», dice suor Chiara. Intervistato da Pippo Baudo, Jovanotti ha ricordato il legame con le suore clarisse: «Anche se mi trovo, mettiamo in California, mi viene di pensare a loro e mi conforta l’idea che loro preghino per me, e mi proteggano, mi custodiscano».


fonte: iltirreno.gelocal.it



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